La signora Marie
Bremont, nata il 25 aprile del 1886
e registrata nel libro dei guinness come la donna più
vecchia del pianeta, ha compiuto 115 anni. Tra i tanti
regali, le è stata consegnata anche una
torta-mappamondo interamente di cioccolato. La signora
Marie, che risiede in una casa di riposo nella
cittadina francese di Cande, è considerata
ufficialmente la donna più anziana della terra dal
1999, anno in cui il suo nome è stato inserito per la
prima volta nel libro dei primati.
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Aglio,
protegge le arterie più del colesterolo
"buono"
Aglio
cinese meglio del colesterolo "buono" (o Hdl):
polverizzato e trasformato in confetti, promette di
prevenire l'ostruzione delle arterie e di sciogliere
la cosiddetta miniplacca, ovvero il primo stadio della
placca aterosclerotica vera e propria. Lo conferma un
fisiologo tedesco che, in un incontro tenutosi oggi a
Milano, ha ricordato i risultati di uno studio
pubblicato nel 2000 su Journal of Angiology, secondo
cui «una particolare preparazione di polvere d'aglio
standardizzata risulta due volte e mezzo più efficace
del colesterolo Hdl».
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Il
lavoro stressa le arterie
Gli
uomini di mezza età sottoposti a notevoli stress sul
lavoro hanno un alto rischio di sviluppare l'aterosclerosi,
cioè il danneggiamento delle arterie per la
formazione di depositi di grasso sulle pareti. Lo
studio, realizzato alla University of Southern
California, dimostra che il 36% degli uomini con alti
livelli di stress “da lavoro” hanno anche precisi
segnali dello sviluppo di aterosclerosi nella carotide
(la grande arteria del collo che serve a portare il
sangue alla testa). Solo il 21% dei soggetti con segni
di aterosclerosi hanno affermato di non sentirsi
stressati dal lavoro. Più precisamente, i ricercatori
hanno analizzato 573 impiegati dai 40 ai 60 anni
d’età, misurandone i livelli di stress e del
rischio di danni alle arterie. L’associazione tra
stress e aterosclerosi, apparsa evidente tra gli
uomini, non è invece emersa tra le donne. Secondo gli
autori, questo potrebbe dipendere dagli ormoni della
donna, che sembrano proteggere le arterie dagli
effetti dannosi dello stress.
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In
Italia record di popolazione anziana: 24% nel 2000
L'Italia, in Europa, detiene il primato per la
percentuale di ultrasessantenni sulla popolazione
totale (24,2% nel 2000). I
dati, contenuti nella relazione sulla condizione
dell'anziano 1998-1999 del dipartimento per gli affari
sociali, dicono che mentre nel 1975 si registrava una
persona ultrasessantacinquenne ogni cinque in età
lavorativa, nel 2000 il rapporto è diventato di uno a
tre e le previsioni per i prossimi venticinque anni
parlano di un anziano ogni 2 individui di età
compresa tra i 20 e i 64 anni. Il
contrasto tra nord e sud si ripropone anche in campo
demografico: il minimo regionale di invecchiamento si
registra in Campania, dove gli ultrasessantenni sul
totale della popolazione ammontano all'11,2% degli
uomini e al 15,4% delle donne, mentre il massimo
spetta alla Liguria con quote pari al 20,3% per gli
uomini e al 28,1% per le donne. Le previsioni,
inoltre, sottolineano un aumento rapidissimo del
numero degli anziani in Sardegna: nell'arco di
cinquant'anni, infatti, la popolazione anziana
dell'isola dovrebbe passare da 246mila individui a
482mila. Il
quadro emerso vede inoltre un netto aumento della
quota di famiglie costituite da coppie di anziani o da
anziani soli prevalentemente di sesso femminile. Per
quanto riguarda lo stato di salute, il quadro è assai
poco favorevole: molti sono afflitti da malattie
croniche classiche come artrosi,
artrite,
ipertensione arteriosa, bronchite e
osteoporosi. Da
non sottovalutare i disturbi nervosi e il diabete. Per
il momento, le regioni più fornite di strutture e
servizi per l'anziano sono quelle del nord, in
particolare Liguria, Emilia Romagna e Lombardia, ma
anche le regioni del centro-sud sembrano incamminarsi
verso un'assistenza più completa.
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Medicina
alternativa, raddoppiati gli italiani che la usano
Negli
ultimi tre anni sono saliti a 9 milioni, pari al 15,6%
della popolazione, gli italiani che hanno utilizzato
metodi di cura non convenzionali. Secondo
i dati forniti dall'indagine multiscopo sulle
''Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari
1999-2000", condotta dall'Istat su un campione di 30
mila famiglie (circa 70 mila individui) e presentata
all'Istituto superiore di Sanità, dal 1991 al 1999 è
quasi raddoppiata la quota di persone che utilizza i
principali trattamenti non convenzionali. Tuttavia
l'Italia resta ai livelli più bassi della media
europea, anche se non si evidenzia un atteggiamento
negativo nei confronti delle terapie non
convenzionali. Quest’ultime sembrano
essere gradite ad una fetta assai ampia di italiani.
Il 39,8% delle persone ha infatti espresso un giudizio
positivo su almeno un tipo di queste cure. Soltanto il
23% le ha definite non utili mentre il 34,1% non sa
esprimere giudizio. Alto il livello di soddisfazione
di chi ha scelto questi trattamenti, ritenuti efficaci
nel 91,1% dei casi. A fare la parte del leone tra i
rimedi non ufficiali è l'omeopatia, utilizzata
dall'8,2% degli italiani, che ha triplicato i suoi
adepti rispetto al 2,5% del 1991. Sono le donne a
chiedere di più questo tipo di cure: cinque milioni e
mezzo contro i tre milioni e mezzo di uomini.
