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UN “AMICO A QUATTRO ZAMPE

A VOLTE È MEGLIO DI QUELLO A DUE”!

 

La tipologia variegata delle cosiddette Residenze socio-assistenziali per anziani spazia dall’RSA-RAF-RA, ai Centri Diurni, agli Hospice, le Ex Ipab, fino ad arrivare alle Comunità Alloggio. Le molteplici nomenclature di tali strutture non celano, però, realtà comuni a tutti, dai toni forti, che vano al di là della semplice patologia sanitaria. Sono situazioni presenti su tutto il territorio nazionale, formate da un agglomerato disomogeneo di persone che provengono dalle realtà culturali e sociali più disparate.

 

Gli ospiti di una Casa di Riposo (quale essa che sia) incontrano difficoltà comunicative e di mero approccio con gli altri che possono sfociare in importanti disagi psico-fisici, se non semplicemente sociali.

 

Molti vivono il ricovero in una struttura come un vero e proprio abbandono da parte della famiglia, spesso sono demotivati, scontrosi, introversi e poco collaborativi, altre volte cadono in uno stato depressivo preoccupante che rischia di riflettersi sulla salute fisica del paziente stesso.

 

Tra le tante attività socio-assistenziali e di carattere terapeutico inserite nei Piani Assistenziali Individuali (PAI) di una struttura, l’Animazione gioca un ruolo importante. Il compito di “animare” anziani non autosufficienti, con patologie croniche, gravi o meno, con forme psichiche accentuate o lievi, non è certo cosa semplice. Deve agire come collante tra le terapie farmacologiche, riabilitative di tipo fisioterapico e quelle assistenziali.

 

Il termine “Animazione” racchiude una molteplicità di significati. Primo fra tutti si potrebbe racchiudere la spiegazione in una relazione confidenziale e ricca di complicità tra il terapeuta e il paziente, che da modo ad entrambi di instaurare un rapporto empatico ed un dialogo, fatto non solo di parole, che sfocia in un risultato proficuo. Lo stimolo psicofisico è da sempre un’arma efficace per prevenire e curare persone demotivate, depresse, psicologicamente instabili o provate da vicende di vita dai toni pesanti e difficili da dimenticare. Le terapie stimolanti sono molteplici, l’animazione ne racchiude la più parte. Dai laboratori manuali (ricamo, cucito, creazioni con argilla, pasta di sale, decoupage, ecc.) alle attività musicali, canto, lettura, giochi di società, lettura dei quotidiani, visione di film, feste a tema, ecc.

 

L’importanza è maggiore quando investe persone non più. Lo scopo è quello di far ritrovare al paziente stanco e non più reattivo la voglia di sorridere, la serenità, l’interesse nelle piccole cose, nella gente, nei rapporti con i famigliari e con la società.

 

Per questo motivo si va alla ricerca di nuove attività da proporre agli ospiti anziani non autosufficienti, nella fiducia di indurli  a partecipare e collaborare per mantenere un loro attaccamento alla realtà che li circonda, evitando che la mente si fossilizzi. La presenza di un animale in struttura costituisce sicuramente una novità interessante e, come hanno ormai dimostrato ampiamente numerosi studi sul campo, può essere di aiuto fondamentale nell’approccio con i pazienti più difficili, favorendo il dialogo e la collaborazione.

 

È constatato che, pur essendo persone affette da gravi patologie anche croniche, la presenza di un animale da compagnia è in grado di riattivare la memoria antica, che porta con sé immagini ed emozioni di animali posseduti in passato, motivo di correlazione con il prossimo.

 

Nelle Case di Riposo dovremmo parlare non tanto di vera e propria Pet Therapy ma, più precisamente di AAA (Attività Assistita con Animali), trattasi comunque di un intervento mirato il cui target finale è quello di stimolare l’interesse ed il dialogo costruttivo.

 

Si spera che l’animale diventi spunto di conversazione, un motivo per instaurare uno scambio di opinioni ed un fluire di ricordi piacevoli, che porta il paziente ad interagire direttamente con l’animale tanto da far nascere il lui il desiderio di rivederlo al più presto, di poterlo accarezzare e giocare con lui, di sentirsi ancora importanti per un “amico a quattro zampe che a volte è meglio di quello a due”.

 

E. Friedman sottolinea, comunque, che gli animali non posso curare tutti i problemi ed i mali, ma possono favorire notevoli sviluppi positivi, favorendo la diminuzione del senso di solitudine e della depressione, agendo da supporto sociale e dando un impulso alla cura di se stessi. Gli animali possono inoltre ridurre l’ansia e predisporre una stimolazione del sistema nervoso, abbassando il livello di stress attraverso una fonte piacevole di contatto, possono infine aiutare molti nel mantenimento della propria forma fisica, fornendo una motivazione in più all’esercizio.

 

Ormai la Pet Therapy è una realtà consolidata, che ha ottenuto riconoscimenti basati su risultati testati scientificamente. È una metodologia riabilitativa che cerca di migliorare l’esistenza dell’utente, armonizzandone la persona.

   

 

 

  Dott.ssa Barisone A. Valentina

  (5/4/2006)

 

 

 

 

 

DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM


 

PET THERAPY: QUANDO UN ANIMALE INFONDE SICUREZZA

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