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OVER 65: TANTA VOGLIA DI SESSO E DI SENTIRSI 

UTILI ALLA SOCIETà

La terza età si confessa nel primo sondaggio dal “vivo” di Ageing Society 

 

Anziani solo anagraficamente, vivono con 500 Euro al mese, ma con tanta voglia di sentirsi utili, di tenersi informati e, soprattutto, di fare sesso. È lo spaccato sulla terza età che emerge dalla prima indagine condotta in Italia “dal vivo” su un campione di 3500 persone (di cui 33,5% maschi e 66,5% femmine; coniugati 59,7%; celibi: 6,3%; vedovi: 34%; grado istruzione: 82,8% con licenza media, 14,2% con diploma e 3% laureati), rappresentative di tutte le regioni italiane, riunite a Roma e sottoposte ad un fuoco di fila di domande su realtà, bisogni e desideri del popolo della terza età. 

 
L’iniziativa è stata realizzata da “Ageing Society”, l’Osservatorio interdisciplinare che studia i mutamenti della società, che ha invitato un pool di esperti, sociologi, psicologi, medici, geriatri a formulare un questionario articolato sul pianeta anziani al quale sono state fornite risposte in tempo reale con il sistema del tele-voter elettronico, lo stesso usato per le votazioni della Camera dei deputati. 

 
Il primo dato che emerge dal sondaggio è la precarietà economica della maggior parte degli over 60. La metà di essi (il 49,2%) ha, infatti, un reddito mensile inferiore a 500 Euro al mese, con cui riesce a tirare avanti solo perché vive in una casa di proprietà (71,2%).  

 
Ma se le condizioni economiche non consentono grandi lussi, il desiderio di non abbassare la guardia e di sentirsi ancora una risorsa per la società è molto forte (89,4%) e quasi due su tre fra le persone intervistate sarebbe pronta ad offrire il proprio tempo libero per iniziative di volontariato sociale (64,7 %). Contrariamente a quanto si può immaginare due anziani su tre guardano la TV per essere informati e tenersi aggiornati sugli avvenimenti del mondo (68,2 %) e solo una minima percentuale si pone passivamente davanti al televisore per trascorrere il tempo (21,3 %). E a riprova di una voglia di vita che non conosce età, emerge che il 18,2 % degli intervistati ha dichiarato di frequentare con profitto le Università della terza età. 


Problematico è invece il rapporto con le nuove tecnologie che, di fatto, rendono l’anziano isolato rispetto ad una collettività sempre più “interconnessa”. Oltre il 90% ammette di non saper usare il computer e il 46 % utilizza il cellulare ma solo passivamente, cioè per rendersi reperibili. Ma, entrando nello specifico, emerge che mentre l’uso del telefonino è precluso soprattutto dai costi, l’informatica è avversata dai più per l’approccio mentale che essa comporta. Non a caso la propensione ad accendere un pc e magari navigare su internet solletica non più del 37,8 % degli intervistati. 


Una vera e propria rivelazione è venuta dalla sezione relativa agli affetti ed alla vita sessuale. Contrariamente all’immaginario comune, dall’indagine di Ageing Society, emerge senza ombra di dubbio che gli anziani mantengono vivo, a dispetto dell’età, l’interesse per il sesso. Se il 65,1 % ammette di farlo molto raramente, non per mancanza di desiderio, bensì perché ha difficoltà a reperire un partner disponibile, il 34,7 % dichiara viceversa di mantenere una intensa attività sessuale e il 20% della platea confessa di aver avuto una “cotta” dopo i 60 anni. Quanto al simbolo erotico della terza età, per le donne il partner ideale è giovane, mite e pacato, stile Raoul Bova, mentre per i maschi l’icona ideale deve essere sempre giovane, prorompente e sensuale, ovvero, senza esitazioni, Sabrina Ferilli. 

 
La sanità esce invece sotto accusa e senza alcuna difesa dal sondaggio di Ageing Society, soprattutto quella preventiva di cui tanto si parla ma che a sentire dai diretti interessati è totalmente disattesa: il 78 % degli intervistati dichiara che non è stato mai visitato a casa dal medico curante nel corso dell’ultimo anno. Non basta: il 50% dichiara che il proprio medico curante non si è mai preoccupato di informarsi sulla sua alimentazione e il 72,2 % non è stato mai invitato dal medico curante a svolgere attività fisica.  


Sebbene i soldi da spendere siano pochi, la vita di relazione viene considerata fondamentale: il 60 % degli intervistati trascorre il tempo libero passeggiando con parenti o amici, il 58,6% fa piccole gite, e il 69% frequenta associazioni. 

 
Grandi assenti in questo contesto risultano gli spazi di aggregazione sociale della Chiesa. Se il 54,6 % degli intervistati si reca una volta alla settimana in un luogo di culto, solo l’11,2 % si rivolge alle strutture della Chiesa per combattere la sua solitudine. La stragrande maggioranza degli anziani trova viceversa conforto ancora nella famiglia (68,1 %) e per il 20,7 % nelle strutture assistenziali pubbliche. 

 
In linea con la cultura del benessere che si è andata affermando in questi ultimi tempi, alla domanda cosa manchi di più della gioventù trascorsa, il 47,2 % risponde: salute e bellezza, e solo il 25,7 %, la capacità sessuale e il 27,1 %, la memoria. Conseguente la consapevolezza che solo mangiando poco e facendo attività fisica e mentale si può continuare ad avere una qualità di vita soddisfacente di cui si dichiara convinto il 70,4% degli intervistati. 

