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Archivio
delle notizie flash
Dicembre 2001
Altri
mesi
Indice
dei titoli
Istat:
salute, buona per due italiani su tre
Anziani:
il geriatra, freddo non fa male meglio uscire di casa
9
italiani su 10 si fidano del medico di famiglia
Osteoporosi:
nel Sud Italia la maggiore incidenza
Telethon:
anche un Sms aiuta la ricerca
Terapia
ormonale aumenta densità mammaria
Ospedali:
TDM ne promuove più della metà, molti al Sud
Frutta
e verdura "scura" per proteggere gli occhi
Seno,
esami gratis per tutte le donne
AIL:
una stella di Natale contro la leucemia
Governi
europei poco impegnati contro l'osteoporosi
Ictus,
in Italia più di un milione di casi nel 2008
Menopausa:
terapia ormonale migliora memoria
Tumore
alla vescica: ogni anno 20mila nuovi casi
Anziani:
1 su 3 navigherà in Internet nel 2005
Vitamina
C per le arterie
Spinaci
e mirtilli contro l'invecchiamento cerebrale
I
reumatismi causano 50 milioni di visite l'anno
Artrosi:
costa come una Finanziaria, 15 mila miliardi
Sirchia,
ipotesi ticket per "false" urgenze
Fra
25 anni 4 milioni di fratture al femore
Pensioni,
un italiano su due sogna l'assegno "pesante"
Alzheimer,
più rischi per chi ha la testa piccola
Case
killer per 6.500 "over65" italiani l'anno
Cuore,
a rischio gli uomini con le gambe corte
Viagra,
a Rimini il primato
Istat:
salute, buona per due italiani su tre
Gli
italiani stanno bene. Almeno due su tre sono
soddisfatti del proprio stato di salute, assicura l'Istat
nel suo Rapporto. E la percentuale di persone che si
dichiara soddisfatta della propria salute è stabile
nel tempo: pari al 73,7% nel 2000. I più soddisfatti
sono gli uomini (77,1 % contro il 70,5% delle donne) e
chi vive al Mezzogiorno (75,3%), mentre il benessere
"cala" rapidamente al crescere dell'età': solo il
25,3% degli ultrasettantacinquenni dice di stare bene.
Lo svantaggio femminile emerge anche dall'analisi dei
dati relativi a quanti soffrono di almeno una malattia
cronica: il 39% delle donne si trova in queste
condizioni, contro il 33,1% degli uomini. Ma, pure con
qualche "acciacco", gli uomini sembrano star meglio:
la percentuale di malati cronici che affermano di stare in buona
salute è più alta fra i maschi (50% contro il 42,4%
delle femmine).
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Anziani:
il geriatra, freddo non fa male meglio uscire di casa
Il freddo,
soprattutto se secco, non deve spaventare le persone
anziane. Uscire di casa, nonostante le gelide giornate
d'inverno, fa bene e stimola l'organismo. La
rassicurazione arriva dal geriatra Antonio Capurso
dell'Università di Bari, che consiglia a chi è avanti con
l'età' di non "tapparsi" in casa in questi
giorni, e di evitare luoghi troppo affollati. «Gli
anziani - ricorda l'esperto -
hanno un sistema immunitario più stanco e iperattivo,
reagiscono male alle infezioni. Ciò che bisogna
evitare, quindi, sono i luoghi dove è più facile
"incontrare" il virus dell'influenza o altri
microrganismi patogeni». Uscire di casa, ben coperti,
è importante per gli anziani anche perché «negarsi una passeggiatina quotidiana -
continua Capurso - rischia di deprimerli
clamorosamente». Solo le persone che soffrono «di
bronchiti croniche e insufficienze respiratorie -
sottolinea l'esperto - possono veder peggiorare i loro
sintomi. Ma, se non intervengono infezioni, non si
tratta di problemi che destano gravi preoccupazioni». A
tavola, poi, gli anziani possono "rafforzarsi" contro
le infezioni, mangiando molta frutta e verdura ed
evitando grassi animali. E se l'influenza arriva lo
stesso, anche in questo caso non si deve
drammatizzare. «Oggi - conclude l'esperto - esistono farmaci
specifici contro il virus influenzale, in grado di
agire in poche ore. Sono convinto che queste nuove possibilità
terapeutiche siano anche più adatte agli
anziani rispetto al vaccino. La vaccinazione, infatti,
provoca nelle persone di una certa età qualche giorno
di malessere, mentre i farmaci si usano solo se
necessario e controllano bene l'infezione».
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9 italiani su
10 si fidano del medico di famiglia
Gli
italiani usano i farmaci con cautela e si fidano del
parere del proprio medico: in 9 casi su 10 assumono
medicinali prescritti dal camice bianco e solo l'8,2%
della popolazione utilizza farmaci di propria
iniziativa. La percentuale di persone che si affida al
consiglio del medico arriva al 100% negli anziani, che
sono anche i più grandi consumatori di medicine.
