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Grado (GO) - 20 - 22 Settembre 1999

 

Spiragli di emozioni e colori: il senso della vita nella demenza


 

Malattia di Alzheimer: razionale per una efficace farmacoterapia.

Giuseppe Zappalà -Neurologo

   

 

 

 

Valutazione neuropsicologica:
Nonostante sia ormai diventato molto diffuso anche in Italia, l'esame neuropsicologico o delle funzioni neurocognitive viene spesso eseguito da persone non esperte, che possiedono solo rudimenti di neuroanatomia funzionale del cervello e che utilizzano gli strumenti testologici disponibili come se fossero esami di laboratorio, applicando rigide formule e valori di riferimento per individui "normali". Molto spesso questi strumenti, di derivazione anglosassone e perciò sviluppati e utilizzati con altre finalità e in altri contesti culturali-ambientali, risultano troppo poco adatti alla valutazione delle effettive capacità cognitive di un soggetto a rischio di demenza. Anche l'uso indiscriminato del mini Mental State (MMSE) per fare diagnosi di demenza e di malattia di Alzheimer in particolare risulta spesso ingiustificato, parcellare e non definitivo. 
L'uso di pochi e specifici test attentivi e di apprendimento nonché di fluenza verbale controllata, assieme a un test più tradizionale come il MMSE aumenta di gran lunga la potenzialità di corretta diagnosi di demenza. L'influenza dello stato emotivo depressivo in un paziente con sospetta demenza è un altro capitolo che necessita ulteriore approfondimento.
Diagnosi precoce:
Purtroppo, troppo spesso, le famiglie tendono a sottovalutare l'importanza dei sintomi di esordio della malattia e la stessa cosa avviene da parte del medico di famiglia. I familiari pensano che i disturbi ingravescenti di memoria siano dovuti all'invecchiamento; i medici di famiglia pensano che l'eventuale diagnosi di demenza non alteri il percorso clinico della malattia perché non esistono validi contributi neurofarmacologici.
L'uso indiscriminato del Mini Mental State (senza valori normativi di riferimento per età, sesso e scolarità raccolti in Italia che tengano conto delle differenze culturali e geografiche delle nostre popolazioni più anziane) fa il resto; soggetti dementi (con alta scolarizzazione e ad alto profilo prestazionale) possono avere punteggi "normali" e non vengono adeguatamente attenzionati per mesi o anni e soggetti che hanno la sfortuna di essere solo bassamente acculturali e scolarizzati vengono trattati per soggetti dementi solo perché il loro punteggio al MMSE è al di sotto di un punteggio "cut-off" determinato in qualche paese della Cornovaglia!
Trattamento farmacologico:
Lo stato dell'arte attuale ci consente di trattare in maniera sintomatica alcuni dei disturbi più frequenti e debilitanti della malattia di Alzheimer: i disturbi dell'attenzione e della memoria. Gli inibitori delle colinesterasi sono una nuova categoria di composti farmacologici che aumentano un neurotrasmettitore circolante nel cervello del soggetto con probabile demenza, l'acetilcolina. Questa sostanza è fondamentale per svolgere le attività più semplici della vita di tutti i giorni e per mantenere la cosiddetta "memoria di lavoro", cioè la continuità cognitiva richiesta durante la nostra esperienza quotidiana. Aumentare significativamente e per tempo (con una diagnosi adeguatamente precoce) tale disponibilità neurotrasmettitoriale, modifica il naturale decorso della malattia, rallentandone il ritmo e l'evoluzione dei disturbi, e riducendone altresì l'impatto sui familiari.
Oltre al farmaco o ai farmaci per i disturbi più eclatanti che si presentano con la demenza, esistono anche delle precauzioni da osservare per il trattamento degli altri sintomi e disturbi che frequentemente si associano alla malattia: l'insonnia, il disorientamento acuto, la depressione, gli sbalzi di umore, le allucinazioni, etc. 
Non serve aumentare la disponibilità di acetilcolina per migliorare i disturbi di memoria se nel contempo si utilizzano altri farmaci che ne depauperano le stesse fonti (vedi uso di farmaci antidepressivi triciclici).
Ad una adeguata farmacoterapia va comunque sempre associata una terapia comportamentale congrua e un supporto informativo ed educativo continuo ai familiari.
  

 

 

 

 

 

 

 

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