La buona alimentazione, si sa,
rappresenta un presupposto fondamentale per
conservare un stato di salute ottimale, soprattutto
nella Terza Età e soprattutto in coincidenza con il
presentarsi di determinate patologie o con il
ricorso a terapie specifiche.
Infatti, in base alle patologie
riscontrate, una corretta somministrazione di
determinati alimenti può migliorare l'efficacia
delle stesse terapie farmacologiche.
E' quanto emerge da alcune analisi condotte sui
malati di Parkinson e sui pazienti nefropatici.
In particolare, con riferimento alla malattia di
Parkinson, si rileva come una dieta specifica per i
pazienti affetti da tale patologia ed in terapia con
levodopa, possa accrescere gli effetti della cura
farmacologica.
A tal fine sono consigliati alimenti a basso
contenuto proteico soprattutto a pranzo,
preceduti dall'assunzione di levodopa a stomaco
vuoto, quindici o trenta minuti prima dei pasti
stessi. Al contrario, tutti i cibi ricchi di
proteine, avranno degli effetti negativi sui
pazienti in cura, interferendo con il trattamento
farmacologico. Tanto più che la malattia di
Parkinson è spesso associata a sintomi secondari,
rappresentati da Disfagia e Stipsi, per i quali sono
comunque consigliati alimenti aproteici.
D'altronde tale indicazione, può essere facilmente
reperita anche sulle confezioni dei prodotti
aproteici in commercio la cui diffusione rappresenta
una sicura agevolazione per un facile ed immediato
utilizzo. Inoltre tali alimenti sono esplicitamente
consigliati per i pazienti nefropatici che, rispetto
ai malati di Parkinson, costituiscono senza dubbio
una categoria più ampia e variegata.
Si calcola infatti che l'insufficienza renale
colpisca solo in Italia, circa 3 milioni di persone,
mentre la malattia di Parkinson tendenzialmente
riguarda 250 individui ogni 100.000 e la sua
incidenza aumenta con l'età, per cui è insolito che
prima dei 60 anni la malattia possa presentarsi.
Le malattie renali hanno invece una distribuzione
che risulta molto meno legata all'età e può essere
riconducibile invece a disfunzioni ereditarie, a
stili di vita particolari ed ovviamente, anche, all'
invecchiamento degli organi e delle relative
funzioni.
I consigli nutrizionali sono tuttavia gli stessi.
Infatti la terapia nel paziente nefropatico è basata
su mezzi farmacologici e su adeguati regimi
dietologici, a basso contenuto di proteine, fosforo
e sodio.
Per quanto tali regimi possano apparire ampiamente
limitanti, un opportuno ricorso ad alimenti
selezionati, a base di farine ipoproteiche, consente
di "salvare" i sapori della tavola e di bilanciare
molti squilibri metabolici tipici della malattia
renale cronica, fornendo le calorie necessarie ad un
normale sostentamento ma riducendo l'apporto di
proteine e fosforo, spesso legati all'accelerazione
del decorso di molti quadri legati all'IRC verso la
dialisi.