Nella terza e quarta età, infatti, aumenta il peso
delle patologie più gravi, generalmente meno
risolvibili con l'autoprescrizione. A consumare più
farmaci, secondo il Rapporto Istat, sono le donne. Nel
2000, il 32,7% della popolazione aveva assunto farmaci
nei due giorni precedenti l'intervista, e il consumo
è risultato più frequente nelle signore (37%)
rispetto agli uomini (28,2%). Significativamente più
elevato, inoltre, nelle età senili e presenili. L'uso
dei medicinali è più alto al Nord (35,5%) ed al
Centro (34,5%), mentre si mantiene più basso al Sud
(28,4%). Un dato che deriva, probabilmente, dal
maggior invecchiamento della popolazione al Centro
Nord.
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Osteoporosi:
nel Sud Italia la maggiore incidenza
Aumenta
via via che dal nord (15%) si passa alle regioni
centrali (18%) e a quelle meridionali (28) l'incidenza
dell'osteoporosi, una malattia cronica, progressiva e
degenerativa, che colpisce essenzialmente le donne
dopo la menopausa. In conseguenza di
ciò a partire
dai 50 anni la maggior parte delle donne è esposta al
rischio di fratture, che in casi più gravi sono di
tipo spontaneo. è
quanto emerge da una ricerca a
livello nazionale presentata dal prof. Giovanni
Luisetto, professore associato di medicina interna
dell'Università' di Padova. Dallo studio, per il quale
è stato coinvolto anche un campione di donne
residenti nel capoluogo euganeo, emerge un dato
allarmante: solo il 31% delle intervistate è consapevole dei gravi rischi di una frattura
osteoporotica, mentre una percentuale minore, pari al
5%, dice di conoscere gli alti costi di
ospedalizzazione, cura e riabilitazione che comporta
una eventuale frattura. «Nonostante la maggior
parte delle donne sia d'accordo sulla necessità di
effettuare una terapia preventiva per l'osteoporosi, e
nonostante sia noto che dopo i 50 anni una donna ha il
40% di probabilità di presentare almeno una frattura
durante il resto della sua vita - ha spiegato il prof.
Luisetto - solo il 2% delle donne in Italia modifica
il proprio stile di vita o assume farmaci adeguati per
ridurre il rischio». L'osteoporosi, ha peraltro
rilevato il prof. Luisetto, è ancora considerata,
anche da parte di alcuni medici, «un inevitabile
retaggio della senilità, e quindi vista come una
patologia per la quale vale la pena di fare ben poco,
per non dire nulla».
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Telethon:
anche un Sms aiuta la ricerca
Tra
venerdì 14 e sabato 15 dicembre 2001 avrà luogo, sulle reti Rai, la
maratona Telethon, per finanziare la ricerca genetica.
Già ora, è possibile fare donazioni con la Telethon
Card, ricevuta predisposta in vari tagli e reperibile
in diversi luoghi, come gli Autogrill. Omnitel
Vodafone raccoglie promesse di versamento con messaggi
Sms (al 4314141 per i clienti del gestore, al
348/4314141 per gli altri). Fino a sabato, nelle 43
principali stazioni, le Ferrovie raccoglieranno fondi
con "card" da 5 e 10 mila lire. Le promesse
di versamento potranno poi essere fatte al numero
telefonico 190, dalle 14 di venerdì,
ininterrottamente, alle 2 di domenica.
Per fare direttamente le offerte: cc bancario 9500 Ag
15 Bnl Roma, da qualsiasi istituto (tutti gli
sportelli della Bnl saranno aperti fino alle 24 di
venerdì e sabato). Altra possibilità: cc postale
260.000 con i bollettini intestati al Comitato
Telethon Fondazione Onlus. Possibile fare donazioni
anche con tutte le principali carte di credito.
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Terapia
ormonale aumenta densità mammaria
L'ormonoterapia
sostitutiva, nelle donne in menopausa, aumenta la
densità mammaria. Fattore, questo, che può ridurre
la sensibilità dei test di screening del carcinoma
del seno. Questa la conclusione di ricercatori del
Western General Hospital di Edinburgo che ricordano
come la sensibilità e la specificità degli esami di
diagnosi dipendano dalla normale riduzione della densità
mammaria osservata con l'età'. Nei paesi dove
la terapia sostitutiva non e' ancora molto frequente,
secondo i dati raccolti dagli autori, la riduzione
della sensibilità non sembra coinvolgere la capacità
preventiva dei programmi nazionali di screening del
carcinoma mammario, in termini di riduzione delle
morti, mentre dove la terapia ormonale è largamente
utilizzata, sembra che aumenti, per ogni anno di uso,
significativamente il rischio di carcinoma al seno.
Inoltre questo rischio sembra maggiore nelle terapia
ormonali di associazione.
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Ospedali:
TDM ne promuove più della metà, molti al Sud
Promossi
a sorpresa, per il secondo anno consecutivo, gli
ospedali italiani. Su 70 strutture controllate dal
Tribunale per i diritti del malato, 33 superano "l'esame
sicurezza" a pieni voti e, finalmente, non sono
solo nel Nord Italia: 12 si meritano ''buono'', uno in
più rispetto allo scorso anno, mentre 21 vengono
promosse con ''discreto''. Undici ospedali strappano
una ''quasi sufficienza". Situazione critica,
infine, in 5 strutture e ''allarme rosso" per
altre 2, gli ospedali di Alghero e di San Cataldo
(Cl). Questi i risultati della Campagna ospedale
sicuro 2000, l'indagine condotta dal Tdm che ha
dato i voti, in centesimi, agli ospedali del nostro
Paese sulla base di diversi parametri, dalla sicurezza
degli edifici all'igiene, dalla segnaletica alla
sorveglianza.
