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Archivio delle notizie flash

  

 Aprile 2001

  

Altri mesi

   

Indice dei titoli

    

Ha 115 anni la donna più "vecchia" del pianeta

Aglio, protegge le arterie più del colesterolo "buono"

Il lavoro stressa le arterie

In Italia record di popolazione anziana: 24% nel 2000

Medicina alternativa, raddoppiati gli italiani che la usano

Farmaci, star bene spendendo meglio

Studio Usa, malattie dentali forse causa di diabete

Ricerca sull'asma: possibile bloccare il processo di cronicizzazione

Un italiano su tre soffre di panico da smog

Scoperto gene della golosità per i dolci

Cardamomo, melissa e cannella per bloccare i crampi gastrici

Studio inglese: depresso, scegli la tua cura

Cancro: non ingrassare, prima regola per prevenirlo

Psicologi, fiction-tv utile rimedio contro la depressione

Anche dal vino bianco effetti benefici per la salute

Sei depresso e astioso? Attento al cuore

Tumore al seno, l'autodiagnosi rivela il 60% dei casi

Una giusta dieta per fermare la canizie che avanza

Depressione: colpisce l'8% degli italiani, soprattutto le donne

Ricercatori italiani scoprono proteina dell'arteriosclerosi

Fumo passivo, mezz'ora basta a fare danni

Osteoporosi: incidenza più bassa tra le donne in sovrappeso e nelle città di mare

Lifting, oggi lo chiedono le ultrasettantenni

Metabolismo, allo studio pillola unica per 3 malattie

Insonnia, per sconfiggerla basta cambiare abitudini

Cancro, chemio in pillole per anziani a casa

Artrite reumatoide, un colpevole in gola

Dolore, arriva la carta dei diritti del malato terminale

Frutta e verdure, le migliori alleate contro il cancro

Attacchi di cuore più pericolosi se il tempo è "pazzo"

Cancro: fra un anno anche in Italia il lecca-lecca anti-dolore

Ipertensione arteriosa, colpito 1 italiano su 4

Cure palliative, presto nella cartella clinica anche il dolore

"Acqua calda" per curare la prostata ingrossata

Cuore, il 30% di sale in meno salverebbe 18 mila di italiani l'anno

Vino: un bicchiere al giorno rafforza le ossa

Attacchi di panico, 7 italiani su 10 sbagliano cura

Arterie meno elastiche dopo il caffè

Tumori, come proteggere il seno

   

  

Ha 115 anni la donna più "vecchia" del pianeta

La signora Marie Bremont, nata il 25 aprile del 1886 e registrata nel libro dei guinness come la donna più vecchia del pianeta, ha compiuto 115 anni. Tra i tanti regali, le è stata consegnata anche una torta-mappamondo interamente di cioccolato. La signora Marie, che risiede in una casa di riposo nella cittadina francese di Cande, è considerata ufficialmente la donna più anziana della terra dal 1999, anno in cui il suo nome è stato inserito per la prima volta nel libro dei primati.

   

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Aglio, protegge le arterie più del colesterolo "buono"

Aglio cinese meglio del colesterolo "buono" (o Hdl): polverizzato e trasformato in confetti, promette di prevenire l'ostruzione delle arterie e di sciogliere la cosiddetta miniplacca, ovvero il primo stadio della placca aterosclerotica vera e propria. Lo conferma un fisiologo tedesco che, in un incontro tenutosi oggi a Milano, ha ricordato i risultati di uno studio pubblicato nel 2000 su Journal of Angiology, secondo cui «una particolare preparazione di polvere d'aglio standardizzata risulta due volte e mezzo più efficace del colesterolo Hdl».

   

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Il lavoro stressa le arterie

Gli uomini di mezza età sottoposti a notevoli stress sul lavoro hanno un alto rischio di sviluppare l'aterosclerosi, cioè il danneggiamento delle arterie per la formazione di depositi di grasso sulle pareti. Lo studio, realizzato alla University of Southern California, dimostra che il 36% degli uomini con alti livelli di stress “da lavoro” hanno anche precisi segnali dello sviluppo di aterosclerosi nella carotide (la grande arteria del collo che serve a portare il sangue alla testa). Solo il 21% dei soggetti con segni di aterosclerosi hanno affermato di non sentirsi stressati dal lavoro. Più precisamente, i ricercatori hanno analizzato 573 impiegati dai 40 ai 60 anni d’età, misurandone i livelli di stress e del rischio di danni alle arterie. L’associazione tra stress e aterosclerosi, apparsa evidente tra gli uomini, non è invece emersa tra le donne. Secondo gli autori, questo potrebbe dipendere dagli ormoni della donna, che sembrano proteggere le arterie dagli effetti dannosi dello stress.

   

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In Italia record di popolazione anziana: 24% nel 2000

L'Italia, in Europa, detiene il primato per la percentuale di ultrasessantenni sulla popolazione totale (24,2% nel 2000). I dati, contenuti nella relazione sulla condizione dell'anziano 1998-1999 del dipartimento per gli affari sociali, dicono che mentre nel 1975 si registrava una persona ultrasessantacinquenne ogni cinque in età lavorativa, nel 2000 il rapporto è diventato di uno a tre e le previsioni per i prossimi venticinque anni parlano di un anziano ogni 2 individui di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Il contrasto tra nord e sud si ripropone anche in campo demografico: il minimo regionale di invecchiamento si registra in Campania, dove gli ultrasessantenni sul totale della popolazione ammontano all'11,2% degli uomini e al 15,4% delle donne, mentre il massimo spetta alla Liguria con quote pari al 20,3% per gli uomini e al 28,1% per le donne. Le previsioni, inoltre, sottolineano un aumento rapidissimo del numero degli anziani in Sardegna: nell'arco di cinquant'anni, infatti, la popolazione anziana dell'isola dovrebbe passare da 246mila individui a 482mila. Il quadro emerso vede inoltre un netto aumento della quota di famiglie costituite da coppie di anziani o da anziani soli prevalentemente di sesso femminile. Per quanto riguarda lo stato di salute, il quadro è assai poco favorevole: molti sono afflitti da malattie croniche classiche come artrosi, artrite, ipertensione arteriosa, bronchite e osteoporosi. Da non sottovalutare i disturbi nervosi e il diabete. Per il momento, le regioni più fornite di strutture e servizi per l'anziano sono quelle del nord, in particolare Liguria, Emilia Romagna e Lombardia, ma anche le regioni del centro-sud sembrano incamminarsi verso un'assistenza più completa.

