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TRE MILIONI DI DEPRESSI: E' ALLARME SOCIALE

 

Dal XVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurogeriatria, svoltosi di recente a Milano, è emerso che sarebbero più di tre milioni le persone vittime di depressione. Si tratta di una stima ottenuta per difetto e che giustifica la crescente preoccupazione in merito a tale fenomeno, soprattutto considerando che si tratta di un male destinato ad espandersi con il progressivo avanzamento dell'età e l'inesorabile invecchiamento della popolazione. Gli esperti infatti concordano nel sostenere che l'allungamento delle aspettative di vita porterà a vecchiaie sempre più lunghe che diventeranno a tutti gli effetti un vero e proprio fattore di rischio anche perchè la depressione non può essere considerata soltanto una malattia psicosociale ma una vera malattia biologica, accentuata dall'avanzare dell'età.

 
 "Buona parte degli anziani che soffrono di depressione danno segnali evidenti", afferma Pier Luigi Scapicchio, ordinario di Neuropsichiatria Geriatrica al Policlinico Gemelli di Roma e past president della Società Italiana di Psichiatria, "immaginiamo una persona di età avanzata che si rechi in ambulatorio per un consulto su alcuni lievi fastidi fisici, il medico con tutta probabilità gli dirà: ma che vuole che sia, alla sua età è normale".

 
Questa comprensibile risposta è uno degli indicatori che i medici generalmente non sono preparati a cogliere le spie che contraddistinguono l'insorgenza della depressione nell'anziano. "Dobbiamo fornire maggiori informazioni ai colleghi ed incentivare l'attenzione ai fattori di rischio ambientale della depressione", continua Scapicchio. "La depressione nell'anziano è 'paucisintomatica'; non ha le caratteristiche della depressione maggiore che dimostra una grande quantità di sintomi. Spesso l'anziano soffre solo di uno, due o al massimo tre sintomi estremamente pervasivi, molto angoscianti e decisamente patogeni sul piano della sofferenza soggettiva. Questi sintomi sono per lo più molto evidenti perché sono somatici. Il primo in assoluto sono le affezioni dolorose 'sine materia', che quindi non rispondono ad una patologia d'organo ben definita.

 
Il secondo, anch'esso ben visibile, è l'ansia, che nell'anziano è potenzialmente devastante proprio perché gli toglie la possibilità stessa di reagire alla patologia". 
Pertanto perché la depressione possa essere efficacemente contrastata bisogna intervenire  su  tre i livelli: sociale, psicologico, farmacologico. A questo proposito il settore dove probabilmente meno si è fatto è senza dubbio quello sociale o ambientale.

 
Facendo infine particolare attenzione all'alimentazione che rappresenta una delle principali spie di depressione a livello ambientale. "Una scorretta alimentazione deriva fondamentalmente da una cattiva educazione", conclude Scapicchio, "ed è un fatto che nell'alimentazione dell'anziano ci siano luoghi comuni sbagliati stratificati da anni di tradizioni. L'anziano è convinto, per alcuni motivi anche a buona ragione, che mangiar meno o mangiar poco favorisca la buona prosecuzione della vecchiaia. Io parlerei quasi di 'sindrome da minestrina', il classico brodino vegetale preso la sera, in cui come massimo lusso ci si concede di scioglierci il formaggino dentro. Un cibo che, nella sua ripetizione ossessiva,  rischia di diventare una sorta di baluardo culturale oltre il quale l'anziano ritiene di non poter andare. Questo oltre ad essere un sintomo evidente di una possibile depressione è in genere un grosso errore dal punto di vista alimentare perché i nutrienti sono il punto fondamentale di una buona vita e di una lunga sopravvivenza."

 

   

 

Salvatore Catorano
(7/1/07)

    

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