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Archivio delle notizie flash

   

Dicembre 2001

   

Altri mesi

   

Indice dei titoli

   

   

Istat: salute, buona per due italiani su tre

Anziani: il geriatra, freddo non fa male meglio uscire di casa

9 italiani su 10 si fidano del medico di famiglia

Osteoporosi: nel Sud Italia la maggiore incidenza

Telethon: anche un Sms aiuta la ricerca

Terapia ormonale aumenta densità mammaria

Ospedali: TDM ne promuove più della metà, molti al Sud

Frutta e verdura "scura" per proteggere gli occhi

Seno, esami gratis per tutte le donne

AIL: una stella di Natale contro la leucemia

Governi europei poco impegnati contro l'osteoporosi

Ictus, in Italia più di un milione di casi nel 2008

Menopausa: terapia ormonale migliora memoria

Tumore alla vescica: ogni anno 20mila nuovi casi

Anziani: 1 su 3 navigherà in Internet nel 2005

Vitamina C per le arterie

Spinaci e mirtilli contro l'invecchiamento cerebrale

I reumatismi causano 50 milioni di visite l'anno

Artrosi: costa come una Finanziaria, 15 mila miliardi

Sirchia, ipotesi ticket per "false" urgenze

Fra 25 anni 4 milioni di fratture al femore

Pensioni, un italiano su due sogna l'assegno "pesante"

Alzheimer, più rischi per chi ha la testa piccola

Case killer per 6.500 "over65" italiani l'anno

Cuore, a rischio gli uomini con le gambe corte

Viagra, a Rimini il primato

   

 

 

Istat: salute, buona per due italiani su tre 

Gli italiani stanno bene. Almeno due su tre sono soddisfatti del proprio stato di salute, assicura l'Istat nel suo Rapporto. E la percentuale di persone che si dichiara soddisfatta della propria salute è stabile nel tempo: pari al 73,7% nel 2000. I più soddisfatti sono gli uomini (77,1 % contro il 70,5% delle donne) e chi vive al Mezzogiorno (75,3%), mentre il benessere "cala" rapidamente al crescere dell'età': solo il 25,3% degli ultrasettantacinquenni dice di stare bene. Lo svantaggio femminile emerge anche dall'analisi dei dati relativi a quanti soffrono di almeno una malattia cronica: il 39% delle donne si trova in queste condizioni, contro il 33,1% degli uomini. Ma, pure con qualche "acciacco", gli uomini sembrano star meglio: la percentuale di malati cronici che affermano di stare in buona salute è più alta fra i maschi (50% contro il 42,4% delle femmine).

 

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Anziani: il geriatra, freddo non fa male meglio uscire di casa

Il freddo, soprattutto se secco, non deve spaventare le persone anziane. Uscire di casa, nonostante le gelide giornate d'inverno, fa bene e stimola l'organismo. La rassicurazione arriva dal geriatra Antonio Capurso dell'Università di Bari, che consiglia a chi è avanti con l'età' di non "tapparsi" in casa in questi giorni, e di evitare luoghi troppo affollati. «Gli anziani - ricorda l'esperto - hanno un sistema immunitario più stanco e iperattivo, reagiscono male alle infezioni. Ciò che bisogna evitare, quindi, sono i luoghi dove è più facile "incontrare" il virus dell'influenza o altri microrganismi patogeni». Uscire di casa, ben coperti, è importante per gli anziani anche perché «negarsi una passeggiatina quotidiana - continua Capurso - rischia di deprimerli clamorosamente». Solo le persone che soffrono «di bronchiti croniche e insufficienze respiratorie - sottolinea l'esperto - possono veder peggiorare i loro sintomi. Ma, se non intervengono infezioni, non si tratta di problemi che destano gravi preoccupazioni». A tavola, poi, gli anziani possono "rafforzarsi" contro le infezioni, mangiando molta frutta e verdura ed evitando grassi animali. E se l'influenza arriva lo stesso, anche in questo caso non si deve drammatizzare. «Oggi - conclude l'esperto - esistono farmaci specifici contro il virus influenzale, in grado di agire in poche ore. Sono convinto che queste nuove possibilità terapeutiche siano anche più adatte agli anziani rispetto al vaccino. La vaccinazione, infatti, provoca nelle persone di una certa età qualche giorno di malessere, mentre i farmaci si usano solo se necessario e controllano bene l'infezione». 

 

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9 italiani su 10 si fidano del medico di famiglia

Gli italiani usano i farmaci con cautela e si fidano del parere del proprio medico: in 9 casi su 10 assumono medicinali prescritti dal camice bianco e solo l'8,2% della popolazione utilizza farmaci di propria iniziativa. La percentuale di persone che si affida al consiglio del medico arriva al 100% negli anziani, che sono anche i più grandi consumatori di medicine. Nella terza e quarta età, infatti, aumenta il peso delle patologie più gravi, generalmente meno risolvibili con l'autoprescrizione. A consumare più farmaci, secondo il Rapporto Istat, sono le donne. Nel 2000, il 32,7% della popolazione aveva assunto farmaci nei due giorni precedenti l'intervista, e il consumo è risultato più frequente nelle signore (37%) rispetto agli uomini (28,2%). Significativamente più elevato, inoltre, nelle età senili e presenili. L'uso dei medicinali è più alto al Nord (35,5%) ed al Centro (34,5%), mentre si mantiene più basso al Sud (28,4%). Un dato che deriva, probabilmente, dal maggior invecchiamento della popolazione al Centro Nord.

