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Cataratta

Il sole  è alto sull'orizzonte nella giornata estiva. Un branco di antilopi pascola quieto sulla riva del grande fiume ignaro della presenza di un duplice pericolo. Il cacciatore sottovento osserva i movimenti del branco. La distanza sembra ottimale per le sue frecce e forse quello che pascola in disparte è un maschio adulto di generose proporzioni. Il cacciatore ha ormai 55 anni, non è più giovane, ma i suoi muscoli sono ancora forti e scattanti. Solo la vista negli ultimi anni si è indebolita ed ora gli animali si muovono come in una nebbia che nel sole del pomeriggio si è accentuata. È sempre più difficile per lui individuare le  prede ed oramai può cacciare solo animali di grossa taglia. Il cacciatore si prepara, imbraccia l'arco e si avvicina furtivo all'animale che pascola. La nebbia nei suoi occhi lo costringe a muoversi allo scoperto. Una strana sensazione istintiva lo porta a voltarsi  verso la  sua destra. C'è qualcosa che si muove, forse un'antilope che corre impaurita. Cerca di aguzzare gli occhi. Troppo tardi. La leonessa gli è addosso.

L'indebolirsi della vista con gli anni a causa della cataratta era ed è un'esperienza comune, non risolvibile in modo soddisfacente fino a solo 30 anni fa. Dagli anni '70 del secolo scorso tutto è cambiato. Un tempo moltissime persone ancora attive ed in forma fisicamente si vedevano costrette ad una vita limitata e dipendente dagli altri perché non erano più in grado di muoversi autonomamente a causa di questa cecità progressiva e ciò succede ancor oggi nei paesi sottosviluppati. Tutti abbiamo in mente e nella memoria la figura di un nostro vecchio ridotto in cecità o, quando poteva essere sottoposto ad intervento, che girava con un paio di occhiali grossissimi.
Oggi con un intervento di pochi minuti, senza ricovero e con un'anestesia effettuata con poche gocce di collirio si può ritornare a vedere come a 20 anni. Possiamo portare i nostri pazienti a vedere sia da lontano che da vicino senza occhiali grazie a cristallini artificiali multifocali o che correggono l'astigmatismo. Il tutto in continua evoluzione da 30 anni a questa parte.

Ma cos'è la cataratta? Partiamo cercando di spiegare come è fatto un occhio.

catPossiamo paragonarlo ad una macchina fotografica che cattura le immagini dell'ambiente circostante, le focalizza su una pellicola sensibile (la retina) e questa, tramite un cavo elettrico (il nervo ottico) le invia al computer (il nostro cervello) che deve svilupparle ed analizzarle.
L'occhio in definitiva è la nostra finestra sul mondo, l'organo di cui si serve il cervello per poter muoversi nell'ambiente.
Come una macchina fotografica l'occhio possiede delle lenti che devono convogliare i raggi luminosi verso la pellicola (la retina).
Le lenti sono due, la cornea che è la più esterna e che fa parte del guscio dell'occhio, ed il cristallino. Questo è una piccola lente di circa 9 mm di diametro e spesso 5 mm, a forma di lenticchia, posizionato dietro l'iride (la parte colorata dell'occhio). L'iride è un diaframma ad apertura variabile con la luce ed il buco centrale attraverso il quale passano i raggi luminosi si chiama pupilla. Il cristallino è tenuto in sospensione per 360 gradi da una fitta rete di fibre (la zonula) che hanno anche il compito di trasmettere al cristallino stesso le tensioni di alcuni muscoli con l'effetto di modificarne la forma e permettere la messa a fuoco di oggetti a varia distanza.
Il cristallino è fatto come una cipolla: ha una buccia e dentro numerosi foglietti concentrici che sono trasparenti proprio grazie alla loro struttura a lamelle. Il cristallino giovane è sufficientemente morbido da cambiare la sua forma quando sollecitato dalla rete di fibre zonulari e questo meccanismo è quello che ci fa vedere senza sforzo sia da lontano che da vicino. Con gli anni tutti i nostri tessuti si induriscono, compreso il cristallino che inizia dapprima a perdere l'elasticità e quindi la capacità di modificare la messa a fuoco tra lontano e vicino e poi la trasparenza diventando sempre più opaco fino a bloccare la trasmissione della luce dentro l'occhio. Questo costituisce la “cataratta” così chiamata dagli antichi oculisti perché nelle fasi più avanzate si osservava una colliquazione del materiale lenticolare che “cadeva” all'interno della sua buccia.

