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Archivio delle notizie flash

   

 

Gennaio 2006

   

   

Indice dei titoli

   

   

Lo screening può contribuire a ridurre del 2% i rischi di tumore all'intestino

Anziani: per ultimi rincari 5,6 Mld di spese in più

E' "boom" di divorzi tra gli anziani

Mezzo mln di italiani a letto, ma non è ancora influenza vera

L'Alzheimer si combatte con il pesce azzurro

Contro lì'osteoporosi, cipolla rafforza-ossa

A Nord più servizi, a Sud c'è la famiglia

Capacità cognitive non sono chiave felicità

Reumatismi causa di invalidità

 

 

 

Lo screening può contribuire a ridurre del 2% i rischi di tumore all'intestino

Secondo il gastroenterologo Gianfranco Delle Fave attraverso la clonoscopia o la gastroscopia è possibile ridurre di circa il 2% la comparsa di nuove malattie del relativo apparato. Infatti fare una colonscopia a 50 anni rappresenta il mezzo più efficace a disposizione per combattere il tumore del colon, -un tumore sulla cui causa non si sa molto- asportando eventuali polipi e bloccando quindi la loro trasformazione in tumore. In particolare -indicano i gastroenterologi- fatta la prima colonscopia, in presenza di polipi, è consigliabile ripeterla dopo 2-4 anni mentre in assenza di polipi si consiglia di intervenire con una cadenza tra i 5 ed i 10 anni.

 

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Anziani: per ultimi rincari 5,6 Mld di spese in più

L'anno 2005/2006 sarà durissimo per gli anziani. Andrea Monorchio, ex ragioniere dello Stato, rileva come, a fronte dei 10.891 euro all'anno di pensione, ricevuti in media dagli 11 milioni di pensionati, già nel 2005 vi sia stato un accrescimento delle spese di 837 euro, dovuto ad aumenti di prezzi e tariffe, cui sono da aggiungere i 360 euro in più, previsti per il prossimo anno. Tutto ciò prospetta un rischio quanto mai concreto e facilmente intuibile: "la reale prospettiva di creare altri milioni di poveri".
Un allarme che è accentuato dal fatto che ormai "gli anziani non hanno più spese da tagliare ed i redditi già da tempo non tengono il passo con gli aumenti". Appare  necessario pertanto operare da subito un'inversione di tendenza, impostando politiche sociali adeguate, funzionali e soprattutto capaci di rispondere alle esigenze reali della  terza età.

 

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é "boom" di divorzi tra gli anziani

Tra gli anziani italiani aumenta notevolmente la percentuale di divorzi. Già nel 2001, 125 mila italiani tra i 55 e i 65 anni e 70 mila over 65, di cui 15 mila sopra i 75 anni, avevano chiesto la separazione legale. Ma oggi, mediamente, l'esercito dei "separati in ritardo" ha visto aumentare le sue fila del 3,5%. Un incremento che si registra anche sul fronte divorzi: 140 mila quelli dai 55 ai 65 anni, 95 mila quelli over 65 anni di cui 30 mila sopra i 75, ma oggi aumentati del 3%. Alla base di questa impennata una serie di motivazioni: la maggior indipendenza, anche economica, la maggior longevità, ed infine l'aiuto di nuovi farmaci sia contro la depressione, grazie ai quali si può sconfiggere l'incapacità di affrontare nuovi impegni, sia contro la caduta della libido, che permettono anche in tarda età di limitare il fantasma dell'impotenza e far sentire più sicuri e pronti a intrecciare nuove relazioni.
Dati e valutazioni che dimostrano quindi un nuovo status per la terza età, sempre meno marginale e sempre più protagonista e partecipe delle vicende personali e sociali che la riguardano.

 

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Mezzo mln di italiani a letto, ma non è ancora influenza vera

Febbre, tosse, dolori alle ossa e brividi di freddo. Sono quasi mezzo mln gli italiani colpiti solo la scorsa settimana da questi sintomi, ma non si tratta ancora di influenza. Quella vera è infatti prevista solo a dicembre. Né in Europa né in Italia c’è già stato qualcuno che ne è rimasto colpito.
Le sindromi parainfluenzali della scorsa settimana, secondo i dati registrati dalla rete dei medici sentinella, sono state esattamente 451.571. Dati destinati a crescere, perché il lavoro della rete di sorveglianza è solo all'inizio. Non risultano essere ancora pervenuti da parte dei medici i dati relativi alle condizioni dei propri assistiti. I virus di questi giorni hanno colpito sia le vie respiratorie sia a livello intestinale.

