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Grado (GO) - 20 - 22 Settembre 1999

 

Spiragli di emozioni e colori: il senso della vita nella demenza


 

Accogliere le emozioni … un mare profondo

Laura Lionetti - Vice Presidente Ass. Alzheiemer PN

   

 

 

 

La malattia, scrive Susan Sontag, "è il lato notturno della vita, una cittadinanza più onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno dello star bene e in quello dello star male.
Preferiremmo tutti servirci soltanto del passaporto buono, ma prima o poi ognuno è costretto a riconoscersi cittadino di quell'altro paese."
Quando la malattia è la demenza, il dolore che ne deriva si allarga su tutti coloro che sono vicini a chi ne è colpito.
Ci si trova così in una nebbia fatta di dimenticanze, di smarrimenti, ma anche di angoscia, solitudine, rabbia, vuoto di energie e di speranze.
Il dolore, a differenza dell'amore, si radica nell'individualità e non ha dunque il sollievo della comunicazione e della condivisione.
Il dolore diventa così dolore degli altri, la malattia diventa competenza di altri, la sofferenza si chiude in luoghi "tecnicamente preparati".
La demenza è però una malattia "speciale", il demente fluttua tra la chiusura e "l'esplosione" verso l'esterno e non permette mai agli altri di dimenticarsi della sua sofferenza.
La nebbia dell'anima è come un grande mare, a volte scosso da improvvise bufere, a volte piatto come l'olio, imprevedibile.
Chi accompagna l'anziano in questa traversata burrascosa, sia esso familiare, volontario, operatore, deve trovare il coraggio per accogliere questa confusione e farsi a volte portare nelle profondità delle emozioni, da cui si può uscire sereni o angosciati, mai indifferenti.
Accompagnare il demente, in una vita di "equilibrio smarrito", significa incontrare le emozioni allo stato cristallino: il dolore del demente è angoscia, la rabbia è aggressività, la gioia è felicità.
Per questo assistere le persone con demenza è una grande lezione di vita ed è così difficile. 
La strada che possiamo percorrere è quella di imparare a comprendere i segnali che i malati ci inviano, imparare ad accogliere le emozioni degli altri e quindi le nostre, usare linguaggi non razionali … farsi portare nelle profondità del mare per poi riemergere assieme.
  

 

 

 

 

 

 

 

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