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I
caratteri di stampa troppo piccoli, le righe troppo
ravvicinate l'una all'altra, i margini esigui che opprimono
ulteriormente il testo, la bassa qualità della carta,
spesso rendono illeggibili le pagine di un libro e diventano
motivo di non lettura, una vera e propria barriera
culturale, per tutte le persone, giovani e adulte, che
conservano un modesto residuo visivo: gli ipovedenti.
Ma
chi sono gli ipovedenti? Gli anziani, prima di tutto e
sempre più numerosi. Il progresso sociale e
medico-scientifico oggi ci permette di vivere più a lungo,
certo, ma non possiamo pretendere di conservare in perfetta
efficienza le nostre capacità sensoriali, prima fra tutte
la vista.
Se
è vero, però, che la senescenza alimenta la crescita del
fenomeno dell'ipovisione, è altrettanto vero che sempre più
spesso giovani e giovanissimi vengono colpiti da gravi
patologie che riducono, a volte in maniera irreversibile, le
loro capacità visive.
L'accesso
alla comunicazione scritta costituisce uno dei principali
handicap degli ipovedenti. Dalle barriere architettoniche a
quelle culturali, quindi. In Italia i sussidi didattici e i
prodotti librari specifici per gli ipovedenti sono pochi e
comunque insufficienti a soddisfare una domanda in costante
crescita. I libri a grandi caratteri, per esempio, molto
diffusi negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei, nel
nostro Paese ancora stentano a decollare. Si tratta di libri
che richiedono maggiori costi di produzione, su cui non è
possibile giocare sulle dimensioni del carattere o sulla
distanza fra una riga e l'altra per ridurne il numero di
pagine, su cui non è ammesso lesinare sulla qualità della
carta.
Nel
panorama nazionale le case editrici impegnate nella
produzione di edizioni a grandi caratteri sono poche: una
recente indagine sulla produzione editoriale a favore dei
soggetti ipovedenti condotta dal Comune di Venezia ne ha
identificato tre, forse quattro, in tutta la penisola, in
ogni caso sempre troppo poche e troppo piccole per poter
soddisfare i gusti e le preferenze letterarie di un'utenza
che spazia dall'età scolare a quella senile.
La
casa editrice cagliaritana Punto di Fuga editore, in
coedizione con Iridea, una cooperativa sociale di disabili
della vista, si propone al mercato nazionale con una collana
a grandi caratteri denominata "Corposedici".
L'obiettivo, nell'arco di un biennio, è quello di costruire
una piccola biblioteca essenziale di libri italiani e
stranieri, editi e inediti, stampati a grandi caratteri. Il
primo volume della collana, "Gicka pernice" di
Alberto Secci, è già disponibile nelle librerie.
Saranno
gli stessi utenti a
decidere la scelta dei prossimi titoli della collana "Corposedici",
compilando un questionario che Punto di Fuga e Iridea hanno
approntato in collaborazione con il centro di consulenza
tiflodidattica di Cagliari. Distribuito in tutta Italia
grazie alla collaborazione dei responsabili degli altri
quindici centri di consulenza tiflodidattica dislocati sul
territorio nazionale, il questionario si rivelerà uno
strumento indispensabile per conoscere le preferenze degli
utenti sui libri, sui generi letterari, sugli autori e, di
conseguenza, per impostare un programma editoriale
compatibile con i reali desideri dei lettori.
Marco
Fasolino
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