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L’Alliance for Better
Bone Health (Procter & Gamble e Sanofi-Aventis) ha
annunciato oggi che la sola Densità Minerale Ossea (DMO) non
è sufficiente spiegare la resistenza ossea. Queste le
conclusioni di un panel di esperti internazionali presentate
al Second Joint Meeting of the European Calcified Tissue
Society (ECTS) and the International Bone and Mineral
Society (IBMS,) tenutosi a Ginevra: queste conclusioni
modificano in modo sostanziale l’approccio diagnostico
dell’osteoporosi, dato che misurazione della DMO ha da
sempre rappresentato l’esame principale per la diagnosi di
osteoporosi1,2.
Nel corso del simposio “Understanding
the Factors Which Contribute to Fracture Risk Reduction
“ (Conoscere i fattori che Contribuiscono alla Riduzione del
Rischio di Fratture), promosso dall’Alliance for Better
Bone Health e presieduto dal Prof. Nelson Watts (esperto
internazionale di osteoporosi e Professor of
Medicine-University of Cincinnati College of Medicine,
Director of the University of Cincinnati Bone Health and
Osteoporosis Centre), sono stati discussi i numerosi fattori
che – unitamente alla DMO – contribuiscono alla resistenza
dell’osso.
“La misurazione della DMO
consente di effettuare una diagnosi di osteoporosi e di
identificare, tra i pazienti non trattati, i soggetti a più
elevato rischio di frattura. Ma nei pazienti già in terapia,
le variazioni di DMO sono in grado di spiegare solo in parte
la riduzione del rischio di fratture. Ci sono evidentemente
altri fattori che contribuiscono alla resistenza ossea “-
ha affermato Nelson Watts.
Prima del simposio, l’Alliance
for Better Bone Health ha organizzato per i giornalisti
un evento sull’importanza della qualità dell’osso, creando
un parallelismo semplice, ma molto efficace, con
l’importanza della “qualità” nella vita di ogni giorno.
Infatti, nel corso dell’evento è stato possibile
sperimentare direttamente, mediante i cinque sensi (gusto,
vista, olfatto, tatto e udito) come oggetti apparentemente
simili possano risultare di qualità sostanzialmente diversa
ad una analisi più approfondita. Attraverso questa
esperienza “sensoriale” si è potuto così approfondire il
tema della qualità, fondamentale anche per le ossa nel
trattamento dell’osteoporosi,
L’osteoporosi è
caratterizzata da una riduzione della resistenza ossea con
conseguente aumento del rischio di fratture3. Per
i pazienti non in terapia, i valori di DMO sono fortemente
correlati al rischio di fratture da osteoporosi e, quindi,
la DMO riveste un ruolo importante nella diagnosi. Ma è
altrettanto importante riconoscere che la DMO rappresenta
solo uno dei fattori che contribuiscono alla resistenza
ossea4. Infatti, numerosi studi hanno dimostrato
che la DMO è responsabile solo in piccola percentuale
dell’aumento della resistenza ossea e della riduzione delle
fratture, contando per meno di un terzo nella riduzione del
rischio di fratture. 5-8
Qualità dell’osso: un insieme di
fattori
che contribuiscono alla resistenza dell’osso
Per spiegare la “qualità
ossea” è stato sviluppato il concetto di Bone Quality
Framework, presentato in una recente pubblicazione
scientifica (Clinical Therapeutics, gennaio 2005). In
pratica, con il concetto di Framework si è inteso
spiegare la qualità ossea come l’insieme degli elementi che
influenzano la resistenza ossea e delle interazioni di tali
elementi tra loro. Ricercatori ed esperti internazionali nel
campo
dell’osteoporosi
hanno concluso che la sola misurazione della DMO non è
sufficiente a spiegare la resistenza ossea 4.
”Da tempo i clinici hanno
cercato di avere una visione più completa dei diversi
fattori che contribuiscono alla resistenza ossea e
personalmente ritengo che si stiano facendo progressi in
questo senso”- ha
sottolineato Nelson Watts- “Tali progressi consentiranno
di migliorare la valutazione del rischio di frattura e, di
conseguenza, il trattamento delle donne affette da
osteoporosi postmenopausale.”
