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UNA
NUOVA GERIATRIA PER AIUTARE "L'ANZIANO FRAGILE"
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Instabile,
complicato e fragile.
È questo l'identikit del paziente geriatrico, venuto fuori
al 45° congresso della Società Italiana di Geriatria,
appena tenutosi a Firenze. Una categoria, quella degli
ultrasessantacinquenni, che in Italia, negli ultimi cinquant'anni, è quintuplicata
passando da 500 mila a 2 milioni e mezzo di persone sopra
gli 80 anni. Una fascia d'età sempre più numerosa che
necessita di particolari attenzioni in ambito medico,
sociale e psicologico per mantenere il più a lungo
possibile una buona qualità di vita. Fino a qualche
anno fa il fenomeno del paziente geriatrico non esisteva, ma
oggi non è più possibile ignorare le grandi sofferenze,
fisiche e psicologiche di queste persone giunte agli ultimi
anni della loro vita.
Molti, dunque, gli anziani e sempre più
fragili. L'ultraottantenne è instabile perché
porta segni visibili di un invecchiamento avanzato, con le
naturali conseguenze del calo funzionale di organi ed
apparati: a questo si aggiunge una fragilità dovuta
al fatto che spesso, è portatore, allo stesso tempo, di più
patologie. è
questo un paziente complicato, che soffre di
numerose malattie, più o meno acute, costretto ad assumere
un numero rilevante di medicinali (vedi terapia
farmacologica multipla). Si trova, infine, quasi sempre
solo e con una autonomia funzionale molto ridotta. È
sufficiente una caduta, una patologia acuta anche banale ed
è ad elevato rischio di ricovero più volte in un anno,
particolarmente se i familiari o il supporto sociale non
sono in grado di assisterlo in maniera adeguata.
Secondo
gli esperti, il paziente geriatrico non ha bisogno di cure
specifiche. Il geriatra dovrebbe avere la capacità di
andare oltre la malattia, per entrare a diretto contatto con
il paziente e cercare di intervenire su tutto ciò che è
possibile correggere: dalle malattie al suo stato
funzionale, all'ambiente in cui vive, per far sì che possa
superare un problema acuto emergente e rimanere nel miglior
grado di autonomia funzionale possibile. È chiaro, dunque,
che la pura valutazione medica, da sola, non è più
sufficiente. L'anziano si può trovare in condizioni di disabilità
non solo a causa di una malattia ma per molti altri fattori,
quali la morte del coniuge, la solitudine, la difficoltà di
movimento.
Un
altro fattore da tenere in considerazione è la sessualità:
rimasto solo, l'anziano ha possibilità diverse a seconda se
uomo o donna. Se in una coppia muore prima l'uomo, la donna
ha una migliore capacità di svolgere piccoli lavori in casa
ed è in grado di provvedere al proprio corretto apporto
nutrizionale (vedi malnutrizione). È in grado, cioè,
di resistere a una disabilità più lunga: è più forte di
fronte alle avversità della vita da anziano e, se rimane
sola, ha maggiori possibilità di sopravvivere. Per quanto
riguarda la riabilitazione, gli anziani dimostrano, in
generale, ottime capacità di recupero e una grande
disponibilità a mantenere, anche dopo il periodo di
riabilitazione, una condotta di vita molto attenta ed in
linea con i consigli del medico.
Per
migliorare la sua qualità di vita è perciò indispensabile
una visione multidisciplinare. Il geriatria non deve più
essere solamente il medico che cura l'anziano in maniera
ottimale, ma anche il professionista che lavora in equipe
con l'assistente sociale, con l'infermiere, con il
riabilitatore, lo psicologo.
È
necessario, dunque, potenziare la ricerca scientifica con
l'obiettivo di diffondere la cultura di
"come invecchiare bene". Lo scorso anno è stata
istituita dalla SIGG (Società
Italiana di Geriatria e Gerontologia) la Fondazione
Italiana per la Ricerca sull'Invecchiamento (FIRI), che sta
realizzando numerosi progetti, tra i quali la prima anagrafe
della ricerca gerontologica-geriatrica in Italia, base
statistica di partenza per una ricerca scientifica a tutti i
livelli, con l'istituzione di borse di studio per giovani
ricercatori. L'iniziativa più importante per il 2000-2001
è la campagna scolastica. Infatti, l'integrazione delle
nuove generazioni in una società che invecchia, ha lo scopo
di spiegare ai ragazzi che è possibile invecchiare bene,
fisiologicamente, prevenendo le disabilità.
Marco
Fasolino
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