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Circa
32 mila nuovi volumi, tra saggi e opere letterarie,
distribuiti a casa dei lettori over 60, presso varie RSA
(Residenze Sanitarie Assistenziali) ed in circa 200
biblioteche per anziani sparse su tutto il territorio
nazionale. è
questa in sintesi l'attività avviata nell'ambito del
progetto sperimentale "Non si smette mai di
leggere" dal Ministero per i beni culturali con
l'obiettivo di incrementare la lettura presso le persone
anziane.
A
dare una mano per la buona riuscita dell'iniziativa sono
state chiamate le biblioteche periferiche dell'AUSER
(Associazione per l'autogestione dei servizi e la solidarietà),
di 50&PIU' Fenacom, della FIPEC (Federazione Italiana
per l'Educazione Continua) e dell'ANCeSCAO (Associazione
Nazionale Centri Sociali Anziani e Orti).
Recenti
ricerche del settore
editoriale, pur evitando toni apocalittici, hanno per l'ennesima volta confermato che in
Italia si legge poco. La catena delle responsabilità di
tale fenomeno negativo coinvolge tutti gli attori in gioco e
non ne assolve nessuno. Rispetto ad esso risultano in netto
ritardo la scuola e le istituzioni culturali. Ma non sono da
meno l'imprenditoria editoriale, gli autori stessi
(giornalisti e scrittori) e infine i lettori.
L'iniziativa
del Ministero per diffondere l'abitudine alla lettura tra
gli anziani si rivolge in questo caso ad una fascia d'utenza
particolarmente debole rispetto ad altre. Un'utenza ad alto
rischio di emarginazione nell'ambito della circolazione
delle informazioni e della cultura intesa, quest'ultima, non
solo come sapere teorico ma anche come sapere pratico.
Il
ministro Melandri ha chiarito che il progetto "Non si
smette mai di leggere", promuovendo la lettura delle
persone che si trovano nella loro "seconda età
adulta", intende contribuire a "mantenere vive,
attente e sensibili le facoltà spirituali" delle
persone anziane contribuendo in tal modo a favorire un
dignitoso invecchiamento.
È,
d'altra parte, pur vero, come ha di recente affermato
l'attuale consigliere per le relazioni esterne del
Presidente della Repubblica, Arrigo Levi, nel suo "La
vecchiaia può attendere", che se non si è
incominciato a leggere da giovani prolungando tale abitudine
nelle fasi successive della vita, sarà veramente difficile
darsi alla lettura nel corso della terza età e negli anni a
seguire. A tale proposito l'ex direttore della
"Stampa" ammonisce che "bisogna anzitutto
liberarsi dalla televisione (…) sede privilegiata del
nostro tempo per gli incontri col mondo".
Siamo
tutti consapevoli dell'importanza di curare sia il corpo sia
le facoltà intellettive. Gli studiosi ad esempio concordano
nel consigliare agli anziani la lettura come ginnastica
mentale e come strumento per conservare una buona memoria.
Ma c'è di più. L'evoluzione e gli elementi che
caratterizzano l'attuale situazione dei mercati, le continue
innovazioni tecnologiche e le dimensioni di globalizzazione
impresse all'economia, faranno emergere un altro fenomeno
che andrà di pari passo con l'allungamento della vita. Sarà
il fenomeno del pensionato-lavoratore. A fronte di esso
diverrà ancor più importante anche in età avanzata, finché
è possibile, mantenersi culturalmente aggiornati e ben
desti di mente. Le imprese, in contraddizione con le
frequenti espulsioni di over 40 dal ciclo produttivo,
"dovranno imparare ad utilizzare le persone anziane e
la loro esperienza". È questo in sintesi uno dei
convincimenti espressi in un'intervista concessa l'anno
scorso a "Le Monde" da Peter Drucker, guru di
notevole spessore culturale del management internazionale.
Questi pensionati-lavoratori "non saranno
dipendenti-tipo" assicura Drucker. Si tratterà di
rapporti di lavoro a tempo parziale, forse di appalti
periodici o saltuari.
Solo
una minoranza privilegiata di pensionati potrà dedicarsi
all'ozio completo, continua Drucker. La maggior parte avrà
bisogno di lavorare. E progressivamente l'età della
pensione si avvicinerà agli ottant'anni. E infine precisa:
"è al
momento della pensione che siete al massimo: fisicamente
giovani, mentalmente giovani ".
Indipendentemente
dalle possibilità reali che le profezie di Drucker si
avverino, il progetto di promozione della lettura presso gli
anziani voluto dal Ministero per i beni culturali ha anche
il pregio di risultare funzionale al concetto di formazione
permanente proprio delle nostre società postindustriali. Le
fasi della vita non sono più a compartimenti stagni. Non c'è
più un'età per imparare, un'altra per applicare quanto si
è appreso e un'ultima età per riposarsi. Imparare e fare
sono un binomio inscindibile e in movimento continuo, in
perenne reciproca evoluzione e interdipendenza.
Ma
in quali modi verranno perseguiti gli obiettivi di
avvicinare le persone anziane al piacere della lettura?
"Si
potrebbero individuare delle tematiche di particolare
interesse (ad esempio la famiglia, il rapporto
intergenerazionale, la memoria, la pazienza, la
comunicazione, il senso del dovere, episodi storici",
sostiene su "Anziani e Società" dello scorso
marzo Daniela Binello, addetto stampa dell'ANCeSCAO
(Associazione Nazionale Centri Sociali Anziani e
Orti).Successivamente, prosegue, "il referente del
gruppo dovrà selezionare quei capitoli di un volume o di più
volumi che trattino quel tema e dar vita alla lettura
collettiva, seguita da una discussione". Nello stesso
articolo viene sottolineata
l'opportunità di dare spazio e visibilità ad operatori
culturali e scrittori locali radicati nel loro territorio.
Ciò invoglierebbe maggiormente alla lettura le persone
anziane alle quali il progetto del Ministero è indirizzato.
Una migliore predisposizione alla lettura deriverebbe in tal
caso dal fatto che tra scrittori locali e lettori vi sarebbe
un comune punto di riferimento costituito da situazioni e
personaggi ad entrambi noti. "Spesso abbiamo risorse
inutilizzate o non sufficientemente valorizzate a portata di
mano, " conclude Daniela Binello. "E questo genere
di iniziative (di promozione della lettura, n.d.r.) potrebbe
offrire loro, finalmente, uno spazio culturale".
Paolo
Gatto
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