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La tipologia variegata delle cosiddette
Residenze socio-assistenziali per anziani spazia dall’RSA-RAF-RA,
ai Centri Diurni, agli Hospice, le Ex Ipab, fino ad arrivare
alle Comunità Alloggio. Le molteplici nomenclature di tali
strutture non celano, però, realtà comuni a tutti, dai toni
forti, che vano al di là della semplice patologia sanitaria.
Sono situazioni presenti su tutto il territorio nazionale,
formate da un agglomerato disomogeneo di persone che
provengono dalle realtà culturali e sociali più disparate.
Gli ospiti di una Casa di Riposo (quale essa
che sia) incontrano difficoltà
comunicative e di mero approccio con gli altri che possono
sfociare in importanti disagi psico-fisici, se non
semplicemente sociali.
Molti vivono il ricovero in una struttura
come un vero e proprio abbandono da parte della famiglia,
spesso sono demotivati, scontrosi, introversi e poco
collaborativi, altre volte cadono in uno stato depressivo
preoccupante che rischia di riflettersi sulla salute fisica
del paziente stesso.
Tra le
tante attività socio-assistenziali e di carattere
terapeutico inserite nei Piani Assistenziali Individuali (PAI)
di una struttura, l’Animazione gioca un ruolo importante. Il
compito di “animare” anziani non autosufficienti, con
patologie croniche, gravi o meno, con forme psichiche
accentuate o lievi, non è certo cosa semplice. Deve agire
come collante tra le terapie farmacologiche, riabilitative
di tipo fisioterapico e quelle assistenziali.
Il termine “Animazione” racchiude una
molteplicità di significati. Primo fra tutti si potrebbe
racchiudere la spiegazione in una relazione confidenziale e
ricca di complicità tra il terapeuta e il paziente, che da
modo ad entrambi di instaurare un rapporto empatico ed un
dialogo, fatto non solo di parole, che sfocia in un
risultato proficuo. Lo stimolo psicofisico è da sempre
un’arma efficace per prevenire e curare persone demotivate,
depresse, psicologicamente instabili o provate da vicende di
vita dai toni pesanti e difficili da dimenticare. Le terapie
stimolanti sono molteplici, l’animazione ne racchiude la più
parte. Dai laboratori manuali (ricamo, cucito, creazioni con
argilla, pasta di sale, decoupage, ecc.) alle attività
musicali, canto, lettura, giochi di società, lettura dei
quotidiani, visione di film, feste a tema, ecc.
L’importanza
è maggiore quando investe persone non più. Lo scopo è quello
di far ritrovare al paziente stanco e non più reattivo la
voglia di sorridere, la serenità, l’interesse nelle piccole
cose, nella gente, nei rapporti con i famigliari e con la
società.
Per questo motivo si va alla ricerca di nuove
attività da proporre agli ospiti anziani non
autosufficienti, nella fiducia di indurli a partecipare e
collaborare per mantenere un loro attaccamento alla realtà
che li circonda, evitando che la mente si fossilizzi. La
presenza di un animale in struttura costituisce sicuramente
una novità interessante e, come hanno ormai dimostrato
ampiamente numerosi studi sul campo, può essere di aiuto
fondamentale nell’approccio con i pazienti più difficili,
favorendo il dialogo e la collaborazione.
È constatato che, pur essendo persone affette
da gravi patologie anche croniche, la presenza di un animale
da compagnia è in grado di riattivare la memoria antica, che
porta con sé immagini ed emozioni di animali posseduti in
passato, motivo di correlazione con il prossimo.
Nelle Case di Riposo dovremmo
parlare non tanto di vera e propria Pet Therapy ma, più
precisamente di AAA (Attività Assistita con Animali),
trattasi comunque di un intervento mirato il cui target
finale è quello di stimolare l’interesse ed il dialogo
costruttivo.
Si spera che l’animale diventi spunto di
conversazione, un motivo per instaurare uno scambio di
opinioni ed un fluire di ricordi piacevoli, che porta il
paziente ad interagire direttamente con l’animale tanto da
far nascere il lui il desiderio di rivederlo al più presto,
di poterlo accarezzare e giocare con lui, di sentirsi ancora
importanti per un “amico a quattro zampe che a volte è
meglio di quello a due”.
E. Friedman sottolinea, comunque, che gli
animali non posso curare tutti i problemi ed i mali, ma
possono favorire notevoli sviluppi positivi, favorendo la
diminuzione del senso di solitudine e della depressione,
agendo da supporto sociale e dando un impulso alla cura di
se stessi. Gli animali possono inoltre ridurre l’ansia e
predisporre una stimolazione del sistema nervoso, abbassando
il livello di stress attraverso una fonte piacevole di
contatto, possono infine aiutare molti nel mantenimento
della propria forma fisica, fornendo una motivazione in più
all’esercizio.
Ormai la Pet Therapy è una realtà
consolidata, che ha ottenuto riconoscimenti basati su
risultati testati scientificamente. È una metodologia
riabilitativa che cerca di migliorare l’esistenza
dell’utente, armonizzandone la persona.
Dott.ssa Barisone A.
Valentina
(5/4/2006)
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