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La
Chiesa si affida a Joseph
Ratzinger, un uomo di 78 anni
dal volto da bambino, un timido di grande energia e cultura
che ha preso il nome di Benedetto XVI.
Poco prima delle 18 del 19 Aprile, la fumata bianca
poi, poco dopo, il suono delle campane di San Pietro ad
annunciare l’avvenuta elezione del nuovo Pontefice. In
piazza San Pietro c’erano oltre centomila persone in festa
in attesa di conoscere il nome e di ascoltare le sue prime
parole.
Interrotto
da lunghi applausi della folla, il nuovo Papa, affacciandosi
al balcone della loggia centrale,
visibilmente commosso nell’affrontare il suo primo, breve
discorso, ha così salutato i
fedeli: “Cari
fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II i
signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile
lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che
il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti
insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere.
Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi del suo aiuto
permanente andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà, Maria sua
Santissima Madre sta dalla nostra parte”.
Nato
il 16 aprile 1927 a Marktl am Inn, nella diocesi di Passau,
in Baviera, Joseph Ratzinger è stato ordinato sacerdote il
19 giugno 1951, arcivescovo di Monaco nel marzo 1977 e
cardinale quattro mesi dopo da Papa Paolo VI. Il cardinale
tedesco non è ben visto da numerosi cattolici progressisti,
a causa dei suoi veti alle donne prete, al matrimonio tra
sacerdoti, all'omosessualità, al comunismo, alla Turchia in
Europa… È infatti considerato il capofila dei
conservatori, il guardiano intransigente del dogma. Non a
caso, prima della morte di Giovanni Paolo II, il brillante e
raffinato teologo era a capo della potente congregazione per
la dottrina della fede, erede della Santa Inquisizione.
Nella
sua requisitoria durante la processione della
Via Crucis dell’ultimo Venerdì Santo al Colosseo,
il mese scorso, Ratzinger ha invocato il Signore con queste
parole: “Quanta sporcizia — disse — quanta
superbia c’è nella Chiesa, proprio anche fra coloro che
nel sacerdozio dovrebbero appartenere completamente a Lui”.
Di Lui, cioè del Cristo, Ratzinger intenderà essere un
vicario senza incertezze.
Ancora
lunedì sulla soglia del Conclave ha aggredito con
determinazione quello che considera il vero nemico, la
dittatura del relativismo morale. Stretto fra
l’indifferenza, che è muffa delle anime, e il
fondamentalismo religioso, che è sonno della ragione, il
cattolicesimo del Papa santo per più di vent’anni aveva
avuto in Ratzinger il custode ufficiale della dottrina. La
“sordità dello spirito” è la malattia globale alla
quale con celerità sorprendente la gerarchia ha voluto dare
una risposta mentre la scena rimaneva vuota con la morte di
Karol Wojtyla. Quel dolore ha compattato la Chiesa.
Tutte
le previsioni sono state scompaginate. Se in tempo così
breve la maggioranza dei due terzi e probabilmente anche di
più si è affidata a Ratzinger, vuol dire che i vertici
condividono la diagnosi e la speranza di futuro che sono
dentro il significato della scelta.
(19/4/2005)
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