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Emozioni ed invecchiamento

Marcello Cesa Bianchi - Direttore Istituto di Psicologia Facoltà di Medicina di Milano - e Maria Teresa Cattaneo    

 

 

 

 

La coloritura affettiva di uno stimolo e l'esperienza emozionale sono riconosciute come uno strumento di comunicazione diretto ed efficace basato su segnali prodotti spontaneamente ed immediatamente riconoscibili: l'emozione, la sua espressione, è onnipresente, si manifesta secondo diverse modalità ed interagisce con il funzionamento della persona a tutti i livelli. Condivide con i processi cognitivi la funzione di influenzare la percezione e l'elaborazione delle informazioni, la facilitazione o l'inibizione dei processi di memoria e di decisione e le espressioni linguistiche. 
Le risposte emotive racchiudono molteplici aspetti. In primo luogo consentono la continua valutazione (componente cognitiva) degli stimoli ambientali. Implicano l'attivazione (componente fisiologica) del sistema nervoso centrale, del sistema nervoso autonomo e del sistema endocrino. Si esprimono (componente espressivo-motoria) attraverso le espressioni facciali e del corpo, con differenti toni della voce e modificazione dell'eloquio. Inoltre predispongono (componente motivazionale) l'organismo ad agire, ad elaborare piani per realizzare scopi e soddisfare bisogni. Infine consentono (componente soggettiva o dell'esperienza emozionale) una riflessione sull'esperienza e il vissuto emozionale, con una attribuzione di nomi a specifici stati emotivi.
Lo scarso interesse da parte degli psicologi e dei gerontologi per le esperienze emozionali in età senile origina in parte dalle difficoltà che si riscontrano nello studio dei processi emotivi: è noto che le reazioni emozionali sono difficili da verbalizzare (Poderico, 1993) e che le emozioni sono costituite da un complesso di eventi difficili da analizzare. Infine bisogna tener presente che i fenomeni emozionali ed affettivi sono, per definizione, complessi e plurifattoriali e vanno esaminati a differenti livelli: fisiologico, espressivo, cognitivo e sociale.
L'approccio tradizionale allo studio delle emozioni, nei termini della psicologia generale, utilizza il modello dimensionale secondo cui tutte le esperienze emotive si collocano su dei continua di arousal. Ci sono classi distinte di emozioni, con distinte fenomenologie graduate in intensità ed espresse anche attraverso comportamenti non verbali quali le espressioni facciali, posturali e vocali, controllate e modulate in relazione a codici sociali.
Alcuni teorici delle emozioni si sono occupati delle trasformazioni dell'espressività emozionale in età avanzata sostenendo che tale espressività diminuisce di intensità con l'aumentare dell'età (Tomkins, 1970; Izard, 1971). La diminuzione dipende dall'accresciuta capacità di rappresentazione simbolica degli affetti e da una 'ritrosia' nel mostrare palesemente le proprie emozioni. Secondo Solomon (1980) la generale diminuzione di intensità dell'esperienza emozionale nell'anziano dipende da un effetto di 'abituazione' di fronte agli stimoli emotigeni.
Si ritiene ancora che la vita affettiva in età senile sia caratterizzata da una minore frequenza delle emozioni positive e da un aumento di quelle negative.
In considerazione del fatto che la reminiscenza è elevata nell'età senile e che la memoria delle esperienze personali persiste nella vecchiaia, si può affermare che l'anziano ha maggiore capacità empatica quando interagisce con altre persone accumulando varie e molteplici esperienze emozionali.
L'emozione, inoltre, ha una caratteristica autoriproduttiva: in altri termini, l'affetto può reclutare altro affetto. L'anziano, che tende ad una risposta di bassa intensità, ha la possibilità, attraverso memorie evocate e affetti reintegrati, di far seguire alla prima risposta empatica una seconda risposta più intensa. 
Una ulteriore prospettiva riguarda il 'processo antagonista': il sistema nervoso è in grado di opporre o sopprimere alcune modalità di attivazione in funzione della loro piacevolezza o spiacevolezza: quando si avverte una forte emozione ha luogo un processo antagonista che genera un tipo di emozione opposta. I processi in opposizione permettono all'organismo di smorzare le risposte emotive, impedendo che diventino troppo forti o si discostino troppo dalla neutralità. Questo sistema di contenimento potrebbe avere un forte significato adattativo anche durante l'invecchiamento.
Nella letteratura gerontologica, a partire dagli anni '60, in relazione al tema dell'affettività e delle motivazioni nell'anziano, si è sviluppato un dibattito tra i sostenitori della teoria del disimpegno (Disengagement Theory, Cumming e Henry, 1961), quelli della teoria dell'attività o dell'impegno (Activity Theory, Havighurst, 1968) e gli studiosi che si muovono nell'ambito della teoria del ruolo (Role Theory, Havighurst, Neugarten, 1964). 
Nell'ambito della teoria del disimpegno si sostiene che gli anziani mantengono la loro serenità rinunciando spontaneamente alle attività e agli impegni sociali, mentre nella teoria dell'attività si afferma che il livello di 'soddisfazione' di vita di un anziano è altamente correlato alla partecipazione alla vita sociale. I teorici del ruolo a loro volta ritengono che un invecchiamento sereno deve accompagnarsi all'assunzione di nuovi ruoli e allo svolgimento di nuove attività. 