 

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Osteoporosi: nel Sud Italia la maggiore incidenza

Aumenta via via che dal nord (15%) si passa alle regioni centrali (18%) e a quelle meridionali (28) l'incidenza dell'osteoporosi, una malattia cronica, progressiva e degenerativa, che colpisce essenzialmente le donne dopo la menopausa. In conseguenza di ciò a partire dai 50 anni la maggior parte delle donne è esposta al rischio di fratture, che in casi più gravi sono di tipo spontaneo. è quanto emerge da una ricerca a livello nazionale presentata dal prof. Giovanni Luisetto, professore associato di medicina interna dell'Università' di Padova. Dallo studio, per il quale è stato coinvolto anche un campione di donne residenti nel capoluogo euganeo, emerge un dato allarmante: solo il 31% delle intervistate è consapevole dei gravi rischi di una frattura osteoporotica, mentre una percentuale minore, pari al 5%, dice di conoscere gli alti costi di ospedalizzazione, cura e riabilitazione che comporta una eventuale frattura. «Nonostante la maggior parte delle donne sia d'accordo sulla necessità di effettuare una terapia preventiva per l'osteoporosi, e nonostante sia noto che dopo i 50 anni una donna ha il 40% di probabilità di presentare almeno una frattura durante il resto della sua vita - ha spiegato il prof. Luisetto - solo il 2% delle donne in Italia modifica il proprio stile di vita o assume farmaci adeguati per ridurre il rischio». L'osteoporosi, ha peraltro rilevato il prof. Luisetto, è ancora considerata, anche da parte di alcuni medici, «un inevitabile retaggio della senilità, e quindi vista come una patologia per la quale vale la pena di fare ben poco, per non dire nulla».

 

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Telethon: anche un Sms aiuta la ricerca

Tra venerdì 14 e sabato 15 dicembre 2001 avrà luogo, sulle reti Rai, la maratona Telethon, per finanziare la ricerca genetica. Già ora, è possibile fare donazioni con la Telethon Card, ricevuta predisposta in vari tagli e reperibile in diversi luoghi, come gli Autogrill. Omnitel Vodafone raccoglie promesse di versamento con messaggi Sms (al 4314141 per i clienti del gestore, al 348/4314141 per gli altri). Fino a sabato, nelle 43 principali stazioni, le Ferrovie raccoglieranno fondi con "card" da 5 e 10 mila lire. Le promesse di versamento potranno poi essere fatte al numero telefonico 190, dalle 14 di venerdì, ininterrottamente, alle 2 di domenica. Per fare direttamente le offerte: cc bancario 9500 Ag 15 Bnl Roma, da qualsiasi istituto (tutti gli sportelli della Bnl saranno aperti fino alle 24 di venerdì e sabato). Altra possibilità: cc postale 260.000 con i bollettini intestati al Comitato Telethon Fondazione Onlus. Possibile fare donazioni anche con tutte le principali carte di credito.

 

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Terapia ormonale aumenta densità mammaria

L'ormonoterapia sostitutiva, nelle donne in menopausa, aumenta la densità mammaria. Fattore, questo, che può ridurre la sensibilità dei test di screening del carcinoma del seno. Questa la conclusione di ricercatori del Western General Hospital di Edinburgo che ricordano come la sensibilità e la specificità degli esami di diagnosi dipendano dalla normale riduzione della densità mammaria osservata con l'età'. Nei paesi dove la terapia sostitutiva non e' ancora molto frequente, secondo i dati raccolti dagli autori, la riduzione della sensibilità non sembra coinvolgere la capacità preventiva dei programmi nazionali di screening del carcinoma mammario, in termini di riduzione delle morti, mentre dove la terapia ormonale è largamente utilizzata, sembra che aumenti, per ogni anno di uso, significativamente il rischio di carcinoma al seno. Inoltre questo rischio sembra maggiore nelle terapia ormonali di associazione.

 

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Ospedali: TDM ne promuove più della metà, molti al Sud

Promossi a sorpresa, per il secondo anno consecutivo, gli ospedali italiani. Su 70 strutture controllate dal Tribunale per i diritti del malato, 33 superano "l'esame sicurezza" a pieni voti e, finalmente, non sono solo nel Nord Italia: 12 si meritano ''buono'', uno in più rispetto allo scorso anno, mentre 21 vengono promosse con ''discreto''. Undici ospedali strappano una ''quasi sufficienza". Situazione critica, infine, in 5 strutture e ''allarme rosso" per altre 2, gli ospedali di Alghero e di San Cataldo (Cl). Questi i risultati della Campagna ospedale sicuro 2000, l'indagine condotta dal Tdm che ha dato i voti, in centesimi, agli ospedali del nostro Paese sulla base di diversi parametri, dalla sicurezza degli edifici all'igiene, dalla segnaletica alla sorveglianza.