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Frutta e verdura
"scura" per proteggere gli occhi
Vegetali
a tavola per proteggere gli occhi che invecchiano.
Fare "il pieno" di frutta e di verdure a
foglia "scura" come broccoli, cavoli,
spinaci, zucche, prezzemolo, piselli, carote e
granoturco, infatti, aiuta a prevenire la cataratta e
la degenerazione maculare
senile, due malattie a
rischio di cecità. La prima - affermano gli esperti
colpisce 10 milioni di italiani, mentre la seconda 3.
Entrambe sono più frequenti dopo i 50 anni e
pertanto, considerato il continuo aumento della vita
media, la loro incidenza crescerà sempre più. Ma
prevenirle si può: basta scegliere vegetali ricchi di
luteina, una sostanza antiossidante che, assunta ogni
giorno, combatte i danni causati dai raggi
ultravioletti. «Putroppo - ha affermato il professor
Michele Carruba, presidente dell'Associazione
nazionale specialisti in scienza dell'alimentazione (Ansisa)
- è molto raro che nel nostro Paese si consumino quantità
giornaliere di frutta e verdura sufficienti a
garantire un dosaggio ottimale di luteina (2-6
milligrammi), e questo sembra influire sull'incidenza
di patologie degenerative a carico dell'occhio».
Inoltre, ha aggiunto lo specialista, il rifiuto degli
alimenti più sani a favore di quelli "infarciti"
di grassi animali comincia dall'adolescenza, mentre è
proprio dall'adolescenza, quando l'occhio è più
vulnerabile ai fattori esterni (fonte di radicali
liberi), che dovrebbe iniziare la prevenzione.
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Seno,
esami gratis per tutte le donne
Le analisi di secondo
livello (ecografia e ago aspirato) per la prevenzione
del tumore al seno potranno essere gratuite per tutte
le donne, anche fuori dagli screening previsti. è
questo il senso dell'emendamento alla Finanziaria (all'esame della Camera) approvato
dall'assemblea di Palazzo Madama su proposta di
Laura Bianconi, 41 anni, senatrice di Forza Italia,
dipendente del Ministero del Tesoro.
La novità è che le donne tra i 45 e i 69 anni (età
considerate a rischio), che già usufruivano
gratuitamente della mammografia (una ogni 2 anni) ora
avranno anche la possibilità di avvalersi, a spese
del Servizio sanitario, delle altre analisi. «Con
questo provvedimento», ha voluto sottolineare la
senatrice, «viene eliminata una forte iniquità
sociale in quanto anche le donne, tante, che non
possono sottostare ai tempi rigidi fissati dagli
screening programmati potranno ora effettuare gli
accertamenti gratis. Inoltre, questa misura, che
prevede un finanziamento di 10 miliardi di lire per
Regioni e Asl, segnala l'intenzione del Governo di
agire sul fronte della prevenzione, arma straordinaria
per vincere un problema non solo medico ma anche
psicologico». Ogni anno solo in Italia si registrano
31 mila nuovi casi di tumore al seno. L'iniziativa
rientra nel progetto del Forum italiano di Europa
Donna, fondato nel 1991 dal professor Umberto Veronesi.
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AIL:
una stella di Natale contro la leucemia
Anche
quest'anno il 7, 8 e 9 dicembre si rinnova il
tradizionale appuntamento con l'AIL che da tredici
anni fa appello alla solidarietà di tutti. L'AIL
offrirà grazie alla collaborazione dei suoi volontari, in
2000 piazze italiane, otre 700.000 Stelle di Natale a
chi verserà un contributo minimo associativo di Lit. 20.000 diventando
in tal modo "Sostenitore"
dell'Associazione Italiana contro le leucemie, i
linfomi e il mieloma. Tutte le "Stelle dell'Ail"
saranno corredate da un involucro a forma di "cono"
riproducente il logo dell'associazione. A tutti i
"Sostenitori" verrà inoltre consegnato un opuscolo nel quale vengono
illustrate le finalità associative.
La manifestazione, sotto l'Alto Patrocinio della
Presidenza della Repubblica, ha permesso in tutti
questi anni di raccogliere fondi destinati al
finanziamento di progetti di assistenza e di ricerca
di alto valore scientifico e sociale e, inoltre, di
sensibilizzare costantemente ed ampiamente l'opinione pubblica alla lotta contro le leucemie, i
linfomi e il mieloma. L'iniziativa si ripromette,
dunque, di sottolineare l'impegno profuso e gli
incoraggianti risultati raggiunti in questa battaglia
ma costituisce anche un'occasione straordinaria per
ricordare ancora una volta che solo l'unione degli
sforzi comuni potrà rendere queste malattie sempre
guaribili.
Recarsi in una delle 2000 piazze italiane il 7, 8 e 9
dicembre significa, quindi, rafforzare un impegno
sociale e di solidarietà che ha bisogno del sostegno
di tutti. Anche questa XIII edizione dell'iniziativa
"Stelle di Natale" si realizzerà grazie
alla collaborazione di migliaia di volontari che
rappresentano per l'AIL un patrimonio irrinunciabile,
del'’intensa opera delle 68 Sezioni provinciali
presenti su tutto territorio nazionale e grazie
all'aiuto di tutti gli organi di informazione che
sostengono sempre, in modo determinante, la
manifestazione umanitaria. Per
conoscere quali sono le piazze con le "Stelle
dell'AIL" si può chiamare il numero 06/4402696.