Terapia

A seconda del tipo di cataratta si possono avere diverse situazioni: ci può essere un undurimento progressivo ed importante di una parte del cristallino con tutto sommato poco calo visivo o con solo un cambiamento di messa a fuoco per cui si vede meglio da vicino e peggio da lontano, oppure un'opacamento posizionato in un punto importante del cristallino che anche se poco duro incide molto sulla visione.
Negli stadi molto avanzati il cristallino opaco, giallo-bruno o addirittura bianco, si nota ad occhio nudo attraverso la pupilla.

I primi interventi consistevano nel far precipitare il cristallino, opacato così tanto da rendere ciechi, all'interno dell'occhio recidendone le fibre. La luce ritornava ma le immagini risultavano completamente sfuocate perchè mancava la lente che serviva a metterle a fuoco sulla retina. Poi si è iniziato ad estrarlo completamente invece che lasciarlo dentro l'occhio e prescrivere poi un paio di grossi occhiali che sostituissero la funzione della lente. Questi interventi richiedevano dei tagli molto grandi per poter far uscire il cristallino e le complicanze erano  molto frequenti.
Nei primi del '900 alcuni chirurghi avevano pensato di sostituire il cristallino con una lente costruita in vetro e posizionata in qualche modo dentro l'occhio ma con grandi problemi.

Durante la seconda guerra mondiale si osservò come alcuni frammenti delle cupole di plexiglas (un materiale plastico) degli aerei da caccia penetrati all'interno degli occhi dei piloti non dessero alcuna reazione e qualcuno pensò di utilizzare quel materiale facilmente lavorabile per produrre un cristallino artificiale.
Da allora, grazie alla tecnologia, all'uso di microscopi per operare e di strumenti sempre più piccoli e raffinati si è arrivati agli interventi moderni.

Attraverso una incisione di soli 2,2 o 2,5 millimetri si inserisce nell'occhio un piccolo strumento ad ultrasuoni con il quale si frantuma ed aspira il cristallino opaco lasciando in sede la buccia dentro la quale si inietta una lentina di materiale plastico flessibile. L'intervento dura solo pochi minuti nella grande maggioranza dei casi.
Con una incisione così piccola non è più necessario nella maggior parte dei casi mettere un punto di sutura così come sono sufficienti poche gocce di collirio anestetico per operare senza dolore.
Intervento veloce e quasi assenza di anestesia permettono di operare persone molto anziane o con problemi medici generali anche importanti.
Sempre grazie alla piccolissima incisione il recupero visivo e la riabilitazione dell'occhio sono velocissimi e già dal giorno seguente o poco più si vede distintamente.
Non sono più necessari lunghi periodi di convalescenza e sono da archiviare le vecchie raccomandazioni di non chinarsi o di non uscire di casa.
Nel periodo postoperatorio bisognerà fare solo attenzione all'igiene ed a evitare traumi diretti all'occhio.
La tecnologia mette a disposizione lentine di  moltissimi tipi, alcune che permettono di vedere sia da vicino che da lontano senza bisogno di occhiali, non adatte però a tutti gli occhi, altre che permettono di correggere astigmatismi elevati preesistenti.

Oggi non è assolutamente necessario (anzi è controproducente ) aspettare che la cataratta sia “matura” per operarla, come invece bisognava fare quando si doveva estrarre il cristallino tutto intero.  Con gli interventi moderni tutto è più facile e con meno problemi nella guarigione se l'intervento non viene fatto a cataratta molto avanzata per cui è consigliabile intervenire quando l'opacità del cristallino determina disturbi visivi già fastidiosi per il paziente.

In definitiva l'intervento di cataratta moderno è sicuro e semplice per il paziente che deve affidarsi con tranquillità al proprio chirurgo con il solo avvertimento di rivolgersi sempre a medici di comprovata esperienza e serietà.

Dott. Ugo Cimberle

Articolo pubblicato nel mese di Febbraio 2012

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