 

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Frutta e verdura "scura" per proteggere gli occhi

Vegetali a tavola per proteggere gli occhi che invecchiano. Fare "il pieno" di frutta e di verdure a foglia "scura" come broccoli, cavoli, spinaci, zucche, prezzemolo, piselli, carote e granoturco, infatti, aiuta a prevenire la cataratta e la degenerazione maculare senile, due malattie a rischio di cecità. La prima - affermano gli esperti colpisce 10 milioni di italiani, mentre la seconda 3. Entrambe sono più frequenti dopo i 50 anni e pertanto, considerato il continuo aumento della vita media, la loro incidenza crescerà sempre più. Ma prevenirle si può: basta scegliere vegetali ricchi di luteina, una sostanza antiossidante che, assunta ogni giorno, combatte i danni causati dai raggi ultravioletti. «Putroppo - ha affermato il professor Michele Carruba, presidente dell'Associazione nazionale specialisti in scienza dell'alimentazione (Ansisa) - è molto raro che nel nostro Paese si consumino quantità giornaliere di frutta e verdura sufficienti a garantire un dosaggio ottimale di luteina (2-6 milligrammi), e questo sembra influire sull'incidenza di patologie degenerative a carico dell'occhio». Inoltre, ha aggiunto lo specialista, il rifiuto degli alimenti più sani a favore di quelli "infarciti" di grassi animali comincia dall'adolescenza, mentre è proprio dall'adolescenza, quando l'occhio è più vulnerabile ai fattori esterni (fonte di radicali liberi), che dovrebbe iniziare la prevenzione.

 

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Seno, esami gratis per tutte le donne 

Le analisi di secondo livello (ecografia e ago aspirato) per la prevenzione del tumore al seno potranno essere gratuite per tutte le donne, anche fuori dagli screening previsti. è questo il senso dell'emendamento alla Finanziaria (all'esame della Camera) approvato dall'assemblea di Palazzo Madama su proposta di Laura Bianconi, 41 anni, senatrice di Forza Italia, dipendente del Ministero del Tesoro. La novità è che le donne tra i 45 e i 69 anni (età considerate a rischio), che già usufruivano gratuitamente della mammografia (una ogni 2 anni) ora avranno anche la possibilità di avvalersi, a spese del Servizio sanitario, delle altre analisi. «Con questo provvedimento», ha voluto sottolineare la senatrice, «viene eliminata una forte iniquità sociale in quanto anche le donne, tante, che non possono sottostare ai tempi rigidi fissati dagli screening programmati potranno ora effettuare gli accertamenti gratis. Inoltre, questa misura, che prevede un finanziamento di 10 miliardi di lire per Regioni e Asl, segnala l'intenzione del Governo di agire sul fronte della prevenzione, arma straordinaria per vincere un problema non solo medico ma anche psicologico». Ogni anno solo in Italia si registrano 31 mila nuovi casi di tumore al seno. L'iniziativa rientra nel progetto del Forum italiano di Europa Donna, fondato nel 1991 dal professor Umberto Veronesi.

 

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AIL: una stella di Natale contro la leucemia

Anche quest'anno il 7, 8 e 9 dicembre si rinnova il tradizionale appuntamento con l'AIL che da tredici anni fa appello alla solidarietà di tutti. L'AIL offrirà grazie alla collaborazione dei suoi volontari, in 2000 piazze italiane, otre 700.000 Stelle di Natale a chi verserà un contributo minimo associativo di Lit. 20.000 diventando in tal modo "Sostenitore" dell'Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. Tutte le "Stelle dell'Ail" saranno corredate da un involucro a forma di "cono" riproducente il logo dell'associazione. A tutti i "Sostenitori" verrà inoltre consegnato un opuscolo nel quale vengono illustrate le finalità associative. La manifestazione, sotto l'Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica, ha permesso in tutti questi anni di raccogliere fondi destinati al finanziamento di progetti di assistenza e di ricerca di alto valore scientifico e sociale e, inoltre, di sensibilizzare costantemente ed ampiamente l'opinione pubblica alla lotta contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. L'iniziativa si ripromette, dunque, di sottolineare l'impegno profuso e gli incoraggianti risultati raggiunti in questa battaglia ma costituisce anche un'occasione straordinaria per ricordare ancora una volta che solo l'unione degli sforzi comuni potrà rendere queste malattie sempre guaribili. Recarsi in una delle 2000 piazze italiane il 7, 8 e 9 dicembre significa, quindi, rafforzare un impegno sociale e di solidarietà che ha bisogno del sostegno di tutti. Anche questa XIII edizione dell'iniziativa "Stelle di Natale" si realizzerà grazie alla collaborazione di migliaia di volontari che rappresentano per l'AIL un patrimonio irrinunciabile, del'’intensa opera delle 68 Sezioni provinciali presenti su tutto territorio nazionale e grazie all'aiuto di tutti gli organi di informazione che sostengono sempre, in modo determinante, la manifestazione umanitaria. Per conoscere quali sono le piazze con le "Stelle dell'AIL" si può chiamare il numero 06/4402696.