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Governi
europei poco impegnati contro l'osteoporosi
Negli
ultimi 3 anni sono aumentate del 25% le fratture al
collo del femore. E anche i costi sono lievitati.
I governi europei fanno
poco per combattere l'osteoporosi. Non riescono a
frenare l'allarmante crescita dei casi, con 480.000
fratture del collo del femore l'anno e un incremento
del 25% in tre anni, nei costi della malattia che si
attesta a 4,8 miliardi di euro all'anno. A "bacchettare" i responsabili delle politiche sanitarie
del vecchio continente è l'International Osteoporosis
Foundation (Iof) nel rapporto L'osteoporosi nella
Comunità europea: un richiamo all'azione. Secondo la Fondazione, dal 1998,
data in cui ha pubblicato le raccomandazioni destinate
ai governi, l'azione dei diversi Paesi contro
l'osteoporosi è stata "disincentivante". Un
atteggiamento che preoccupa l'Iof, visto che, con
l'invecchiamento della popolazione, il numero delle
persone malate si quintuplicherà in 5 anni. «Le
misure prese nella Comunità europea - si legge nel
rapporto - sono state generalmente inconcludenti
nonostante qualche iniziativa promettente».
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Ictus,
in Italia più di un milione di casi nel 2008
Entro
i prossimi sette anni i casi di ictus in Italia
supereranno il milione, con un numero di nuovi malati
l'anno destinato ad aumentare gradualmente dagli
attuali 186.000 a 206.000. Sono questi i dati presentati
a Roma, in occasione del congresso della Società italiana di
neochirurgia. Attualmente le persone colpite da ictus in Italia sono oltre 870.000 e la malattia
rappresenta la terza causa di morte in Italia dopo
malattie cardiovascolari e tumori. Nonostante le
cifre, l'Italia non è ancora preparata ad affrontare
la situazione. «In tutti i Paesi industrializzati
si stanno mettendo a punto strutture specializzate, le
cosiddette stroke unit», ha rilevato il
neurochirurgo Roberto Villani, dell'università di
Milano. Si tratta di strutture specializzate, in grado
di prestare le cure immediate a chi è colpito da
ictus. Strutture di questo tipo, ha detto, in Italia
sono appena una ventina, e quasi tutte concentrate nel
centro-nord del paese. «Ne occorrerebbero molte di più»,
ha aggiunto, e la raccomandazione viene dallo stesso
congresso. «è fondamentale - ha rilevato Villani
- che i soccorsi vengano prestati entro le prime sei
ore dall'ictus». Questo vale sia nella
maggioranza dei casi di ictus, quelli di tipo
ischemico, nei quali l'afflusso di sangue al cervello
viene rallentato da un'occlusione delle vene e che
rappresentano l'80% del totale dei casi), sia
nell'ictus provocato da un'emmoragia (20% dei casi) e
che richiede un intervento chirurgico. Nelle stroke
unit, ha proseguito l'esperto, lavorano in
collaborazione neurologi, neurochirurghi, cardiologi
ed esperti di terapia intensiva. Grazie a questa
collaborazione è possibile intervenire
tempestivamente, riducendo il più possibile i danni.
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Menopausa:
terapia ormonale migliora memoria
Le
donne che, dopo la menopausa, assumono estrogeni
rispondono meglio a diversi test cognitivi. E la
terapia sostitutiva sembra migliorare anche
l'attenzione. La
terapia ormonale sostitutiva ha effetti benefici anche
sulla memoria e sull'attenzione. La conferma arriva da
uno studio
statunitense dell'Università del Michigan, pubblicato
sulla rivista Fertility and Sterility. Nel corso
della ricerca sono state confrontate donne di oltre 60
anni d'età, identiche a livello socioeconomico e
sotto il profilo psicologico, che dopo la menopausa
avevano seguito la terapia ormonale senza interruzioni
oppure non avevano mai assunto estrogeni. Alle signore
è stato chiesto di sottoporsi a test in cui dovevano
riconoscere immagini e ricordarle per un certo periodo
di tempo, e a altri esercizi per misurare le capacità
verbali e logiche, la concentrazione e la velocità
con cui venivano, appropriatamente, premuti dei tasti.
Secondo i risultati raccolti da Yolanda Smith e i suoi
collaboratori, le donne che avevano assunto
continuativamente estrogeni facevano un numero di
errori significativamente più basso sia nei test che
misuravano la memoria sia in quelli relativi
all'attenzione.
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Tumore
alla vescica: ogni anno 20mila nuovi casi
L'Italia
è il paese europeo con la più alta incidenza di tumore
alla vescica. I circa 20.000 nuovi casi registrati
ogni anno portano il nostro paese nei primi posti
anche nella classifica mondiale.
