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Il famoso detto che la pressione deve essere uguale a
cento più l'età, trova ancora oggi larga considerazione tra le persone. Infatti, la tendenza della pressione massima
ad aumentare con l'età viene comunemente ritenuto un fenomeno in qualche modo "normale" e accettato. È questo, invece, un atteggiamento assolutamente sbagliato.
Negli ultimi anni, le varie associazioni internazionali di studiosi che determinano le linee di comportamento per
l'ipertensione arteriosa hanno proposto una formula che all'inizio è parsa singolare e poco chiara. Infatti, la nuova classificazione prevede una pressione ottimale (120/80), una normale (inferiore a 130/85) e una normale/alta (con la massima compresa fra 130 e 139 e la minima fra 85 e 89mmHg). Gli esperti hanno stabilito che non basta più un valore "normale" di 140/90, ma è necessario individuare, sempre nell'ambito della normalità, diverse fasce pressorie.
Il significato clinico di questa distinzione è stato appena chiarito dai responsabili del famoso studio epidemiologico condotto dall'Istituto per lo studio delle malattie cardiovascolari a Framingham (USA) e pubblicato sulle pagine di
Lancet, che seguono lo stato di salute della popolazione di questa piccola cittadina americana.
I circa diecimila soggetti arruolati sono stati divisi in tre gruppi: quelli con pressione definita ottimale, ovvero con valori di sistolica e diastolica inferiori a 120 e 80 millimetri di mercurio; quelli con pressione normale, con una sistolica fino a 130 e una diastolica fino a 85 millimetri di mercurio; e quelli con valori ai limiti superiori della norma, con una sistolica fino a 140 e una diastolica fino a 90 millimetri di mercurio. I valori di pressione arteriosa di ogni partecipante sono stati controllati per un periodo di circa quattro anni.
Esaminando i dati a loro disposizione, essi hanno stimato che il pericolo per le patologie cardiovascolari è all'incirca il doppio se la pressione è nella fascia alta della normalità, rispetto alla fascia ottimale. In termini prettamente statistici, hanno calcolato che può essere sufficiente abbassare la pressione anche a poche persone per avere un notevole "risparmio" di eventi cardiovascolari come
l'infarto o
l'ictus: un risultato considerato, sul piano della medicina preventiva, di enorme rilevanza.
I risultati ottenuti dimostrano che l'età è un fattore rilevante per lo sviluppo di ipertensione arteriosa in ciascun gruppo. I soggetti con meno di sessantacinque anni con una pressione ottimale e normale diventano ipertesi in poco più del 5 e del 17 per cento dei casi, mentre quelli con valori ai limiti superiori della norma hanno un rialzo della colonnina di mercurio in oltre il 37 per cento dei casi. Dopo i sessantacinque anni l'ipertensione colpisce il 16 e il 25 per cento dei soggetti con valori ottimali e normali e circa la metà di quelli con i valori più alti.
Questo in teoria, poiché tutto ciò che è stato abbondantemente provato per i valori più alti di pressione, deve essere ancora confermato per quelli più bassi. In altre parole, deve essere ancora dimostrato che la riduzione della pressione sia sempre e comunque in grado di ridurre anche il rischio, anche se i valori di partenza sono più o meno vicini alla norma.
Una cosa è certa: quella che è stata definita pressione normale-alta è, almeno in termini di rischio, più "alta" che "normale", e deve indurre tutti ad una vigilanza sempre più stretta, con controlli periodici e precisi.
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