   

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Medicina alternativa, raddoppiati gli italiani che la usano

Negli ultimi tre anni sono saliti a 9 milioni, pari al 15,6% della popolazione, gli italiani che hanno utilizzato metodi di cura non convenzionali. Secondo i dati forniti dall'indagine multiscopo sulle ''Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari 1999-2000", condotta dall'Istat su un campione di 30 mila famiglie (circa 70 mila individui) e presentata all'Istituto superiore di Sanità, dal 1991 al 1999 è quasi raddoppiata la quota di persone che utilizza i principali trattamenti non convenzionali. Tuttavia l'Italia resta ai livelli più bassi della media europea, anche se non si evidenzia un atteggiamento negativo nei confronti delle terapie non convenzionali. Quest’ultime sembrano essere gradite ad una fetta assai ampia di italiani. Il 39,8% delle persone ha infatti espresso un giudizio positivo su almeno un tipo di queste cure. Soltanto il 23% le ha definite non utili mentre il 34,1% non sa esprimere giudizio. Alto il livello di soddisfazione di chi ha scelto questi trattamenti, ritenuti efficaci nel 91,1% dei casi. A fare la parte del leone tra i rimedi non ufficiali è l'omeopatia, utilizzata dall'8,2% degli italiani, che ha triplicato i suoi adepti rispetto al 2,5% del 1991. Sono le donne a chiedere di più questo tipo di cure: cinque milioni e mezzo contro i tre milioni e mezzo di uomini. Omeopatia, massaggi, agopuntura, fitoterapia hanno più successo fra i laureati o tra chi ha un titolo di studio superiore, e fra chi vive nelle zone del nord-est. Qui, quasi un italiano su quattro utilizza almeno una delle terapie non convenzionali, al centro uno su sei, al sud uno su 15.

   

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Farmaci, star bene spendendo meglio

Stare bene spendendo meglio: è questo lo slogan della campagna promossa dal Tribunale per i diritti del malato per informare i cittadini sui farmaci generici, definiti "sconosciuti" per la maggior parte degli italiani. Per l’occasione saranno distribuiti oltre un milione e mezzo di depliant e locandine, con la "carta d'identità" dei generici, le loro caratteristiche essenziali, la prescrivibilità, la distribuzione nelle farmacie. Tutto quello che bisogna sapere, insomma, per arrivare preparati al 1° luglio 2001, quando entrerà in vigore il nuovo meccanismo di rimborsabilità dei farmaci, previsto dalla Finanziaria 2001. Tra medicinali equivalenti, sarà a totale carico del Servizio sanitario nazionale solo quello a prezzo più basso, ossia i generici, farmaci il cui brevetto è scaduto e dunque meno cari dal 20% al 50% rispetto ai "gemelli" dal nome commerciale. Chi deciderà di comprare un farmaco "di marca", dal costo superiore al prezzo medio ponderato, dovrà pagare di tasca propria la differenza.

  

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Studio Usa, malattie dentali forse causa di diabete

Le malattie dentali rappresentano un fattore di rischio per il diabete di tipo 2. è questa la tesi sostenuta da un'équipe di studiosi americani della Marquette University del Wisconsin. Secondo i ricercatori, le infezioni ai denti possono veicolare nel sangue batteri in grado di innescare una pericolosa serie di reazioni: il sistema immunitario infatti può dare il via al rilascio di proteine dette citocine, che in quantità eccessiva possono danneggiare il pancreas e alterare la produzione di insulina, l'ormone-chiave nel diabete. I ricercatori hanno anche sottolineato come le statistiche mettano in evidenza una stretta relazione fra infezioni dentali e diabete.

  

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Ricerca sull'asma: possibile bloccare il processo di cronicizzazione

I processi di cronicizzazione, ovvero di deterioramento permanente dell'asma allergica come di altre allergie, si possono bloccare. è quanto emerge da una ricerca condotta dall'immunologo Gianni Marone dell'università di Napoli Federico II, che verrà presentata al convegno internazionale di allergologia in programma all'università cattolica di Roma. Secondo lo studio del ricercatore napoletano pubblicato sulla rivista Journal of Immunology, l'istamina, considerata fino a oggi il principale responsabile dell'allergia provocando arrossamento, starnuti e prurito, in realtà funziona come interruttore che accende la sintesi di citochine (IL-6 e Tnf) e innesca immediatamente i processi che rendono cronica l'allergia. «Lo studio - afferma Marone - può avere importanti ripercussioni sull'insieme delle malattie allergiche, considerandole fin dall'inizio come malattie a sviluppo cronico. Nello stesso tempo - ha aggiunto il ricercatore - un intervento farmacologico precoce e continuativo può generare una diminuzione del processo di danno permanente ai tessuti». Al convegno saranno presentate le terapie del futuro, sempre più mirate, in grado bloccare con anticorpi i mediatori dell'infiammazione si sviluppano nei fenomeni allergici; inoltre verranno trattate le allergie emergenti come quelle ai farmaci, agli alimenti (compresi quelli biotech) e ai fenomeni auotoimmuni.

