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"TNSA":
LA VIA ITALIANA ALLA CLONAZIONE TERAPEUTICA
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La
Commissione dei 25 saggi, nominati tre mesi fa dal Ministro
della Sanità Umberto Veronesi e presieduta dal premio Nobel
per la Medicina Renato Dulbecco (nella foto), che doveva
esaminare le nuove possibilità terapeutiche offerte
dalla clonazione, ha stabilito che la soluzione più idonea
come punto di partenza per la cura di dieci milioni di
pazienti (dei trenta che in Italia soffrono di malattie
croniche e degenerative), è rappresentata dal trasferimento
nucleare di cellule staminali autologhe (Tnsa), la
cosiddetta via italiana alla clonazione terapeutica. Il
ministro Veronesi, nel presentare il rapporto, l'ha definito
"una svolta storica, una rivoluzione nella medicina
paragonabile a quella introdotta dall'uso degli
antibiotici".
La
nuova linea di ricerca indicata dalla commissione Dulbecco
punta a prelevare dagli adulti le cellule staminali, poche e
rarissime, ma capaci di modificarsi in qualunque tipo di
tessuto. Essa consiste
nell'inserire un nucleo di cellula adulta prelevata dal
paziente in un ovocita privato del proprio nucleo,
evitando così la formazione dell'embrione.
Una soluzione che rappresenta un compromesso dal punto di
vista etico, ma che, secondo gli esperti, è anche un'importante
indicazione dal punto di vista scientifico.
Il
Tnsa permette, infatti, evitando la formazione
dell'embrione, di ottenere cellule staminali da
differenziare verso linee cellulari e tissutali desiderate.
Questa
tecnica di trasferimento nucleare per la produzione di
cellule staminali autologhe (relative ai tessuti propri dell'individuo)
potrà curare molte patologie. Essa, infatti,
servirà a elaborare nuove cure contro malattie
ereditarie e malattie degenerative, come il morbo
di Parkinson, la malattia
di Alzheimer, il diabete,
molte malattie cardiovascolari e l'infarto,
che lascia zone disabitate nel cuore che potranno domani
essere ripopolate da cellule staminali.
Riuscire
a coltivare in provetta queste cellule immature fino a
generarne grandissime quantità, aiuterebbe notevolmente a
risolvere il problema dell'insufficienza di organi nei
trapianti e senza rischio di rigetto. Sarebbe infatti lo
stesso paziente a offrire il materiale biologico occorrente
a rigenerare l'organo danneggiato. Dove possibile, le
cellule staminali verrebbero prelevate dallo stesso organo o
tessuto da rigenerare. Ma se i danni fossero talmente gravi
da aver pregiudicato questa eventualità, si potrebbero
impiegare cellule di altri tessuti e riprogrammarle. Grazie
alla tecnica del trasferimento nucleare, le cellule adulte
possono cioè essere portate indietro nel tempo, fino a
farle tornare allo stadio indifferenziato. A questo punto il
loro sviluppo può essere riprogrammato fino a ottenere il
tipo di cellula adatta a riparare l'organo danneggiato.
Il
documento raccomanda, comunque, di non produrre embrioni a
scopo di ricerca. La
commissione si è spaccata, infatti, sull'uso delle cellule
staminali da embrione: dei 25 membri, 18, i laici, l'hanno
ritenuta eticamente accettabile, altri 7, i cattolici,
inaccettabile. La
derivazione di cellule staminali da embrioni dovrebbe essere
consentita esclusivamente
da embrioni
soprannumerari, non più destinati all'impianto, quelli
cioè conservati fino ad oggi nelle celle frigorifere dei
centri di inseminazione artificiale e che, non venendo più
impiantati in utero, sarebbero destinati alla distruzione. A
questo proposito, viene raccomandata la necessità di
un'indagine, nel più breve tempo possibile, che permetta di
stabilirne il numero e la localizzazione. "Faremo
l'inventario sul numero reale degli embrioni in soprannumero
in Italia", ha detto il ministro Veronesi, "ma non
sarà facile accertare quanti sono conservati nei
frigoriferi, non c'è bisogno di saperlo con precisione.
Sono indispensabili delle norme legislative che assicurino
un'adeguata protezione dell'embrione".
Destinare
una parte di questi embrioni a ricerche dalle quali possono
derivare notevoli benefici per l'umanità non comporta una
concezione strumentale dell'embrione, né costituisce un
atto di mancanza di rispetto nei confronti della vita umana,
specialmente se si considera che l'alternativa è lasciare
che questi embrioni vengano distrutti.
In ogni caso, tutta la commissione sostiene che sia un
dovere della società sostenere la ricerca su tutte le fonti
di cellule staminali, e non impone quindi vincoli di scelta
agli studiosi per le ricerche verso la fonte che ritengono
più consona alle proprie valutazioni scientifiche ed
etiche.
Marco
Fasolino
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