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Pordenone
21 marzo 2001
Giornata
di studio e confronto sulla malattia di Alzheimer
“L’EPIDEMIA
SILENTE”: LA MALATTIA DI ALZHEIMER–PERUSINI. OCCORRONO “OCCHI
NUOVI”
Bruno
Lucci Primario U. O. Neurologia. Pordenone
Quando a
livello politico si evidenziano grandi difficoltà economiche, sociali e
soprattutto sanitarie si ricorre spesso in maniera affannata ai principi
della prevenzione come soluzione secondaria per ciò in realtà dovrebbe
costituire una strategia primaria.
Ritengo
pertanto quanto mai opportuno riferirmi al sottotitolo del convegno
perché servono realmente “occhi nuovi” per affrontare un problema
rilevante per la società come quello della malattia di
Alzheimer-Perusini; problema che il Prof. Luigi Amaducci anni or sono
definì in maniera molto suggestiva “l’epidemia silente”.
Tutti
conoscono, ed è inutile ripetere le percentuali, il progressivo
invecchiamento della popolazione italiana e friulana in particolare;
tutti conoscono le importanti riduzioni della natalità in Friuli in
particolare, dove è la più bassa del mondo!
Pochi
conoscono i dati relativi alle proiezioni, anche a breve termine, delle
persone che saranno sole, ma non per scelta in modo da non avere
interferenze con le famiglie dei figli, ma solo perché vedovi o singles
o senza figli.
Si calcola
che in questa decade che stiamo vivendo, gli anziani di oltre 75 anni,
quindi nati prima del 1935, effettivamente e realmente soli tendano a
diventare in Italia (non in Friuli dove la percentuale e superiore) il
40%; bisogna aggiungere gli anziani che vogliono vivere soli, quelli che
hanno famiglia già oberate di carichi sociali e quelli che hanno
famiglie che si disinteressano di loro.
Ecco perché
è giusto ribadire che l’invecchiamento della popolazione è
sicuramente una delle sfide maggiori della nostra società.
La demenza,
di cui la malattia di Alzheimer-Perusini è la più frequente
espressione, ha una prevalenza del 6% tra le patologie del sistema
nervoso, quasi come l’ictus che l’ha del 6,5%, che è la terza
patologia per mortalità.
La malattia
di Alzheimer-Perusini riconosce nell’età il principale fattore di
rischio, che ovviamente non è modificabile, e la ricerca, che peraltro
in questi anni ha avuto un enorme sviluppo con importanti investimenti,
non ha evidenziato ancora nessun sicuro fattore di rischio modificabile
e preventivabile.
Occorrono
quindi “occhi nuovi” per valutare la lenta, graduale e continua
trasformazione della struttura famigliare che fino a ieri è stato il
maggior supporto del demente e la conseguente trasformazione delle
strutture sociali, assistenziali, sanitarie.
Occhi nuovi
servono anche per “vedere” l’epidemia silente che, per la sua
complessità costituisce la malattia paradigmatica della società.
Bibliografia:
C.N.R., I
costi sociali dell’invecchiamento della popolazione italiana, Atti,
Milano, 1995.
B. Lucci, Le
demenze e la demenza di Alzheimer-Perusini, Quaderni della
Fondazione Morpungo Hofmann (n. 1, 1996).
B. Lucci, Il
contributo di Gaetano Perusini alla definizione della malattia di
Alzheimer-Perusini, Atti del Convegno, Alzheimer Pordenone, Grado,
1999.
M. Trabucchi,
Le demenze- 2° edizione.
UTET, 2000
CENTRO
STUDI INTERNAZIONALE PERUSINI-ALZHEIMER
V.
Nuova di Corva, 40 - 33170 Pordenone
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