    

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Un italiano su tre soffre di panico da smog

Soffocamento, vertigini, claustrofobia, talvolta la perdita momentanea di conoscenza. Un italiano su tre sperimenta una volta o l'altra un vero e proprio attacco di panico da smog. A provocare tutto questo è la presenza di anidride carbonica nell'aria. Lo dice Legambiente che insieme alla facoltà di sociologia dell'università la Sapienza di Roma sta mettendo a punto quello che per ora viene ancora considerata un'ipotesi. A far scattare l'ipotesi della sindrome da smog, l'incremento elevatissimo di crisi di panico degli ultimi dieci anni, e soprattutto la concidenza statisticamente accertata tra l'aumento dei veleni nei cieli delle grandi città e il crescere delle persone colpite dalla sindrome. «La qualità dell'aria che respiriamo - secondo il neurologo Rosario Sorrentino che è l'autore della teoria - potrebbe produrre effetti sul nostro comportamento. La variazione del tasso di anidride carbonica nell'aria può, nei soggetti predisposti, provocare effetti psichici che vanno dalla semplice agitazione fino alle vere e proprie crisi di panico». Non è solo un'ipotesi: per provare la correlazione, i ricercatori hanno fatto respirare a dei volontari una miscela di co2 e ossigeno che ha scatenato la crisi.

   

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Scoperto gene della golosità per i dolci

È un vero e proprio meccanismo genetico quello che non ci fa resistere davanti a pasticcini e torte alla crema. Un impulso irresistibile che determina la passione per i dolci. T1R3: è lui che con ogni probabilità codifica il recettore del sapore dolce. Lo hanno scoperto negli Stati uniti due gruppi di ricerca che pubblicano i risultati nei prossimi numeri di Nature Genetics e Nature Neuroscience. Saranno necessari altri studi per comprovare la scoperta, ma sembra proprio che il gene della golosità sia questo. La scoperta farà senz’altro gola all’industria del dolcificanti e potrebbe aprire la strada a nuovi prodotti specifici. Ma servirà anche a chiarire ulteriormente il meccanismo complesso della percezione dei vari tipi di gusto.

  

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Cardamomo, melissa e cannella per bloccare i crampi gastrici

Cinque alleati naturali per sconfiggere i crampi gastrici, un disturbo della digestione caratterizzato da dolorose contrazioni ritmiche del corpo dello stomaco. Camomilla, melissa, cannella, cardamomo e maggiorana sono i rimedi vegetali più indicati. Gli oli essenziali contenuti in queste piante sono in grado di ridurre la contrazione spastica delle cellule muscolari lisce nella parete dello stomaco. Assorbiti, dopo l'ingestione, nel tubo digerente, vengono poi eliminati per con le urine. Attenzione, però, perché gli oli essenziali di cardamomo, di cannella e di camomilla sono controindicati in casi di gravidanza, bimbi piccoli o soggetti allergici. Nessuna limitazione per la melissa, mentre va evitato l'uso topico di pomate con estratti di maggiorana su neonati e bambini. È bene comunque, a non superare le dosi consigliate dal medico o dal fitoterapeuta. Se si è scelta la formulazione in gocce, è necessario prenderla a stomaco vuoto, su una zolletta di zucchero.

  

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Studio inglese: depresso, scegli la tua cura

Ai depressi fate scegliere la terapia che preferiscono: farmaci o psicoterapia. Il consiglio arriva da una ricerca dell’équipe guidata da Richard Churchill  della Medical School University di Nottingham, in Gran Bretagna. Lo studio ha riguardato circa 300 pazienti, sottoposti ad osservazione per 12 mesi. Al primo gruppo formato da 100 pazienti sono stati assegnati a caso cure psicoterapeutiche o farmaci, mentre il secondo, costituito da 220 persone, poteva scegliere. Dopo un anno entrambi gli schemi si sono dimostrati validi, anche se i soggetti curati con gli antidepressivi hanno recuperato più rapidamente di quelli che hanno scelto la psicoterapia. Si è anche visto che il dialogo terapeutico è stato di gran lunga preferito e, in questo caso, si è ottenuto un miglioramento più veloce rispetto a quello conseguito dai pazienti del primo gruppo che al dialogo è approdato per assegnazione casuale.

   

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Cancro: non ingrassare, prima regola per prevenirlo

Chili di troppo e vita sedentaria aumentano il rischio di tumori del colon, del seno, dei reni e del tratto digestivo. A lanciare l'allarme è l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), sottolineando che 1 caso su 3 di queste neoplasie è provocata dall'aumento di peso e dalla mancanza di esercizio fisico. «Metter su peso, anche se non si diventa obesi, aumenta il rischio di contrarre il cancro», spiega il dottor Harri Vainio, a capo dell'unità di chemioprevenzione dell'International Agency for Research on Cancer (l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), che ha riunito un gruppo di esperti per analizzare il contributo dell'obesità e della vita sedentaria nello sviluppo dei tumori. Per questo motivo, sottolinea l'esperto, «la prima regola è non ingrassare, a prescindere da quanto si pesi in partenza». Dunque, qualche sacrificio a tavola, secondo gli esperti dell'Oms, è ben ripagato in quanto protegge contro l'insorgere di tumori del colon, dei reni, dell'utero, del tratto digestivo e di alcune neoplasie che nelle donne si sviluppano dopo la menopausa. Un pò di moto, purché costante, è fondamentale nella prevenzione contro il cancro del seno e del colon.

   

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Psicologi, fiction-tv utile rimedio contro la depressione

Depressione, crisi di autostima, stress, perdita di creatività? Nessun problema, ora con l'aiuto delle fiction tv, gli psicologi pensano si possano combattere. La fictionterapia è stata adottata dall'Associazione di psicologi volontari Help me presieduta dal professor Massimo Cicogna. Lo studio di Cicogna compiuto sui casi di 200 pazienti riconosce un valore terapeutico alla fiction al punto da consigliarne la visione ai pazienti in alcuni casi di disfunzione psicologica. «Fin dall'antica Grecia - spiega Cicogna - il dramma permetteva una percezione catartica del pathos dell'esistenza: c'e' sempre stata una partecipazione all'evento narrativo. Questo avviene ancora di più con un mezzo forte come la televisione. Avere la possibilità di identificarsi con problematiche vicine alla realtà come nel caso delle soap opere italiane, può aiutare il soggetto in crisi a vedere da un punto di vista diverso le proprie difficoltà»». Secondo gli psicologi di Help me è finita l'era del «distacco» dalla realtà e il valore terapeutico delle fiction sta proprio nella loro vicinanza ai problemi di tutti i giorni con nel 75% dei casi soluzioni positive.

