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DEGENERAZIONE MACULARE SENILE

 

 

Le maculopatie sono patologie che interessano la macula (l'area centrale della retina deputata alla visione distinta). In particolare, la degenerazione maculare senile, chiamata anche maculopatia senile o maculopatia involutiva, è una malattia progressiva che costituisce la maggiore causa di cecità nei pazienti con più di 60 anni di età. 
Questa patologia ha una prevalenza che varia dall'8.5% all'11% nella fascia di età compresa tra i 65 e i 74 anni, e del 27% al di sopra dei 75 anni. È dunque strettamente correlata all'età e con l'avanzare di questa aumenta il rischio di contrarre la malattia.
Sono stati classificati due principali tipi di degenerazione maculare senile: la 
forma secca o atrofica e la forma umida o essudativa o neovascolare.
La forma secca è il tipo più comune di degenerazione maculare senile (90% dei casi): generalmente causa una moderata riduzione visiva ed è dovuta ad una lenta e progressiva atrofia del tessuto retinico (epitelio pigmentato e fotorecettori). 
Meno comune (10% dei casi) ma più grave (è responsabile del 90% dei casi di grave calo visivo per maculopatia) è invece la forma essudativa. Tale forma è associata allo sviluppo di nuovi vasi, particolarmente deboli, che si rompono facilmente comportando la perdita di siero e di sangue o che, modificando il tessuto circostante, provocano fenomeni di cicatrizzazione e distruggono la macula. La visione diviene così distorta ed annebbiata fino ad una decisa riduzione della visione centrale. 
L'evoluzione è molto lenta nelle forme non essudative, più rapida nelle forme essudative. 

 

 

CAUSE

 
I motivi che determinano il deterioramento e la degenerazione del tessuto maculare non sono ancora noti. Sono stati individuati, comunque, numerosi fattori di rischio, tra cui il fumo di sigaretta (ne aumenta di tre volte il rischio); alcuni studi indicano come anche l'ipertensione arteriosa costituisca un altro importante fattore di rischio. Inoltre, l'esposizione prolungata ad una intensa luce solare, a causa della diminuzione della fascia di ozono, può aumentare il rischio di maculopatia e così pure una diminuzione del livello ematico di micronutrienti con funzione antiossidante.
 

 
SINTOMI

 
I sintomi principali della maculopatia senile sono la riduzione dell'acuità visiva centrale con permanenza di quella periferica; la distorsione delle immagini per cui, ad esempio, una riga non appare più dritta; l'alterazione della percezione dei colori che possono apparire sbiaditi o deboli; la presenza di un'area del campo visivo, vicino al punto di fissazione o comprendente il punto di fissazione stesso, in cui la visione non è distinta (scotoma). 
 

 
DIAGNOSI

 
Un esame molto semplice per individuare la malattia in uno stadio precoce è il test di Amsler. Si fa guardare al paziente un foglio di carta a quadretti con appropriata correzione ottica. Se fissando il punto situato al centro del foglio si osserva una distorsione (metamorfopsia) o una interruzione delle righe vuol dire che esiste un problema alla retina centrale. La misura della acuità visiva è importante per valutare lo stato e la progressione della malattia. 
Un altro importante esame diagnostico nella degenerazione maculare senile è costituito dalla fluorangiografia. Questo esame deve essere eseguito rapidamente perché tanto prima si fa una corretta diagnosi tanto meglio si può intervenire con una terapia laser. La fluorangiografia riesce però ad identificare i neovasi sottoretinici solo nel 15% circa dei casi. Negli altri i neovasi sono chiamati "occulti" cioè non visibili perché mascherati dalle strutture retiniche, dalle emorragie e dagli essudati. Dal 1992 è stata introdotta nella pratica clinica l'angiografia al verde di indocianina. Per effettuare questo esame, il medico inietta un colorante in una vena del braccio e poi esegue una serie di fotografie della retina e della macula; il colorante mette in evidenza le anomalie dei vasi e quindi a programmare un eventuale trattamento laser.
 

 
TERAPIA

 
Non vi sono allo stato attuale terapie mediche che abbiano scientificamente dimostrato la loro efficacia nel migliorare o prevenire l'insorgenza delle maculopatie. Il paziente deve essere informato che l'obiettivo della terapia non è di migliorare l'acuità visiva, ma di impedire un ulteriore peggioramento.
Si possono comunque prescrivere lenti che proteggono dai raggi ultravioletti, e ovviamente vanno corretti gli eventuali fattori di rischio generali. Talora possono essere prescritte sostanze come le vitamine (A, C, E), integratori minerali come lo zinco, il selenio, la luteina e la zeaxantina. 
In alcuni casi può essere indicato anche l'intervento chirurgico che ha lo scopo di rimuovere le membrane neovascolari e le cicatrici in zona maculare. 
Attualmente l'unica terapia che abbia comprovato la sua efficacia è la fotocoagulazione laser, che si propone di distruggere i vasi neoformati e pertanto di tentare di fermare l'evoluzione della malattia. Il laser può essere eseguito in presenza di neovasi non centrali, di dimensioni limitate e con visus discreto. I neovasi devono comunque essere ben visibili alla fluorangiografia o con l'angiografia con indocianina. Quando la neovascolarizzazione è ampia si può effettuare un trattamento laser chiamato perifoveale che abbia lo scopo di salvare la parte centrale consentendo una certa capacità visiva. Il laser è comunque un trattamento ambulatoriale, indolore e può essere effettuato senza alcuna preparazione particolare.
Purtroppo però l'efficacia del laser è limitata. Infatti le recidive di questi neovasi sono molto elevate e spesso il trattamento laser deve essere ripetuto. In caso di recidiva centrale il laser non può essere più effettuato. Le recidive nel 65% dei casi compaiono entro due-tre mesi dal trattamento e pertanto in questo periodo il paziente deve essere controllato molto spesso con più esami angiografici.
Negli stadi terminali, quando non è possibile alcuna terapia ed il visus è molto ridotto bilateralmente, si possono prescrivere i cosiddetti sussidi per ipovedenti, cioè lenti di ingrandimento, occhiali telescopici, circuiti televisivi chiusi. Così, le persone affette da un grave calo della visione centrale possono spesso leggere e fare qualche lavoro a distanza ravvicinata. Questi sistemi devono essere prescritti da oculisti esperti e talora vengono organizzati dei corsi di riabilitazione che insegnano al paziente l'utilizzo di tali strumenti.

 

 

 

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