Questi dati emergono dal XI Congresso della Società
Italiana di Urologia (Siuro), organizzato a Milano. I
tumori dell'apparato urinario - hanno affermato gli
specialisti - rappresentano un grosso problema
sanitario: un tumore su quattro nell'uomo è di
origine urologica. In Europa su circa 650.000 nuovi
casi diagnosticati ogni anno ai maschi, circa 163.000
sono tumori a carico dell'apparato urinario. In Italia
si stima che ogni anno 44.000 uomini siano colpiti da
un tumore urologico e 15.000 ne muoiono.
Il killer numero uno è il cancro alla prostata, la
cui incidenza è in costante aumento e si avvia a
diventare la neoplasia più frequente nel sesso
maschile in tutto il mondo. In Italia colpisce ogni
anno circa 15.000 uomini e ne uccide 7.000. Le notizie
però sono buone: nelle aree a più alta incidenza, ad
esempio negli Stati Uniti, la mortalità è iniziata a
diminuire. Questo grazie al forte miglioramento delle
tecniche di chirurgia e radioterapia e alla maggiore
capacità diagnostica, che permette di curare il
tumore allo stadio iniziale.
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Anziani:
1 su 3 navigherà in Internet nel 2005
Entro
il 2005 un "over 55" su tre navigherà su Internet. Il
triplo rispetto all'11% di oggi. E il pubblico dalle
tempie grigie continuerà a cercare soprattutto
informazioni su salute, sanità e servizi. La
previsione è di Francesco Grillo, autore della
ricerca Il ritorno della rete. La sfida ai sistemi
sanitari, presentata al convegno More
information, more choice, organizzato a Roma dal
Think Thank Vision. «Gli anziani - spiega Francesco
Grillo, che ha pubblicato i risultati dei suoi studi
in un libro edito da Fazi - chiedono a Internet
informazioni più specifiche rispetto agli altri
utenti. Vogliono soprattutto notizie utili che vanno
dalla sanità ai trasporti». Stanno più tempo
davanti al computer e hanno imparato ad usare la rete
in tempi più brevi rispetto a tecnologie precedenti
come il telefonino e la segreteria telefonica. «Ma
anche il computer -continua l'esperto- si adatta
sempre di più all'anziano. Presto, per esempio,
saranno più diffusi i portali vocali che permettono
di usare la voce al posto della tastiera». Gli
anziani rappresentano inoltre il segmento di mercato più
appetibile per le società che si occupano di
Internet e salute. Secondo i dati presentati nel
libro, il 23% degli "over55" sarebbe disposto a pagare
fino a 400mila lire l'anno (200 euro) per ricevere,
in abbonamento, informazioni mirate via Internet.
Mentre i malati con particolari patologie risultano
essere più disponibili: uno su tre infatti pagherebbe
di tasca propria abbonamenti per avere informazioni
specifiche sulla propria patologia. Un invito ad
investire di più sull'alfabetizzazione informatica
arriva dall'ex ministro della Funzione pubblica Franco
Bassanini, intervenuto al convegno romano. «Bisognerebbe utilizzare
- ha detto - più denaro per
mettere amministrazione e cittadini in grado di
avvalersi delle grandi opportunità offerte dalla rete
per la gestione e l'utilizzo dei servizi». Bassanini
tuttavia ha mostrato qualche preoccupazione per le
scelte dell'attuale governo che ha affidato alle
diverse amministrazioni pubbliche una grande discrezionalità
nell'adottare sistemi di
comunicazione informatica. Una soluzione
apparentemente più semplice, secondo l'ex ministro,
che tuttavia nasconde il pericolo della disomogeneità
dei sistemi adottati e di inevitabili difficoltà di
intercomunicazioni tra le diverse amministrazioni.
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Vitamina
C per le arterie
I risultati preliminari di una ricerca condotta dall'Università di Francoforte, in Germania,
mettono in luce un sorprendente effetto protettivo
della vitamina C sulle delicate pareti delle arterie.
Dopo aver osservato che in laboratorio la vitamina
protegge le cellule endoteiliali che rivestono i vasi,
i ricercatori hanno provato a somministrarla a 34
pazienti con scompenso cardiaco, una condizione
associata a un malfunzionamento delle pareti
arteriose, dovuto probabilmente alla distruzione dell'endotelio di rivestimento da parte di sostanze
ossidanti che si accumulano con il progredire della
patologia. Nei pazienti trattati con vitamina C la
distribuzione di cellule endoteiliali si è ridotta di
oltre un terzo rispetto ai pazienti che invece avevano
ricevuto placebo, in cui il fenomeno è rimasto
invariato. Ciò significa che la vitamina C sopprime,
non solo in laboratorio, ma anche nell'organismo, il
processo che porta alla distribuzione delle cellule
dell’endotelio vascolare. Di conseguenza, sostanze
con proprietà come la vitamina C hanno la potenzialità
per divenire una nuova strategia per rallentare la
progressione dello scompenso cardiaco.
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Spinaci e
mirtilli contro l'invecchiamento cerebrale
Da
diversi anni gli antiossidanti contenuti in alimenti
anche molto comuni sono sotto la lente
d’ingrandimento degli studiosi. L'ultima prova
delle benefiche proprietà di queste sostanze arriva
da un'indagine condotta da due università, quella
della South Florida e quella di Houston, negli Usa.
