
Sarebbe un ventilatore la causa
della tragedia che in Belgio ha determinato la
morte di 9 anziani ed il ferimento di altri 30
presso una casa di riposo.
Secondo i media belgi, intorno alle ore 20:00
del 6 agosto, dal corto circuito di un
ventilatore appunto sarebbero scaturite delle
fiamme che si sarebbero repentinamente estese ad
un materasso, propagandosi in un successivo
momento a tutta la struttura.
A rendere ancora più drammatica la vicenda, vi è
il fatto che la casa di cura Kanunnik Triest,
situata nella cittadina di Melle, a sud est di
Gand, nelle Fiandre Orientali, ospitava 92
anziani, alcuni dei quali costretti su sedie a
rotelle o sofferenti di demenza senile e che
proprio a causa della loro scarsa mobilità non
sono riusciti a fuggire per tempo.
Le autorità locali, oltre ai 9 ospiti deceduti,
di cui sette di sesso maschile e 2 di sesso
femminile, parlano inoltre di altri tre
ospiti della struttura in pericolo di morte.
Per cui il bilancio sembra destinato ad
aggravarsi.
A questo punto sarà da approfondire come sia
stato possibile che, all’interno di una casa di
riposo, possa essere stato tranquillamente
autorizzato l’utilizzo di un elettrodomestico
nei pressi del posto letto di un anziano, a
quale classe appartenesse e se lo stesso
rispettasse la normativa europea in vigore
Almeno in Italia, infatti, la normativa in tema
di prevenzione incendi nella progettazione,
costruzione ed esercizio delle strutture
sanitarie pubbliche e private -
D.M. 18
settembre 2002; G.U. 227 del 27/09/2002
- è estremamente vincolante ed anche a livello
comunitario gli enti di certificazione e le
normative esistenti in tema di impiantistica
elettrica sono molto rigorose.
Per quanto riguarda gli impianti, invece, a
livello nazionale, la materia è disciplinata da
una serie di leggi e decreti che impongono la
realizzazione degli impianti elettrici ed
elettronici, installazioni e macchinari "a
regola d'arte". Tale principio è stato ripreso e
sviluppato da una legislazione più recente
approdata, l’anno scorso, al DM 37 del 22
gennaio 2008 i cui punti salienti prevedono:
-
la limitazione all'installazione e
manutenzione degli impianti a soggetti abilitati, in
possesso di requisiti tecnico-professionali
riconosciuti;
-
l'obbligo di rilascio della
dichiarazione di conformità da parte
dell'installatore;
-
l'obbligo di utilizzo di materiale
certificato a norma, sia nella loro scelta, sia
nella loro messa in opera;
-
la necessità di redigere un progetto
per gli impianti che superano alcune dimensioni di
metratura o sono relative ad impianti particolari
(medici, a maggior rischio in caso di incendio o
sono ambienti a rischio di esplosione);
-
la protezione dell'utilizzatore da
contatti diretti (il contatto con parti normalmente
in tensione) e indiretti (parti metalliche che non
dovrebbero essere in tensione, come le carcasse
degli elettrodomestici);
-
l'obbligo dell'impianto di messa a
terra;
-
l'obbligo di installazione
dell'interruttore differenziale;
Le norme tecniche che definiscono la modalità di
costruzione e installazione dei componenti
elettrici in Italia sono redatte dal Comitato
Elettrotecnico Italiano (CEI), che a sua volta
recepisce le normative europee (EN).
Tuttavia , esistono in Europa diversi enti con
la funzione di certificare la conformità degli
apparecchi elettrici, compresi gli
elettrodomestici, con la normativa in vigore.
Per l'Italia il più conosciuto e famoso è
l'Istituto per il marchio di qualità (IMQ). Per
l'Europa è l'European Norms Electrical
Certification (ENEC).
Il rispetto e la puntualizzazione degli aspetti
salienti delle norme vigenti, sia con
riferimento agli elettrodomestici che agli
impianti appena richiamati, a questo punto, ci
sembra davvero opportuno anche per consentire le
giuste operazioni di prevenzione e le verifiche
necessarie acchè tragedie del genere, in Italia
fortunatamente e meritoriamente infrequenti, non
si ripetano.
Salvatore Catorano
(07/08/2009)