Omeopatia, massaggi,
agopuntura,
fitoterapia hanno più
successo fra i laureati o tra chi ha un titolo di
studio superiore, e fra chi vive nelle zone del
nord-est. Qui, quasi un italiano su quattro utilizza
almeno una delle terapie non convenzionali, al centro
uno su sei, al sud uno su 15.
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Farmaci,
star bene spendendo meglio
Stare
bene spendendo meglio: è questo lo slogan della
campagna promossa dal Tribunale per i diritti del
malato per informare i cittadini sui farmaci generici,
definiti "sconosciuti" per la maggior parte degli
italiani. Per l’occasione saranno distribuiti oltre
un milione e mezzo di depliant e locandine, con la
"carta d'identità" dei generici, le loro
caratteristiche essenziali, la prescrivibilità, la
distribuzione nelle farmacie. Tutto quello che bisogna
sapere, insomma, per arrivare preparati al 1° luglio 2001, quando entrerà in vigore il nuovo
meccanismo di rimborsabilità dei farmaci, previsto
dalla Finanziaria 2001. Tra medicinali equivalenti,
sarà a totale carico del Servizio sanitario nazionale
solo quello a prezzo più basso, ossia i generici,
farmaci il cui brevetto è scaduto e dunque meno cari
dal 20% al 50% rispetto ai "gemelli" dal nome
commerciale. Chi deciderà di comprare un farmaco
"di marca", dal costo superiore al prezzo medio
ponderato, dovrà pagare di tasca propria la
differenza.
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Studio
Usa, malattie dentali forse causa di diabete
Le malattie dentali rappresentano un fattore di
rischio per il diabete di tipo 2. è
questa la tesi sostenuta da un'équipe di studiosi
americani della Marquette University del Wisconsin.
Secondo i ricercatori, le infezioni ai denti possono
veicolare nel sangue batteri in grado di innescare una
pericolosa serie di reazioni: il sistema immunitario
infatti può dare il via al rilascio di proteine dette
citocine, che in quantità eccessiva possono
danneggiare il pancreas e alterare la produzione di
insulina, l'ormone-chiave nel diabete. I ricercatori hanno anche sottolineato come le
statistiche mettano in evidenza una stretta relazione
fra infezioni dentali e diabete.
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Ricerca
sull'asma: possibile bloccare il processo di
cronicizzazione
I processi di cronicizzazione, ovvero di
deterioramento permanente dell'asma allergica come di
altre allergie, si possono bloccare. è
quanto emerge da una ricerca condotta dall'immunologo
Gianni Marone dell'università di Napoli Federico II,
che verrà presentata al convegno internazionale di
allergologia in programma all'università cattolica di
Roma. Secondo
lo studio del ricercatore napoletano pubblicato sulla
rivista Journal of Immunology, l'istamina, considerata
fino a oggi il principale responsabile dell'allergia
provocando arrossamento, starnuti e prurito, in realtà
funziona come interruttore che accende la sintesi di
citochine (IL-6 e Tnf) e innesca immediatamente i
processi che rendono cronica l'allergia. «Lo studio -
afferma Marone - può avere importanti ripercussioni
sull'insieme delle malattie allergiche, considerandole
fin dall'inizio come malattie a sviluppo cronico. Nello
stesso tempo - ha aggiunto il ricercatore - un
intervento farmacologico precoce e continuativo può
generare una diminuzione del processo di danno
permanente ai tessuti». Al
convegno saranno presentate le terapie del futuro,
sempre più mirate, in grado bloccare con anticorpi i
mediatori dell'infiammazione si sviluppano nei
fenomeni allergici; inoltre verranno trattate le
allergie emergenti come quelle ai farmaci, agli
alimenti (compresi quelli biotech) e ai fenomeni
auotoimmuni.
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Un
italiano su tre soffre di panico da smog
Soffocamento,
vertigini, claustrofobia, talvolta la perdita
momentanea di conoscenza. Un italiano su tre
sperimenta una volta o l'altra un vero e proprio
attacco di panico da smog. A provocare tutto questo è
la presenza di anidride carbonica nell'aria. Lo dice Legambiente che insieme alla facoltà di sociologia
dell'università la Sapienza di Roma sta mettendo a
punto quello che per ora viene ancora considerata
un'ipotesi. A far scattare l'ipotesi della sindrome da
smog, l'incremento elevatissimo di crisi di panico
degli ultimi dieci anni, e soprattutto la concidenza
statisticamente accertata tra l'aumento dei veleni nei
cieli delle grandi città e il crescere delle persone
colpite dalla sindrome. «La qualità dell'aria che
respiriamo - secondo il neurologo Rosario Sorrentino
che è l'autore della teoria - potrebbe produrre
effetti sul nostro comportamento. La variazione del
tasso di anidride carbonica nell'aria può, nei
soggetti predisposti, provocare effetti psichici che
vanno dalla semplice agitazione fino alle vere e
proprie crisi di panico». Non è solo un'ipotesi: per
provare la correlazione, i ricercatori hanno fatto
respirare a dei volontari una miscela di co2 e
ossigeno che ha scatenato la crisi.
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Scoperto
gene della golosità per i dolci
È
un vero e proprio meccanismo genetico quello che non
ci fa resistere davanti a pasticcini e torte alla
crema. Un impulso irresistibile che determina la
passione per i dolci. T1R3: è lui che con ogni probabilità codifica il recettore del
sapore dolce. Lo hanno scoperto negli Stati
uniti due gruppi di ricerca che pubblicano i risultati
nei prossimi numeri di Nature Genetics e Nature
Neuroscience. Saranno
necessari altri
studi per comprovare la scoperta, ma sembra proprio
che il gene della golosità sia questo. La scoperta
farà senz’altro gola all’industria del
dolcificanti e potrebbe aprire la strada a nuovi
prodotti specifici. Ma servirà anche a chiarire
ulteriormente il meccanismo complesso della percezione
dei vari tipi di gusto.