Una serie di esperimenti condotti sui topi ha rilevato
che una dieta ricca di spinaci e mirtilli riesce a
combattere gli effetti dell'invecchiamento sulla
memoria. Una volta invecchiati, i topi nutriti in
questo modo hanno mostrato di essere in grado di
ricordare oggetti e stimoli sonori, che i topi nutriti
normalmente non erano in grado di fare. Secondo i
ricercatori, i flavonoidi e i carotenoidi,
antiossidanti di cui sono ricchi mirtilli e spinaci,
sono in grado di limitare l'accumulo di radicali
liberi nel cervello dei topi anziani, concentrazione
probabilmente legata allo sviluppo di malattie
degenerative come il morbo di Parkinson e
l'Alzheimer.
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I
reumatismi causano 50 milioni di visite l'anno
Ogni anno, in Italia, le malattie reumatiche causano 50 milioni
di visite mediche. Sono 5 milioni e mezzo i nostri
connazionali che ne soffrono, 1 su 10, con un esborso,
per il Servizio sanitario nazionale, di 18.000
miliardi di lire l'anno fra ricoveri ospedalieri,
assistenza termale, prestazioni di laboratorio e
indagini diagnostiche. A fare il punto sulla
diffusione di queste patologie nel nostro Paese sono
gli specialisti riuniti a Padova per il XXXVIII
Congresso nazionale della Società italiana di
reumatologia. Quasi la metà (40%) degli italiani
colpiti ha meno di 50 anni d'età: tra questi, 1 su 5
non supera i 35 anni. Al contrario di quanto si crede,
dunque, molti malati sono giovani. La più
invalidante, fra le malattie reumatiche, è l'artrite
reumatoide, che "attenta" soprattutto alle
articolazioni femminili: 4 malati su 5, infatti, sono
donne. Anche le dorsalgie sono prevalentemente diffuse
fra il gentil sesso. Con un particolare: in un caso su
3 sono di origine psicogena, cioè prive di cause
clinicamente rilevanti. Gli specialisti sfatano,
infine, alcuni luoghi comuni sull'insorgenza di queste
patologie. Non deve preoccuparsi chi vive in luoghi
umidi o con bassa pressione: le condizioni ambientali
e meteorologiche aggravano il dolore, ma non provocano
le malattie reumatiche. Così come non ne determina
l'insorgenza stare a lungo con le mani "a mollo"
nell'acqua. Non è provato che un'alimentazione a base
di prodotti "amici delle ossa" sia un'arma efficace di
prevenzione, ma, anche in questo caso, aiuta stare
attenti alla dieta, evitando di esagerare con
alcolici, carne e cibi speziati e facendo un pò di
sano movimento. Passi avanti sono stati compiuti, in
questi anni, con la messa a punto di farmaci contro le
malattie reumatiche più diffuse. «Le nuove sostanze
oggi disponibili - sottolinea il professor Silvano
Todesco, presidente della Società italiana di
reumatologia - hanno portato una ventata di speranza
nel trattamento di queste patologie. Alcuni farmaci
hanno permesso di superare il problema dei gravi
effetti collaterali a danno dello stomaco e
dell'apparato digerente, provocati dagli
antinfiammatori tradizionali. Altri, come i farmaci
"biologici",
si sono rivelati efficaci nel contrastare la
progressione dell'artrite reumatoide».
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Artrosi:
costa come una Finanziaria, 15mila miliardi
In
Italia l'artrosi colpisce 4 milioni di persone e costa
quasi quanto Finanziaria: 7,6 miliardi di euro, circa
15mila miliardi di lire.
Il dato emerge dal primo studio multicentrico che analizza i costi
diretti, indiretti e intangibili dell'artrosi del
ginocchio, presentato a Milano dal Cergas
dell'Università Bocconi. Il lavoro ha coinvolto 29
Centri di Reumatologia e 254 pazienti ed è stato
condotto in collaborazione coi dipartimenti di
reumatologia delle università di Venezia, Ancona e
Milano. Le conclusioni sono - secondo Simone Gerzeli
del Cergas - che «i costi sociali per un paziente
affetto da artrosi del ginocchio, in Italia ammontano
a circa 4.200.000 lire all'anno. I cosiddetti costi
indiretti (cioè i mancati guadagni per la perdita
della capacità lavorativa e per le assenze dal
lavoro) pesano per il 57% (2.400.000), mentre i costi
diretti (sostenuti dal Servizio sanitario nazionale e
dal paziente) incidono per il 43% (1.800.000 lire). Di
questi ultimi, oltre la metà sono a carico diretto
del malato, per le terapie, per i trasporti, per gli
acquisti di ausili (bastoni o attrezzi da bagno) e per
il pagamento di personale di aiuto». I costi
intangibili infine riguardano la qualità della vita,
e sono correlati in modo significativo, nello studio,
all'evoluzione della malattia. Ma tutti i costi
aumentano con il progredire della malattia dal primo
al quarto stadio, passando da circa 2.700.000 a circa
7.300.000 lire l'anno per paziente. «E se infine
si considera che l'artrosi spesso colpisce ginocchio,
mani e anca insieme - ha osservato Gianni Leardini
dell'unità operativa di reumatologia di Venezia - le
cifre possono aumentare in modo esponenziale, portando
a un peggioramento costante della qualità della
vita». Secondo i dati Limar (Lega italiana contro
le malattie reumatiche) in Italia le persone affette
da artrosi sono circa 4 milioni. Da questo deriva che
i costi sociali dell'artrosi si possono stimare
intorno ai 14.700 miliardi. Cosa fare, davanti a una
situazione del genere? È necessario cambiare - è la
risposta di Leardini - la gestione del malato. Il
tutor della malattia deve diventare il medico di
medicina generale (e non lo specialista - più costoso
- da consultare all'inizio o in casi particolari).
