La
seconda assemblea mondiale sull'invecchiamento, indetta dall'ONU a Madrid, si è chiusa
oggi con un monito a tutti i Paesi membri: attenzione,
cambiamenti demografici senza precedenti stanno modificando
il mondo con effetti dirompenti sul futuro socio-economico
dell'umanità. Entro il 2050 il numero delle persone anziane
che vivono sul nostro pianeta supererà quello dei giovani.
Fra tutti i Paesi che hanno preso parte
ai lavori, l'Italia con una popolazione over 60 che già
oggi costituisce il 24,5% del totale e che entro la metà
del secolo toccherà il 37%, ha conquistato il primato
mondiale in fatto di invecchiamento. In questo contesto le
donne corrono i maggiori rischi di solitudine, emarginazione
e problemi economici.
Esse, infatti, con una
sopravvivenza del 25% rispetto agli uomini si ritrovano
sole, con pochi mezzi di sostentamento e prive di adeguata
assistenza sanitaria. La previdenza sociale, inoltre, non
riconosce il lavoro domestico. L'Osservatorio sulla terza età
sollecita la costituzione di una Commissione Bicamerale per
immediate misure socio-economiche.
"La femminilizzazione della
popolazione anziana - dichiara Roberto Messina, Segretario
generale dell'Osservatorio interdisciplinare sulla terza età
- rappresenta un fenomeno globale. Attualmente ci sono nel
mondo 328 milioni di donne over 60 e solo 265 milioni di
uomini. A mano a mano che la popolazione invecchia questa
differenza si fa sempre più pronunciata e troppo spesso la
vecchiaia delle donne si accompagna ad una condizione di
estrema povertà".
Le statistiche rilevano infatti che le
donne, in Italia, hanno mediamente un 20-25% di aspettativa
di vita superiore agli uomini.
"Questo aspetto - dichiara Emilio
Mortella, che in qualità di Presidente di Ageing Society ha
portato a Madrid la testimonianza della condizione italiana
- nel nostro Paese non è stato affrontato con la dovuta
attenzione. I maschi hanno, infatti, più probabilità di
concludere la loro esistenza da coniugati, non solo per la
maggiore longevità delle donne, ma anche perché
solitamente nella coppia l'uomo ha un'età maggiore della
compagna".
Di fatto le donne, vivendo più a
lungo, sono destinate a soffrire delle invalidità legate
alla vecchiaia. Per quanto riguarda l'aspetto salute, gli
studi effettuati dall'Osservatorio interdisciplinare sulla
terza età attestano che gli uomini sono maggiormente
soggetti a malattie acute che richiedono l'ospedalizzazione,
viceversa le donne tendono a soffrire maggiormente di
malanni cronici che, pur senza mettere a rischio la loro
esistenza, sono causa di invalidità. Tutto ciò destina la
donna in Italia come negli altri Paesi industrializzati -
inutile parlare della tragica condizione del pianeta
femminile nei Paesi delle aree sottosviluppate - a
concludere la sua esistenza terrena in una condizione di
forte marginalizzazione e povertà.
A causa infatti della loro condizione
sociale ancora oggi penalizzata rispetto a quella degli
uomini, le donne vedono trascurate o ignorate le loro
esigenze sanitarie. Svolgendo infatti attività con
retribuzioni inferiori alla media, o lavori che non vengono
remunerati, si trovano spesso ad affrontare una vecchiaia di
stenti con scarsi o inesistenti mezzi di sostentamento.
La previdenza sociale infatti, nata per
provvedere alla sicurezza delle persone anziane, è stata
impostata sui percettori di salario e di norma non riconosce
il valore del lavoro domestico, della crescita dei figli e
dell'assistenza agli anziani. Inoltre, alla morte del
marito, spesso la vedova vede decurtare notevolmente il
sostegno finanziario in termini di previdenza sociale o di
pensione sul quale poteva contare con il marito in vita. Non
basta: l'assistenza sanitaria è generalmente orientata a
garantire interventi per le malattie più gravi, viceversa
ignora le necessità delle donne anziane che potrebbero
ricavare maggior beneficio da un'assistenza a domicilio,
cosicché resta come alternativa una lungo-degenza
ospedaliera, non sempre garantita, o la casa di riposo, che
per i suoi costi non è accessibile alla maggior parte delle
donne anziane, a meno di non finire in quelle case-lager in
cui privazioni e maltrattamenti, come denunciano le cronache
quotidiane, sono all'ordine del giorno.
"La situazione delle donne
anziane, specialmente di quelle povere e svantaggiate -
osserva Roberto Messina - è rimasta invisibile agli occhi
dei responsabili delle politiche nazionali. L'Italia, con i
suoi trend di crescita della popolazione anziana, è ancora
più esposta a conseguenze di ordine umano, sociale ed
economico. Il problema non riguarda più una scarsa
minoranza di emarginati ma, come ci dicono le statistiche,
quella che si avvia a divenire una vera e propria
maggioranza. E non è certo un problema del futuro da
demandare ai nostri figli, perché l'emergenza è immediata
e coinvolge tutti".
"L'Italia - conclude dal canto suo
Emilio Mortilla - deve adottare immediate strategie,
programmi economici, sociali e sanitari in favore del popolo
della terza età. L'istituzione di una Commissione
Bicamerale sulla terza età, attorno alla quale stiamo
raccogliendo consensi da tutte le forze politiche,
rappresenta un primo concreto passo per affrontare il
problema con una visione globale di tutte le sue
implicazioni. Altrimenti ci si prospetta uno scenario
dirompente ed un gravissimo conflitto fra generazioni, nel
quale saremo tutti soccombenti".