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La
tomografia ad emissione di positroni (PET), è una tecnica
di medicina nucleare che permette di localizzare con
precisione, all'interno del cervello o di altri organi del
corpo, una sostanza marcata con un radioisotopo che emette
positroni, sostanza precedentemente somministrata al
paziente.
A
differenza della Tomografia
Assiale Computerizzata e della Risonanza
Magnetica Nucleare, riesce a riconoscere le cellule
che si dividono rapidamente (come le cellule tumorali) nel
contesto di altre cellule a basso indice di proliferazione
(le cellule normali).
Come
funziona
Un
radiofarmaco marcato con un isotopo che emette positroni
viene somministrato al paziente per via endovenosa; la PET
permette di seguire il percorso del radiofarmaco nel corpo e
poi nell’organo in esame.
La
Tomografia ad Emisione di Positroni è il mezzo più
sensibile e specifico per visualizzare percorsi di molecole
marcate e
questi dati, elaborati al computer, forniscono un'immagine
radiologica istantanea della funzionalità dell'organo preso
in esame.
Al
paziente che deve essere sottoposto ad una tomografia di
questo tipo, verrà inserito nel braccio un piccolo ago da
iniezione. La dose di radiazione ricevuta non è più alta
di quella di una normale radiografia. Dopo l'iniezione il
paziente rimarrà sdraiato in una stanza buia con gli occhi
chiusi. Successivamente sarà condotto nella stanza per
l'esame, rimanendo su di un lettino con un anello per
evidenziare la radioattività che lo circonda. Sono
necessarie numerose misurazioni per poter garantire un esame
completo. In alcuni casi le misurazioni vengono effettuate
subito, in altri casi dopo qualche minuto o addirittura dopo
ore a seconda della velocità con cui le sostanze
raggiungono o inondano l'organo che deve venire analizzato.
Durante queste misurazioni il paziente dovrebbe muoversi il
meno possibile, di modo che le immagini non risultino mosse.
Già un movimento respiratorio troppo intenso può causare
disturbi di immagine. L'esame di una regione dura circa 30
minuti, un esame di tutto il corpo circa 60 minuti.
A
cosa serve
La
PET, per la quale vengono utilizzati come traccianti
radioattivi elementi normalmente presenti nell'organismo o
analoghi di sostanze che partecipano ai processi metabolici,
rappresenta da anni un importante strumento di ricerca
medico nucleare nel campo della biochimica in
"vivo", fornendo informazioni determinanti sulla
fisiologia di organi e di apparati, sulla fisiopatologia di
alcune importanti patologie e sul meccanismo di azione di
farmaci utilizzati per il loro trattamento.
Infatti,
recentemente la PET sta acquistando un ruolo
clinico-diagnostico sempre più rilevante, in particolare in
campo oncologico, cardiologico e neurologico, fornendo
informazioni specifiche su alterazioni di processi
metabolico-funzionali che precedono l'insorgenza di una
condizione patologica. Una tomografia PET viene effettuata
per esami del cervello
(per meglio seguire l'anatomia funzionale, cioè verificare
varie attività fisiologiche del cervello),
del cuore, di infiammazioni di origine sconosciuta e nelle
analisi di tumori del fegato, mammari e del pancreas. Anche
per altri tumori della regione otorinolaringoiatrica,
carcinomi dell'epidermide e del pancreas è indicato un
esame con una tomografia PET.
Essa
può essere di aiuto anche nella diagnosi delle forme
depressive dell'anziano e nei deficit di memoria associati
all'età e nelle fasi precoci della malattia
di Alzheimer. Inoltre, nelle epilessie può definire
la sede del focolaio indicando, nelle forme
farmaco-resistenti, dei criteri guida utili alla terapia
stereotassica del focolaio epilettogeno.
La PET è particolarmente utile in quanto è in grado di
rilevare cambiamenti nel metabolismo delle cellule anziché
nella loro struttura anatomica o nelle dimensioni del
tumore. Essa, non solo permette di diagnosticare un cancro,
ma anche di rappresentarne in modo tridimensionale le
dimensioni e la diffusione, anche e in particolar modo delle
riproduzioni tumorali (metastasi) in tutto il corpo. Queste
conoscenze sono di aiuto al momento di prendere una
decisione sulle successive misure terapeutiche da adottare,
come una chemioterapia o un intervento chirurgico, in
quanto, in corso di terapia, è possibile individuare gli
effetti della cura sul tumore, più precocemente di quanto
non si possa fare con la TAC o la radiografia
toracica, che possono solo riscontrare variazioni
volumetriche del tumore dopo parecchi cicli di terapia.
Inoltre, due settimane dopo aver iniziato una cura è già
possibile sapere se questa ha avuto successo e se è
opportuno continuarla. In caso di dubbio ciò può aiutare
ad evitare la somministrazione di molti cicli chemioterapici
che si dimostrano fin dall’inizio poco efficaci, con gravi
effetti collaterali per il paziente. Grazie alla PET è
possibile riconoscere con una precisione al 90% tumori
maligni.
Come
prepararsi all’esame
Presentarsi
all'esame a digiuno. L'ultimo pasto deve essere stato
consumato almeno 8 ore prima. È possibile però bere
bevande prive di calorie come acqua o tè non zuccherato.
Continuare a prendere normalmente le medicine quotidiane.
Pazienti con diabete
mellito possono consumare i normali pasti intermedi anche
prima dell'esame.
Prima
dell'esame è necessario sdraiarsi per circa 10 minuti per
permettere al metabolismo dello zucchero nella muscolatura
di placarsi.
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