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confermata
da un recentissimo studio condotto in Belgio, la validità
del primo farmaco al mondo capace di rallentare la progressione
dell’artrosi e non soltanto (come tutti gli altri farmaci
fino ad oggi utilizzati) di lenirne i fastidiosi sintomi.
questo studio apre la strada,
secondo gli specialisti, a una vera e propria
rivoluzione nella cura di una malattia degenerativa delle
articolazioni, che affligge solo in Italia circa quattro
milioni di persone e il 12% della popolazione mondiale. Tra
le vittime non si contano solo anziani ma anche
giovani, soprattutto sportivi come gli sciatori. Ed in
questi anni oltre al cosiddetto "polso del
tennista" si è aggiunto anche quello "da
mouse".
Il
nuovo medicinale, che è stato sperimentato in uno studio
durato tre anni e pubblicato sulla rivista Lancet (la
rivista scientifica di medicina più autorevole a livello
mondiale), è la Glucosamina
Solfato. Una sostanza di origine naturale, un aminozucchero presente
normalmente nell'organismo, soprattutto nelle
articolazioni, nel liquido sinoviale, nei tendini, nei
legamenti, ma anche nelle valvole cardiache, nell'occhio,
nel sangue e nei tratti digerente e respiratorio, e che,
grazie ad un'adeguata preparazione chimica, può essere
impiegato anche come farmaco. In chi
soffre di artrosi - ha spiegato presentando lo studio il
professor Lucio Rovati, docente di farmacologia clinica
all'università di Parma - si verifica un difetto metabolico
nella biosintesi e nell'assemblaggio della Glucosamina (che
viene sintetizzata dal glucosio) e nella produzione dei
proteoglicani". Questi ultimi, i principali costituenti
della cartilagine articolare, ne garantiscono le proprietà biomeccaniche, quali l'elasticità e l'ammortizzamento degli
urti e dei traumi delle ossa. Una carenza di glucosamina e
del suo metabolismo porta a una debolezza della cartilagine.
Ma
"l'antiruggine" delle articolazioni non
rappresenta una novità. Il farmaco è stato prodotto, come
già detto, nei primi anni Ottanta, nei laboratori di una
casa farmaceutica di Monza, e solamente adesso, dopo la
sperimentazione di Liegi, e la pubblicazione dei risultati
su Lancet, ne viene riconosciuta la
particolare importanza, essendo l'unico medicinale al mondo
in grado di curare l'artrosi fermandone la progressione.
Sinora
purtroppo non si poteva fare nulla contro la
degenerazione delle cartilagini ed il danno alle
articolazioni. Venivano infatti solo prescritti dei farmaci
cosiddetti "sintomatici" per calmare i dolori (per
esempio gli antinfiammatori) e ripristinare, anche se solo
parzialmente, la funzionalità della parte colpita. A constatare la capacità
della glucosamina di bloccare l'artrosi è stato il
professor Jean Yves Reginster dell'Università di Liegi, che
ha condotto per tre anni uno studio su 212 pazienti con
artrosi alle ginocchia, dividendoli in due gruppi. A 106
pazienti sono stati somministrati ogni giorno 1500 mg del nuovo
farmaco per tre anni consecutivi e ai rimanenti 106 un prodotto placebo. Al termine della
sperimentazione tutti i pazienti sono stati sottoposti ad una radiografia
del ginocchio, con risultati subito evidenti:
chi era stato trattato con la Glucosamina Solfato mostrava
un arresto della progressione della malattia, gli altri un
peggioramento e precisamente il restringimento dello spazio
articolare medio di 0,31 mm.
Il
meccanismo d'azione principale di questa sostanza non è
ancora del tutto chiaro. La glucosamina solfato, una volta
somministrata, ha infatti diverse attività farmacologiche
ben definite: la difficoltà sta nel determinare quali di
queste è la principale responsabile degli effetti positivi
sull'artrosi. In particolare, la molecola di glucosamina
solfato blocca la generazione dei radicali superossidi e
limita la produzione del nitrossido di azoto (due fattori
infiammatori molto importanti) ed inoltre, favorisce la
costruzione di nuova cartilagine e blocca la distruzione di
quella esistente.
Questo eccezionale farmaco,
tutto italiano, è indicato
soprattutto per le forme iniziali o moderate di artrosi,
quando la cartilagine è ancora presente in discreta
quantità e servirà non solo per curare la gonartrosi
ma anche tutte le altre forme che colpiscono la mano, il
polso, l'anca, la cervicale e il gomito. Nelle fasi più
avanzate, quando cioè la cartilagine è totalmente erosa,
il farmaco potrebbe avere un'utilità minore, perché non
troverebbe il suo terreno d'azione. Inoltre, nonostante con
il suo utilizzo si registri anche una diminuzione della
sensazione di dolore, il farmaco non è un analgesico, né
un antinfiammatorio di tipo classico, per cui, in caso di
dolore acuto, si associa generalmente ai normali farmaci
antinfiammatori.
Marco
Fasolino
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