Home > Medicina & Salute > Diagnosi precoce e trattamento tempestivo fondamentali per la cura dei pazienti con Alzheimer

 

DIAGNOSI PRECOCE E TRATTAMENTO TEMPESTIVO FONDAMENTALI PER LA CURA DEI PAZIENTI CON ALZHEIMER

 

Dopo un secolo dalla scoperta della malattia di Alzheimer, rimangono ancora molti gli interrogativi ai quali la Medicina basata sull’evidenza non ha dato risposta. A questo proposito, i risultati dello studio IDEA (Innovation through Delphi for the Evaluation of Alzheimer Disease), condotto dal Gruppo di Ricerca Geriatrica in collaborazione con Novartis, ha raccolto l’opinione di esperti italiani sugli aspetti più dibattuti della gestione della malattia di Alzheimer, che oggi colpisce nel nostro Paese oltre 500.000 persone con 80.000 nuovi casi l’anno.

 

“Il sapere derivato dall’esperienza clinica – afferma Marco Trabucchi, Direttore Scientifico Gruppo di Ricerca Geriatrica - Brescia, Università di Roma Tor Vergata - è una risorsa indispensabile, soprattutto in quei casi nei quali è difficile, se non impossibile, ottenere evidenze scientifiche da studi controllati. E’ proprio questo l’obiettivo di IDEA, uno studio di consenso gestito con un metodo statistico di provata validità, il Delphi, che vuole fornire indicazioni concrete agli operatori impegnati nella cura dei pazienti con Alzheimer. Lo studio ha voluto far chiarezza su aspetti molto specifici e oggi al centro del dibattito scientifico. Fornisce infatti indicazioni sull’individuazione dei fattori predittivi di evoluzione della malattia, sull’utilizzazione di esami genetici e di neuroimaging, sulla valutazione della risposta ai farmaci, i risultati terapeutici ai quali mirare, i dosaggi ed il confronto fra i diversi farmaci. Tutti aspetti che hanno importanti conseguenze cliniche, ma anche sociosanitarie.”

 

Ma quali sono i risultati ottenuti? Anzitutto i clinici concordano sulla necessità di un trattamento precoce, che può avvenire quando la diagnosi è tempestiva.

“Vi è stato un consenso molto elevato - spiega Angelo Bianchetti, Responsabile Dipartimento Medicina e Riabilitazione Istituto Clinico S. Anna di Brescia- Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia - relativo alla necessità di iniziare precocemente il trattamento, nelle fasi iniziali della malattia, sottolineando la necessità di una diagnosi il più tempestiva possibile e cercando di utilizzare le dosi più elevate di farmaci. Inoltre, si è osservato che il rallentamento dell’evoluzione ottenuto nelle fasi iniziali ha un impatto superiore sulla qualità di vita del paziente e quindi anche della famiglia.”

 

“Eppure ancora oggi nel nostro Paese, - precisa il Prof. Trabucchi - il 30% dei pazienti con Alzheimer rimane senza diagnosi. A questo proposito, un ruolo importante di sensibilizzazione ed informazione spetterebbe al medico di famiglia, molto spesso il primo interlocutore nei casi di malattia.”

 

Un altro punto estremamente dibattuto riguarda poi l’efficacia dei trattamenti attualmente disponibili, gli inibitori delle colinesterasi, in grado di limitare la progressione dei sintomi, tra cui le capacità cognitive, tipiche dei pazienti con Alzheimer.

“Interessante l’elevato consenso espresso dai clinici - sottolinea il Dott. Bianchetti sull’importanza di tenere in considerazione non solo i risultati dei trattamenti sui disturbi di memoria, ma anche sui sintomi comportamentali, sullo stato funzionale e l’impatto sul benessere dei caregiver. Quest’ultimo elemento è di particolare rilievo perché scarsamente considerato dai trial randomizzati.”

 

Gli esperti ritengono che circa il 30% dei pazienti trattati con inibitori delle colinesterasi migliorano le prestazioni cognitive dopo 6 mesi di trattamento e che oltre il 40% presenta una stabilizzazione. Circa il 20% migliora e quasi il 50% presenta una stabilizzazione dello stato funzionale. Dopo un anno di trattamento, poco meno del 50% dei pazienti presenta ancora un miglioramento o stabilità del deficit cognitivo e funzionale. Si tratta di dati molto importanti: anche se non possiamo ancora sconfiggere la malattia di Alzheimer è possibile rallentarne l’evoluzione in una proporzione significativa dei casi.”

 

Dallo studio IDEA emerge un forte consenso nel considerare fondamentale un approccio clinico approfondito e globale, che interessi gli aspetti cognitivi, comportamentali e funzionali della malattia, accanto agli elementi socio-relazionali, al counselling alla famiglia e al trattamento delle patologie somatiche. Questo va contro una tendenza diffusa a fare degli esami strumentali talvolta l’unica guida nelle decisioni terapeutiche. Nella cura dei pazienti con Alzheimer viene invece riaffermata la centralità del rapporto medico-paziente-famiglia.

 

“Lo studio – sottolinea Stefano del Missier, Direttore Generale I.Re.F – Istituto Regionale Lombardo di Formazione per l’Amministrazione Pubblica - rappresenta uno strumento di formazione e confronto medico di grande valore e fornisce importanti indicazioni per una maggiore efficienza dell’uso delle risorse. In tal senso, rappresenta un’innovativa e positiva modalità di proficua collaborazione fra il mondo della Ricerca Scientifica e l’Industria Farmaceutica.”

   

 

(20/04/07)

    

DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM


 

E' POSSIBILE PREVENIRE LE DEMENZE? INTERVISTA AL PROF. MARCO TRABUCCHI

 

  

ALZHEIMER: ALLO STUDIO UN NUOVO VACCINO

 

 

ALZHEIMER: INCIDENZA MALATTIA RADDOPPIATA NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI

 

 

Alzheimer: ideata sostanza per diagnosi precoce

  

 

Il litio contro il morbo di Alzheimer

 

 

La formazione di placche nell'Alzheimer

 

 

Contro l'Alzheimer frutta, verdura, cereali e pesce

    

 

Alzheimer, stop alla progressione in laboratorio

  

 

Alzheimer: diagnosi precoce grazie all’FDDNP

 

 

Una PET può aiutare a diagnosticare l'Alzheimer

 

 

| Home | Chat | Forum | Disclaimer | Staff e Collaboratori |

 

| Informazioni | Disfunzioni | Pubblicità | Redazione |

 

© terzaet@.com 2000. Tutti i diritti sono riservati