 

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Governi europei poco impegnati contro l'osteoporosi

Negli ultimi 3 anni sono aumentate del 25% le fratture al collo del femore. E anche i costi sono lievitati. I governi europei fanno poco per combattere l'osteoporosi. Non riescono a frenare l'allarmante crescita dei casi, con 480.000 fratture del collo del femore l'anno e un incremento del 25% in tre anni, nei costi della malattia che si attesta a 4,8 miliardi di euro all'anno. A "bacchettare" i responsabili delle politiche sanitarie del vecchio continente è l'International Osteoporosis Foundation (Iof) nel rapporto L'osteoporosi nella Comunità europea: un richiamo all'azione. Secondo la Fondazione, dal 1998, data in cui ha pubblicato le raccomandazioni destinate ai governi, l'azione dei diversi Paesi contro l'osteoporosi è stata "disincentivante". Un atteggiamento che preoccupa l'Iof, visto che, con l'invecchiamento della popolazione, il numero delle persone malate si quintuplicherà in 5 anni. «Le misure prese nella Comunità europea - si legge nel rapporto - sono state generalmente inconcludenti nonostante qualche iniziativa promettente».

 

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Ictus, in Italia più di un milione di casi nel 2008

Entro i prossimi sette anni i casi di ictus in Italia supereranno il milione, con un numero di nuovi malati l'anno destinato ad aumentare gradualmente dagli attuali 186.000 a 206.000. Sono questi i dati presentati a Roma, in occasione del congresso della Società italiana di neochirurgia. Attualmente le persone colpite da ictus in Italia sono oltre 870.000 e la malattia rappresenta la terza causa di morte in Italia dopo malattie cardiovascolari e tumori. Nonostante le cifre, l'Italia non è ancora preparata ad affrontare la situazione. «In tutti i Paesi industrializzati si stanno mettendo a punto strutture specializzate, le cosiddette stroke unit», ha rilevato il neurochirurgo Roberto Villani, dell'università di Milano. Si tratta di strutture specializzate, in grado di prestare le cure immediate a chi è colpito da ictus. Strutture di questo tipo, ha detto, in Italia sono appena una ventina, e quasi tutte concentrate nel centro-nord del paese. «Ne occorrerebbero molte di più», ha aggiunto, e la raccomandazione viene dallo stesso congresso. «è fondamentale - ha rilevato Villani - che i soccorsi vengano prestati entro le prime sei ore dall'ictus». Questo vale sia nella maggioranza dei casi di ictus, quelli di tipo ischemico, nei quali l'afflusso di sangue al cervello viene rallentato da un'occlusione delle vene e che rappresentano l'80% del totale dei casi), sia nell'ictus provocato da un'emmoragia (20% dei casi) e che richiede un intervento chirurgico. Nelle stroke unit, ha proseguito l'esperto, lavorano in collaborazione neurologi, neurochirurghi, cardiologi ed esperti di terapia intensiva. Grazie a questa collaborazione è possibile intervenire tempestivamente, riducendo il più possibile i danni.

 

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Menopausa: terapia ormonale migliora memoria

Le donne che, dopo la menopausa, assumono estrogeni rispondono meglio a diversi test cognitivi. E la terapia sostitutiva sembra migliorare anche l'attenzione. La terapia ormonale sostitutiva ha effetti benefici anche sulla memoria e sull'attenzione. La conferma arriva da uno studio statunitense dell'Università del Michigan, pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility. Nel corso della ricerca sono state confrontate donne di oltre 60 anni d'età, identiche a livello socioeconomico e sotto il profilo psicologico, che dopo la menopausa avevano seguito la terapia ormonale senza interruzioni oppure non avevano mai assunto estrogeni. Alle signore è stato chiesto di sottoporsi a test in cui dovevano riconoscere immagini e ricordarle per un certo periodo di tempo, e a altri esercizi per misurare le capacità verbali e logiche, la concentrazione e la velocità con cui venivano, appropriatamente, premuti dei tasti. Secondo i risultati raccolti da Yolanda Smith e i suoi collaboratori, le donne che avevano assunto continuativamente estrogeni facevano un numero di errori significativamente più basso sia nei test che misuravano la memoria sia in quelli relativi all'attenzione.