Il non accordo fra gli studiosi dipende dal fatto che le singole posizioni si fondano su dati ricavati da gruppi di anziani molto diversi tra di loro: in particolare molti dati si riferiscono a persone istituzionalizzate e perciò rappresentative di una parte di popolazione in età senile che ha caratteristiche molto particolari e non generalizzabili. Questa condizione e il pensionamento giocano altresì un ruolo determinante (Galati, Zucchetti, 1990) molto più della condizione stessa di anziano nelle trasformazioni e nell'impoverimento dell'esperienza. 
D'altra parte non si può escludere che trasformazioni di carattere affettivo portino l'anziano a ritirarsi dall' ambiente. A questo proposito abbiamo rilevato che nell'età senile l'affettività tende a modificarsi concentrandosi sulle situazioni personali con ampi riferimenti al passato: nell'esperienza affettiva si può determinare una riduzione di intensità soggettiva che può essere compensata o sostituita da una accentuazione del suo aspetto comportamentale. 
Risulta evidente come gli stereotipi governino il modo in cui il giovane vede l'anziano e come l'anziano, a sua volta, esprima lo stesso stereotipo per descrivere il gruppo dei coetanei. E' ancora interessante sottolineare che giovani e anziani applichino cliché differenti nel valutare la stessa categoria di persone. E' probabile che le due generazioni abbiano differenti rappresentazioni del medesimo oggetto e/o che l'anziano accentui la differenziazione rispetto al gruppo di coetanei quasi per volerne prendere, in un certo modo, la distanza.
Neppure la psicoanalisi ha avuto rapporti facili con la vecchiaia (Spagnoli, 1995). Gli stessi autori hanno partecipato alla generale opera di rimozione nei confronti dei vecchi. 
Nella giovinezza la quotidiana metamorfosi si accompagna ad una sensazione di potenza che corrisponde all'aprirsi al mondo. Invece nell'invecchiamento guardarsi allo specchio della vita diventa testimonianza di una frattura: chi invecchia infatti, sente soprattutto di aver avuto del tempo dietro di sé. Questo suo tempo appare come un tempo non più a disposizione, è piuttosto un tesoro che si è estinto. Si sente diminuire la qualità vitale che si può definire anche come mobilità: mobilità affettiva e fisica. La persona che invecchia, da un punto di vista dinamico, è calata in una rete che non contribuisce più a determinare: non è più il protagonista, a dispetto del fatto che le capacità affettive ed intellettive possano essere rilevanti. Chi invecchia si trova a dover subire il proprio ambiente e spesso a dover fare i conti con l'esperienza del rifiuto: fino a quando un individuo può essere oggetto di identificazione per altri, può anche aderire al sentimento di accettazione di sé. Questo è, da un punto di vista analitico, il dramma che chi invecchia deve affrontare: non poter rappresentare l'oggetto con cui identificarsi. Anche se per la psicoanalisi l'inconscio non è dipendente dal tempo, esiste una ambivalenza psichica profonda che attiene al tema della morte. Il vero problema allora diventa la difficoltà del terapeuta: il divario tra la persistenza del desiderio nel vecchio e la forza della realtà, che incide sull'apparato psichico, pone al terapeuta una difficoltà controtransferale che consiste nel dover affrontare un desiderio che è sempre lo stesso in una condizione vitale in cui il tempo ha già sanzionato gravi perdite e determinato una autostima alquanto malferma.
Tra gli autori spicca la figura di Jung che per la prima volta, nella storia della psicologia del profondo, apre all'invecchiamento un orizzonte positivo fondato sul concetto di individuazione. Questo concetto e una visione teleologica della vita psichica attenta più alle attese ed al futuro che alle cause riposte nel passato, consentono a Jung (1912/1952) di cogliere il continuo fluire dell'esistenza e trovare possibili orizzonti anche in tarda età. Interpreta la realtà attraverso la suggestione e la ricchezza delle immagini: il Puer e il Senex, chi nega i confini e chi li traccia. Il Puer spingerà a dire che l'esistenza è segnata dal continuo succedersi del nuovo, il Senex tenderà invece a cogliere gli elementi di continuità che legano il presente al passato.
Le teorizzazioni e le ricerche fin qui riportate sulle esperienze e sull' espressioni delle emozioni sostengono che lo sviluppo affettivo ha una traiettoria involutiva: l'unica apparente area di accordo è che se l'invecchiamento porta con sé cambiamenti affettivi di natura sia qualitativa sia quantitativa, esso non comporta necessariamente un impoverimento sul piano emozionale: talvolta è proprio in questa fase della vita che si osserva un arricchimento della qualità dell'affettività.
La vicinanza della morte tende a modificare il senso del tempo, e prevale anche nell'affettività il vivere al presente. Il diventare vecchi pone sicuramente nuovi vincoli ma apre anche altre possibilità e sono proprio le nuove limitazioni o le perdite affettive a generare nuove forme di abilità e di sviluppo. Il processo di sviluppo, a qualsiasi età, prevede guadagni e perdite nella capacità adattiva. 
"Noi giungiamo alla metà della vita con la più completa impreparazione, e, quel che è peggio, vi giungiamo provvisti di preconcetti, di ideali, di verità buoni sino a quel momento. Non è possibile vivere la sera della vita seguendo lo stesso programma del mattino, poichè ciò che sino ad allora aveva grande importanza ne avrà ora ben poca, e la verità del mattino costituisce l'errore della sera", Jung.

  

 

 

 

 

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