   

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Anche dal vino bianco effetti benefici per la salute

I risultati di due ricerche internazionali presentati da due professori dell’Università di Milano e di Pisa hanno evidenziato gli effetti benefici del vino bianco. Sono due le sostanze presenti nei bianchi sulle quali si è soffermata l'attenzione dei ricercatori: il tirosolo e l'acido caffeico. Se assunte in piccole dosi, infatti, i due composti hanno un effetto antiossidante e riescono a diminuire i segnali infiammatori responsabili di malattie come l'artrite reumatoide e l'osteoporosi. Le prove sono state effettuate su cellule del sangue umano ed hanno anche dimostrato che se le sostanze vengono assunte ad alto dosaggio, il loro effetto è nullo. È importante sottolineare che l’acido caffeico e il tirosolo sono contenuti anche nell’olio extravergine di oliva.

  

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Sei depresso e astioso? Attento al cuore 

Due recenti studi rafforzano e precisano evidenze scientifiche già note sul rapporto negativo tra disturbi dell’umore, caratteristiche psicologiche e malattie cardiache. Il primo è stato pubblicato sul numero di marzo di Archives of General Psychiatry, ad opera di psichiatri olandesi che hanno studiato 2847 persone non ospedalizzate, uomini e donne, tra i 55 e gli 85 anni. Queste persone, indagate sia dal punto di vista dello stato di salute fisico e del sistema cardiovascolare in particolare, sia dal punto di vista dell’umore e della depressione nello specifico, sono state divise in due grandi gruppi: malati di cuore e non. Tutti sono stati seguiti per 50 mesi. Le conclusioni sono molto nette: i cardiopatici, con depressione maggiore, vedono triplicato il rischio di morire di un attacco cardiaco. E anche se i sintomi depressivi sono più lievi, il rischio di mortalità è più basso, ma comunque superiore a chi non è depresso. Quindi, nel cardiopatico, l’instaurarsi di una depressione peggiora la prognosi, aumentando notevolmente il rischio di morte. Nuovi e davvero rilevanti sono altri elementi, emersi dallo studio di Amsterdam, così riassumibili: anche chi non è cardiopatico in partenza, se depresso, può vedere triplicato il rischio di mortalità cardiaca. «In entrambi i sottogruppi (cardiopatici e non)» scrivono i ricercatori, «l’eccesso di rischio per mortalità cardiaca è associato alla depressione ed è molto simile: aumenta con l’aumentare della gravità della depressione». Quindi, più depressione, più rischio di mortalità cardiovascolare.

  

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Tumore al seno, l'autodiagnosi rivela il 60% dei casi

Sei donne su dieci scoprono di avere un tumore al seno con le proprie mani, con l'autopalpazione, mentre il 24% lo scopre con la mammografia e il 16% con gli ultrasuoni. Sono questi i dati forniti dal ministro della Sanità, Umberto Veronesi. Nelle donne sotto i quarant'anni con l'autopalpazione si identifica il 52% dei tumori, con la mammografia il 19% e con gli ultrasuoni il 30%. Una buona istruzione delle donne è importantissima per la diagnosi precoce dei tumori. «L'enorme aumento del numero dei tumori che si scopre in fase molto precoce - ha spiegato il ministro - cambierà il futuro della cura dei tumori al seno. Dopo la chirurgia conservativa, che ha permesso di evitare mutilazioni del seno, si passerà ad una chirurgia sempre più precisa, radioguidata». Il ministro ha anche spiegato che bastano poche gocce di una sostanza radioattiva innocua, il Tecnezio 99, per identificare in modo preciso la sede del tumore e anche il linfonodo sentinella che fornisce cioè informazioni sulla possibile diffusione del tumore. Dopo l'asportazione chirurgica si potrà anche effettuare una radioterapia intraoperatoria: con una sola dose di radiazioni localizzata si eviterà alla donna di sottoporsi alle sedute di radioterapia di circa due mesi dopo l'intervento. «Queste tecniche non sono ancora entrate nella routine - ha precisato Veronesi - servono ancora studi per convalidarle; ma è stata aperta una strada promettente che potrebbe portare ad un capovolgimento delle cure nei prossimi anni».

   

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Una giusta dieta per fermare la canizie che avanza

I capelli bianchi sono il segno più evidente dell’età che avanza. Oggi è possibile rallentare questo processo naturale prestando attenzione all’alimentazione. La pigmentazione del capello dipende, infatti, da precisi fattori ormonali legati all'età, ma una dieta specifica può intervenire per ritardare l'ingrigire delle chiome. La canizie trova i suoi migliori alleati in determinate carenze alimentari, soprattutto vitamina B (in particolare PABA e acido pantotenico) e rame. Seguire una dieta che reintegri queste deficienze può portare anche a una certa ripigmentazione. Via libera dunque a lievito di birra e uova che contengono vitamine del gruppo B, e a noci, legumi, pasta e soia che apportano invece il rame capace - secondo recenti studi - di frenare l'incanutimento. Da abolire il caffè che intacca l'integrità delle vitamine del gruppo B e il fumo che innesca processi inossidanti che coinvolgono anche i capelli.

