L'invecchiamento umano
e le patologie che lo colpiscono hanno origine, con buone probabilità, da un gruppo di geni individuati
sul cromosoma 4 dell'uomo, che sembrerebbe essere all'origine del segreto di una vita lunghissima,
fino a 100 anni e più. Lo ha scoperto negli Stati Uniti un gruppo di ricercatori del
dipartimento di
Genetica del Children Hospital di Boston e del Beth Israel Deaconess Medical
Center, coordinati dall'italiano
Annibale Puca, ricercatore della Harvard Medical
School. Gli studiosi hanno annunciato, sulla rivista
Proceedings of the National Academy of Sciences, di avere scoperto una regione del corredo genetico
umano dove si nascondono alcuni geni, o forse addirittura uno solo, capaci di regalare una vita lunghissima
e sana.
A contenere il preziosissimo gene sarebbe, con ogni probabilità, una piccola area del cromosoma
4, che contiene tra i 50 e i 100 geni, uno o più dei quali predisporrebbero chi ne è portatore a vivere
fino a un età incredibilmente avanzata. Gli scienziati hanno individuato la regione grazie ad un approccio
originale, un metodo statistico mai usato fino ad ora, che ha preso in considerazione un campione di
308 anziani di 137 famiglie, in prevalenza di origine europea, nelle quali ci fosse almeno una coppia
di fratelli o sorelle anziani (vale a dire almeno 91 anni per gli uomini e almeno 95 per le donne).
Attraverso l'esame di Dna prelevato dal sangue dei soggetti, è emerso che questi fratelli ultranovantenni
avevano in comune una somiglianza in una particolare zona, appunto quella del cromosoma 4.
Infatti, chi vive a lungo, il più delle volte, appartiene a famiglie di gente longeva. Ci sono poi
aree circoscritte nel mondo, come la valle di Gilgit nel Nord del Pakistan, dove la vita media è
ultracentenaria e dove esiste una sostanziale stabilità genetica della locale popolazione
hunza
confinata in valli di difficile accesso. Secondo gli studiosi dell'equipe di Puca, le basi genetiche
di un buon invecchiamento sono fondamentali. Le buone abitudini e una dieta sana sono dunque importanti,
come prova il generale allungamento della vita in tutto il mondo, parallelamente al crescente benessere,
ma non si può ignorare la componente ereditaria.
Il prossimo passo è adesso scoprire quali sono i geni responsabili della longevità - cosa che il gruppo
di Puca conta di riuscire a fare nel giro di qualche mese - per poi scoprire quali meccanismi biochimici
vi sono collegati e infine, prima o poi, realizzare un farmaco che riesca a dare a tutti gli stessi
vantaggi biologici di cui godono naturalmente i pochi fortunati portatori del gene. Il quale,
sottolineano i ricercatori, non deve essere considerato come una specie di fontana della giovinezza o,
peggio, dell'immortalità, ma piuttosto come un "gene del buon invecchiamento". Secondo gli autori dello
studio, infatti, i centenari avrebbero un invecchiamento rallentato ed una marcata posticipazione delle
malattie tipiche dell'età avanzata, come le patologie cardiovascolari, il
diabete, il
cancro e le
malattie degenerative, quali l'Alzheimer. Persone che invecchiano lentamente, quindi, e soprattutto
che conservano fino all'ultimo un'alta qualità della vita. Un dono che la ricerca scientifica spera
di far diventare patrimonio di tutti.