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Grazie a una ricerca realizzata in Islanda è stato identificato un gene che sembrerebbe giocare un ruolo determinante nella durata della nostra vita. Questo gene, denominato
Matusalemme in onore del personaggio della Bibbia arrivato fino a 969 anni di età, è stato scoperto in Islanda, dove i ricercatori della
DeCode Genetics, un'azienda di biotecnologia, hanno potuto usufruire di un'enorme banca-dati genetica (120.000 campioni su una popolazione di 270.000 mila persone in gran parte dal ceppo unico dei vichinghi) e dove ancora esistono registri delle nascite e dei decessi dei tempi dei vichinghi.
Sono stati identificate 1200 persone che hanno raggiunto età molto elevate e raffrontate con altrettante con una durata di vita normale. È stato verificato che i più longevi avevano rapporti di parentela più stretta di quella riscontrata nel secondo campione.
I ricercatori hanno allora cominciato a esaminare campioni di sangue degli islandesi per cercare marcatori genetici capaci di individuare perché alcune persone vivono di più. Hanno così dimostrato scientificamente che la lunghezza della vita è legata a un solo gene che produce una proteina particolare che aiuta la gente a vivere fino a età molto avanzate.
"Sappiamo dove si trova questo gene - ha spiegato Kari Stefansson, amministratore delegato della società islandese - Presto cominceremo a studiare come funziona, qual è la sua struttura genetica e come agisce sul corpo umano. A quel punto si potrà cominciare a pensare a un farmaco in grado di riprodurne gli effetti".
Questo gene, comunque, da solo non basta. "Chi eredita geni che predispongono a gravi patologie - ha detto Stefansson - con il gene di Matusalemme non vivrà a lungo, ma solo qualche anno in più".
La notizia, pubblicata sulla prima pagina del domenicale britannico
Observer, rappresenta una notevole conquista che potrebbe portare nei prossimi anni alla produzione di medicinali capaci di donare qualche anno di vita in più.
Marco
Fasolino
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