   

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Depressione: colpisce l'8% degli italiani, soprattutto le donne

La depressione colpisce l'8% degli italiani, sei milioni di persone. Tra le donne, una su quattro subisce nella vita un episodio di tipo patologico; agli uomini accade meno: ne vengono colpiti due su dieci. Il 20% di chi soffre del male oscuro tenta il suicidio. Sono i dati emersi a Milano, nella giornata della salute mentale, da un’indagine condotta dall'Istituto per la ricerca e la prevenzione della depressione e dell'ansia (Idea). Il male oscuro, secondo gli esperti, è oggi curabile nell'80% dei casi. Questo, grazie ai farmaci di nuova generazione e alle psicoterapie. Secondo alcuni, anche la vecchia e discussa pratica dell'elettrochoc ha un effetto positivo nel 10% dei casi. Ma ci sono anche ombre, nella lotta al male di vivere: per l'Organizzazione mondiale della sanità il 60% dei depressi non viene riconosciuto come tale e al 49% dei diagnosticati non viene prescritta alcuna terapia. Secondo alcune ricerche, su 100 depressi veri, 60 sono riconosciuti e soltanto 18 correttamente trattati.

  

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Ricercatori italiani scoprono proteina dell'arteriosclerosi

La proteina Hmg1 è tra le principali colpevoli dell'arteriosclerosi e agisce fin dalle primissime fasi della malattia. Lo ha scoperto una ricerca italiana pubblicata sul Journal of Cell Biology.Secondo la ricerca del dipartimento di biotecnologie del San Raffaele di Milano, coordinato da Mauro Bianchi, il ruolo giocato dalla Hmg1 potrebbe forse essere più importante di quello finora attribuito ai principali indiziati, le proteine legate al glucosio. Gli esperti hanno, infatti, dimostrato che la Hmg1 causa l'accumulo delle cellule all'interno delle pareti delle arterie, provocandone il graduale restringimento. I ricercatori sono arrivati sulle tracce della proteina partendo da uno dei principali indiziati tra le cause dell'arteriosclerosi, il gene Rage. È emerso poi il legame con la proteina Hmg1, della quale i ricercatori hanno ricostruito il ruolo. Nelle fasi iniziali dell'arteriosclerosi le cellule morte che si trovano nella superficie interna delle arterie rilasciano una quantità della proteina Hmg1 sufficiente ad attivare le cellule della muscolatura liscia, che cominciano così a disporsi lungo le pareti, formando le placche tipiche della malattia. Nelle fasi avanzate dell'arteriosclerosi la proteina viene invece rilasciata dai macrofagi, le cellule del sangue con funzioni di spazzino, che si infiltrano nelle placche che ostruiscono le arterie.

  

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Fumo passivo, mezz'ora basta a fare danni

Le sigarette danneggiano le arterie: uno studio dell’ateneo californiano di Stanford ha dimostrato una correlazione con la formazione di placche aterosclerotiche, che sarebbero il prodotto di nuovi vasi sanguigni. L’effetto della nicotina sulle arterie si riscontra dopo 30 minuti di esposizione al fumo passivo. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Osaka ha confrontato, su alcuni non fumatori, la velocità del flusso sanguigno prima e dopo la permanenza in una stanza di fumatori: il flusso diminuisce sensibilmente, segno di restringimento delle arterie.

   

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Osteoporosi: incidenza più bassa tra le donne in sovrappeso e nelle città di mare

Magrezza e pigrizia nemiche delle ossa. Otto italiane su cento soffrono di osteoporosi e le più colpite dal «tarlo dello scheletro» sono proprio le donne magre e quelle sedentarie. Le più fortunate sono, invece, le abitanti delle città di mare. È quanto emerge dalla prima indagine statistica ed epidemiologica sulla conoscenza, gli stili di vita e il comportamento degli italiani rispetto all’osteoporosi, realizzata da Unicab e presentata a Roma dalla Fondazione italiana per la lotta ad artrosi e osteoporosi (Aila). L’incidenza di questa malattia, infatti, scende al 2,45 fra le over 55 più attive e sale al 9,8% fra le sedentarie. Fra le donne con 65-74 anni, 9 su 100 soffrono di osteoporosi, ma se non si svolge attività fisica la percentuale quasi raddoppia (16,3%). A rischio, inoltre, le più magre: la malattia colpisce 17 donne sottopeso su cento, rispetto all'1% delle obese. Fra le signore in peso forma risulta colpito l'11%, contro il 6% delle donne in soprappeso. Possono sperare in un futuro senza fratture le fortunate che abitano nelle città di mare: Bari e Teramo si attestano al di sotto della media nazionale (lì l'osteoporosi colpisce meno del 4% delle abitanti), bene anche La Spezia e Napoli. Peggio Roma e Torino. L'osteoporosi, ricordano gli esperti, provoca una frattura ogni 20 secondi nei paesi industrializzati. Maggio 2001 è il mese internazionale della prevenzione, importante perché, ribadiscono gli esperti, gli stili di vita corretti sono il primo strumento per sconfiggere questo male che affligge 5 milioni di persone in Italia.

   

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Lifting, oggi lo chiedono le ultrasettantenni

Aumentano le settantenni che si rivolgono alla medicina estetica per sentirsi più giovani e belle. Negli ultimi tempi, con un incremento del 2-3% l'anno, non chiedono solo di "tirarsi" con il lifting, ma vogliono consigli, creme e rimedi anti-età. A fare un bilancio delle clienti degli studi estetici, l'85% delle quali ha fra i 50 e i 70 anni, è Carlo Alberto Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime), in occasione della presentazione del XXII Congresso Nazionale Sime, tenutosi a Roma. A preoccupare le donne, una volta superati i quarant'anni, è soprattutto la pelle del viso, che tende a farsi secca e che solo nel 10% dei casi può dirsi sana. Sembra, infatti, che «dopo i 50 - spiega l'esperto - solo nel 10% dei casi può dirsi "sana". Da un esame del sebo, dell'idratazione e del fototipo - riferisce Bartoletti - nel 90% dei casi la pelle risulta o troppo secca o troppo grassa. Oggi vanno molto di moda i peeling all'acido glicolico, che troppo spesso le donne usano senza controllo medico e a forte concentrazione, e che provocano una disidratazione cutanea. Al contrario, arrivano pazienti con una pelle grassa, frutto di eccessivo uso di creme, a volte non adatte.

