|
Il numero di malati di
Alzheimer
e di
Parkinson
in Italia cresce in maniera impressionante. Si
parla di 70mila nuovi casi ogni anno: sono i
numeri presentati dal professor Giancarlo Comi,
direttore della Divisione di Neurologia e
Servizio di Neurofisiologia, dell'Ospedale San Raffaele di
Milano
in occasione del congresso “Aggiornamento
in Neuroscienze e Sclerosi Multipla”,
svoltosi giorni fa all’Hotel Melia di Roma.
Nel nostro Paese i malati di
Parkinson
sono
250mila,
quasi il doppio quelli di
Alzheimer.
Buone notizie invece sul fronte della sclerosi
multipla, dove la ricerca continua a fare
importanti passi in avanti nella cura e nella
terapia.
Per quanto riguarda il
Parkinson,
sopra la soglia dei
65 anni l'incidenza
aumenta sensibilmente: addirittura 1 persona su
100 è colpita dal morbo. Per quanto riguarda la
sclerosi multipla si parla di
50mila
malati, 85 ogni 100mila
abitanti.
Il congresso, oltre che presentare i
numeri, ha fornito importanti ragguagli sulla
situazione della ricerca, con gli ultimi
ritrovati nella cura di pazienti affetti da
morbo di
Parkinson,
Alzheimer e
sclerosi multipla. Per quel che
riguarda la
sclerosi
multipla, è stato sottolineato
che la malattia inizia a manifestarsi intorno ai
20-25 anni, per poi presentarsi in maniera più grave
intorno ai
40,
dove avviene un peggioramento progressivo.
Questa seconda fase, secondo gli ultimi studi,
viene causata dai danni subiti dalle cellule
nella fase che si è presentata tra i
20 e i 25
anni.
Fondamentale dunque la diagnosi precoce e la
terapia immediata finalizzata ad aggredire la
malattia fin dai primi stadi. Un corretto
approccio alla malattia riduce l'invalidità del
paziente addirittura del
50%.
Si è parlato anche dell'importanza dei medicinali
attualmente più usati per combattere la
malattia: il
Thc
e l'interferone,
recentemente immesso sul mercato in una nuova
formula ancora più efficace. Gli interferoni (IFN)
sono una classe di proteine prodotte dalle
cellule del sistema immunitario (globuli
bianchi, fibroblasti) in risposta all'attacco di
agenti esterni come virus, batteri, parassiti e
cellule tumorali.
La funzione degli
interferoni
è quella di inibire la replicazione di virus all'interno delle cellule infette; impedire la diffusione
virale ad altre cellule; rafforzare l'attività
delle cellule preposte alle difese immunitarie,
come i linfociti T e i macrofagi; inibire la
crescita di alcune cellule tumorali. Gli
interferoni agiscono in questo modo: si legano
alla membrana delle cellule e ne stimolano la
produzione di enzimi antivirali; quando un virus
attacca una cellula attivata dall'interferone,
non riesce a moltiplicarsi a causa degli enzimi
antivirali; si verifica quindi un arresto o
un'attenuazione dell'infezione.
(10/12/07)
|