 

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Tumore alla vescica: ogni anno 20mila nuovi casi

L'Italia è il paese europeo con la più alta incidenza di tumore alla vescica. I circa 20.000 nuovi casi registrati ogni anno portano il nostro paese nei primi posti anche nella classifica mondiale. Questi dati emergono dal XI Congresso della Società Italiana di Urologia (Siuro), organizzato a Milano. I tumori dell'apparato urinario - hanno affermato gli specialisti - rappresentano un grosso problema sanitario: un tumore su quattro nell'uomo è di origine urologica. In Europa su circa 650.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno ai maschi, circa 163.000 sono tumori a carico dell'apparato urinario. In Italia si stima che ogni anno 44.000 uomini siano colpiti da un tumore urologico e 15.000 ne muoiono. Il killer numero uno è il cancro alla prostata, la cui incidenza è in costante aumento e si avvia a diventare la neoplasia più frequente nel sesso maschile in tutto il mondo. In Italia colpisce ogni anno circa 15.000 uomini e ne uccide 7.000. Le notizie però sono buone: nelle aree a più alta incidenza, ad esempio negli Stati Uniti, la mortalità è iniziata a diminuire. Questo grazie al forte miglioramento delle tecniche di chirurgia e radioterapia e alla maggiore capacità diagnostica, che permette di curare il tumore allo stadio iniziale.

 

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Anziani: 1 su 3 navigherà in Internet nel 2005

Entro il 2005 un "over 55" su tre navigherà su Internet. Il triplo rispetto all'11% di oggi. E il pubblico dalle tempie grigie continuerà a cercare soprattutto informazioni su salute, sanità e servizi. La previsione è di Francesco Grillo, autore della ricerca Il ritorno della rete. La sfida ai sistemi sanitari, presentata al convegno More information, more choice, organizzato a Roma dal Think Thank Vision. «Gli anziani - spiega Francesco Grillo, che ha pubblicato i risultati dei suoi studi in un libro edito da Fazi - chiedono a Internet informazioni più specifiche rispetto agli altri utenti. Vogliono soprattutto notizie utili che vanno dalla sanità ai trasporti». Stanno più tempo davanti al computer e hanno imparato ad usare la rete in tempi più brevi rispetto a tecnologie precedenti come il telefonino e la segreteria telefonica. «Ma anche il computer -continua l'esperto- si adatta sempre di più all'anziano. Presto, per esempio, saranno più diffusi i portali vocali che permettono di usare la voce al posto della tastiera». Gli anziani rappresentano inoltre il segmento di mercato più appetibile per le società che si occupano di Internet e salute. Secondo i dati presentati nel libro, il 23% degli "over55" sarebbe disposto a pagare fino a 400mila lire l'anno (200 euro) per ricevere, in abbonamento, informazioni mirate via Internet. Mentre i malati con particolari patologie risultano essere più disponibili: uno su tre infatti pagherebbe di tasca propria abbonamenti per avere informazioni specifiche sulla propria patologia. Un invito ad investire di più sull'alfabetizzazione informatica arriva dall'ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini, intervenuto al convegno romano. «Bisognerebbe utilizzare - ha detto - più denaro per mettere amministrazione e cittadini in grado di avvalersi delle grandi opportunità offerte dalla rete per la gestione e l'utilizzo dei servizi». Bassanini tuttavia ha mostrato qualche preoccupazione per le scelte dell'attuale governo che ha affidato alle diverse amministrazioni pubbliche una grande discrezionalità nell'adottare sistemi di comunicazione informatica. Una soluzione apparentemente più semplice, secondo l'ex ministro, che tuttavia nasconde il pericolo della disomogeneità dei sistemi adottati e di inevitabili difficoltà di intercomunicazioni tra le diverse amministrazioni.

 

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Vitamina C per le arterie

I risultati preliminari di una ricerca condotta dall'Università di Francoforte, in Germania, mettono in luce un sorprendente effetto protettivo della vitamina C sulle delicate pareti delle arterie. Dopo aver osservato che in laboratorio la vitamina protegge le cellule endoteiliali che rivestono i vasi, i ricercatori hanno provato a somministrarla a 34 pazienti con scompenso cardiaco, una condizione associata a un malfunzionamento delle pareti arteriose, dovuto probabilmente alla distruzione dell'endotelio di rivestimento da parte di sostanze ossidanti che si accumulano con il progredire della patologia. Nei pazienti trattati con vitamina C la distribuzione di cellule endoteiliali si è ridotta di oltre un terzo rispetto ai pazienti che invece avevano ricevuto placebo, in cui il fenomeno è rimasto invariato. Ciò significa che la vitamina C sopprime, non solo in laboratorio, ma anche nell'organismo, il processo che porta alla distribuzione delle cellule dell’endotelio vascolare. Di conseguenza, sostanze con proprietà come la vitamina C hanno la potenzialità per divenire una nuova strategia per rallentare la progressione dello scompenso cardiaco.

