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L'alzheimer puo' essere previsto

con tre anni di anticipo

 

La scoperta delle prime avvisaglie che riguardano l’Alzheimer è complessa.
Così l’Università del Kansas ha prodotto uno studio attraverso il quale indagare su tale aspetto con l’esplicito obiettivo di contestualizzare e dettagliare il declino cognitivo rispetto ad uno stato dei sintomi legati all'Alzheimer,  a livello ancora preclinico. Lo studio si è basato sulla comparazione tra individui che nel corso dell’analisi hanno progressivamente sviluppato una forma di demenza ed altri che invece hanno mantenuto le proprie capacità cognitive inalterate, rispetto a quattro fattori cognitivi indagati: abilità cognitiva globali, memoria visiva, spazio visivo e memoria lavorativa.
Nello specifico, il Centro di Ricerca sul Disagio di Washington, al fine di ottenere i risultati descritti di seguito, ha coinvolto 134 individui che nel corso dello studio hanno sviluppato una forma di Alzheimer ed altri 310 che invece hanno mantenuto inalterate le proprie capacità.
Nel periodo preclinico, quando il peggioramento delle facoltà cognitive è ancora insufficiente per permettere una diagnosi clinica utilizzando i criteri convenzionali, si è rilevato un esatto punto di inflessione seguito da un’accelerazione nel declino dei molteplici ambiti cognitivi.

 

Tale punto può essere specificato per ognuno dei quattro fattori cognitivi monitorati e si colloca rispetto alla diagnosi di demenza:
- a 2 anni di anticipo  con riferimento al decadimento dei fattori cognitivi globali,
- ad 1 anno per la memoria verbale e lavorativa,
- a 3 anni relativamente alle facoltà spazio visive.
 

I risultati esposti sono confermati anche rispetto ad indagini condotte su un sottoinsieme (composto da 44 unità) rispetto nel quale i sintomi dell’Alzheimer erano già sviluppati.


Pertanto tale studio rileva che le prime alterazioni delle facoltà cognitive sono riconoscibili nella capacità spazio visive, come quelle necessarie, ad esempio, per leggere una mappa o completare un puzzle, con larghissimo anticipo.
La ricerca, pubblicata su Archives of Neurology, può così rivelarsi utilissima per aiutare i medici ad identificare i segni di Alzheimer ad uno stadio precocissimo, cruciale affinchè i farmaci oggi disponibili abbiano un impatto significativo.
 

Per ulteriori approfondimenti:http://archneur.ama-assn.org

 

 

Salvatore Catorano

27 Ottobre 2009

DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM


 

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