Inoltre il paziente non dovrebbe mai essere
ospedalizzato, se non nei casi molto gravi o per
operazioni chirurgiche, poiché i pazienti ricoverati
costano 7 volte rispetto a quelli curati a domicilio.
Soprattutto è necessaria una campagna di prevenzione
al fine di informare i cittadini che oggi è
possibile, con i farmaci, bloccare precocemente la
malattia, producendo un risparmio notevole alla società
e alle famiglie, e permettendo un importante
miglioramento della qualità della vita.
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Sirchia,
ipotesi ticket per "false" urgenze
Pronto
soccorso gratuito per le vere urgenze, ma per i
cittadini che "saltano" il medico di
famiglia le prestazioni potrebbero essere erogate lo
stesso ma attraverso il pagamento della prestazione.
Questa è l'ipotesi allo studio del ministero della
Salute Girolamo Sirchia per tentare di risolvere il
sovraccarico di lavoro dei dipartimenti di urgenza. A
margine di un dibattito sulle cellule staminali al
Policlinico Gemelli di Roma il ministro ha precisato
che un gruppo di lavoro sta studiando il problema
delle urgenze. Sirchia ha ribadito di non aver
proposto ticket generalizzati, ma l'opportunità di
affrontare le urgenze degli ospedali metropolitani e
di quelli piccoli, rurali, attraverso un gruppo di
esperti. «Se i pronto soccorso, come oggi accade,
rappresentano la modalità di eludere il medico di
famiglia - ha detto Sirchia - questo è sbagliato. È
possibile immaginare - ha aggiunto - dei
percorsi differenziati per coloro che hanno davvero
bisogno dell'emergenza e per quelli che non hanno
problemi emergenti; questi ultimi vanno visitati e
rimandati al medico di medicina generale; ma se questo
viene rifiutato è possibile immaginare che paghino la
prestazione offerta».
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Fra 25 anni 4 milioni
di fratture al femore
Nel
2025 saranno ben 4 milioni, nel mondo, le fratture del
femore causate dall'osteoporosi:
1,16 mln
riguarderanno gli uomini e 2,78 mln le donne. Questo
l'allarme lanciato dagli specialisti al convegno
dell'università di Firenze sull'osteoporosi maschile.
In Italia, per il 2020, si prevedono circa 14.000
fratture da osteoporosi e addirittura 21mila nel 2050,
con una stima di 56.000 ricoveri ospedalieri. Più a
rischio si conferma il gentil sesso, anche se gli
uomini diventano più vulnerabili con il passare degli
anni e, dopo i 75-80 anni, corrono gli stessi pericoli
delle loro partner. Secondo studi recenti, la
prevalenza di deformazioni vertebrali è
sostanzialmente simile nei due sessi (15,1% negli
uomini, 17,2% nelle donne), mentre per le fratture
dell'avambraccio si registra un'incidenza, non
influenzata dall'età, notevolmente inferiore negli
uomini. Morbilità e mortalità per le lesioni ossee
sono, però, superiori nei maschi: i decessi causati
dalla frattura del collo del femore sono il doppio di
quelli fra le donne. Il 36% degli uomini non supera il
primo anno dopo la frattura. Non solo. Gli specialisti
prevedono che fra 25 anni 1 maschio americano su 5 sarà
colpito da osteoporosi.
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Pensioni, un
italiano su due sogna l'assegno "pesante"
Quasi
un italiano su due (il 47%) tra quelli di età
compresa tra i 35 e i 55 anni mette in conto di
ricevere un assegno previdenziale superiore a quello
che lo attende. E 2 su dieci non hanno alcuna idea di
quale trattamento previdenziale percepiranno. è
questo il risultato di una ricerca dell'Eurisko che ha
sondato il grado di conoscenza degli italiani sul
proprio futuro pensionistico. Solo 36 individui su 100
sanno che l'entità dell'assegno mensile sarà
inferiore al 60% dell'ultima busta paga. Il 54% degli
interpellati mostra preoccupazione per il proprio
futuro economico ma il 47% non si è mai posto il
problema della sufficienza della previdenza
obbligatoria. Posti di fronte alla questione, 7
italiani su dieci affermano che i contributi versati
non assicureranno loro una persona dignitosa. Fondi
pensione e previdenza integrativa vanno indicati dagli
stessi 7 italiani su 10 come una scelta inevitabile. A
questo dato, però, si accompagnano percezioni
sbagliate sull'investimento necessario: il 56,5% mette
in preventivo una spesa mensile non superiore alle
300.000 lire. E appena il 3,2% degli italiani è
consapevole che occorre versare tra mezzo milione e il
milione al mese per assicurarsi il mantenimento del
tenore di vita attuale.
