|
Più autonomia per i medici, lotta agli sprechi, maggior prevenzione, consolidamento dei principali livelli di assistenza. Via libera dal governo al piano sanitario nazionale per il triennio 2002-2004. Un mutamento radicale, nelle intenzioni del Governo, all'insegna dell'efficienza del servizio e della razionalizzazione dei costi. "Lo schema - spiega il ministro della Salute Sirchia, a Trieste per il convegno mondiale sulla disabilità, - è stato predisposto sulla base anche delle proposte formulate dagli enti locali ed ora sarà sottoposto ai sindacati e alle commissioni parlamentari".
Il riordino riguarda anche il rapporto di lavoro dei medici ospedalieri così da far assumere loro una maggiore indipendenza, affinché "non vengano considerati come semplici impiegati dello Stato, marginalizzati e resi subalterni alla macchina burocratica".
Il ministro ha lanciato un messaggio senza mezzi termini: "Abbiamo il dovere di tagliare i rami secchi, la nostra rete ospedaliera è senza senso - ha detto -, mentre escludiamo milioni di anziani, quelli che hanno fatto le guerre per noi e ci hanno costruito il "boom" economico. Dobbiamo pensare a loro, non servire lobby e interessi di pochi". "Ci sono in Italia, - ha detto ancora il ministro - 800mila cittadini senza denti costretti a mangiar male, destinati a problemi di malnutrizione e denutrizione, con conseguenti altri guai di salute. Il progetto allo studio è di fornire a tutti e 800 mila una protesi dentaria fissa, cioè un'operazione di implantologia, così da recuperare in una volta sola la dentatura mancante senza successivi problemi di controllo o di adeguamento di protesi mobili.
Per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, affermano al dicastero della Salute, occorreva delineare subito un quadro stabile di previsione delle risorse pubbliche: era l'unico modo per varare interventi di contenimento della spesa davanti alla preoccupante evoluzione in atto. Servivano misure immediatamente operative, quindi, come il rafforzamento della potestà legislativa delle regioni in materia di organizzazione sanitaria. Guerra dichiarata, perciò, agli sprechi nella programmazione e nella gestione delle singole strutture assistenziali. Il tetto di spesa farmaceutica a carico del Ssn non potrà superare, a livello nazionale e in ogni singola regione, il 13% della spesa sanitaria complessiva. Nell'ambito dei
Lea, ossia dei livelli essenziali di assistenza, la commissione unica del farmaco individuerà i medicinali "non essenziali" che non verranno (in tutto o in parte) rimborsati. L'aspetto più rilevante riguarda gli effetti finanziari. La spesa ospedaliera, per esempio, è costituita oggi per il 70% dai costi del personale e per il 30% dall'acquisto di beni e servizi.
D'ora in poi, inoltre, saranno coinvolti i mass media nello sforzo di raccogliere fondi privati per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria. "Per curare davvero chi è colpito da patologie simili occorrono sempre più capitali - osserva il premier Berlusconi - bisogna perciò incentivare i paesi più industrializzati a promuovere, oltre agli aiuti di Stato, pure l'intervento dei privati".
|