 

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Spinaci e mirtilli contro l'invecchiamento cerebrale

Da diversi anni gli antiossidanti contenuti in alimenti anche molto comuni sono sotto la lente d’ingrandimento degli studiosi. L'ultima prova delle benefiche proprietà di queste sostanze arriva da un'indagine condotta da due università, quella della South Florida e quella di Houston, negli Usa. Una serie di esperimenti condotti sui topi ha rilevato che una dieta ricca di spinaci e mirtilli riesce a combattere gli effetti dell'invecchiamento sulla memoria. Una volta invecchiati, i topi nutriti in questo modo hanno mostrato di essere in grado di ricordare oggetti e stimoli sonori, che i topi nutriti normalmente non erano in grado di fare. Secondo i ricercatori, i flavonoidi e i carotenoidi, antiossidanti di cui sono ricchi mirtilli e spinaci, sono in grado di limitare l'accumulo di radicali liberi nel cervello dei topi anziani, concentrazione probabilmente legata allo sviluppo di malattie degenerative come il morbo di Parkinson e l'Alzheimer.

 

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I reumatismi causano 50 milioni di visite l'anno 

Ogni anno, in Italia, le malattie reumatiche causano 50 milioni di visite mediche. Sono 5 milioni e mezzo i nostri connazionali che ne soffrono, 1 su 10, con un esborso, per il Servizio sanitario nazionale, di 18.000 miliardi di lire l'anno fra ricoveri ospedalieri, assistenza termale, prestazioni di laboratorio e indagini diagnostiche. A fare il punto sulla diffusione di queste patologie nel nostro Paese sono gli specialisti riuniti a Padova per il XXXVIII Congresso nazionale della Società italiana di reumatologia. Quasi la metà (40%) degli italiani colpiti ha meno di 50 anni d'età: tra questi, 1 su 5 non supera i 35 anni. Al contrario di quanto si crede, dunque, molti malati sono giovani. La più invalidante, fra le malattie reumatiche, è l'artrite reumatoide, che "attenta" soprattutto alle articolazioni femminili: 4 malati su 5, infatti, sono donne. Anche le dorsalgie sono prevalentemente diffuse fra il gentil sesso. Con un particolare: in un caso su 3 sono di origine psicogena, cioè prive di cause clinicamente rilevanti. Gli specialisti sfatano, infine, alcuni luoghi comuni sull'insorgenza di queste patologie. Non deve preoccuparsi chi vive in luoghi umidi o con bassa pressione: le condizioni ambientali e meteorologiche aggravano il dolore, ma non provocano le malattie reumatiche. Così come non ne determina l'insorgenza stare a lungo con le mani "a mollo" nell'acqua. Non è provato che un'alimentazione a base di prodotti "amici delle ossa" sia un'arma efficace di prevenzione, ma, anche in questo caso, aiuta stare attenti alla dieta, evitando di esagerare con alcolici, carne e cibi speziati e facendo un pò di sano movimento. Passi avanti sono stati compiuti, in questi anni, con la messa a punto di farmaci contro le malattie reumatiche più diffuse. «Le nuove sostanze oggi disponibili - sottolinea il professor Silvano Todesco, presidente della Società italiana di reumatologia - hanno portato una ventata di speranza nel trattamento di queste patologie. Alcuni farmaci hanno permesso di superare il problema dei gravi effetti collaterali a danno dello stomaco e dell'apparato digerente, provocati dagli antinfiammatori tradizionali. Altri, come i farmaci "biologici", si sono rivelati efficaci nel contrastare la progressione dell'artrite reumatoide».

 

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Artrosi: costa come una Finanziaria, 15mila miliardi

In Italia l'artrosi colpisce 4 milioni di persone e costa quasi quanto Finanziaria: 7,6 miliardi di euro, circa 15mila miliardi di lire. Il dato emerge dal primo studio multicentrico che analizza i costi diretti, indiretti e intangibili dell'artrosi del ginocchio, presentato a Milano dal Cergas dell'Università Bocconi. Il lavoro ha coinvolto 29 Centri di Reumatologia e 254 pazienti ed è stato condotto in collaborazione coi dipartimenti di reumatologia delle università di Venezia, Ancona e Milano. Le conclusioni sono - secondo Simone Gerzeli del Cergas - che «i costi sociali per un paziente affetto da artrosi del ginocchio, in Italia ammontano a circa 4.200.000 lire all'anno. I cosiddetti costi indiretti (cioè i mancati guadagni per la perdita della capacità lavorativa e per le assenze dal lavoro) pesano per il 57% (2.400.000), mentre i costi diretti (sostenuti dal Servizio sanitario nazionale e dal paziente) incidono per il 43% (1.800.000 lire). Di questi ultimi, oltre la metà sono a carico diretto del malato, per le terapie, per i trasporti, per gli acquisti di ausili (bastoni o attrezzi da bagno) e per il pagamento di personale di aiuto». I costi intangibili infine riguardano la qualità della vita, e sono correlati in modo significativo, nello studio, all'evoluzione della malattia. Ma tutti i costi aumentano con il progredire della malattia dal primo al quarto stadio, passando da circa 2.700.000 a circa 7.300.000 lire l'anno per paziente. «E se infine si considera che l'artrosi spesso colpisce ginocchio, mani e anca insieme - ha osservato Gianni Leardini dell'unità operativa di reumatologia di Venezia - le cifre possono aumentare in modo esponenziale, portando a un peggioramento costante della qualità della vita». Secondo i dati Limar (Lega italiana contro le malattie reumatiche) in Italia le persone affette da artrosi sono circa 4 milioni. Da questo deriva che i costi sociali dell'artrosi si possono stimare intorno ai 14.700 miliardi. Cosa fare, davanti a una situazione del genere? È necessario cambiare - è la risposta di Leardini - la gestione del malato. Il tutor della malattia deve diventare il medico di medicina generale (e non lo specialista - più costoso - da consultare all'inizio o in casi particolari). Inoltre il paziente non dovrebbe mai essere ospedalizzato, se non nei casi molto gravi o per operazioni chirurgiche, poiché i pazienti ricoverati costano 7 volte rispetto a quelli curati a domicilio. Soprattutto è necessaria una campagna di prevenzione al fine di informare i cittadini che oggi è possibile, con i farmaci, bloccare precocemente la malattia, producendo un risparmio notevole alla società e alle famiglie, e permettendo un importante miglioramento della qualità della vita.