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Alzheimer,
più rischi per chi ha la testa piccola
Avere
la testa piccola aumenta il rischio di Alzheimer. Lo
rivela uno studio americano secondo il quale, se si
possiede anche una variante di un gene che produce una
particolare proteina, il pericolo di sviluppare la
malattia aumenta di circa 14 volte. Il dato si legge
sulla rivista medica tedesca Aertzliche Praxis,
che pubblica uno studio condotto da un team di
ricercatori dell'Università della South Florida su
1.900 uomini e donne sani con più di 65 anni. La
circonferenza della testa delle persone ritenute a
maggior rischio è risultata inferiore a 54
centimetri. Secondo la rivista, ciò accade perché
chi ha il cranio più piccolo può contare su più
scarse riserve di materia grigia, un deficit che si
rivela pericolosissimo per le persone geneticamente più
esposte alla malattia.
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Case
killer per 6.500 "over65" italiani l'anno
Ogni
anno, in Italia, 8.500 persone perdono la vita in un
incidente domestico: ben 6.500 hanno oltre 65 anni
d'età. Più di 3 milioni di italiani sono vittime di
infortuni a casa propria: il 26% è "over 65". Sulla
necessità di ridurre questo bollettino, mettendo in
atto politiche di prevenzione e di informazione, si
discuterà durante la Mostra-Convegno nazionale La
sicurezza degli anziani negli ambienti abitativi,
organizzata dall'Associazione Abitare e Anziani, dal
Comune di Genova e dall'Inail, in programma dal 29
novembre al primo dicembre al Centro congresso
Magazzini del Cotone a Genova. Contemporaneamente, si
svolgerà un'esposizione sugli impianti e le
attrezzature per rendere le abitazioni a misura di
anziani. A trasformare in killer le case sono
pavimenti sconnessi e scivolosi, dislivelli, fornelli
e forni insicuri, arredi ingombranti e pericolosi,
impianti non a norma. Secondo l'Istat, per gli
anziani, come per i bambini, le stanze più pericolose
sono la cucina (39,6%) e il soggiorno (12,9%). In un
caso su 5, soprattutto se a scivolare sono le donne
con osteoporosi, le cadute richiedono il ricovero in
ospedale, lunghi periodi di riabilitazione e possono
provocare danni permanenti. Con conseguenze pesanti
anche sui conti pubblici: il Servizio sanitario
nazionale spende almeno 1.300 miliardi l'anno per i
ricoveri di anziani ultrasessantacinquenni, dovuti
alla frattura degli arti.
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Cuore,
a rischio gli uomini con le gambe corte
Cuore a rischio per chi ha le "gambe corte".
Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori del
Galles su un gruppo di uomini, con un peso nella
norma, predisposti al diabete perché resistenti
all'ormone insulina, i maschi con gli arti inferiori
più corti hanno una probabilità maggiore di
ammalarsi di diabete e di patologie cardiovascolari.Gli scienziati, in uno studio pubblicato sul Journal of
Epidemiology and Community Health, hanno
esaminato 2.512 uomini insulino-resistenti e hanno
osservato che nel 25% di quelli con le gambe più
corte il pericolo di "scivolare" in una condizione
di diabete conclamato era maggiore nonostante un peso
corporeo nella norma. Non solo, in presenza di un
livello elevato di grassi e di fibrinogeno nel sangue,
questi soggetti presentavano anche un rischio cardiaco
superiore. «L'eventualità di ammalarsi di patologie
cardiovascolari e di diabete - spiegano gli esperti -
è quindi inversamente proporzionale alla lunghezza
delle gambe e ciò - concludono - potrebbe essere
dovuto a un difetto di crescita nell'infanzia».
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Viagra, a
Rimini il primato
Viagra,
quest'anno un boom di vendite in Italia. A
Rimini spetta il primato dei consumi
della pillola del sesso. Ogni mille abitanti maschi di
età compresa tra i 40 e i 70 anni vengono utilizzate
1.647 compresse di Viagra. Un vero e proprio boom di
vendite della pasticca anti-impotenza, ormai in
commercio da tre anni. Nei 110 Paesi in cui è
disponibile, sono state consumate 625 milioni di
pillole blu. Un esercito di 500 mila medici ha
prescritto 45 milioni di ricette a 15 milioni di
pazienti. In Italia i consumi sono in netto aumento:
28% nell'ultimo anno e 13 milioni di pasticche vendute
dal 1998. Dopo Rimini, nella graduatoria dei
consumatori seguono Roma, dove sono state acquistate oltre 1.370.000 compresse,
Prato, Pisa, Pistoia, Firenze, Trieste, Bologna,
Livorno, e Modena. Se si considerano le regioni,
invece, in testa alla classifica c'è la Toscana,
con 5 città tra le prime 10, seguita da Lazio, Emilia
Romagna, Umbria e Liguria. Al Sud i
maschi calienti hanno meno bisogno dell'aiuto della
pasticca e si rivelano i minori consumatori della penisola.
Sono meridionali, infatti, le città
dove il Viagra ha avuto minor successo: Isernia (409
pillole ogni 1000 uomini), Nuoro (368), potenza (332).
In Europa l'Italia è al terzo posto nel consumo del Viagra,
preceduta dalla Germania e Regno Unito (ex equo con
oltre 18 milioni di compresse prescritte in 3 anni) e
seguita dalla Francia (11,7 milioni).
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