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La malattia venosa cronica agli arti inferiori


Tale definizione comprende  quadri patologici che sono : le varici, la trombosi venosa, la sindrome post-trombotica. Tali patologie se non diagnosticate, o meglio sottovalutate nella loro progressione, possono  complicarsi con la comparsa di lesione cutanea o meglio dell’ulcera venosa o cosiddetta “ulcera flebostatica”, per distinguerla dalle ulcere da altre cause. L’ulcera venosa di solito si localizza a livello perimalleolare (zona della caviglia), ed è preceduta da una alterazione del colore della cute (discromia).


Le varici

Le varici sono di fatto delle vene superficiali dilatate e dal decorso tortuoso. Il paziente di solito le riscontra al tatto a livello di coscia o di gamba come la presenza di un rilievo serpiginoso, di solito non dolente.


Perché compaiono le varici?

Varici a livello dell’arto inferiore destro con coinvolgimento della gamba e della coscia

Figura 1: Foto. Varici a livello dell’arto inferiore destro con coinvolgimento della gamba e della coscia

La compare perché vi sono delle alterazioni della  parete venosa  e  della struttura e della funzione delle valvole venose. Le donne risultano più colpite degli uomini, e le persone che ne sono affette, hanno spesso familiari ugualmente con varici. Queste sono le cosiddette  varici primitive. Vi sono comunque alcune  condizioni che possono favorire l’insorgenza delle varici: prima fra tutte l’obesità, l’abbigliamento costrittivo, la stipsi, la gravidanza, la sedentarietà, il tipo di lavoro  che obbliga una persona a stare in piedi per molte ore. La predisposizione familiare ha un ruolo determinante: infatti per esempio, non tutti i barman o i parrucchieri (che passano molte ore della giornata in piedi e piuttosto fermi) sviluppano le varici; la condizione favorente deve aggiungersi ad una predisposizione familiare.


Che sintomi riferisce una persona con varici?

Di solito nelle fasi iniziali della malattia, quando le varici non sono molto pronunciate il sintomo più frequente è il senso di peso, di stanchezza, che risulta più spiccato alla fine della giornata lavorativa; infatti al risveglio tali sintomi sono assenti. Quando le varici sono più evidenti può aggiungersi ai sintomi precedenti, l’edema, il gonfiore alle caviglie che man mano può interessare anche le gambe. Anche l’edema, di solito più evidente a fine giornata, risulta spesso assente al risveglio. Il gonfiore alle caviglie può rappresentare per anni l’unico segno clinico per ciò che riguarda la malattia varicosa. Ma dopo un tempo variabile in molti pazienti può presentarsi un altro segno clinico molto importante: la colorazione scura delle cute,  sempre nella zona della caviglia. Questo segno, che di per sé rappresenta un peggioramento della malattia,  può anticipare un’altra complicanza temibile: l’ulcera flebostatica. La comparsa di un’ulcera pone in essere una serie di provvedimenti terapeutici all’atto del suo riscontro e un programma di prevenzione della sua ricomparsa (il 50% circa delle ulcere guarite si riformano entro due anni).


La diagnosi delle varici

Si tratta di una diagnosi essenzialmente clinica, perché il paziente presenta sulla coscia e sulla gamba (ad un arto o ad entrambi gli arti) dei rilievi serpiginosi sottocutanei non dolenti alla palpazione, che scompaiono con la pressione di un dito su di essi. A volte la comparsa delle varici possono essere una conseguenza di una trombosi delle vene profonde: in questo caso le varici si definiscono secondarie. Successivamente alla visita è comunque utile eseguire un ecocolor doppler delle vene degli arti inferiori, che oggi rappresenta l’esame più indicato, per avere informazioni precise circa le vene malate, per vedere se vi sono trombi nelle vene, per sapere se le vene profonde sono sane.


Come si curano le varici?

Ulcera a livello della caviglia destra in una paziente con varici

Figura 2: Ulcera a livello della caviglia destra in una paziente con varici.

La terapia delle varici è spesso una terapia integrata tra terapia medica e terapia chirurgica. Non bisogna pensare che la terapia chirurgica sia sempre una terapia risolutiva definitiva. La malattia varicosa è frequentemente una malattia recidivante; cioè si ripresenta dopo che è stata effettuata una terapia chirurgica tradizionale (che consiste nell’ asportare  le vene malate), o una terapia cosiddetta endovascolare con il LASER, perché nel tempo si possono ammalare delle vene che all’atto della procedura si presentavano sane. Per tali considerazioni è importante innanzitutto la prevenzione, mettere in atto alcuni cambiamenti dello stile di vita: dimagrire, indossare un abbigliamento non costrittivo (la panciera è assolutamente da evitare), usare scarpe comode, combattere la stipsi, uso di collant a compressione graduata per le persone che stazionano per lunghi periodi in piedi, e durante la gravidanza.
Quando le varici sono state diagnosticate la terapia medica non farmacologica  consiste fondamentalmente nell’elastocompressione: cioè l’uso di calzini, collant, a compressione graduata.  Vi sono vari gradi di compressione, e la compressione da utilizzare  è prescritta unicamente dal medico che ha in cura il paziente. L’uso di una calza a compressione graduata, permette di ridurre il calibro della vena e contenere la progressiva dilatazione della vena e permettere così di ridurre la sua incontinenza e di  alleviare i sintomi riferiti dal paziente così come ridurre il gonfiore e prevenire la comparsa delle complicanze (l’alterazione del colore della cute e l’ulcera).
La terapia con farmaci ha lo scopo di evitare la formazioni di trombi nelle vene varicose attraverso l’uso di sostanze con “azione antitrombotica“. L’uso di sostanze di origine vegetale (estratte da frutti e piante) che hanno lo scopo di ridurre la sintomatologia perché agiscono sulle cause che la determinano. E’ importante che il paziente effettui una terapia combinata: solo l’impiego di una terapia elastocompressiva associata ad una terapia farmacologica può risultare efficace nel ridurre i sintomi, rallentare l’aggravamento della malattia ed evitare le complicanze.

Dr. Raffaele De Filippo

Articolo aggiornato a Marzo 2011

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