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IPERTENSIONE: L’EUROPA FA SCUOLA NEL MONDO

 

I migliori specialisti internazionali nella diagnosi e nel trattamento dell’ipertensione arteriosa sembrano preferire l’approccio europeo a quello americano. “Il Giappone, per esempio, modellerà le proprie Linee guida nazionali su quelle delle Società europee dell’Ipertensione e di Cardiologia, anziché su quelle dell’American Heart Association statunitense” commenta con soddisfazione il clinico milanese Giuseppe Mancia, presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, che oggi ha inaugurato nel capoluogo lombardo l’Hypertension Forum, che proseguirà fino a sabato. Al Forum, organizzato dall’Università di Milano-Bicocca con il contributo di Pfizer Italia e con la partecipazione di clinici e giornalisti italiani ed europei, si parla di questo e di rischio cardiovascolare globale: un argomento di grande attualità, dato che in Italia vivono 13 milioni di ipertesi e che le malattie di cuore e vasi sono il killer numero uno.

 

Quali sono dunque le maggiori differenze tra Linee guida europee e statunitensi? “Premesso che c’è pieno accordo sul fatto che valori pari o superiori a 140/90 mmHg sono ipertensione, che a sua volta è un importante fattore di rischio cardiovascolare modificabile, le opinioni sono diverse sul rischio cardiovascolare globale, cui gli americani sembrano dare poco peso, e sul concetto di preipertensione, che gli europei non condividono” aggiunge Mancia. Per le Linee guida USA, infatti, chi ha una pressione arteriosa compresa tra 120-139 e 80-89 mmHg è candidato a sviluppare in futuro una vera e propria ipertensione e dovrebbe cambiare stile di vita: dieta ricca di vegetali e frutta con pochi grassi e sale, eliminare fumo e limitare l’alcool, fare movimento.

 

Per le Linee guida EU tale concetto è fuorviante, perché potrebbe creare un’errata convinzione di malattia. In questi soggetti, invece, si dovrebbe considerare proprio il “rischio cardiovascolare globale”, cioè la presenza di altri fattori che aumentano la probabilità di sviluppare malattie come infarto e ictus: età, sesso maschile, diabete, fumo, obesità, ipercolesterolemia e soprattutto danno d’organo (ipertrofia ventricolare sinistra, insufficienza renale, aterosclerosi). Quando il rischio cardiovascolare globale è alto, si può instaurare una terapia antipertensiva, che in caso contrario non è indicata.

 

“Gli americani non tengono conto del rischio cardiovascolare globale perché lo considerano troppo complicato, ma per gli ipertensiologi europei è un criterio di scelta terapeutica irrinunciabile” riprende Mancia. “In assenza di altri fattori di rischio, per esempio, il trattamento di un paziente con ipertensione lieve (tra 140/159 e 90/99) può essere differito, mentre un paziente con valori normali alti (tra 130/139 e 85/89) ma ad alto rischio va posto subito in terapia”. Alquanto diverso è anche l’atteggiamento nei confronti dei farmaci: se per gli americani i diuretici sono sempre e comunque di prima scelta, per gli europei nulla vieta di scegliere in prima istanza una molecola di un’altra classe ed eventualmente una terapia di associazione.

 

Il controllo della pressione e la prevenzione cardiovascolare richiedono però anche l’educazione del paziente, spesso poco attento ai controlli, alle terapie e allo stile di vita. A partire da questo presupposto, l’Hypertension Forum ha voluto riservare in esclusiva uno spazio alla divulgazione scientifica. La quarta e ultima sessione del Forum, sabato 7 febbraio, sarà infatti dedicata a una Tavola rotonda sulla comunicazione, dove i giornalisti della stampa medico scientifica – laica e specializzata – si confronteranno tra loro e con i clinici nel difficile compito di delineare il linguaggio più appropriato per parlare di salute cardiovascolare ai lettori.

 

Sempre alla divulgazione scientifica è dedicato anche il premio giornalistico “Pfizer per il Cuore”, dedicato ai migliori prodotti giornalistici nell’area cardiovascolare pubblicati nel corso del 2003. La giuria, presieduta dal professor Mancia e composta da medici e giornalisti, assegnerà tre premi: uno al miglior articolo su carta stampata, uno al miglior servizio televisivo e infine uno al migliore tra i radiofonici.

  

  

     

     

 

 

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