 

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Sirchia, ipotesi ticket per "false" urgenze

Pronto soccorso gratuito per le vere urgenze, ma per i cittadini che "saltano" il medico di famiglia le prestazioni potrebbero essere erogate lo stesso ma attraverso il pagamento della prestazione. Questa è l'ipotesi allo studio del ministero della Salute Girolamo Sirchia per tentare di risolvere il sovraccarico di lavoro dei dipartimenti di urgenza. A margine di un dibattito sulle cellule staminali al Policlinico Gemelli di Roma il ministro ha precisato che un gruppo di lavoro sta studiando il problema delle urgenze. Sirchia ha ribadito di non aver proposto ticket generalizzati, ma l'opportunità di affrontare le urgenze degli ospedali metropolitani e di quelli piccoli, rurali, attraverso un gruppo di esperti. «Se i pronto soccorso, come oggi accade, rappresentano la modalità di eludere il medico di famiglia - ha detto Sirchia - questo è sbagliato. È possibile immaginare - ha aggiunto - dei percorsi differenziati per coloro che hanno davvero bisogno dell'emergenza e per quelli che non hanno problemi emergenti; questi ultimi vanno visitati e rimandati al medico di medicina generale; ma se questo viene rifiutato è possibile immaginare che paghino la prestazione offerta».

 

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Fra 25 anni 4 milioni di fratture al femore

Nel 2025 saranno ben 4 milioni, nel mondo, le fratture del femore causate dall'osteoporosi: 1,16 mln riguarderanno gli uomini e 2,78 mln le donne. Questo l'allarme lanciato dagli specialisti al convegno dell'università di Firenze sull'osteoporosi maschile. In Italia, per il 2020, si prevedono circa 14.000 fratture da osteoporosi e addirittura 21mila nel 2050, con una stima di 56.000 ricoveri ospedalieri. Più a rischio si conferma il gentil sesso, anche se gli uomini diventano più vulnerabili con il passare degli anni e, dopo i 75-80 anni, corrono gli stessi pericoli delle loro partner. Secondo studi recenti, la prevalenza di deformazioni vertebrali è sostanzialmente simile nei due sessi (15,1% negli uomini, 17,2% nelle donne), mentre per le fratture dell'avambraccio si registra un'incidenza, non influenzata dall'età, notevolmente inferiore negli uomini. Morbilità e mortalità per le lesioni ossee sono, però, superiori nei maschi: i decessi causati dalla frattura del collo del femore sono il doppio di quelli fra le donne. Il 36% degli uomini non supera il primo anno dopo la frattura. Non solo. Gli specialisti prevedono che fra 25 anni 1 maschio americano su 5 sarà colpito da osteoporosi.

 

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Pensioni, un italiano su due sogna l'assegno "pesante"

Quasi un italiano su due (il 47%) tra quelli di età compresa tra i 35 e i 55 anni mette in conto di ricevere un assegno previdenziale superiore a quello che lo attende. E 2 su dieci non hanno alcuna idea di quale trattamento previdenziale percepiranno. è questo il risultato di una ricerca dell'Eurisko che ha sondato il grado di conoscenza degli italiani sul proprio futuro pensionistico. Solo 36 individui su 100 sanno che l'entità dell'assegno mensile sarà inferiore al 60% dell'ultima busta paga. Il 54% degli interpellati mostra preoccupazione per il proprio futuro economico ma il 47% non si è mai posto il problema della sufficienza della previdenza obbligatoria. Posti di fronte alla questione, 7 italiani su dieci affermano che i contributi versati non assicureranno loro una persona dignitosa. Fondi pensione e previdenza integrativa vanno indicati dagli stessi 7 italiani su 10 come una scelta inevitabile. A questo dato, però, si accompagnano percezioni sbagliate sull'investimento necessario: il 56,5% mette in preventivo una spesa mensile non superiore alle 300.000 lire. E appena il 3,2% degli italiani è consapevole che occorre versare tra mezzo milione e il milione al mese per assicurarsi il mantenimento del tenore di vita attuale.

