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IN ITALIA SEMPRE PIÙ ANZIANI: è EMERGENZA GERIATRI

 

“Il secolo che è appena cominciato sarà quello delle malattie croniche, così come il ‘900 è stato quello delle patologie del benessere e l’800 quello delle malattie trasmissibili”, è quanto ha dichiarato ai giornalisti Carlo Vergani, Direttore della Cattedra di Gerontologia e Geriatria dell’Università degli Studi di Milano, durante il Convegno “L’invecchiamento della popolazione - Nuove complessità per la società e la medicina” organizzato dall’Università degli Studi di Milano e dall’Ospedale Maggiore IRCCS, con la collaborazione della Fondazione Pfizer e tenutosi a Milano.

  

Attualmente 1 persona su 5 ha più di 65 anni, ma già nel 2030 gli anziani saranno il 30% della popolazione italiana. All’aumento dell’attesa di vita alla nascita (76,2 anni per gli uomini e 82,2 per le donne) corrisponde, tuttavia, un aumento della disabilità. Si stima infatti che gli ultimi 7 anni per gli uomini e 9,2 per le donne sono anni di vita non attiva.

  

Nell’Anno Europeo della Disabilità proclamato dalla U.E. per il 2003, si contano in Italia oltre 1,5 milioni di disabili ultrasessantacinquenni; di questi il 20% sono soli, esposti al rischio di estremo bisogno o di morte in solitudine. “Gli oltre 300.000 anziani che vivono in questa indegna condizione (di questi circa 90.000 nella sola città di Milano) costituiscono il segmento più a rischio che merita subito tutta la nostra attenzione. Il 3,2% di queste persone sole in un anno rischiano di essere trovate morte in casa o in estrema indigenza” - ha evidenziato il prof. Vergani - “Dobbiamo prendere coscienza tutti che l’invecchiamento ci riguarda fin da giovani. Non è infatti il fattore genetico, bensì lo stile di vita che si è tenuto fin dalle prime decadi di vita a determinare per il 70% la qualità della vita in età avanzata”.

  

Dal punto di vista sociale, l’indice di dipendenza è molto significativo. Oggi in Italia è di 27 (27 anziani con più di 65 anni ogni 100 adulti in età lavorativa 15-64) a fronte di una media europea di 21. E nel 2030 salirà a 42 contro un 33 europeo. Ciò implica anche una spesa sanitaria in crescita. Nel nostro Paese, secondo dati del Ministero della Salute, ogni anno si spendono circa 6.700 milioni di euro per l’assistenza sociale ai disabili a fronte di un fabbisogno di 15.000 milioni; inoltre, soltanto l’1,8% del PIL è investito per gli anziani disabili a fronte di un valore europeo del 2,3%.

  

Anche i sistemi sanitari devono cambiare. “Un progetto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità -Innovative care for chronic conditions - sottolinea come la quasi totalità dei sistemi sanitari dei Paesi occidentali non sia in grado di rispondere ai bisogni di salute della società che invecchia” - ricorda Tiziano Vecchiato, Presidente della 1ª Sezione del Consiglio Superiore di Sanità - “risultati positivi li potremo ottenere non tanto migliorando quanto cambiando tali sistemi”. La strada è quella dell’assistenza continuativa che fornisca una rete di servizi sul territorio con una forte integrazione del comparto sociale con quello sanitario. Senza dimenticare che serviranno sempre più geriatri con una formazione multidisciplinare per prendersi carico del paziente anziano. Già oggi, a fronte di una richiesta di 5.700 geriatri, ve ne sono circa 2.000.

 

     

  (5/2/2003)

 

 

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