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Cardamomo,
melissa e cannella per bloccare i crampi gastrici
Cinque
alleati naturali per sconfiggere i crampi gastrici, un
disturbo della digestione caratterizzato da dolorose
contrazioni ritmiche del corpo dello stomaco.
Camomilla, melissa, cannella, cardamomo e maggiorana
sono i rimedi vegetali più indicati. Gli oli
essenziali contenuti in queste piante sono in grado di
ridurre la contrazione spastica delle cellule
muscolari lisce nella parete dello stomaco. Assorbiti,
dopo l'ingestione, nel tubo digerente, vengono poi
eliminati per con le urine. Attenzione, però, perché
gli oli essenziali di cardamomo, di cannella e di
camomilla sono controindicati in casi di gravidanza,
bimbi piccoli o soggetti allergici. Nessuna
limitazione per la melissa, mentre va evitato l'uso
topico di pomate con estratti di maggiorana su neonati
e bambini. È bene comunque, a non superare le dosi
consigliate dal medico o dal fitoterapeuta. Se si è
scelta la formulazione in gocce, è necessario
prenderla a stomaco vuoto, su una zolletta di
zucchero.
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Studio
inglese: depresso, scegli la tua cura
Ai
depressi fate scegliere la terapia che preferiscono:
farmaci o psicoterapia. Il consiglio arriva da una
ricerca dell’équipe guidata da Richard Churchill
della Medical School University di Nottingham,
in Gran Bretagna. Lo studio ha riguardato circa 300
pazienti, sottoposti ad osservazione per 12 mesi. Al
primo gruppo formato da 100 pazienti sono stati
assegnati a caso cure psicoterapeutiche o farmaci,
mentre il secondo, costituito da 220 persone, poteva
scegliere. Dopo un anno entrambi gli schemi si sono
dimostrati validi, anche se i soggetti curati con gli
antidepressivi hanno recuperato più rapidamente di
quelli che hanno scelto la psicoterapia. Si è anche
visto che il dialogo terapeutico è stato di gran
lunga preferito e, in questo caso, si è ottenuto un
miglioramento più veloce rispetto a quello conseguito
dai pazienti del primo gruppo che al dialogo è
approdato per assegnazione casuale.
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Cancro:
non ingrassare, prima regola per prevenirlo
Chili
di troppo e vita sedentaria aumentano il rischio di
tumori del colon, del seno, dei reni e del tratto
digestivo. A lanciare l'allarme è l'Organizzazione
mondiale della Sanità (Oms), sottolineando che 1 caso
su 3 di queste neoplasie è provocata dall'aumento di
peso e dalla mancanza di esercizio fisico. «Metter su
peso, anche se non si diventa obesi, aumenta il
rischio di contrarre il cancro», spiega il dottor
Harri Vainio, a capo dell'unità di chemioprevenzione
dell'International Agency for Research on Cancer
(l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro),
che ha riunito un gruppo di esperti per analizzare il
contributo dell'obesità
e della vita sedentaria nello sviluppo dei tumori. Per
questo motivo, sottolinea l'esperto, «la prima regola
è non ingrassare, a prescindere da quanto si pesi in
partenza». Dunque, qualche sacrificio a tavola,
secondo gli esperti dell'Oms, è ben ripagato in
quanto protegge contro l'insorgere di tumori del
colon, dei reni, dell'utero, del tratto digestivo e di
alcune neoplasie che nelle donne si sviluppano dopo la
menopausa. Un pò di moto, purché costante, è
fondamentale nella prevenzione contro il cancro del
seno e del colon.
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Psicologi,
fiction-tv utile rimedio contro la depressione
Depressione,
crisi di autostima, stress, perdita di creatività?
Nessun problema, ora con l'aiuto delle fiction tv, gli
psicologi pensano si possano combattere. La
fictionterapia è stata adottata dall'Associazione di
psicologi volontari Help me presieduta dal
professor Massimo Cicogna. Lo studio di Cicogna
compiuto sui casi di 200 pazienti riconosce un valore
terapeutico alla fiction al punto da consigliarne la
visione ai pazienti in alcuni casi di disfunzione
psicologica. «Fin dall'antica Grecia - spiega Cicogna
- il dramma permetteva una percezione catartica del
pathos dell'esistenza: c'e' sempre stata una
partecipazione all'evento narrativo. Questo avviene
ancora di più con un mezzo forte come la televisione.
Avere la possibilità di identificarsi con
problematiche vicine alla realtà come nel caso delle
soap opere italiane, può aiutare il soggetto in crisi
a vedere da un punto di vista diverso le proprie
difficoltà»». Secondo gli psicologi di Help me è
finita l'era del «distacco» dalla realtà e il
valore terapeutico delle fiction sta proprio nella
loro vicinanza ai problemi di tutti i giorni con nel
75% dei casi soluzioni positive.
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Anche
dal vino bianco effetti benefici per la salute
I
risultati di due ricerche internazionali presentati da
due professori dell’Università di Milano e di Pisa
hanno evidenziato gli effetti benefici del vino
bianco. Sono due le sostanze presenti nei bianchi
sulle quali si è soffermata l'attenzione dei
ricercatori: il tirosolo e l'acido caffeico. Se
assunte in piccole dosi, infatti, i due composti hanno
un effetto antiossidante e riescono a diminuire i
segnali infiammatori responsabili di malattie come l'artrite
reumatoide e l'osteoporosi.
Le prove sono state effettuate su cellule del sangue
umano ed hanno anche dimostrato che se le sostanze
vengono assunte ad alto dosaggio, il loro effetto è
nullo. È importante sottolineare che l’acido
caffeico e il tirosolo sono contenuti anche
nell’olio extravergine di oliva.
