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Prevenzione cardiovascolare nella terza età


Premessa

La prevenzione significa tutte le misure che portano ad evitare l’apparizione o l’aggravamento di una malattia. Nell’ambito della prevenzione parliamo quindi di una prevenzione primaria che mira ad impedire o ritardare la comparsa di una malattia e di una prevenzione secondaria che rappresenta la diagnosi precoce di una malattia oppure la prevenzione delle recidive (ricadute) della malattia stessa. Un esempio di prevenzione primaria sono le vaccinazioni che impediscono la comparsa di una malattia infettiva, una prevenzione secondaria è lo smettere di fumare dopo un infarto miocardico per prevenire la progressione della malattia con ulteriore aggravamento.
Nei soggetti con più di 75 anni la malattia cardiovascolare è presente nel 44% dei casi e rappresenta la causa di morte nel 40% di essi.

Alcune considerazioni

Attualmente, la popolazione invecchia in maniera diversa rispetto a 20 o 30 anni fa. Gli anziani di oggi sono “più sani” e si presentano in migliori “condizioni generali” rispetto ai loro genitori. Nei soggetti di età compresa tra i 65 ed i 74 anni il 22% non è affetto da alcuna patologia, ed in quelli con più di 85 anni di età il 12,2%. Quindi, una non indifferente parte dei soggetti anziani ha delle buone probabilità di vivere ancora per anni.
Con il passare del tempo anche l’aspettativa di vita è cambiata. Intendiamo per speranza  o aspettativa di vita il numero medio di anni che una persona può ancora vivere a partire da una certa età. In parole povere è “quanto ci si aspetta di vivere”. Oggi, una donna di 85 anni presenta un’aspettativa di vita (media) di 5,9 anni, mentre un maschio della stessa età una di 4,9 anni. Se l’anziano in questione è in buona salute, allora l’aspettativa media di vita sale a 6,1 anni per le donne ed a 5 anni per gli uomini. Quindi, attualmente, un ottantacinquenne ha delle buone “probabilità” di spegnere le novanta candeline poste sulla sua torta di compleanno.
La prevenzione implica spesso l’utilizzo di farmaci, ma aggiungerne degli altri ad un soggetto anziano non è privo di rischi. L’interazione tra i farmaci è un problema conosciuto, ed in più l’anziano reagisce diversamente ai farmaci rispetto ad un soggetto giovane (vedi farmaci nella terza età). Di questo aspetto il medico curante deve tenere conto, prima di aggiungere un nuovo medicinale, di quelli che già fanno parte della cura di un paziente anziano. Si devono sempre “pesare” i vantaggi di una terapia da una parte ed i suoi rischi dall’altra.
Due situazioni patologiche, molto frequenti nella terza età, sono l’ipertensione arteriosa e la fibrillazione atriale. La probabilità di essere affetti da queste malattie aumenta con l’aumento dell’età. La forma più comune di ipertensione negli anziani consiste in una pressione sistolica alta (>140 mmHg) ed una pressione diastolica normale o bassa (<90 mmHg). Tre quarti della popolazione al di sopra dei 75 anni di età soffre di ipertensione arteriosa sistolica (aumento esclusivo della pressione sistolica). Più del 10% degli ultraottantenni soffre di fibrillazione atriale. E’ quindi più che giusto cercare di capire se la cura di questi stati morbosi abbia oppure no un’influenza positiva sull’aspettativa di vita degli anziani. Purtroppo, nella stragrande maggioranza degli studi, gli anziani venivano regolarmente esclusi e solo da pochi anni cominciamo ad avere dei dati che interessano questa popolazione.
Dopo gli 82 anni di età, la cura dell’ipertensione sistolica (abbassando la pressione sistolica da valori più alti di 160 a meno di 150 mmHg) ha diminuito il rischio di ictus del 33%, di malattia coronarica del 27% e quello di scompenso cardiaco del 55%. La cura dell’ipertensione degli anziani si è dimostrata utile a condizione di evitare l’uso di troppi farmaci o la comparsa di ipotensione (pressione troppo bassa).
L’utilizzo della terapia anticoagulante nell’anziano con fibrillazione atriale permanente riduce il rischio embolico del 70% al prezzo di un rischio emorragico leggermente più alto. Oggi disponiamo di modalità di calcolo del rischio embolico e di quello emorragico. Se il rischio di un evento embolico è alto, in presenza di un rischio emorragico basso, il vantaggio della cura anticoagulante supera il rischio di sanguinamento, allora il medico è “autorizzato” a consigliare la terapia.
La letteratura medica è ancora carente sugli effetti delle statine nella popolazione anziana come anche sugli effetti dell’attività fisica. Anche se è stato dimostrato che l’abbassamento del colesterolo nei pazienti affetti da malattie coronariche riduce il rischio di infarto del miocardio, di ictus e la mortalità in generale, mancando gli studi sulla popolazione anziana con queste caratteristiche, è difficile sostenere tale tesi. Ciò che è sicuro è che condurre una vita sana, evitare il fumo, avere un’attività fisica regolare compatibile con l’età e curare la pressione alta, favoriscono l’allungamento della vita e ne migliora la qualità.

Conclusioni

La medicina ha fatto dei grandissimi passi avanti. Le terapie che oggi proponiamo non esistevano tanti anni fa ed in più, queste modalità di cura vengono quotidianamente proposte a soggetti molto più anziani di una volta. Non era concepibile 20 anni fa di sottoporre un ottantacinquenne ad un intervento di cardiochirurgia mentre oggi lo facciamo con disinvoltura. I progressi della medicina e la prevenzione dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari anche nella popolazione anziana fanno sì che, sotto il profilo cardiovascolare, la vita si possa allungare.

Dott. Vladimir Guluta

Articolo aggiornato a Maggio 2011

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