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Osteopatia


Dopo la guerra di secessione americana il medico Andrew Taylor Still, nel 1873 aveva, dopo studi decennali, formulato il metodo osteopatico col quale riuscì a curare le persone affette da disfunzioni strutturali oggi correttamente definite disfunzioni somatiche. 

L'osteopatia è una vera realtà medica negli States, tant'è che è riconosciuto un vero e proprio albo dei medici osteopati alla pari di quello dei medici chirurghi; in Europa è regolamentata con corsi di laurea nel Regno Unito ed in Belgio, mentre in Italia si attende ancora una normativa in merito, pur essendoci una legge quadro sull'integrazione delle MnC nelle politiche per la salute del paese. 

Nella pratica osteopatica il medico osteopatico inizia il suo operato avvalendosi di una buona anamnesi e dei test di mobilità per ricercare le eventuali restrizioni di mobilità, pur avvalendosi della diagnostica moderna.

Still asseriva che la struttura governa la funzione ed il suo scopo era quello di trovare la lesione primaria e solo curando quest'ultima attraverso la manipolazione osteopatica (uso delle mani) si può guarire la disfunzione e quindi a priori la patologia. Dunque, la non armonia del corpo è disfunzione e la disfunzione diventa patologia. Il corpo è visto come dicono gli inglesi un "global unit" ed il disordine causa la malattia. 

Still basava le sue tecniche su esperienze reali, in particolare egli riuscì a rendere assimilabile la medicina ufficiale del tempo (anatomia, anatomia, anatomia) con le pratiche mediche degli indiani d'America, fu così che inventò l'osteopatia. 

Oggi questa disciplina si è evoluta trovando varie applicazioni e sviluppi grazie ad altri autori, che nel tempo hanno inventato lo strutturale, il cranio-sacrale, il miofasciale ed il viscerale. Anche la medicina convenzionale usa l'osteopatia, basti pensare ai disordini posturologici delle persone (plantari), alle applicazioni in campo odontoiatrico (bite ed ATM) ed non ultime alle riabilitazioni degli atleti (vedi Ronaldo).

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