 

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L'Alzheimer si combatte con il pesce azzurro

Mangiare salmone, sardine e sgombri due volte a settimana non solo aiuta a mantenere la linea ma rallenta il tasso di deterioramento delle funzioni cerebrali e la conseguente comparsa della demenza. Spetta ai ricercatori dell'Università di Cardiff capire esattamente come ciò avviene. Lo studio, che durerà tre anni, sarà condotto su topi geneticamente modificati con il morbo dell'Alzheimer e avrà il compito di monitorare gli effetti sui topi di diversi tipi di dieta. Secondo i dati forniti dalla ricerca preliminare i roditori alimentati con pesci grassi hanno migliorato le loro funzioni cerebrali. La spiegazione può essere nel fatto che i grassi Omega 3, contenuti in questo tipo di pesce, riescano a prevenire l'accumulo delle proteine amiloidi, che crescono come una placca sul cervello delle persone malate di Alzheimer, rallentandone le funzioni cerebrali. "Uno studio condotto a Chicago l'anno scorso - spiega John Harwood, coordinatore del team di ricerca - per esempio ha dimostrato che le persone che abitualmente consumano pesce grasso hanno il 60% di rischio in meno di sviluppare questa malattia". Includere questo tipo di pesce nell'alimentazione, dicono i ricercatori, è dunque molto facile e non necessita certo di una visita in ospedale, e se è difficile capire la quantità esatta di Omega 3 che si assumono con la normale alimentazione, "con le compresse si può sapere con esattezza e i risultati sono ugualmente buoni".

 

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Contro l'osteoporosi, cipolla rafforza-ossa

Mangiare cipolla potrà lasciarci un alito non a prova di bacio ma sicuramente ci aiuterà a mantenere lo scheletro più saldo. Infatti l'ortaggio sembra contenere una sostanza che riduce la perdita di minerali come il calcio e contribuire a prevenire l'osteoporosi. Lo dimostra uno studio dell'Università di Berna, per il momento condotto su cellule di topo. La ricerca è pubblicata online sul "Journal of Agricultural and Food Chemistry". L'équipe ha isolato un gruppo di cellule ossee di ratti neonati, le ha esposte all'ormone paratiroideo per stimolarne la perdita di minerali essenziali, innanzitutto il calcio, e poi al peptide GPCS, la sostanza prelevata da cipolle bianche. Questo principio attivo è riuscito a fermare la perdita di calcio, inibendo l'erosione ossea. I risultati sono incoraggianti, ma sono necessari ulteriori studi per verificare se il composto funziona anche sulle cellule di ossa umane e determinarne la quantità necessaria per mantenere in salute le nostre ossa.

 

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A Nord più servizi, a Sud c'è la famiglia

Non essere più autosufficienti con l'avanzare dell'età. È questa la più grande paura per il 40,7% degli "over 65" italiani. Ma quando le tempie grigie hanno bisogno di assistenza, la penisola si divide in due. Se al Nord possono contare su più servizi, al Sud è soprattutto la famiglia a non lasciarli soli.

È quanto emerge dall'indagine su "La condizione dell'anziano non autosufficiente. Analisi comparativa delle attuali forme di tutela e delle potenziali prospettive", finanziata dal ministero della Salute e curata dal Censis, presentata a Roma nel dicastero guidato da Francesco Storace.

 

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Capacità cognitive non sono "chiave" felicità

Nella terza età, felicità e soddisfazione non dipendono dalle capacità cognitive. Uno studio inglese pubblicato sul British Medical Journal smentisce la credenza diffusa per cui, all'aumentare delle capacità cognitive, crescerebbe la probabilità di riuscire a vivere una vecchiaia serena. I dati raccolti dimostrano che non esistono associazioni tra senso di benessere e "stato di salute della mente". Non influiscono neanche eventuali cambiamenti dovuti all'età nella capacità di memorizzazione e nel ragionamento. Tanto che l'autrice Katrina Nevin-Ridley, dell'Università di Edimburgo, conclude che "le iniziative per migliorare la qualità della vita degli anziani dovrebbero tenere conto che preservare le funzioni cognitive non è l'unica cosa importante. Infatti - aggiunge - bisognerebbe anche cercare di determinare in maniera realistica quali sono gli elementi che maggiormente influenzano la probabilità di essere felici". Lo studio è stato condotto su un campione di 550 scozzesi nati nel 1921, le cui capacità cognitive sono state valutate all'età di 11 anni e nuovamente a 80 anni. Malgrado l'età avanzata erano tutti in buono stato di salute. I partecipanti hanno anche completato un questionario che misurava il loro senso di soddisfazione per i vari fattori che contribuiscono a definire la qualità della vita. L'analisi dei dati ha rivelato che le capacità intellettive durante l'infanzia, o, la maniera in cui si erano modificate con il passare del tempo, non influivano sul senso di soddisfazione e di felicità degli anziani.

 

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Reumatismi causa di invalidità

I reumatologi della Società Italiana di Reumatologia (Sir) nel loro recente convegno hanno analizzato i rischi legati ai reumatismi. Si tratta di una condizione che riguarda in misura sempre maggiore gli Italiani e di cui gli Italiani stessi si occupano in maniera marginale, considerandoli un male inevitabile e rimandando sine die la cura. Eppure i reumatismi risultano essere la prima causa di invalidità. Un dato confermato anche dall'OMS. Eppure i centri specializzati potrebbero intervenire ed affrontare alla radice il problema, evitando che esso si presenti nel corso degli anni. Ma è altresì evidente che in una situazione in cui la Reumatologia è al 26° posto fra tutte le branche specialistiche che operano nelle Asl, tanto da apparire come la "Cenerentola del SSN", il problema è destinato ad aggravarsi.

  

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