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Sei
depresso e astioso? Attento al cuore
Due
recenti studi rafforzano e precisano evidenze
scientifiche già note sul rapporto negativo tra
disturbi dell’umore, caratteristiche psicologiche e
malattie cardiache. Il primo è stato pubblicato sul
numero di marzo di Archives of General Psychiatry,
ad opera di psichiatri olandesi che hanno studiato
2847 persone non ospedalizzate, uomini e donne, tra i
55 e gli 85 anni. Queste persone, indagate sia dal
punto di vista dello stato di salute fisico e del
sistema cardiovascolare in particolare, sia dal punto
di vista dell’umore e della depressione nello
specifico, sono state divise in due grandi gruppi:
malati di cuore e non. Tutti sono stati seguiti per 50
mesi. Le
conclusioni sono molto nette: i cardiopatici, con
depressione maggiore, vedono triplicato il rischio di
morire di un attacco cardiaco. E anche se i sintomi
depressivi sono più lievi, il rischio di mortalità
è più basso, ma comunque superiore a chi non è
depresso. Quindi, nel cardiopatico, l’instaurarsi di
una depressione peggiora la prognosi, aumentando
notevolmente il rischio di morte. Nuovi e davvero rilevanti sono
altri elementi, emersi dallo studio di Amsterdam, così
riassumibili: anche chi non è cardiopatico in
partenza, se depresso, può vedere triplicato il
rischio di mortalità cardiaca. «In entrambi i
sottogruppi (cardiopatici e non)» scrivono i
ricercatori, «l’eccesso di rischio per mortalità
cardiaca è associato alla depressione ed è molto
simile: aumenta con l’aumentare della gravità della
depressione». Quindi, più depressione, più rischio
di mortalità cardiovascolare.
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Tumore
al seno, l'autodiagnosi rivela il 60% dei casi
Sei
donne su dieci scoprono di avere un tumore al seno con
le proprie mani, con l'autopalpazione, mentre il 24%
lo scopre con la mammografia e il 16% con gli
ultrasuoni. Sono questi i dati forniti dal ministro
della Sanità, Umberto Veronesi. Nelle donne sotto i
quarant'anni con l'autopalpazione si identifica il 52%
dei tumori, con la mammografia il 19% e con gli
ultrasuoni il 30%. Una buona istruzione delle donne è
importantissima per la diagnosi precoce dei tumori. «L'enorme aumento del numero dei tumori che si scopre
in fase molto precoce - ha spiegato il ministro -
cambierà il futuro della cura dei tumori al seno.
Dopo la chirurgia conservativa, che ha permesso di
evitare mutilazioni del seno, si passerà ad una
chirurgia sempre più precisa, radioguidata». Il
ministro ha anche spiegato che bastano poche gocce di
una sostanza radioattiva innocua, il Tecnezio 99, per
identificare in modo preciso la sede del tumore e
anche il linfonodo sentinella che fornisce cioè
informazioni sulla possibile diffusione del tumore.
Dopo l'asportazione chirurgica si potrà anche
effettuare una radioterapia intraoperatoria: con una
sola dose di radiazioni localizzata si eviterà alla
donna di sottoporsi alle sedute di radioterapia di
circa due mesi dopo l'intervento. «Queste tecniche
non sono ancora entrate nella routine - ha precisato
Veronesi - servono ancora studi per convalidarle; ma
è stata aperta una strada promettente che potrebbe
portare ad un capovolgimento delle cure nei prossimi
anni».
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Una giusta
dieta per fermare la canizie che avanza
I
capelli bianchi sono il segno più evidente dell’età
che avanza. Oggi è possibile rallentare questo
processo naturale prestando attenzione
all’alimentazione. La pigmentazione del
capello dipende, infatti, da precisi fattori ormonali
legati all'età, ma una dieta specifica può
intervenire per ritardare l'ingrigire delle chiome. La
canizie trova i suoi migliori alleati in determinate
carenze alimentari, soprattutto vitamina B (in
particolare PABA e acido pantotenico) e rame. Seguire
una dieta che reintegri queste deficienze può portare
anche a una certa ripigmentazione. Via libera dunque a
lievito di birra e uova che contengono vitamine del
gruppo B, e a noci, legumi, pasta e soia che apportano
invece il rame capace - secondo recenti studi - di
frenare l'incanutimento. Da abolire il caffè che
intacca l'integrità delle vitamine del gruppo B e il
fumo che innesca processi inossidanti che coinvolgono
anche i capelli.
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Depressione:
colpisce l'8% degli italiani, soprattutto le donne
La depressione colpisce l'8% degli italiani, sei
milioni di persone. Tra le donne, una su quattro
subisce nella vita un episodio di tipo patologico;
agli uomini accade meno: ne vengono colpiti due su
dieci.
Il 20% di chi soffre del male oscuro tenta il
suicidio. Sono
i dati emersi a Milano, nella giornata della salute
mentale, da un’indagine condotta dall'Istituto per
la ricerca e la prevenzione della depressione e
dell'ansia (Idea). Il male oscuro, secondo gli
esperti, è oggi curabile nell'80% dei casi. Questo,
grazie ai farmaci di nuova generazione e alle
psicoterapie. Secondo alcuni, anche la vecchia e
discussa pratica dell'elettrochoc ha un effetto
positivo nel 10% dei casi. Ma ci sono anche ombre, nella lotta al male di
vivere: per l'Organizzazione mondiale della sanità il
60% dei depressi non viene riconosciuto come tale e al
49% dei diagnosticati non viene prescritta alcuna
terapia. Secondo alcune ricerche, su 100 depressi
veri, 60 sono riconosciuti e soltanto 18 correttamente
trattati.