   

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Metabolismo, allo studio pillola  unica per 3 malattie

Un’unica pillola da assumere una volta al giorno per controllare i disturbi metabolici di tre patologie: diabete di tipo II, arteriosclerosi ed obesità. È quanto promette una particolare classe di recettori nucleari denominati PPARs (Peroxisome Proliferatol-Activated Receptors), in grado di abbassare del 60% il valore del colesterolo "cattivo" (Ldl) e dei trigliceridi, di raddoppiare quello dell'Hdl (il colesterolo "buono") e di aumentare la resistenza all'insulina. «I PPARs - ha spiegato il professor Rodolfo Paoletti, presidente della fondazione Lorenzini - aprono una nuova frontiera nel campo della ricerca farmacologica e medica. Ne sono stati identificati tre tipi e sono una famiglia di recettori nucleari che regolano i geni coinvolti nel metabolismo dei lipidi e nel controllo dei livelli del glucosio. Sono presenti in numerosi tipi di cellule coinvolte nel bilancio energetico dell'organismo ma sono espressi anche in cellule coinvolte nella formazione delle lesioni arteriosclerotiche».

  

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Insonnia, per sconfiggerla basta cambiare abitudini 

Per vincere le malattie del sonno basta cambiare le proprie abitudini di vita. È quanto afferma un recente studio su 75 pazienti affetti da insonnia cronica pubblicato su The Journal of the Medical American Association. Questo disturbo affligge un terzo della popolazione adulta almeno qualche volta nella vita e, dal 10 al 15% dei soggetti sopra i 18 anni, in forma cronica. «I dati clinici dimostrano chiaramente - scrive gli esperti del centro medico dell'Univeristà di Duke (Usa) - che l'insonnia può essere facilmente sconfitta cambiando l'ora in cui ci si corica e soprattutto in cui ci si risveglia e insegnando nuove abitudini di vita». In particolare, secondo gli scienziati bisogna iniziare a svegliarsi sempre alla stessa ora, anche se la notte è trascorsa insonne. Vietati anche i sonnellini pomeridiani per riprendere energie. La terapia cognitiva comportamentale (CBT, così è stata battezzata la cura) si è rivelata efficace in tutti i pazienti con problemi ad addormentarsi. «Molti soggetti - sottolineano gli esperti - hanno raggiunto nell'arco di 6 settimane un numero ottimale di ore di sonno senza l'aiuto di sonniferi e hanno poi mantenuto la capacità di dormire per tutti i sei mesi di follow-up dello studio». La ricerca ha interessato 75 soggetti con insonnia cronica. Il campione è stato suddiviso in tre sottogruppi: al primo è stata insegnata la CBT, al secondo tecniche di rilassamento, al terzo una terapia placebo. Al termine delle cure, durate 6 settimane, il 54% dei soggetti che avevano seguito la CBT avevano ripreso a dormire normalmente, contro il 16% del campione sottoposto a tecniche di rilassamento e il 12% del gruppo sotto placebo.

   

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Cancro, chemio in pillole per anziani a casa

Chemioterapia in pillole, da prendere a casa propria, soprattutto se si è anziani o se lo stadio della malattia oncologica sconsiglia terapie più aggressive. Di questa particolare tendenza, composti antitumorali e trattamenti domiciliari, hanno parlato a Rovigo gli oncologi, durante il terzo incontro in calendario nel programma scientifico dell'International Cancer Center. L'adozione di questo tipo di supporto farmacologico,avrà sviluppi sempre più importanti negli anni futuri, perché permetterà l'adozione di programmi di terapia personalizzati e domiciliari. Ricercatori, medici e oncologi italiani e stranieri hanno discusso dei composti e dei farmaci antitumorali da assumere per via orale, affermando che la terapia per via orale, adottata nella cura delle più diffuse forme neoplastiche, è particolarmente adatta per i pazienti anziani. In pratica, i composti antitumorali da assumere per via orale sono prescritti quando la diagnosi e la stadiazione della malattia sconsigliano terapie più aggressive: l'innovativa formula e il trattamento domiciliare consentono di controllare la crescita tumorale per lungo tempo, incidendo positivamente sulla qualità della vita del paziente e della sua famiglia.

   

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Artrite reumatoide, un colpevole in gola

Un batterio dei micoplasmi, spesso ospite nella gola, sembra essere implicato nell’insorgenza dell'artrite reumatoide. È quanto affermano gli studiosi dell’Università Ben Gurion dopo aver osservato che fluidi prelevati dalle articolazioni di molti pazienti artritici contengono sia frammenti del Dna di questi microrganismi, sia gli anticorpi che l’uomo sviluppa in risposta ad essi. La comunità medica sospettava da una cinquantina d’anni il coinvolgimento dei microrganismi dei micoplasmi nella versione umana della malattia. A quel tempo, però, le tecniche di analisi del Dna non erano sufficientemente attendibili, e a ricerche che avevano rilevato il codice genetico dei microrganismi nelle articolazioni malate, ne erano seguite altre tre dall’esito opposto. Sfruttando più sofisticate procedure di rilevamento del dna, gli studiosi hanno confrontato le analisi svolte su articolazioni di malati di artrite reumatoide e di altre forme di artrite: il codice genetico del micoplasma è stato trovato nel 20% dei primi pazienti e in nessuno dei secondi. Inoltre metà dei malati di artrite reumatoide aveva nelle articolazioni quantità insolitamente alte di anticorpi al microrganismo, mentre tra gli altri artritici tali livelli erano trascurabili.

