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L'assicurazione di cura in Germania, le
politiche a favore degli anziani non autosufficienti in Francia e in Olanda, la
riforma dei servizi sociali in Gran Bretagna, la
sperimentazione dei mercati sociali, gli assegni di cura in Italia e i primi passi dell'esperienza italiana verso nuovi modelli di regolazione dei servizi sociali per gli anziani: sono questi i temi affrontati nel recente rapporto sull'assistenza agli anziani in Italia e in Europa promosso dallo
Spi-Cgil e realizzato dalla Fondazione G.Brodolini e dal
Politecnico di Milano. La ricerca, presentata lo scorso luglio al
Centro Congressi Frentani di Roma, è stata condotta da Costanzo Ranci, della
Facoltà di sociologia e politica sociale del Politecnico di Milano, e da altri illustri studiosi.
Un primo elemento, non solo quantitativo ma anche qualitativo, messo in evidenza dal rapporto, riguarda il crescente numero degli anziani e il conseguente bisogno di costruire in Europa e in particolare nel nostro Paese una rete dei servizi alla persona. Per ciò che concerne l'Italia, rielaborando alcune stime dell'Istat, emerge dal rapporto un dato preoccupante: l'incidenza della
disabilità (almeno parziale) tra gli anziani oltre 65 anni (non ricoverati) raggiungerebbe la soglia del 20 per cento e l'incidenza della disabilità grave (che implica il confinamento entro l'abitazione) rappresenterebbe quasi il 5 per cento. In valori assoluti lo studio dice che in Italia circa 560.000 persone ultrassessantacinquenni sono gravemente non autosufficienti.
La ricerca mette anche in luce i limiti e i grandi ritardi con i quali il sistema di assistenza attuale assicura un sostegno finanziario e di servizi alle famiglie. A tale ritardo si aggiunge una sperequazione, diciamo così geografica o territoriale, in base alla quale se si prendono in considerazione le cifre pro capite erogate nei diversi Comuni italiani si passa dalle 400 mila lire erogate a Modena ad una media che supera di poco le 20 mila lire nelle aree del Sud. Di fatto la cura e l'assistenza agli anziani è affidata prevalentemente alle famiglie che provvedono secondo i propri redditi e le proprie disponibilità. Ma sappiamo tutti, perché ce lo ricordano di continuo gli esperti, che la rete familiare andrà sempre più rarefacendosi in futuro.
è pertanto inevitabile che si debba compiutamente e organicamente strutturare un vero e proprio mercato sociale dei servizi.
Qualche settimana prima, al convegno "Allungamento della vita e nuovo
Welfare", svoltosi a Perugia nell'ambito del primo Meeting internazionale della Grande età, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Roberto Maroni, nel suo intervento aveva sottolineato la necessità di uscire dall'assistenzialismo di tipo statalistico e, nelle attività di assistenza rivolte agli anziani, l'irrinunciabile urgenza di lasciare sempre più spazio agli enti locali e ai soggetti del terzo settore. Sullo stesso tema e nella medesima circostanza il sottosegretario Grazia Sestini aveva a sua volta rivendicato il ruolo insostituibile della competizione come strumento per facilitare l'erogazione dei servizi.
Più o meno le stesse argomentazioni ha esposto nella presentazione che si è svolta a Roma Renato Bacconi, segretario nazionale dello
Spi Cgil. "Dobbiamo costruire," ha affermato Bacconi, "una rete di servizi alla persona qualitativamente alti e quantitativamente estesi, nell'ambito dei quali un ruolo fondamentale di controllo e d'indirizzo deve essere affidato alle amministrazioni pubbliche locali. Questo non esclude a priori un rapporto con il mondo privato, sia for profit sia no profit".
In rappresentanza degli enti locali era presente il sindaco di Modena, Giuliano Barbolini. Riferendosi alla sua esperienza di amministratore della città, Barbolini si è soffermato sull'estensione della platea di coloro che usufruiscono dei servizi sociali. "A Modena," ha precisato, "il 36 per cento del bilancio viene destinato alle politiche sociali". Ma si è detto convinto che bisogna fare ancora di più. "Spesso," ha aggiunto, "commettiamo l'errore di pensare che tra le persone benestanti e quelle povere non ci siano altre figure bisognose di attenzione". Rilevando come di fatto si stia sempre più pericolosamente allargando la forbice tra queste due categorie, e come tra l'una e l'altra si stia sviluppando una zona grigia di persone che con il loro reddito non riescono a rispondere adeguatamente ai problemi complessi legati alle persone non più autosufficienti, il sindaco di Modena ha concluso il suo intervento sostenendo la necessità di estendere la platea dei fruitori dei servizi sociali. Col passar del tempo tale problema diverrà pressante in tutta la sua drammaticità.
Paolo
Gatto
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