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Ricercatori
italiani scoprono proteina dell'arteriosclerosi
La proteina Hmg1 è tra le principali colpevoli
dell'arteriosclerosi e agisce fin dalle primissime
fasi della malattia. Lo ha scoperto una ricerca
italiana pubblicata sul Journal of Cell Biology.Secondo
la ricerca del dipartimento di biotecnologie del San
Raffaele di Milano, coordinato da Mauro Bianchi, il
ruolo giocato dalla Hmg1 potrebbe forse essere più
importante di quello finora attribuito ai principali
indiziati, le proteine legate al glucosio. Gli
esperti hanno, infatti, dimostrato che la Hmg1 causa
l'accumulo delle cellule all'interno delle pareti
delle arterie, provocandone il graduale
restringimento. I
ricercatori sono arrivati sulle tracce della proteina
partendo da uno dei principali indiziati tra le cause
dell'arteriosclerosi, il gene Rage. È emerso poi il
legame con la proteina Hmg1, della quale i ricercatori
hanno ricostruito il ruolo. Nelle
fasi iniziali dell'arteriosclerosi le cellule morte
che si trovano nella superficie interna delle arterie
rilasciano una quantità della proteina Hmg1
sufficiente ad attivare le cellule della muscolatura
liscia, che cominciano così a disporsi lungo le
pareti, formando le placche tipiche della malattia.
Nelle fasi avanzate dell'arteriosclerosi la proteina
viene invece rilasciata dai macrofagi, le cellule del
sangue con funzioni di spazzino, che si infiltrano
nelle placche che ostruiscono le arterie.
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Fumo
passivo, mezz'ora basta a fare danni
Le
sigarette danneggiano le arterie: uno studio
dell’ateneo californiano di Stanford ha dimostrato
una correlazione con la formazione di placche
aterosclerotiche, che sarebbero il prodotto di nuovi
vasi sanguigni. L’effetto della nicotina sulle
arterie si riscontra dopo 30 minuti di esposizione al
fumo passivo. Un gruppo di ricercatori
dell’Università di Osaka ha confrontato, su alcuni
non fumatori, la velocità del flusso sanguigno prima
e dopo la permanenza in una stanza di fumatori: il
flusso diminuisce sensibilmente, segno di
restringimento delle arterie.
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Osteoporosi:
incidenza più bassa tra le donne in sovrappeso e
nelle città di mare
Magrezza
e pigrizia nemiche delle ossa. Otto italiane su cento
soffrono di osteoporosi e le più colpite dal
«tarlo dello scheletro» sono proprio le donne
magre e quelle sedentarie. Le più fortunate sono,
invece, le abitanti delle città di mare. È quanto
emerge dalla prima indagine statistica ed
epidemiologica sulla
conoscenza, gli stili di vita e il comportamento degli
italiani rispetto all’osteoporosi, realizzata da
Unicab e presentata a Roma dalla Fondazione italiana
per la lotta ad artrosi e osteoporosi (Aila).
L’incidenza di questa malattia, infatti, scende al
2,45 fra le over 55 più attive e sale al 9,8% fra le
sedentarie. Fra le donne con 65-74 anni, 9 su 100 soffrono di
osteoporosi, ma se non si svolge attività fisica la
percentuale quasi raddoppia (16,3%). A rischio,
inoltre, le più magre: la malattia colpisce 17 donne
sottopeso su cento, rispetto all'1% delle obese. Fra
le signore in peso forma risulta colpito l'11%, contro
il 6% delle donne in soprappeso. Possono sperare in un futuro
senza fratture le fortunate che abitano nelle città
di mare: Bari e Teramo si attestano al di sotto della
media nazionale (lì l'osteoporosi colpisce meno del
4% delle abitanti), bene anche La Spezia e Napoli.
Peggio Roma e Torino. L'osteoporosi, ricordano gli
esperti, provoca una frattura ogni 20 secondi nei
paesi industrializzati. Maggio 2001 è il mese
internazionale della prevenzione, importante perché,
ribadiscono gli esperti, gli stili di vita corretti sono il primo
strumento per sconfiggere questo male che affligge 5
milioni di persone in Italia.
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Lifting,
oggi lo chiedono le ultrasettantenni
Aumentano le settantenni che si rivolgono alla
medicina estetica per sentirsi più giovani e belle. Negli ultimi tempi, con un incremento del 2-3% l'anno,
non chiedono solo di "tirarsi" con il lifting, ma
vogliono consigli, creme e rimedi anti-età. A fare un
bilancio delle clienti degli studi estetici, l'85%
delle quali ha fra i 50 e i 70 anni, è Carlo Alberto
Bartoletti, presidente della Società Italiana di
Medicina Estetica (Sime), in occasione della
presentazione del XXII Congresso Nazionale Sime,
tenutosi a Roma. A preoccupare le donne, una volta superati i quarant'anni, è soprattutto la pelle del viso,
che tende a farsi secca e che solo nel 10% dei casi può
dirsi sana. Sembra, infatti, che «dopo i 50 -
spiega l'esperto - solo nel 10% dei casi può dirsi
"sana".
Da un esame del sebo, dell'idratazione e del fototipo
- riferisce Bartoletti - nel 90% dei casi la pelle
risulta o troppo secca o troppo grassa. Oggi vanno
molto di moda i peeling all'acido glicolico, che
troppo spesso le donne usano senza controllo medico e
a forte concentrazione, e che provocano una
disidratazione cutanea. Al contrario, arrivano
pazienti con una pelle grassa, frutto di eccessivo uso
di creme, a volte non adatte.
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Metabolismo,
allo studio pillola unica per 3 malattie
Un’unica
pillola da assumere una volta al giorno per
controllare i disturbi metabolici di tre patologie: diabete
di tipo II, arteriosclerosi
ed obesità.
È quanto promette una particolare classe di recettori nucleari denominati
PPARs (Peroxisome Proliferatol-Activated Receptors),
in grado di abbassare del 60% il valore del
colesterolo "cattivo" (Ldl) e dei
trigliceridi, di raddoppiare quello dell'Hdl (il
colesterolo "buono") e di aumentare la
resistenza all'insulina. «I
PPARs - ha spiegato il professor Rodolfo Paoletti,
presidente della fondazione Lorenzini - aprono una
nuova frontiera nel campo della ricerca farmacologica
e medica. Ne sono stati identificati tre tipi e sono
una famiglia di recettori nucleari che regolano i geni
coinvolti nel metabolismo dei lipidi e nel controllo
dei livelli del glucosio. Sono presenti in numerosi
tipi di cellule coinvolte nel bilancio energetico
dell'organismo ma sono espressi anche in cellule
coinvolte nella formazione delle lesioni
arteriosclerotiche».