  

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Dolore, arriva la carta dei diritti del malato terminale

Il malato terminale ha diritto, negli ultimi istanti di vita, a trattamenti che lo sollevino dal dolore, a cure e assistenza continue, a non subire terapie che prolunghino l'attesa della morte o che non vuole, ad avere vicini i suoi cari, a conoscere le sue condizioni. Ha il diritto, soprattutto, a non morire nell'isolamento e nella solitudine, ma in pace e con dignità. È un richiamo ai medici e alla società ad accettare la morte, senza voltarsi dall'altra parte, quello lanciato dalla prima Carta dei diritti del morente, 12 punti di ''grande civiltà'' sottoscritti da 1.800 esperti di terapia del dolore provenienti da 50 Paesi, riuniti a congresso a Palermo. Otto malati su dieci, nel nostro Paese, sono preda di sofferenze che potrebbero essere evitate se fossero trattati adeguatamente. A sottolineare la necessità e il beneficio della terapia del dolore per i malati di cancro in fase terminale è il Progetto obiettivo messo a punto dal ministero della Sanità. Il 90% delle persone morenti per tumore, attraversa una fase terminale lunga, in media, tre mesi e ha bisogno di interventi di cure palliative. Uno su 4 necessita del ricovero in una struttura come l'hospice. Nel nostro Paese, comunque, qualcosa sta cambiando nell'assistenza ai malati terminali.

  

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Frutta e verdura, le migliori alleate contro il cancro

L’abbondante consumo di frutta e verdura è un’efficace misura per prevenire il cancro. Le modalità attraverso cui la capacità protettiva di questi alimenti si estrinseca sono diverse: in alcuni casi, il loro apporto consiste solo nella capacità di saziare e di limitare l’introito degli alimenti grassi di origine animale potenzialmente nocivi; o ancora a regolarizzare l’intestino, condizione fondamentale per la salvaguardia dell’area colorettale. In molti casi, però, sono proprio i vari gruppi di sostanze contenuti nelle diverse specie e famiglie di ortofrutta (e anche nei legumi) ad interagire, a livello di cellule dell’organismo, in maniera tale da prevenire i fenomeni di degenerazione che rappresentano l’anticamera del cancro. Queste sostanze hanno manifestato capacità antitumorali, anche se i meccanismi con i quali la protezione si attua non sono certi.

  

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Attacchi di cuore più pericolosi se il tempo è "pazzo"

Gli attacchi di cuore sono più letali in primavera che nelle altre stagioni. Ricercatori tedeschi alla ricerca di un nesso, da tempo oggetto di discussione, tra fattori climatici e attacchi cardiaci, sono riusciti addirittura a stabilire l’entità di questa maggiore frequenza: è del 15% circa. Non c’entra la stabilità del tempo, né la temperatura. Si è visto invece che quello che incide maggiormente è l’instabilità del clima in una stessa giornata: dall’osservazione meteo e dai decessi ospedalieri si è riscontrato che i pazienti che hanno avuto un infarto in simili giornate hanno più probabilità di non superare la crisi cardiaca.

  

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Cancro: fra un anno anche in Italia il lecca-lecca anti-dolore

Dal prossimo anno arriverà anche in Italia un’insolita trovata farmacologia già in commercio in Inghilterra: si tratta di un lecca-lecca da succhiare contro il dolore provocato dal cancro. Scopo del lecca-lecca è dare sollievo alle sofferenze che ogni anno, nel nostro Paese, affliggono 150mila malati di tumore in fase terminale e altrettanti colpiti da altre patologie che causano dolore acuto. Il lecca-lecca, a base di fentanil citrato, consente l’assorbimento rapido del farmaco appena introdotto in bocca, a differenza di quanto avviene con la morfina che richiede almeno 45 minuti per agire contro il dolore. Molti studi – ha spiegato il dottor Sebastiano Mercadante, responsabile dell’Unità di anestesia e terapia del dolore dell’ospedale La Maddalena di Palermo, a margine del VII Congresso della Società Europea sulle cure palliative – hanno validato l’efficacia di questa sorta di «ciucciotto». Fra le novità anti-dolore anche una «pain penn», una penna simile a quella usata dai diabetici per iniettarsi l'insulina e attualmente in sperimentazione in Olanda. Rilascia una soluzione concentrata di oppioidi e può essere usata direttamente dal paziente.

  

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Ipertensione arteriosa, colpito 1 italiano su 4

Un italiano su quattro soffre di ipertensione arteriosa, patologia responsabile, ogni anno nel nostro Paese, di 150mila casi di ictus e 87 mila di scompenso cardiaco. Il dato è emerso durante il meeting scientifico promosso dall'università Cattolica di Roma su «Implicazioni cliniche del rimodellamento cardiovascolare». Si calcola - spiega Antonio Rebuzzi, responsabile dell'Unità coronarica del Policlinico Gemelli di Roma - che in totale siano oltre 600 mila i soggetti con scompenso cardiaco. Un dato in crescita e che fa assumere all'insufficienza cardiaca un vero e proprio carattere di malattia sociale, considerando che in molti casi e' gravemente invalidante. Notevoli anche i costi sanitari. Ogni anno si registrano circa 164 mila ricoveri per scompenso cardiaco, pari a circa 1 milione e 600 mila giorni di degenza.

  

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Cure palliative, presto nella cartella clinica anche il dolore

Come la misurazione della febbre e della pressione, anche il dolore presto entrerà in cartella clinica per valutarne l'intensità e combatterlo con più attenzione. Lo hanno detto gli esperti nel corso del VII Congresso sulle cure palliative tenutosi a Palermo. Il dolore sarà valutato con un punteggio da 1 a 10 secondo particolari parametri oggettivi e soggettivi e il medico potrà occuparsi con più specificità di esso. Il controllo del dolore dei malati nelle fasi terminali della vita è, infatti, uno dei problemi più importanti da gestire. Secondo una ricerca dell'università di Utrecht che ha valutato le ragioni della "morte su richiesta" di un centinaio di malati di tumore, è emerso che nel 44% dei casi la richiesta era dettata «dall'inutilità della sofferenza e dall'assenza di speranza». Nel 9% dei casi i malati chiedevano l'eutanasia per avere una morte dignitosa; nel 7% la richiesta era per il dolore insopportabile.