 
Ma gli anziani hanno anche paure e sono addebitabili sostanzialmente alla microcriminalità che rende insicura la loro esistenza quotidiana. Oltre il 70% dichiara il timore di essere aggredito o truffato. E, soprattutto coloro che vivono in città, quindi in contesti di estraniazione sociale, dichiarano di aver investito una parte dei loro risparmi per rendere più sicure le loro case con porte, infissi blindati e sistemi di sicurezza.  


“I risultati di questa rilevazione – commenta Roberto Messina, segretario generale di “Ageing Society” – attestano l’importanza di un approccio scientifico e sinergico alla conoscenza di un “pianeta longevi” di cui molto si parla ma poco si considera nelle sue potenzialità e nei suoi riverberi sulla futura struttura della società civile italiana. La proposta parlamentare di istituzione di una Commissione bicamerale sull’anziano, che ha incontrato il favore dei più diversi schieramenti e per quale ci siamo battuti in questi anni, rappresenta un passo fondamentale sulla strada dello sviluppo consapevole della nostra società. Siamo alla vigilia di una rivoluzione epocale – conclude Messina – entro il 2030 oltre il 50 per cento della popolazione italiana sarà composta da over 60, e ciò avrà effetti sul piano economico e sociale, politico e culturale, e non riguarderà solo “loro”, ma tutto il Paese”. 

 

Comunicato Stampa RC MEDIA

 

I COMMENTI
 

GIULIO SALIERNO, docente di sociologia all'Università di Teramo 

 

LA TECNOLOGIA UN GAP BIOLOGICO CON IL RITMO DELLE INNOVAZIONI
 
 
“Alla velocità di mutamento causata dalle nuove tecnologie corrisponde una sostanziale emarginazione delle persone che vivono ai lati della produzione, che è ancora fondata sull’era della chimica pesante e dell’acciaio. Di fronte ai computer e ai cellulari conclamano un atteggiamento di diffidenza manifesta, che occulta la sostanziale impossibilità di adeguarsi biologicamente al ritmo sostenuto richiesto dalla innovazioni. Resta, comunque, il desiderio di voler apprendere il loro uso sia per non sentirsi tagliati fuori dalla modernità, sia perché, dalla propaganda dei media, lo vedono come strumento capace di comunicare con realtà per loro altrimenti irraggiungibili come contattare amici, vedere il sesso on line, divertirsi. Hanno paura di essere scippati e aggrediti; ciò perché temono, data la non piena capacità fisica di reagire, di rimanere vittime del ferimento nella persona. Vorrebbero sentirsi tutelati da una presenza maggiore di forze dell’ordine sul territorio”. 

 

 

LINO BANFI

NONNO LIBERO

 

FIL ROUGE FRA DUE GENERAZIONI
 
“Il ruolo che ho interpretato nella fiction è quello che bisogna ricoprire nella vita. Per mia fortuna sono riuscito ad essere il collante della famiglia, in un momento storico dove, invece, sta andando a pezzi. Nonno Libero è servito a rimettere insieme i cocci. È stato un po’ il fil rouge tra due generazioni: quella dei propri figli e dei nipoti. Nelle migliaia di lettere che ho ricevuto, bambini adulti dicono di amare questo tipo di nonno: aperto, vitale, che va in motorino e al concerto con i nipoti, che mette a disposizione la sua esperienza senza imporla. Io adoro questa figura, ma dico anche che ai nonni bisogna dargli questa “carica”. Se, invece, si emarginano, si mettono da parte, si fanno stare zitti, allora tutto questo cade. Dopo 65 anni si ha ancora tanta energia, anche sessuale, si è ancora giovani da questo punto di vista. Con il tempo si acquisisce esperienza per rendere le cose più carine. Mentre da giovani la fretta, l’irruenza e le occupazioni non fanno gustare pienamente il rapporto di coppia in tutti gli aspetti. Quello che mi sento di dire ai giovani è di dedicarsi di più alla famiglia e ai figli. Le cose che fa nonno Libero, tanto per capirci, non bisogna farle solo a quella età, ma anche quando si è genitori”. 

FRANCESCO ALBERONI,

 

UNA CONFERMA, SBAGLIATO ANDARE IN PENSIONE PRESTO

 

 

“Le risposte del sondaggio evidenziano che tra i 65 e i 70 anni si è ancora pieni di vita. Questo conferma la mia tesi che è sbagliato andare in pensione presto o comunque ritirarsi dalla vita attiva. E questo sia per se stessi e sia per la società in cui si pesa economicamente. Diversa, invece, la situazione dopo i 75 anni, quando molte donne restano sole, le malattie diventano più gravi, i figli più impegnati e, a volte, anziani anche loro. È qui che deve intervenire un’assistenza efficiente e moderna”. 

 

GIANNA SCHELOTTO, SESSUOLOGA

 

SESSO, COME BISOGNO DI COMUNICAZIONE
 
  
“Non stupisce che gli anziani, avendo abbandonato la loro attenzione al lavoro e alla produzione, abbiano il bisogno, più degli altri, di comunicazione intensa. A differenza dei più giovani, il sesso, infatti, è sentito come contatto con gli altri, appunto come comunicazione erotica e affettiva, e meno come prestazione. 

 

 

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