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Pordenone
21 marzo 2001
Giornata
di studio e confronto sulla malattia di Alzheimer
LA
FAMIGLIA: UN PROGETTO CON LA FAMIGLIA PER OGNI FAMIGLIA
Ass.
Sociale Letizia Espanoli
Presidente
Alzheimer Pordenone
Vice
Presidente Centro Studi Internazionale Perusini-Alzheimer
Abstract
intervento
“Quando
due anni fa mi hanno confermato che la demenza di mio marito era
alzheimer per me non c’è stata nessuna sorpresa. In cuor mio c’ero
arrivata molto prima.
Ogni
giorno trovavo in lui qualcosa di nuovo che mi portava a pensare a
questa dolorosa sentenza.
Fino
all’ultimo ho sperato che tutto ciò non fosse vero, che forse mi
sbagliavo a pensare che questi sintomi portassero a questa conclusione,
ma purtroppo non era così… Era tutto chiaro, tutto vero, tutto sicura
senza ombra di dubbio…
Io
non posso e non trovo parole per poter spiegare questo calvario di
sofferenze. Guardo mio marito e vedo un uomo che non conosco, una
persona che non mi appartiene… non è lui.
Non
mi parla, non cammina se non appoggiato a me, devo aiutarlo a mangiare,
a lavarsi, a sedersi ed a vestirsi… a coricarsi ed a tutte le necessità
fisiologiche. Lui è come un bambino, si lascia fare, guidare, non si
ribella mai. Non ha pace, non dorme di notte, non riesce a stare
tranquillo un attimo, devo aiutarlo in tutto e per tutto … Per me non
c’è mai un attimo di riposo… né un minuto di tregua…
Quando
la notte lui cammina incessantemente avanti e indietro per il corridoio
perché non riesce a dormire, io lo seguo e controllo i suoi passi,
perché non vada a sbattere da qualche parte ed intanto penso come erano
tranquille le nostre notti…
Come
posso ora, che lo guardo e lo vedo così insicuro nei suoi passi, nei
suoi gesti lenti e tremolanti trovare l’immagine di mio marito,
l’uomo che mi dava sicurezza e protezione, tutto questo mi manca
terribilmente, mi fa sentire fragile e sempre spaventata per la paura
continua di non farcela.
Alzheimer
Pordenone ci ha dato la possibilità di incontrarci tra noi familiari e
questo ci ha aiutati un po’ tutti a confrontare le nostre esperienze
di “ammalati nell’anima”…questo maledetto male ti porta via
anche l’anima…
Ogni
giorno che passa ci si sente più stanchi ed avviliti, alle volte vorrei
piantare tutto, chiudere gli occhi e sparire… sono stufa di parlare
sempre da sola…
Tutto
questo mi fa stare male. Vorrei capire perché si commuove così e perché
non può più parlare. Le sue emozioni sono più vulnerabili e più
fragili? I suoi sentimenti sono lì ma lui non li può più controllare?
Perché
non lo posso aiutare?
Ho
sempre paura di sbagliare, di non trattarlo nel modo giusto, mi prendono
continuamente sensi di colpa per ogni cosa che faccio, cerco sempre di
pensare che sia la soluzione giusta, ma non c’è uno schema oppure un
metodo che mi venga in aiuto…
Tutto
dipende dalla mia capacità di intuire, dall’intesa che c’è sempre
stata tra noi che può suggerirmi che cosa fare.
Ma
tutto ciò non basta… Questo è un male troppo grande ed io mi sento
troppo grande e difficile da gestire ed io mi sento tanto piccola…
Quando
lui è seduto in silenzio e guarda lontano nel vuoto, mi avvicino e gli
chiedo “Parlami, dimmi qualcosa” e lui mi risponde piano
piano…”Ti amo”…
In
quel momento per me non ho davanti agli occhi una persona vecchia,
debilitata, senza denti… ma rivedo l’uomo della mia vita al quale
l’alzheimer ha rubato tutto, ma non ha portato via questo grande
sentimento che è sempre stato nostro e rimarrà dentro di lui per
sempre fino alla fine…
1.
La famiglia… cassaforte di informazioni sulla storia della persona
ammalata…
Il
primo passo metodologico per la presa in carico di una persona affetta
da alzheimer è conoscerla.
Ma
conoscere non vuol dire sapere informazioni sanitarie (è portatore di
dentiera, è diabetico, alvo irregolare…) è molto di più…
Noi
conosciamo una persona perché abbiamo informazioni sulla sua vita
trascorsa, i suoi gusti, i suoi modi per passare il tempo, le sue
passioni, le sue preferenze musicali, i suoi sapori preferiti…. E
tutte queste informazioni le rielaboriamo attraverso le emozioni che ha
provato… CHI SE NON LA FAMIGLIA E’ IN GRADO DI FARCI RILEGGERE
QUESTA STORIA ALL’INCONTRARIO?
2.
