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Pordenone
21 marzo 2001
Giornata
di studio e confronto sulla malattia di Alzheimer
IL
MALATO DI ALZHEIMER è UNA
RISORSA
Dott.
Gianni Rinoldi
Presidente
Centro Studi Perusini Alzheimer – Pordenone
Premessa:
Non
intendo affrontare un tema così stimolante come fosse una pura
provocazione letteraria o emotiva.
Ma
è evidente che di norma questo non è affatto il modo di percepire
“l’essere e l’esistere del malato di Alzheimer”. Gli aspetti
problematici, infatti, sono quelli che “sempre” si sottolineano e
fanno impressione, perché:
-
sono difficili da interpretare,
-
non esistono, per lo più, risposte univoche. Non di rado- anzi- non
esistono affatto risposte chiare,
-
allarmano il care giver e l’intero nucleo familiare, che
peraltro non riesce più a condividere positivamente la situazione che
si viene creando e…sta male.
La
strada da percorrere, per comprendere in che senso il malato di AD è
una Risorsa, comunque esiste e non può essere dimenticata.
Andrò
pertanto ad individuare altrettanti punti che soli possono rendere vera
la Tesi così come esposta.
E’
necessario individuare l’approccio al malato di AD come “approccio
delle possibilità”. A questa convinzione si giunge solo quando ci si
convince che solo tramite la strada delle “possibilità” si giunge
ad un’ipotesi progettuale positiva.
Se
il malto di AD ha delle possibilità da poter realizzare, queste debbono
essere individuate, descritte con precisione, e…valutate secondo
criteri “qualitativi”. Si fa così il primo passo di una metodologia
tesa a valorizzare, non a problematizzare.
Per
uscire da ogni forma di equivoco è evidente che a noi “interessa la
Qualità” della vita delle persone che hanno a che vedere con la
malattia di Alzheimer. Essere pertanto tesi a valorizzare quanto c’è
in ognuno dei malati di AD significa essere decisi a descrivere “quale
sia la vita che andremo a proporre per ognuno di loro. Perché è
evidente che non esiste un solo modo ed un solo metodo per comprendere
cosa sia in concreto la qualità della vita. Conta che ognuno, in ogni
momento della vita, realizzi quello che è e quello che può essere.
I
dati da cui dobbiamo partire indicano una prevalenza particolarmente
significativa di persone (soprattutto se anziane- anziane) che soffrono
patologia di demenza. Di esse dobbiamo farci carico e per esse dobbiamo
immaginare una “fotografia del positivo”. E questa fotografia che
trasforma in risorsa il nostro approccio e ci consente di ipotizzare, in
forma realistica ed oggettiva UN PROGETTO CHE CI VEDA TUTTI COINVOLTI:
-
Malati di alzheimer
-
Familiari
-
Operatori
-
….
Alcune
domande poniamo, a questo punto. Domande che sono contemporaneamente
metodo di lavoro, modello etico, proposta di impegno professionale. Esse
diventano- nel nostro discorso – la traccia che ci condurrà a
dimostrare concretamente il senso di valore della nostra tesi.
Ci
interessa questo modo di lavorare e intendiamo fare in modo che divenga
indice forte di Qualità?
Siamo
disposti a metterci in gioco per la realizzazione di obiettivi concreti,
lavorando insieme e disponibili a correre inevitabili rischi?
C’è
una strategia del conoscere la persona che dobbiamo assolutamente
codificare perché diventi il “metodo” da seguire, che guida e
costringe le Amministrazioni ad assumere le proprie responsabilità. Ma
è inutile dire questo, se non ne siamo particolarmente convinti, se non
ne sentiamo l’esigenza, se abbiamo paura di capire che il vero
problema non è tanto in “cosa posso fare per lui?”; quanto
piuttosto in “ho capito cosa mi sta chiedendo?” e come potrò mai
capire cosa mi sta chiedendo, se non lo conosco?
Facciamo
dunque esperienze di vita: insieme a uomini e donne malate di AD;
insieme ai loro familiari. Facciamole con metodo. Saremo in grado di
trasferirle ad altri, raccontandole e confrontandole….
Il
malato di Alzheimer è una risorsa se sapremo osservare, conoscere la
persona ed il suo gruppo di appartenenza. Soprattutto se cesseremo di
catalogarla come quella che “ è necessario mettere da parte, perché
la sua PAROLA non conta, né mai più conterà” .
CENTRO
STUDI INTERNAZIONALE PERUSINI-ALZHEIMER
V.
Nuova di Corva, 40 - 33170 Pordenone
tel. 0434/511017 fax. 0434/510581
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