 

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Alzheimer, più rischi per chi ha la testa piccola

Avere la testa piccola aumenta il rischio di Alzheimer. Lo rivela uno studio americano secondo il quale, se si possiede anche una variante di un gene che produce una particolare proteina, il pericolo di sviluppare la malattia aumenta di circa 14 volte. Il dato si legge sulla rivista medica tedesca Aertzliche Praxis, che pubblica uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Università della South Florida su 1.900 uomini e donne sani con più di 65 anni. La circonferenza della testa delle persone ritenute a maggior rischio è risultata inferiore a 54 centimetri. Secondo la rivista, ciò accade perché chi ha il cranio più piccolo può contare su più scarse riserve di materia grigia, un deficit che si rivela pericolosissimo per le persone geneticamente più esposte alla malattia.

 

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Case killer per 6.500 "over65" italiani l'anno

Ogni anno, in Italia, 8.500 persone perdono la vita in un incidente domestico: ben 6.500 hanno oltre 65 anni d'età. Più di 3 milioni di italiani sono vittime di infortuni a casa propria: il 26% è "over 65". Sulla necessità di ridurre questo bollettino, mettendo in atto politiche di prevenzione e di informazione, si discuterà durante la Mostra-Convegno nazionale La sicurezza degli anziani negli ambienti abitativi, organizzata dall'Associazione Abitare e Anziani, dal Comune di Genova e dall'Inail, in programma dal 29 novembre al primo dicembre al Centro congresso Magazzini del Cotone a Genova. Contemporaneamente, si svolgerà un'esposizione sugli impianti e le attrezzature per rendere le abitazioni a misura di anziani. A trasformare in killer le case sono pavimenti sconnessi e scivolosi, dislivelli, fornelli e forni insicuri, arredi ingombranti e pericolosi, impianti non a norma. Secondo l'Istat, per gli anziani, come per i bambini, le stanze più pericolose sono la cucina (39,6%) e il soggiorno (12,9%). In un caso su 5, soprattutto se a scivolare sono le donne con osteoporosi, le cadute richiedono il ricovero in ospedale, lunghi periodi di riabilitazione e possono provocare danni permanenti. Con conseguenze pesanti anche sui conti pubblici: il Servizio sanitario nazionale spende almeno 1.300 miliardi l'anno per i ricoveri di anziani ultrasessantacinquenni, dovuti alla frattura degli arti.

 

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Cuore, a rischio gli uomini con le gambe corte

Cuore a rischio per chi ha le "gambe corte". Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori del Galles su un gruppo di uomini, con un peso nella norma, predisposti al diabete perché resistenti all'ormone insulina, i maschi con gli arti inferiori più corti hanno una probabilità maggiore di ammalarsi di diabete e di patologie cardiovascolari.Gli scienziati, in uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, hanno esaminato 2.512 uomini insulino-resistenti e hanno osservato che nel 25% di quelli con le gambe più corte il pericolo di "scivolare" in una condizione di diabete conclamato era maggiore nonostante un peso corporeo nella norma. Non solo, in presenza di un livello elevato di grassi e di fibrinogeno nel sangue, questi soggetti presentavano anche un rischio cardiaco superiore. «L'eventualità di ammalarsi di patologie cardiovascolari e di diabete - spiegano gli esperti - è quindi inversamente proporzionale alla lunghezza delle gambe e ciò - concludono - potrebbe essere dovuto a un difetto di crescita nell'infanzia».

 

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Viagra, a Rimini il primato

Viagra, quest'anno un boom di vendite in Italia. A Rimini spetta il primato dei consumi della pillola del sesso. Ogni mille abitanti maschi di età compresa tra i 40 e i 70 anni vengono utilizzate 1.647 compresse di Viagra. Un vero e proprio boom di vendite della pasticca anti-impotenza, ormai in commercio da tre anni. Nei 110 Paesi in cui è disponibile, sono state consumate 625 milioni di pillole blu. Un esercito di 500 mila medici ha prescritto 45 milioni di ricette a 15 milioni di pazienti. In Italia i consumi sono in netto aumento: 28% nell'ultimo anno e 13 milioni di pasticche vendute dal 1998. Dopo Rimini, nella graduatoria dei consumatori seguono Roma, dove sono state acquistate oltre 1.370.000 compresse, Prato, Pisa, Pistoia, Firenze, Trieste, Bologna, Livorno, e Modena. Se si considerano le regioni, invece, in testa alla classifica c'è la Toscana, con 5 città tra le prime 10, seguita da Lazio, Emilia Romagna, Umbria e Liguria. Al Sud i maschi calienti hanno meno bisogno dell'aiuto della pasticca e si rivelano i minori consumatori della penisola. Sono meridionali, infatti, le città dove il Viagra ha avuto minor successo: Isernia (409 pillole ogni 1000 uomini), Nuoro (368), potenza (332). In Europa l'Italia è al terzo posto nel consumo del Viagra, preceduta dalla Germania e Regno Unito (ex equo con oltre 18 milioni di compresse prescritte in 3 anni) e seguita dalla Francia (11,7 milioni).

 

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