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Musicoterapia

La musicoterapia prevede l’uso della musica e del ritmo per migliorare le funzioni fisiche e psicologiche e fornisce un mezzo alternativo di comunicazione per chi non è in grado di esprimere con le parole i propri sentimenti. Infatti, come tutte le vibrazioni la musica è in grado di influire sullo stato emotivo del paziente e influire così anche sul suo stato organico.

La nascita di questo tipo di terapia si perde nella notte dei tempi, quando saltando e battendo le mani l’uomo invocava gli spiriti del bene, tentando in questo modo di esorcizzare i demoni. Molti miti greci contengono metafore sul potere di guarigione della musica e le sue capacità terapeutiche vengono sfruttate in molte culture e religioni antiche.

Recentemente molti medici hanno introdotto questa tecnica nella loro pratica professionale ed in particolar modo il neurologo Oliver Sacks, autore del libro Risvegli, ha riconosciuto le sue proprietà terapeutiche nel 1969, lavorando con pazienti con notevoli anomalie nel movimento. Il suo libro, dal quale è stato tratto anche un famosissimo film, pubblicato nel 1973, racconta di come questa tecnica terapeutica abbia aiutato molti suoi pazienti catatonici a prendere contatti con il mondo esterno. In molti centri di riabilitazione, i l terapeuta lavora con una varietà di pazienti, sia bambini che adulti, che possono avere handicap emotivi, fisici, mentali o psicologici.

In medicina, la terapia della musica viene utilizzata per contribuire al controllo di disturbi organici come il dolore, e per la riabilitazione di soggetti colpiti da ictus o vittime di gravi incidenti. Anche gli anziani e gli affetti dal morbo di Parkinson, effettuando esercizi a ritmo di musica, ottengono notevoli miglioramenti nella coordinazione dei movimenti e nella loro stabilità ed equilibrio.

Il canto e l’uso di particolari strumenti musicali migliorano la funzione polmonare e il canto viene anche utilizzato per risolvere disturbi del linguaggio.

La musicoterapia sembrerebbe giovare anche a bambini con handicap neurologici o a soggetti ciechi e praticata in gruppo agevola la socializzazione.

Le proprietà terapeutiche della musica sono accettate da tutti ma non comprese a livello scientifico. Alcuni studiosi ritengono che la musica raggiunga la parte del cervello che non è legata alle capacità verbali. Per esempio, le vecchie canzoni danno spesso notevoli risultati con pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer (consultare il sito www.pamonline.it)

La ricerca suggerisce che le esperienze musicali probabilmente stimolino lo sviluppo di endorfine, analgesici naturali prodotti dal cervello.

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