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Insonnia,
per sconfiggerla basta cambiare abitudini
Per vincere le malattie del sonno basta cambiare
le proprie abitudini di vita. È quanto afferma un
recente studio su 75 pazienti affetti da insonnia
cronica pubblicato su The Journal of the Medical
American Association. Questo
disturbo affligge un terzo della popolazione adulta
almeno qualche volta nella vita e, dal 10 al 15% dei
soggetti sopra i 18 anni, in forma cronica. «I
dati clinici dimostrano chiaramente - scrive gli
esperti del centro medico dell'Univeristà di Duke
(Usa) - che l'insonnia può essere facilmente
sconfitta cambiando l'ora in cui ci si corica e
soprattutto in cui ci si risveglia e insegnando nuove
abitudini di vita». In particolare, secondo gli
scienziati bisogna iniziare a svegliarsi sempre alla
stessa ora, anche se la notte è trascorsa insonne.
Vietati anche i sonnellini pomeridiani per riprendere
energie. La
terapia cognitiva comportamentale (CBT, così è stata
battezzata la cura) si è rivelata efficace in tutti i
pazienti con problemi ad addormentarsi. «Molti
soggetti - sottolineano gli esperti - hanno raggiunto
nell'arco di 6 settimane un numero ottimale di ore di
sonno senza l'aiuto di sonniferi e hanno poi mantenuto
la capacità di dormire per tutti i sei mesi di
follow-up dello studio». La
ricerca ha interessato 75 soggetti con insonnia
cronica. Il campione è stato suddiviso in tre
sottogruppi: al primo è stata insegnata la CBT, al
secondo tecniche di rilassamento, al terzo una terapia
placebo. Al termine delle cure, durate 6 settimane, il
54% dei soggetti che avevano seguito la CBT avevano
ripreso a dormire normalmente, contro il 16% del
campione sottoposto a tecniche di rilassamento e il
12% del gruppo sotto placebo.
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Cancro,
chemio in pillole per anziani a casa
Chemioterapia
in pillole, da prendere a casa propria, soprattutto se
si è anziani o se lo stadio della malattia oncologica
sconsiglia terapie più aggressive. Di questa
particolare tendenza, composti antitumorali e
trattamenti domiciliari, hanno parlato a Rovigo gli
oncologi, durante il terzo incontro in calendario nel
programma scientifico dell'International Cancer
Center.
L'adozione di questo tipo di supporto farmacologico,avrà sviluppi sempre più importanti negli anni futuri,
perché permetterà l'adozione di programmi di terapia
personalizzati e domiciliari. Ricercatori, medici e
oncologi italiani e stranieri hanno discusso dei
composti e dei farmaci antitumorali da assumere per via
orale, affermando che la terapia per via orale,
adottata nella cura delle più diffuse forme
neoplastiche, è particolarmente adatta per i pazienti
anziani. In pratica, i composti antitumorali da
assumere per via orale sono prescritti quando la
diagnosi e la stadiazione della malattia sconsigliano
terapie più aggressive: l'innovativa formula e il
trattamento domiciliare consentono di controllare la
crescita tumorale per lungo tempo, incidendo
positivamente sulla qualità della vita del paziente e
della sua famiglia.
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Artrite
reumatoide, un colpevole in gola
Un
batterio dei micoplasmi, spesso ospite nella gola,
sembra essere implicato nell’insorgenza dell'artrite
reumatoide. È quanto affermano gli studiosi
dell’Università Ben Gurion dopo aver
osservato che fluidi prelevati dalle articolazioni di
molti pazienti artritici contengono sia frammenti del
Dna di questi microrganismi, sia gli anticorpi che
l’uomo sviluppa in risposta ad essi. La comunità
medica sospettava da una cinquantina d’anni il
coinvolgimento dei microrganismi dei micoplasmi nella
versione umana della malattia. A quel tempo, però, le
tecniche di analisi del Dna non erano sufficientemente
attendibili, e a ricerche che avevano rilevato il
codice genetico dei microrganismi nelle articolazioni
malate, ne erano seguite altre tre dall’esito
opposto. Sfruttando più sofisticate procedure di
rilevamento del dna, gli studiosi hanno confrontato le
analisi svolte su articolazioni di malati di artrite
reumatoide e di altre forme di artrite: il codice
genetico del micoplasma è stato trovato nel 20% dei
primi pazienti e in nessuno dei secondi. Inoltre metà
dei malati di artrite reumatoide aveva nelle
articolazioni quantità insolitamente alte di
anticorpi al microrganismo, mentre tra gli altri
artritici tali livelli erano trascurabili.
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Dolore,
arriva la carta dei diritti del malato terminale
Il
malato terminale ha diritto, negli ultimi istanti di
vita, a trattamenti che lo sollevino dal dolore, a
cure e assistenza continue, a non subire terapie che
prolunghino l'attesa della morte o che non vuole, ad
avere vicini i suoi cari, a conoscere le sue
condizioni. Ha il diritto, soprattutto, a non morire
nell'isolamento e nella solitudine, ma in pace e con
dignità. È un richiamo ai medici e alla società ad
accettare la morte, senza voltarsi dall'altra parte,
quello lanciato dalla prima Carta dei diritti del
morente, 12 punti di ''grande civiltà''
sottoscritti da 1.800 esperti di terapia del dolore
provenienti da 50 Paesi, riuniti a congresso a
Palermo. Otto malati su dieci, nel nostro Paese, sono
preda di sofferenze che potrebbero essere evitate se
fossero trattati adeguatamente. A sottolineare la
necessità e il beneficio della terapia del dolore per
i malati di cancro in fase terminale è il Progetto
obiettivo messo a punto dal ministero della Sanità.
