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Fratture del collo del femore

Il femore, l’osso più voluminoso dello scheletro, si collega al bacino attraverso la sua parte superiore, costituita dal collo e dalla testa.

Cause

La regione collo del femore è la più esposta alle fratture, a causa della sua conformazione e del carico del peso corporeo a cui è sottoposta. Durante l’età giovanile e adulta queste condizioni avverse sono compensate dal buon grado di calcificazione delle ossa. Al contrario, nell’età avanzata, a causa della graduale diminuzione della quantità del tessuto osseo (osteoporosi senile) e dei cambiamenti della sua composizione minerale, particolarmente per quanto riguarda il calcio (osteomalacia), la regione del collo femorale risulta considerevolmente indebolita. Le fratture del collo del femore sono infatti, le fratture più frequenti nell’uomo e nella donna dopo i settanta anni e, per questo motivo, costituiscono un gravissimo problema sociale e assistenziale; il progressivo allungamento della vita ha infatti determinato un notevole aumento di questo tipo di problema e il Servizio Sanitario Nazionale ha speso pressappoco 4000 miliardi, in quest’ultimo anno, per la cura delle fratture del femore negli anziani. Questo tipo di frattura si verifica spesso a causa di traumi di modestissima entità: la situazione più frequente consiste, infatti, nella caduta fortuita di un individuo anziano, spesso favorita da calzature non adatte, da irregolarità del terreno o ancora da disturbi apparsi improvvisamente, quali un capogiro, un disturbo del ritmo cardiaco, un’alterazione transitoria della circolazione cerebrale o della pressione sanguigna.

Sintomi

Il paziente caduto a terra non riesce a rialzarsi e accusa un forte dolore all’inguine, diffuso verso il ginocchio e lungo la parte anteriore della coscia. In molti casi è possibile supporre la presenza della frattura semplicemente osservando la posizione della gamba colpita: essa si presenta girata verso l’esterno, in modo che il piede tende a toccare il terreno con il suo margine esterno. La gamba inoltre, appare spesso leggermente più corta di quella sana. In questa situazione è opportuno evitare di muovere il paziente prima dell’arrivo degli addetti al soccorso.

Diagnosi

La diagnosi della frattura è affidata all’esame radiografico, che permette di individuare l’esatta sede della frattura.

Cura

La cura di queste fratture consiste, nella maggior parte dei casi in un intervento chirurgico. Nonostante l’elevato rischio dovuto all’età spesso avanzata e alle condizioni generali del paziente, l’intervento chirurgico permette di ridurre al minimo il tempo di immobilizzazione a letto, impedendo così la comparsa di complicazioni come piaghe da decubito, disturbi respiratori e circolatori, alterazioni psichiche o infezioni urinarie, che compaiono con grande frequenza nell’anziano costretto a letto e che ne mettono in pericolo la vita stessa. Infatti, quando queste fratture non venivano trattate chirurgicamente, era molto alta la percentuale di mortalità.

L’intervento chirurgico consiste nell’unione dei frammenti ossei della frattura con mezzi metallici quali chiodi e placche, nella sostituzione dell’intera articolazione con una protesi metallica (artroprotesi totale) o della sua parte femorale (endoprotesi).



Articolo aggiornato a Marzo 2011

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