La famiglia che non può e non deve essere lasciata sola
“La
famiglia ha il diritto ad esprimere i suoi bisogni. Essi devono essere
tenuti in considerazione. I familiari devono essere supportati” –
Codice dei diritti dei malati di alzheimer e della sua famiglia –
Federazione Europea Associazioni Alzheimer
“Tutte
le persone coinvolte nella cura al malato devono poter disporre di
informazione, educazione e formazione sulla malattia, sul decorso e
sulle modalità di assistenza”.
3.
Ruolo della famiglia
Codice
dei diritti dei malati di alzheimer e della sua famiglia – Federazione
Europea Associazioni Alzheimer – “I familiari devono avere un ruolo
attivo nel processo di cura….
Un
pensiero moderno in linea con la Legge nazionale 328 .
”Il
sistema integrato di interventi e servizi sociali riconosce e sostiene
il ruolo peculiare delle famiglie nella formazione e nella cura della
persona, nella promozione del benessere e nel perseguimento della
coesione sociale; sostiene e valorizza i molteplici compiti che le
famiglie svolgono sia nei momenti critici e di disagio, sia nello
sviluppo della vita quotidiana; sostiene la cooperazione, il mutuo aiuto
e l'associazionismo delle famiglie; valorizza il ruolo attivo delle
famiglie nella formazione di proposte e di progetti per l'offerta dei
servizi e nella valutazione dei medesimi. Al fine di migliorare la
qualità e l'efficienza degli interventi, gli operatori coinvolgono e
responsabilizzano le persone e le famiglie nell'ambito
dell'organizzazione dei servizi.”
4.
La famiglia insieme agli operatori per definire il progetto di
assistenza personalizzata
“L’anziano
e la famiglia devono essere coinvolti nella definizione e nel
raggiungimento degli obiettivi fissati, in quanto il risultato dipende
anche dalla capacità di coinvolgimento dei diretti interessati nel
processo di erogazione del servizio” NORME UNI 10881
Un
progetto che non è solo la lista dei bisogni, dei problemi, delle
difficoltà da superare e dei lutti da elaborare. Ma un progetto che è
puntuale individuazione di tutto ciò che un malato di alzheimer è
ancora in grado di essere e di fare…
5.
La famiglia come parte attiva nella stesura della carta dei servizi
La
carta dei servizi non è un esercizio letterario. E’ il codice etico
di riferimento di un servizio che solo dopo aver stabilito i valori e
quindi i diritti, definisce come funzionano i servizi.
Familiari
ed operatori devono essere chiamati, insieme alla direzione alla stesura
della carta.
…
a questo punto già immagino che qualcuno pensa che presso la sua
struttura le famiglie non sono disponibili a collaborare, vengono
poco…
6.
La famiglia parte attiva del processo di accoglienza in una struttura o
in un servizio.
Dobbiamo
riuscire a porci l’obiettivo di trasformare l’investimento emotivo
carico di sofferenza e rancore della famiglia in capacità di
collaborare con le diverse figure professionali della struttura nel
prendersi cura dell’anziano. I familiari vanno aiutati a superare
sensi di colpa e di inadeguatezza.
Le
strutture per anziani esistono per permettere alle famiglie di
continuare ad amare il loro caro…
7.
Permettere nelle strutture la vita di coppia
La
persona anziana ha diritto ad esprimere pienamente la sua affettività…
Vanno pensati percorsi di accoglienza … camere matrimoniali, un
progetto perché il coniuge passi alcune ore con il coniuge malato in
luoghi dignitosi…
8.
… e quindi spazi per la famiglia…
Non
solo spazi di ascolto e partecipazione nel progetto, ma spazi fisici per
stare con dignità con la persona che si ama… Creare spazi per la
famiglia…
…
concludendo vorrei citare una parlamentare finlandese, Aino Suhola, che
nel suo discorso finale disse:
“Non
lasciatemi sola qui, in
una cosa che non so che cosa sia.
E questa esistenza unica sta scivolando via dalle mie mani
come sabbia fine, rapidamente,
come seta,
elusivamente.
Perché
non venite più a trovarmi come
facevate una volta? Perché
dovreste aver paura della
vostra incapacità di
aiutarmi?
Dimenticatevi
della perfezione;
ho
bisogno della gente,
un
paio d’occhi,
un
tocco,
qualcuno
qui in maniera personale. Perché questa è la nostra vita e
queste sono le mie emozioni” ed è per queste emozioni che i malati provano che noi dobbiamo essere capaci di lasciare loro vicino le persone che amano e dalle quali si
sentono amati…
Ho letto in questi giorni… “Preferisco essere un sognatore tra i più
umili, con visioni da realizzare, piuttosto che il principe di un mondo
senza sogni…
Un progetto sulla/con e per la famiglia è una visione da realizzare
presto…
CENTRO
STUDI INTERNAZIONALE PERUSINI-ALZHEIMER
V.
Nuova di Corva, 40 - 33170 Pordenone
tel. 0434/511017 fax. 0434/510581
e-mail:
csipalzheimer@libero.it
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