Il 90% delle persone morenti per tumore, attraversa
una fase terminale lunga, in media, tre mesi e ha
bisogno di interventi di cure palliative. Uno su 4
necessita del ricovero in una struttura come l'hospice.
Nel nostro Paese, comunque, qualcosa sta cambiando
nell'assistenza ai malati terminali.
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Frutta
e verdura, le migliori alleate contro il cancro
L’abbondante
consumo di frutta e verdura è un’efficace misura
per prevenire il cancro. Le modalità attraverso cui
la capacità protettiva di questi alimenti si
estrinseca sono diverse: in alcuni casi, il loro
apporto consiste solo nella
capacità di saziare e di limitare l’introito
degli alimenti grassi di origine animale
potenzialmente nocivi; o ancora a regolarizzare
l’intestino, condizione fondamentale per la
salvaguardia dell’area colorettale. In molti casi,
però, sono proprio i vari gruppi di sostanze
contenuti nelle diverse specie e famiglie di
ortofrutta (e anche nei legumi) ad interagire, a
livello di cellule dell’organismo, in maniera tale
da prevenire i fenomeni di degenerazione che
rappresentano l’anticamera del cancro. Queste
sostanze hanno manifestato capacità antitumorali,
anche se i meccanismi con i quali la protezione si
attua non sono certi.
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Attacchi
di cuore più pericolosi se il tempo è
"pazzo"
Gli attacchi di cuore sono più letali in primavera
che nelle altre stagioni. Ricercatori tedeschi alla
ricerca di un nesso, da tempo oggetto di discussione,
tra fattori climatici e attacchi cardiaci, sono
riusciti addirittura a stabilire l’entità di questa
maggiore frequenza: è del 15% circa. Non c’entra la
stabilità del tempo, né la temperatura. Si è visto
invece che quello che incide maggiormente è
l’instabilità del clima in una stessa giornata:
dall’osservazione meteo e dai decessi ospedalieri si
è riscontrato che i pazienti che hanno avuto un
infarto in simili giornate hanno più probabilità di
non superare la crisi cardiaca.
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Cancro:
fra un anno anche in Italia il lecca-lecca anti-dolore
Dal prossimo anno arriverà anche in
Italia un’insolita trovata farmacologia già in
commercio in Inghilterra: si tratta di un lecca-lecca
da succhiare contro il dolore provocato dal cancro.
Scopo del lecca-lecca è dare sollievo alle sofferenze
che ogni anno, nel nostro Paese, affliggono 150mila
malati di tumore in fase terminale e altrettanti
colpiti da altre patologie che causano dolore acuto.
Il lecca-lecca, a base di fentanil citrato, consente
l’assorbimento rapido del farmaco appena introdotto
in bocca, a differenza di quanto avviene con la
morfina che richiede almeno 45 minuti per agire contro
il dolore. Molti studi – ha spiegato il dottor
Sebastiano Mercadante, responsabile dell’Unità di
anestesia e terapia del dolore dell’ospedale La
Maddalena di Palermo, a margine del VII Congresso
della Società Europea sulle cure palliative – hanno
validato l’efficacia di questa sorta di «ciucciotto». Fra le novità anti-dolore anche una
«pain penn», una penna simile a quella usata dai
diabetici per iniettarsi l'insulina e attualmente in
sperimentazione in Olanda. Rilascia una soluzione
concentrata di oppioidi e può essere usata
direttamente dal paziente.
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Ipertensione
arteriosa, colpito 1 italiano su 4
Un
italiano su quattro soffre di ipertensione arteriosa,
patologia responsabile, ogni anno nel nostro Paese, di
150mila casi di ictus
e 87 mila di scompenso cardiaco. Il dato è emerso durante il meeting scientifico
promosso dall'università Cattolica di Roma su «Implicazioni
cliniche del rimodellamento cardiovascolare». Si
calcola - spiega Antonio Rebuzzi, responsabile
dell'Unità coronarica del Policlinico Gemelli di Roma
- che in totale siano oltre 600 mila i soggetti con
scompenso cardiaco. Un dato in crescita e che fa
assumere all'insufficienza cardiaca un vero e proprio
carattere di malattia sociale, considerando che in
molti casi e' gravemente invalidante. Notevoli anche
i costi sanitari. Ogni anno si registrano circa 164
mila ricoveri per scompenso cardiaco, pari a circa 1
milione e 600 mila giorni di degenza.
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Cure
palliative, presto nella cartella clinica anche il
dolore
Come la misurazione della febbre e della
pressione, anche il dolore presto entrerà in cartella
clinica per valutarne l'intensità e combatterlo con
più attenzione. Lo hanno detto gli esperti nel corso
del VII Congresso sulle cure palliative tenutosi a
Palermo.
Il dolore sarà valutato con un punteggio da 1 a 10
secondo particolari parametri oggettivi e soggettivi e
il medico potrà occuparsi con più specificità di
esso. Il
controllo del dolore dei malati nelle fasi terminali
della vita è, infatti, uno dei problemi più
importanti da gestire. Secondo una ricerca
dell'università di Utrecht che ha valutato le ragioni
della "morte su richiesta" di un centinaio
di malati di tumore, è emerso che nel 44% dei casi la
richiesta era dettata «dall'inutilità della
sofferenza e dall'assenza di speranza». Nel
9% dei casi i malati chiedevano l'eutanasia per avere
una morte dignitosa; nel 7% la richiesta era per il
dolore insopportabile.
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"Acqua
calda" per curare la prostata ingrossata
L'acqua calda sgonfia la prostata. La nuova
metodica per il trattamento dell'ipertrofia prostatica
benigna è stata presentata agli specialisti del
centro di urologia dell'ospedale Estense di Modena dal
primario della divisione, professor Maurizio Brausi.
