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"Mi sembra logico che le prestazioni non strettamente necessarie non siano a carico del servizio sanitario nazionale". Con queste parole, il ministro per la Salute, Girolamo Sirchia, ha commentato, in un convegno milanese, le ultime novità del settore che si profilano dopo la conferenza Stato-Regioni, relative al pagamento per intero delle prestazioni sanitarie che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza. "Il servizio sanitario nazionale - ha aggiunto il ministro - già si grava di una serie di spese improprie che una volta per tutte dobbiamo ridimensionare, perché non è pensabile dover pagare tutto a tutti. Bisogna pagare le cose che servono davvero alla salute".
Secondo Sirchia, le novità sono contenute in "un serio accordo che consente di avere serie garanzie. Credo che i cittadini non si accorgeranno nemmeno delle differenze perché le prestazioni non sono state diminuite, ma aumentate. Lo stanziamento che lo Stato ha fatto alle Regioni - ha concluso - è stato di 26 mila miliardi più elevato nel quadriennio di quanto era prima".
In verità, come risulta dall'entrata in vigore del Lea (livello essenziale di assistenza), molto dipende dalle decisioni delle singole regioni, perché l'elenco delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale si riduce sensibilmente. Per esempio, le cure odontoiatriche lo Stato le assicura solo ai minori e ad altre categorie ancora da precisare.
La lista delle prestazioni garantite è compresa in tre grandi comparti sanitari. Il primo investe gli interventi di prevenzione contro l'inquinamento, gli infortuni sul lavoro, la sanità veterinaria, gli alimenti, vaccinazioni e diagnosi precoci. C'è poi l'assistenza distrettuale, che, oltre alla medicina di base e alla farmaceutica, riguarda i disabili e la loro riabilitazione, gli anziani e l'assistenza domiciliare, la salute mentale. Infine, l'assistenza ospedaliera è garantita in pronto soccorso, in ricovero ordinario, in day hospital e in chirurgia ambulatoriale, in strutture di lungo degenza e per la riabilitazione. Tutte le prestazioni escluse dallo Stato possono essere integrate dalle regioni.
Dunque, le cure che andranno a pagamento nella riforma riguardano la chirurgia estetica,
agopuntura, fitoforesi terapeutica,
medicina antroposofica,
medicina ayurvedica, medicina fisica e riabilitativa, le vaccinazioni non obbligatorie (quelle dei viaggiatori), laserterapia antalgica, trazione scheletrica, ultrasuonoterapie, elettroterapia antalgica, massoterapia riflessogena, ipertermia, idroginnastica vascolare, diatermia ad onde, idromassoterapia,
fitoterapia, mesoterapia,
osteopatia, ionoforesi,
chiropratica e
omeopatia, quest'ultima molto diffusa negli ultimissimi anni. Il provvedimento lascia anche la facoltà alle Regioni di assicurare altre prestazioni.
Il ministro della Sanità ha poi imposto criteri restrittivi anche per le liste di attesa. "Si tratta di riorganizzare con maggiore efficienza i servizi per privilegiare non tutte le liste di attesa, ma quelle dove ci sono le persone che hanno patologie che non possono aspettare e che la conferenza Stato-Regioni si è riservata di definire".
Sulle liste, ha proseguito Sirchia, con dei monitoraggi "le Regioni hanno tre mesi di tempo per raccogliere i dati che servono per identificare i percorsi più opportuni. I primi dati che emergono non sono incoraggianti. Ci sono attese che sono veramente inaccettabili, come tre mesi per un elettrocardiogramma". Comunque, ha concluso, l'accordo "viene rivisto periodicamente, almeno una volta all'anno e probabilmente di più, perché in base all' evoluzione della medicina, dei bisogni, possa essere aggiornato".
Marco Fasolino
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