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Nessun “taglio”, ma un “riordino graduale” che
servirà a rinnovare e rendere più efficienti le strutture
ospedaliere. Replicando alle proteste in corso in questi
giorni un po' in tutta Italia contro i provvedimenti di
chiusura di alcune strutture ospedaliere, il ministro della
Salute Girolamo Sirchia spiega il perché della
riorganizzazione che punta a “maggiore qualità e cure
adeguate per i malati cronici”.
“Non ho mai parlato di chiusura. – afferma ancora il
ministro - Queste strutture vanno solo adattate alle
esigenze del territorio: al massimo può essere eliminato
qualche reparto”. E sottolinea: “Sono state le Regioni,
tutte le Regioni, a firmare l' accordo che prevede la
riduzione dei posti letto. Non è certo una mia
imposizione”. Alle paure di coloro che
temono di rimanere senza assistenza a causa della chiusura
dei reparti (il
56% degli italiani è contrario), il ministro risponde che in
ogni caso i servizi di pronto soccorso rimarranno presenti
ovunque.
Sirchia ha parlato di misure necessarie che “serviranno
ad adeguare il sistema di assistenza alla nuova realtà: la
popolazione è cambiata, sono cambiate le tecnologie e i
sistemi di cura”. Il riordino, dunque, è indispensabile.
“La rete degli ospedali italiani è vecchia. Risale a
oltre 50 anni fa, quando la tecnologia era limitata e il
trattamento era ben diverso da quello oggi disponibile”.
Lasciare le cose così come sono ora non significa fare la
cosa migliore. “L'obiettivo del riordino degli ospedali
era stato condiviso dalle Regioni nell'accordo dell'8 agosto
2001. Ora spetta alle Regioni applicare queste misure,
realizzando quei parametri accettati a livello
internazionale”.
Ma Sirchia
ha anche ammesso di comprendere le preoccupazioni della
popolazione e per questo assicura che nasceranno ben presto
i presidi alternativi che sostituiranno i reparti chiusi, ma
i servizi di pronto soccorso resteranno aperti, così come
le infermerie, i poliambulatori ed i presidi di diagnosi
legati all'urgenza, necessari a comprendere la situazione
del paziente e stabilizzarlo prima di disporne il
trasferimento in un ospedale più attrezzato.
È un errore infatti pensare, secondo Sirchia, che i
mini-ospedali vicino casa siano garanzia di sicurezza per la
comunità: sono infatti privi del volume di lavoro e della
tecnologia avanzata, sinonimi di qualità. “Capisco le
preoccupazioni di chi vive nelle zone disagiate - ha
spiegato il ministro - ma è meglio un sistema di
telemedicina e di trasporto efficace (anche con l'utilizzo
di elicotteri) piuttosto che un ospedale piccolo e non
efficiente e con volumi di lavoro così ridotti da non
essere in grado di garantire la qualità”.
Sirchia rifiuta l'idea di coloro che sostengono che i tagli
porteranno ad una distruzione del servizio sanitario
nazionale e dice che la creazione di una rete di eccellenza
e di nuove forme di assistenza per gli anziani “non
significano certo privatizzare”. La riorganizzazione,
secondo il ministro, è di segno opposto: “Vogliamo fare
reti di centri di eccellenza e rivolgerci a cronici e
anziani con servizi migliori”.
Forse - ammette Sirchia - la comunicazione “non è stata
sufficiente. Occorre spiegare bene ai cittadini il piano di
riorganizzazione”, che secondo il ministro, “non è
fantascienza”.
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