Home > Medicina & Salute > E' possibile prevenire le demenze? Intervista al Prof. Trabucchi

 

E' POSSIBILE PREVENIRE LE DEMENZE?

INTERVISTA AL PROF. MARCO TRABUCCHI

 

Quando, cent’anni fa, il neurologo tedesco Alois Alzheimer descrisse la malattia che ha preso il suo nome non ha certo pensato di iniziare una storia che, molto tempo dopo, avrebbe dominato lo scenario clinico. In quello stesso periodo furono infatti caratterizzate molte patologie che sono rimaste confinate in ambiti ristretti; la malattia di Alzheimer è divenuta “l’epidemia silente” del Terzo millennio. Oggi –  nel centenario della sua scoperta e dopo moltissimi studi e ricerche- speriamo possa essere sconfitta attraverso le cure o la prevenzione, perché non possiamo accettare che la più grande conquista della nostra epoca, l’allungamento della vita media, sia accompagnata da un evento in controtendenza, cioè la diffusione di una malattia che provoca la devastazione di quegli anni di vita in più faticosamente guadagnati.

 

Prof. Trabucchi, è possibile intervenire sullo stile di vita per prevenire le demenze senili?

 

è di particolare importanza avere un’attenzione preventiva: permette di limitare il numero di nuovi casi e di ritardarne l’insorgenza. Poiché la demenza colpisce un elevato numero di persone, definire i singoli fattori di rischio rappresenta una prevenzione efficace sul piano globale. Si tratta di agire su elementi che possono essere controllati in tutto o in parte, mentre l’età e la genetica non sono per definizione modificabili. Invece vi sono alcune condizioni, in particolare quelle legate allo stile di vita, sulle quali è possibile intervenire, ottenendo significativi risultati sul piano clinico. Poiché sono abitudini che esercitano il loro effetto negativo lentamente nel tempo, anche gli interventi sono misurabili sul lungo periodo e solo studi epidemiologici accurati permettono di mettere in luce rischi e benefici. Questa affermazione è particolarmente importante, perché il cittadino si attende invece indicazioni precise che portino a risultati nel breve periodo. Si pensi, ad esempio, al basso livello di istruzione, allo svolgimento di attività lavorative manuali, alla scarsità di rapporti sociali. Studi longitudinali hanno messo in luce la capacità di aumentare la prevalenza di demenza nella popolazione. Non esiste al contrario alcuno studio di intervento che permetta di avviare un piano di prevenzione, anche perché si tratta di condizioni vitali spesso irrimediabili, connaturate con la vita umana.

 

Qual è il ruolo preventivo dei farmaci?

 

Un'altra area dove si sono sviluppate ricerche in ambito preventivo è quella dell’assunzione di farmaci ad azione estrogenica ed antinfiammatoria, e, più recentemente, di altre molecole con diversi meccanismi d’azione. Studi accurati hanno messo in luce la fragilità dei presupposti epidemiologici sui quali si fondava l’azione preventiva di questi farmaci. Anche se i dati fisiopatologici restano ancora validi, non vi è alcuna possibilità pratica di utilizzare questi strumenti per prevenire la malattia. Ancora una volta nelle malattie croniche si mette in luce la discrepanza tra studi condotti su modelli biologici e quelli condotti nel mondo reale. Un invito quindi pressante ai ricercatori perché non diffondano false speranze, che creano dolorose illusioni in chi è colpito dalla malattia e nei familiari.

 

Alzheimer e fattori di rischio vascolare: esiste un collegamento?

 

Un’area nella quale la prevenzione può avere un ruolo importante è quella dei fattori di rischio vascolare. Negli anni più recenti è venuta meno la tradizionale separazione tra malattia di Alzheimer e demenza vascolare nelle sue varie forme: sia in vivo sia post mortem si è dimostrata la presenza di lesioni vascolari, con diversi livelli di gravità, in persone affette da Alzheimer. Sono stati studiati i rapporti tra ipertensione, malattia arteriosclerotica, fibrillazione atriale, diabete, sindrome metabolica e demenza, e sebbene i dati non siano sempre lineari si conferma con sicurezza che vi è un aumento del rischio di malattia quando l’individuo è portatore di alcune condizioni che compromettono la funzione cardio e cerebrovascolare. Questo fatto permette di costruire    progetti   di  “vita sana”,  che  ogni persona  deve   predisporre  pensando al  suo   futuro:

 

alimentazione corretta, attività fisica, astensione dal fumo, puntuale assunzione di farmaci mirati (quando necessari) sono condizioni che permettono di eliminare un rischio aggiuntivo alla comparsa di demenza. La demenza di Alzheimer, in particolare, è caratterizzata da una lunga fase nella quale i segni clinici non si manifestano; vi è uno spazio di tempo prima della comparsa dei sintomi che può essere ridotto o allungato a seconda della presenza di fattori concausali come quelli sopraelencati. Eliminarli non abolisce del tutto il rischio della malattia, ma certamente allontana nel tempo la comparsa delle condizioni che rendono evidente la sofferenza dell’ammalato.

 

 (21/09/2006)

 

 

 

 

 

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