|
Un
bisogno fondamentale della persona anziana è di non essere
lasciato solo, sia per ciò che riguarda la gestione della
propria vita, sia per la necessità di sapersi adeguare ai
mutamenti che la vita stessa gli impone.
Per
aderire ai mutamenti della realtà occorre una regolazione
del sistema dell’offerta dei servizi, ma offrire servizi
non sempre vuol dire che si è tenuto conto delle effettive
necessità che quel servizio va a sopperire. Molte volte
c’è poca chiarezza, poca disponibilità, poca adeguatezza
e nessun accesso facilitato.
Di
per sé l’anziano, in quanto tale, non viene considerato
parte del tutto, ma solo una piccola insignificante parte di
un qualcosa che risulta solitudine e dimenticanza.
Ma
che cosa fare per dare risposte che risultino quanto più
esaustive possibili?.
Qualcosa,
con le Politiche Sociali, è stato fatto, ma non tanto.
Oggi, che si parla tanto di riordino del sistema dei
servizi, è necessario portare alla luce i bisogni
sistematici quotidiani dell’anziano, monitorare le
condizioni e le necessità bio-psico-sociali, abitative,
tutelari ed economiche di chi giovane non lo è più e che
non ha più la forza di fare la voce grossa per far valere i
propri diritti.
L’anziano
vive in uno stato di confusione e di disagio, molte volte
c’è un rifiuto totale nel “chiedere” proprio perché
si ha la consapevolezza che è inutile.
La
messa in evidenza di tale condizione ha lo scopo di
individuare le effettive necessità, di intervenire in tempi
rapidi nei casi a rischio, di evidenziare e supportare la
non autosufficienza, i cosiddetti casi “border line”,
per evitare ulteriori perdite di capacità e di motivazione
alla vita.
Va
pensata, di pari passo come poc’anzi detto, ed effettuata
una cultura per l’anziano, in grado di piegare gli
atteggiamenti consolidati nei confronti degli anziani, verso
forme di maggiore valorizzazione e accettazione del vecchio
e della vecchiaia per una società per tutte le età.
Come
non riconoscere ciò che nel recente passato le generazioni
precedenti hanno costruito, nel bene e nel male? Bisogna
dare, attraverso la lettura e l’interpretazione del
passato, valore a ciò che oggi è, come risultato delle
condizioni e dei fenomeni che generano incertezza,
disorientamento, vuoto, paura e aggressività.
Occorre
sviluppare una logica e una pratica professionale centrate
sul reale e globale vissuto dell’anziano e della famiglia
e arrivare all’assunto che bisogna sviluppare e rinforzare
i collegamenti fra i punti dell’offerta comunale e
distrettuale, creare la rete di un sistema professionale e
organizzativo dei servizi, riuscendo a generare sintonia tra
i diversi attori che ne fanno parte nel pieno rispetto,
unitarietà e continuità della persona.
Riordino
del sistema dell’offerta dei servizi non significa solo
nuove normative, più soldi, trasformazione delle strutture
esistenti. Insieme a tutto questo è necessario progettare e
attuare nuove forme di applicazione dei servizi. Individuare
e impegnare tutti i soggetti organizzativi per la gestione
del benessere dell’anziano: dall’ospedale
all’assistenza domiciliare, dalla famiglia al tutor, dalle
residenze ai centri sociali studiati a misura d’anziano,
dalle alte istituzioni al piccolo governo cittadino. Insomma
dare vita ad una programmazione che venga valutata in
itinere e che possa così evidenziare lacune e disservizi.
Certo
non è facile, ma una mano viene data dal volontariato,
sempre più presente nel sociale, dalle organizzazioni
culturali e da tutti quegli organi che sono motivati dalla
buona volontà.
Alla
luce di quanto detto sin’ora, ciò che veramente conta è
che l’anziano venga finalmente messo al centro del tutto,
riuscendo a farne parte e soprattutto riuscire sentirsene
parte.
Dott.ssa
Angelina Petraglia
|