La
pratica, minimamente invasiva per il paziente ed
eseguita in regime ambulatoriale, non ha bisogno di
anestesia e non provoca dolore. In pratica viene
inserito un catetere vescicale con due palloncini alle
estremità: uno viene gonfiato in vescica, il secondo
viene fissato nella prostata. Il catetere viene
collegato ad una macchina che gonfia il palloncino
nella prostata con acqua a 62 gradi. Questo, ha spiegato il
primario, determina una necrosi del tessuto
prostatico. Nel
centro modenese ogni anno vengono visitati circa mille
pazienti che presentano un ingrossamento della
prostata, e nella maggior parte dei casi il nuovo
trattamento comporta un miglioramento della
sintomatologia e della qualità della vita.
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Cuore,
il 30% di sale in meno salverebbe 18mila italiani
l'anno
Basterebbe
ridurre del 30% l'apporto giornaliero di sale per
salvare ogni anno 18mila italiani dalla morte per
ictus o infarto. Lo riferiscono i nefrologi
dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino in
occasione del convegno «SOS: Sale O Salute?»,
promosso dall'Asl 4 del capoluogo piemontese e
dall'Associazione Amico Rene. Dai più recenti dati Istat - spiega il dottor
Roberto Boero, della Divisione di Nefrologia e dialisi
del San Giovanni Bosco e membro della segreteria
scientifica del convegno - emerge che una riduzione
dell'intake giornaliero di sodio pari al 30%
salverebbe ogni anno la vita a 18mila italiani,
altrimenti uccisi da ictus o infarto. Un dato che deve far riflettere sulle comuni abitudini
alimentari, sottolinea lo specialista, perché «solo
un terzo del sodio ingerito ogni giorno viene aggiunto
a tavola mentre i restanti due terzi derivano dal sale
contenuto negli alimenti (in particolare in quelli
trasformati dall'uomo). E se si pensa che il 30% di
questo sodio "nascosto" viene dai farinacei, si
comprende come basterebbe incominciare ad adottare
pane, grissini, crackers e fette biscottate "sodio
free" per ottenere un vantaggio tangibile per la
salute».
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Vino:
un bicchiere al giorno rafforza le ossa
Il consumo moderato di alcol aiuta a prevenire
l'indebolimento delle ossa con l'avanzare dell'età.
È quanto sostenuto da un'équipe di ricercatori della
Creighton University del Nebraska, sulla base di uno
studio condotto su 445 soggetti. In particolare, la
densità ossea più elevata è stata riscontrata nelle
persone con l'abitudine di bere un bicchiere al giorno
di birra o vino.
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Attacchi
di panico, 7 italiani su 10 sbagliano cura
Il
70% degli italiani che soffre di attacchi di panico si
cura male e rischia di andare incontro ad una
cronicizzazione della malattia. L’allarme arriva da
Bari dove si è tenuto un convegno sui “trattamenti
dei disturbi dell’ansia”, organizzato dalla Società
Italiana di Psichiatria e dalla Fondazione Smith Kline.
Negli ultimi dieci anni – spiega uno psicologo
dell’università di Cagliari – c’è stata una
grande rivoluzione in campo terapeutico, grazie
all’impiego di farmaci a base di benzodiazepine,
utilizzate in combinazione con altre molecole per
curare gli attacchi di panico. Queste cure però sono
assunte da 7 pazienti su 10 in dosi più basse di
quelle necessarie, con un peggioramento della
malattia. Per porre rimedio a questa situazione, la
Società Italiana di Psichiatria sta elaborando delle
linee guida nazionali sui disturbi d’ansia che
saranno pronte ad ottobre.
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Arterie
meno elastiche dopo il caffè
Da
tempo si discute sui possibili effetti poco salutari
della caffeina sul ritmo cardiaco. Ma ora giungono
precise certezze sulle conseguenze dannose
per le arterie: ci rimettono in elasticità. È
quanto afferma uno studio presentato all’American
College of Cardiology, nel tentativo di fare un po’
di luce sugli effetti della droga più consumata al
mondo sull’apparato cardiovascolare. I ricercatori
del St. Vincent’s Hospital di Sidney hanno studiato
una ventina di volontari con il sistema random, cioè
un gruppo assumeva placebo e un altro la sostanza allo
studio, la caffeina, senza che nessuno sapesse cosa
stava assumendo. La caffeina è stata somministrata
sotto forma di una pillola corrispondente a 2 o 3
tazze di caffè. Subito dopo l’assunzione i
ricercatori hanno misurato con una tecnica particolare
lo stato dell’arteria aorta e hanno scoperto che nei
pazienti che avevano assunto la pillola a base di
caffeina l’arteria aveva perso notevolmente di
elasticità. L’effetto dura sole tre ore, ma il
problema è cosa succede alle arterie quando al primo
caffè ne seguono altri a distanza ravvicinata. Questo
è ancora da indagare, ma è facile immaginare che
un’arteria meno elastica col tempo, come avviene
nell'aterosclerosi, potrebbe diventare più fragile
e quindi maggiormente esposta al rischio di rotture.
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Tumori,
come proteggere il seno
Uno
studio effettuato in Polonia e pubblicato sul British
Medical Journal ha esaminato i dati relativi
all’incidenza di cancro al seno e stile di vita in
donne di cinque diversi paesi, molto lontani per
tradizioni e abitudini: Congo, Nepal, Bolivia, Polonia
e Stati Uniti (citati in ordine crescente di
diffusione del tumore). Mettendo in relazione
l’apporto calorico medio con la frequenza di cancro
al seno è emersa una relazione diretta tra diete
ricche di calorie e insorgenza del tumore. Ciò
significa che l’eccesso calorico aumenta il rischio
di sviluppare un tumore alla mammella. Il tramite
sembra essere l’aumentato livello di un ormone, il
progesterone, prodotto in abbondanza quante più sono
le calorie introdotte. Per prevenire i tumori, quindi,
è consigliabile un certo grado di restrizione
calorica ed un’attività fisica regolare.
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