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È risaputo che fumo e sole fanno male alla pelle e ne accelerano il processo d'invecchiamento, facendogli
perdere elasticità e anticipando il processo di nascita delle rughe. Il mistero dell'invecchiamento della
pelle causato dal fumo e dal sole ha ora un nome: è una proteina che si chiama
metalloproteinasi 1 (MMP-1).
La clamorosa notizia, che potrebbe aprire la strada a nuovi prodotti cosmetici anti-aging, è stata pubblicata
sul prestigioso settimanale inglese The Lancet.
Esaminando una serie di biopsie cutanee, la ricercatrice americana Christine Lahman e alcuni suoi colleghi,
hanno dimostrato che i fumatori possiedono elevate concentrazioni del gene che codifica la MMP-1, a
differenza dei non fumatori. La loro ipotesi è che il fumo alteri l'equilibrio tra MMP-1 e il TIMP-1,
che sarebbe l'inibitore di questa proteina. Sia il fumo che il sole, infatti, sono dei potenti
induttori della sintesi di questo enzima. È noto a tutti che l'elasticità e il supporto strutturale
della pelle dipendano dalla buona salute della matrice; è facile intuire dunque come un buon equilibrio
tra questi enzimi e i loro inibitori sia di fondamentale importanza. Le MMP-1, in particolare, degradano
il collagene che costituisce da solo oltre il 70% del peso a secco della cute.
Ricercando un'interpretazione al fatto che la pelle esposta al sole sia chiaramente soggetta ad un
invecchiamento precoce, l'equipe di Christine Lahman ha riscontrato, quasi per caso, la presenza di
aumentati livelli di MMP-1 nella cute dei fumatori. Pur essendo noto l'effetto d'invecchiamento
prodotto da fumo e sole (photo-aging), in particolare a livello della pelle del viso per la sua delicatezza,
fino ad oggi non erano conosciuti i meccanismi molecolari alla base di questo fenomeno nell'uomo.
Prima di sottoporre dei volontari alla radiazione ultravioletta solare, gli studiosi hanno misurato in
vivo il grado di induzione dell'mRNA per la MMP-1. In alcuni soggetti le concentrazioni di questo enzima
di base risultavano pressoché assenti, mentre in altri nettamente aumentate. A questo punto i ricercatori
si sono messi ad indagare "retrospettivamente" le abitudini al fumo dei volontari; ebbene, è risultato che
tutti i soggetti che presentavano concentrazioni basali aumentate fossero tutti fumatori (con una media di
10-20 sigarette al giorno da 3-25 anni). In teoria la cosa era già nota: alcuni studi
"in vitro" avevano
dimostrato come un estratto di fumo di tabacco fosse in grado di indurre l'mRNA della MMP-1 e della MMP-3 a
livello dei fibroblasti cutanei. Ma la dimostrazione
"in vivo" non era ancora stata prodotta, e l'esperimento
di Christine Lahman e dei suoi colleghi ricercatori è la prima dimostrazione sull'uomo dell'effetto negativo
di fumo e sole per la pelle. Questo lavoro evidenzia infatti che il fumo induce l'mRNA per l'MMP-1 nella cute
in vivo mentre non produce alcun effetto sul TIMP-1.
Un'alterazione dell'equilibrio tra MMP-1 e TIMP-1 potrebbe dunque giocare un ruolo fondamentale nei processi
d'invecchiamento cutanei stimolati dal fumo. L'effetto moltiplicativo sull'invecchiamento cutaneo indotto da
fumo ed esposizione al sole sarebbe così determinato dall'induzione dell'MMP-1.
E ora non resta altro che attendere speranzosi che industrie farmaceutiche e produttori di cosmetici
traducano queste conclusioni sperimentali in prodotti in grado di difendere il nostro organismo da questo
"invecchiamento" precoce ed indesiderato.
Marco
Fasolino
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