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ANZIANI, 60% DEL LORO REDDITO IN MEDICINE E CIBO

 

In Italia oltre 10 milioni di anziani ultrasessantacinquenni spendono ogni mese il 60,5% del proprio reddito (pari a poco più di 4 miliardi di euro al mese) solo per mangiare, per le spese della casa e per le medicine. Lo rivela un'indagine della Confesercenti

 

Gli anziani, che rappresentano il 25% dei nuclei familiari italiani, spendono rispetto agli altri soggetti, il 71% in più per la sanità, il 60% in più per l’abitazione e il 35% in più per il cibo. Attualmente la spesa media di una famiglia italiana con capofamiglia non anziano è di 2.352 euro al mese mentre per una famiglia composta da ultrasessantacinquenni la spesa media mensile si riduce a 1.265 euro. 

 

Le alte spese sostenute per la sopravvivenza li costringono a risparmiare su viaggi (21% in meno rispetto ai più giovani), abbigliamento e calzature (-32%), Tv e Hi-Fi (-44%), ristoranti e bar (-50%), computer (-88%).  

 

Dati che, se proiettati nel futuro senza adeguati accorgimenti, aprono scenari inquietanti con una divisione sempre più netta tra chi accede a consumi e servizi moderni e chi ne rimane tagliato fuori senza appello. La Confesercenti propone alcune misure tese a rompere l'isolamento culturale degli anziani ed a restituire loro un ruolo anche all'interno della società dei consumi.  

 

“Anzitutto -afferma il presidente della Confesercenti Marco Venturi - occorre incentivare opportunamente la permanenza al lavoro degli anziani anche oltre i limiti dell'età pensionabile. In secondo luogo bisogna finalmente sciogliere i nodi che impediscono il decollo delle pensioni integrative. Infine si può concretamente pensare ad un Piano nazionale di alfabetizzazione informatica per la terza età in collaborazione con le organizzazioni dei pensionati con agevolazioni per l'acquisto di PC e per la messa in rete”.  

 

“La Confesercenti - dice Venturi - sta lavorando alla messa a punto di un progetto molto avanzato per collegare in rete i negozi di vicinato e gli acquirenti con minore propensione agli spostamenti, come i più vecchi. Questi potranno collegarsi direttamente al listino aggiornato del negozio, verificarne la disponibilità dei prodotti desiderati ed il loro prezzo, effettuare l'ordinativo in tempo reale, e vedersi recapitare la merce direttamente a casa propria secondo il più tradizionale trasporto a domicilio, caratteristico dei negozi di vicinato”. E conclude: “Il piano deve essere ancora perfezionato, ma alcune nostre strutture hanno già dato il via a iniziative autonome”.

  

Un passo avanti per togliere dall’emarginazione chi non è più considerato produttivo. Peccato, però, che la spinta verso questo obiettivo sia solo la paura di perdere una considerevole fetta di mercato, per l’appunto quella degli anziani.

  

 

Marco Fasolino

 

 

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