Quindi, se è ormai chiaro
che l'aumento della DMO contribuisce solo in parte alla
riduzione del rischio di frattura, quali altri elementi
influiscono sulla resistenza ossea? Di fatto, oltre alla DMO
ci sono vari fattori, tra cui:
·
Le proprietà strutturali,
ovvero la struttura interna dell’osso (la
“microarchitettura”);
·
Le proprietà materiali:
la robustezza, la flessibilità e l’elasticità dell’osso;
·
Il turnover osseo:
la naturale sostituzione di tessuto vecchio con tessuto
nuovo.
Le
proprietà strutturali
La
struttura interna dell’osso (la “microarchitettura”)
L’influenza dell’architettura dell’osso sulla
sua resistenza può essere compresa più facilmente dall’esame
dei principi ingegneristici validi per le strutture
architettoniche. Se si considera, per esempio, la torre
Eiffel, si osserva come la forma piramidale conferisca
stabilità alla struttura. Tuttavia, una caratteristica
essenziale che contribuisce a rinforzare la struttura nel
suo insieme è l’intricato e complesso reticolato di cavi
metallici che la tiene insieme: senza
il reticolato, l’intera struttura sarebbe molto meno
stabile. Un principio simile vale per
la struttura dell’osso e viene definito “microarchitettura
ossea", fondamentale per la resistenza
dell’osso.
Proprietà materiali
Le proprietà materiali dell’osso
(collagene e mineralizzazione)
Per potere resistere alle fratture, l'osso
deve non solo possedere una struttura solida, ma anche
essere formato da materiali di alta qualità. Il materiale
osseo necessita un corretto equilibrio tra robustezza,
flessibilità ed elasticità per mantenere resistenza e
funzionalità ottimali. Tra queste proprietà materiali
particolarmente importanti sono il
collagene e la
mineralizzazione.
Il collagene è formato da molecole
proteiche organizzate in un reticolato nel quale sono
immersi degli elementi cristallini9. In presenza
di osteoporosi la matrice di collagene è alterata, con una
conseguente riduzione della restistenza ossea.
La mineralizzazione è il processo
attraverso il quale i cristalli di calcio vengono depositati
nella matrice di collagene dell’osso conferendole durezza e
resistenza10. Una mineralizzazione insufficiente
può rendere l’osso “molle”, mentre una mineralizzazione
eccessiva può rendere l’osso fragile e più predisposto alle
fratture. Nelle donne affette da osteoporosi postmenopausale,
l’osso risulta sottomineralizzato rispetto alle donne sane
in età fertile.
Turnover osseo
L’osso: un tessuto vivo
L’osso è un tessuto vivo, nel quale l’osso
vecchio viene continuamente sostituito da osso di nuova
formazione. Questo processo è denominato turnover
osseo ed è fondamentale per la riparazione continua dei
piccoli danni (microlesioni) che si verificano nelle ossa
nel corso della vita.
Dopo la menopausa, la velocità di turnover
osseo aumenta, il processo diviene sbilanciato e la
quantità di osso “vecchio” che si distrugge è maggiore della
quantità di osso “nuovo” che si forma. Questo fenomeno può
rendere le ossa sottili e fragili, aumentando il rischio di
frattura. E’ noto che alcune terapie a base di bisfosfonati
favoriscono il ripristino del turnover osseo ai
livelli premenopausali11.
In conclusione, oggi non basta più
considerare soltanto la Densità Minerale Ossea nella
diagnosi dell’ostoporosi e nella scelta di una terapia, ma
si deve considerare la sua azione sulla qualità dell’osso,
che rappresenta un elemento fondamentale della resistenza
alle fratture. Migliore è la qualità dell’osso, minore è il
rischio di fratture. Una terapia farmacologica deve, quindi,
proteggere la qualità dell’osso, agendo sugli elementi che
“fanno la differenza”, cioè preservando le proprietà
strutturali e materiali e regolando adeguatamente il
turnover osseo.
In questo senso, tra le diverse opzioni
terapeutiche, la cura dell’osteoporosi con risedronato può
contare su un trattamento efficace nel proteggere la qualità
dell’osso e, in ultima analisi, nel proteggere dal rischio
di fratture. Esistono dati
unici riguardo alla peculiare azione di risedronato sulla
qualità dell’osso che potrebbero giustificare la sua
particolare rapidità di azione. Risedronato ha dimostrato di
prevenire il deterioramento della microarchitettura
trabecolare che si verifica in condizioni di elevato
turnover osseo, ed esistono dati che indicano come
risedronato possa preservare le proprietà minerali e la
struttura di collagene fino a 5 anni.
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