  

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"Acqua calda" per curare la prostata ingrossata 

L'acqua calda sgonfia la prostata. La nuova metodica per il trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna è stata presentata agli specialisti del centro di urologia dell'ospedale Estense di Modena dal primario della divisione, professor Maurizio Brausi. La pratica, minimamente invasiva per il paziente ed eseguita in regime ambulatoriale, non ha bisogno di anestesia e non provoca dolore. In pratica viene inserito un catetere vescicale con due palloncini alle estremità: uno viene gonfiato in vescica, il secondo viene fissato nella prostata. Il catetere viene collegato ad una macchina che gonfia il palloncino nella prostata con acqua a 62 gradi. Questo, ha spiegato il primario, determina una necrosi del tessuto prostatico. Nel centro modenese ogni anno vengono visitati circa mille pazienti che presentano un ingrossamento della prostata, e nella maggior parte dei casi il nuovo trattamento comporta un miglioramento della sintomatologia e della qualità della vita.

  

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Cuore, il 30% di sale in meno salverebbe 18mila italiani l'anno

Basterebbe ridurre del 30% l'apporto giornaliero di sale per salvare ogni anno 18mila italiani dalla morte per ictus o infarto. Lo riferiscono i nefrologi dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino in occasione del convegno «SOS: Sale O Salute?», promosso dall'Asl 4 del capoluogo piemontese e dall'Associazione Amico Rene. Dai più recenti dati Istat - spiega il dottor Roberto Boero, della Divisione di Nefrologia e dialisi del San Giovanni Bosco e membro della segreteria scientifica del convegno - emerge che una riduzione dell'intake giornaliero di sodio pari al 30% salverebbe ogni anno la vita a 18mila italiani, altrimenti uccisi da ictus o infarto. Un dato che deve far riflettere sulle comuni abitudini alimentari, sottolinea lo specialista, perché «solo un terzo del sodio ingerito ogni giorno viene aggiunto a tavola mentre i restanti due terzi derivano dal sale contenuto negli alimenti (in particolare in quelli trasformati dall'uomo). E se si pensa che il 30% di questo sodio "nascosto" viene dai farinacei, si comprende come basterebbe incominciare ad adottare pane, grissini, crackers e fette biscottate "sodio free" per ottenere un vantaggio tangibile per la salute». 

  

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Vino: un bicchiere al giorno rafforza le ossa

Il consumo moderato di alcol aiuta a prevenire l'indebolimento delle ossa con l'avanzare dell'età. È quanto sostenuto da un'équipe di ricercatori della Creighton University del Nebraska, sulla base di uno studio condotto su 445 soggetti. In particolare, la densità ossea più elevata è stata riscontrata nelle persone con l'abitudine di bere un bicchiere al giorno di birra o vino.

   

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Attacchi di panico, 7 italiani su 10 sbagliano cura

Il 70% degli italiani che soffre di attacchi di panico si cura male e rischia di andare incontro ad una cronicizzazione della malattia. L’allarme arriva da Bari dove si è tenuto un convegno sui “trattamenti dei disturbi dell’ansia”, organizzato dalla Società Italiana di Psichiatria e dalla Fondazione Smith Kline. Negli ultimi dieci anni – spiega uno psicologo dell’università di Cagliari – c’è stata una grande rivoluzione in campo terapeutico, grazie all’impiego di farmaci a base di benzodiazepine, utilizzate in combinazione con altre molecole per curare gli attacchi di panico. Queste cure però sono assunte da 7 pazienti su 10 in dosi più basse di quelle necessarie, con un peggioramento della malattia. Per porre rimedio a questa situazione, la Società Italiana di Psichiatria sta elaborando delle linee guida nazionali sui disturbi d’ansia che saranno pronte ad ottobre.

  

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Arterie meno elastiche dopo il caffè

Da tempo si discute sui possibili effetti poco salutari della caffeina sul ritmo cardiaco. Ma ora giungono precise certezze sulle conseguenze dannose per le arterie: ci rimettono in elasticità. È quanto afferma uno studio presentato all’American College of Cardiology, nel tentativo di fare un po’ di luce sugli effetti della droga più consumata al mondo sull’apparato cardiovascolare. I ricercatori del St. Vincent’s Hospital di Sidney hanno studiato una ventina di volontari con il sistema random, cioè un gruppo assumeva placebo e un altro la sostanza allo studio, la caffeina, senza che nessuno sapesse cosa stava assumendo. La caffeina è stata somministrata sotto forma di una pillola corrispondente a 2 o 3 tazze di caffè. Subito dopo l’assunzione i ricercatori hanno misurato con una tecnica particolare lo stato dell’arteria aorta e hanno scoperto che nei pazienti che avevano assunto la pillola a base di caffeina l’arteria aveva perso notevolmente di elasticità. L’effetto dura sole tre ore, ma il problema è cosa succede alle arterie quando al primo caffè ne seguono altri a distanza ravvicinata. Questo è ancora da indagare, ma è facile immaginare che un’arteria meno elastica col tempo, come avviene nell'aterosclerosi, potrebbe diventare più fragile e quindi maggiormente esposta al rischio di rotture.

  

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Tumori, come proteggere il seno

Uno studio effettuato in Polonia e pubblicato sul British Medical Journal ha esaminato i dati relativi all’incidenza di cancro al seno e stile di vita in donne di cinque diversi paesi, molto lontani per tradizioni e abitudini: Congo, Nepal, Bolivia, Polonia e Stati Uniti (citati in ordine crescente di diffusione del tumore). Mettendo in relazione l’apporto calorico medio con la frequenza di cancro al seno è emersa una relazione diretta tra diete ricche di calorie e insorgenza del tumore. Ciò significa che l’eccesso calorico aumenta il rischio di sviluppare un tumore alla mammella. Il tramite sembra essere l’aumentato livello di un ormone, il progesterone, prodotto in abbondanza quante più sono le calorie introdotte. Per prevenire i tumori, quindi, è consigliabile un certo grado di restrizione calorica ed un’attività fisica regolare.

   

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