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Archivio delle notizie flash

   

 Febbraio 2001

   

Altri mesi

   

Indice dei titoli

  

Cancro: scoperto il segreto della sua immortalità

Gratis farmaci antiallergici e antidepressivi

Tassa sul medico: flop dei rimborsi

Cataratta, occhi scuri a rischio

Menopausa: 50enni italiane alla riscossa

Influenza: soli, repressi e stressati rischiano di più

"Bagni di sole mattutini" per sconfiggere la depressione

Epatice C: negli "over 60" italiani, epidemia da siringhe di vetro

Cure verdi: rosmarino dai molti benefici

Ictus: meno rischi col diuretico

Contro il colesterolo, le noci vincono sulla dieta mediterranea

Malattie infiammatorie: grassi o magri, attenzione al peso

Dieta mediterranea vincente

Il vino aiuta a vivere più a lungo

Kiwi per un pieno di vitamina C contro la cataratta

Osteoporosi: meno rischi con le proteine vegetali

Super obesi anche in Italia

Sempre iracondo, ma più stimato

Una proteina per bloccare l'invecchiamento

Olio d'oliva per chi ha il diabete

Mal di testa: la pressione non ha colpe

Scienziati Usa scoprono proteina del diabete

Un numero verde per il morbo di Alzheimer

Ictus: previsto aumento del 30% dei casi entro il 2020

Cancro al seno: frutta e verdura non ridurrebbero il rischio

Salute minacciata da 300 prodotti chimici 

Asma: donne più colpite

Pronto un test per diagnosticare l'Alzheimer

Forse il cervello la causa dei chili di troppo

Anche in Italia uno studio sul diabete

In futuro antibiotici più efficaci

Cure palliative: ancora poche le strutture per i malati terminali

Obesità: esercizio fisico sempre utile

La carota aiuta a rimanere giovani

Tumore alla prostata: in Italia più di 12.000 casi

Presto anche in Italia il farmaco anti-ansia

Vitamina E per chi soffre di tristezza

Gioventù: le anziane la rimpiangono

Via libera ai farmaci antidolore

Non più frattura dell'anca

Anziani: popolo di sedentari

Correlazione genetica nel morbo di Parkinson

Viva il pollo!

L'uso della cannabis in medicina

Niente più occhiali per gli astigmatici

Firenze: "Anziani, il cervello in palestra"

Anziani nei film

Osteoporosi: un problema anche per gli uomini

Patate e orzo per la memoria degli anziani

La scienza scopre il potere terapeutico della musica

Superati gli "anta" la vita è più rosea

Tumori: scoperto il gene che li blocca

Mangiare tanto pesce protegge le donne dall'ictus

Stress: ormone della crescita aiuta a combatterlo

   

   

   

Cancro: scoperto il segreto della sua immortalità

I ricercatori dell'Istituto di neurochirurgia dell'università Cattolica di Roma, in collaborazione con l'Istituto di neurobiologia molecolare del Cnr, hanno individuato il meccanismo usato dalle cellule del cancro per trasmettere la propria immortalità. La capacità del tumore di vivere per sempre è dovuta ad un enzima, detto telomerasi, presente nelle cellule maligne ma assente in quelle sane adulte. "Questo enzima - secondo i ricercatori - viene trasferito dalle cellule di un tumore celebrale maligno, il glioblastoma, alle cellule dei vasi circostanti, che iniziano a proliferare per nutrire il cancro". La scoperta apre la strada ad una specifica terapia genica, in fase di realizzazione alla Cattolica, ed è in via di pubblicazione sul Jounal of Neurosurgery.

    

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Gratis farmaci antiallergici e antidepressivi

Scatta dal 24 febbraio 2001 l'abolizione dei limiti di prescrizione per 126 confezioni di farmaci che diventeranno gratuite e la diminuzione delle restrizioni relative alle prescrizioni di altre 248 confezioni. Tra i nuovi farmaci a totale carico dello Stato troviamo 5 antiallergici e ben 43 confezioni di antidepressivi. La Cuf ( Commissione unica del farmaco) ha inoltre esteso la rimborsabilità da parte dello Stato, solo per citare i gruppi di farmaci di uso più frequente, per 67 chemioterapici, antibiotici e antibatterici per la cura di gravi infezioni che non rispondono agli antibiotici di uso comune e 34 confezioni di farmaci cardiovascolari per le ipercolesterolemie familiari. A diretto vantaggio dei cittadini arriva la semplificazione burocratica del lavoro del medico che non sarà più costretto a prescrivere i farmaci seguendo le limitazioni finora imposte.

    

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Tassa sul medico: flop dei rimborsi

La tassa sul medico di famiglia? Secondo il ministro delle Finanze, Ottaviano del Turco, non si riesce a restituirla. Si tratta delle 85 mila lire pagate nel 1992 e oggetto di critiche e polemiche nel corso degli otto anni di cui è stata decisa la restituzione dell'80% (68 mila lire per ogni componente del nucleo). Eppure - secondo i risultati di un sondaggio effettuato dal ministero delle finanze - le richieste sono inferiori alle previsioni. «è da tre mesi che continuiamo a dire che da gennaio si può richiedere la restituzione della tassa sul medico, un'imposta che hanno pagato oltre 4 milioni e mezzo di italiani ma che solo il 10% sembra voler riprendere», ha spiegato il ministro Del Turco che ha aggiunto: «Non credo che si tratti di pigrizia, ma di scarsa informazione: bisognerebbe parlare di più di queste misure». Il ministro, sottolineando che non esiste una scadenza per richiedere la restituzione dell'80% dell'imposta, spiega che la situazione è abbastanza paradossale soprattutto perché il meccanismo per rientrare in possesso dei soldi versati è semplice.

   

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Cataratta, occhi scuri a rischio

Secondo uno studio pubblicato sull'American Journal of Ophthalmology, sarebbero gli occhi con iridi scure i più a rischio per la cataratta. La ricerca, che ha interessato circa 4mila persone con più di 50 anni, ha evidenziato che, se si hanno occhi marrone scuro, la probabilità di incorrere nella cataratta aumenta di due volte e mezzo rispetto a chi ha occhi blu o verdi. Per i medici il responsabile di questo aumento del rischio sarebbe il sole. A parità di esposizione alla luce solare, infatti, gli occhi scuri assorbono una quantità di luce superiore rispetto alle iridi chiare, grazie alla maggior quantità di melanina. Tale assorbimento serve a proteggere il cristallino dai raggi ultravioletti, ma provoca anche un surriscaldamento del cristallino stesso, accelerando la perdita di trasparenza della lente, caratteristica della cataratta. Per questo motivo anche chi ha gli occhi scuri dovrebbe proteggersi dalla luce solare diretta utilizzando occhiali da sole.

   

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Menopausa: 50enni italiane alla riscossa

Le donne italiane non si arrendono più alla menopausa, non sono più disposte a sopportare in silenzio vampate, insonnia, ansia e, soprattutto, non vogliono più rinunciare al sesso. Le più agguerrite sono, a sorpresa, le "over 50" del sud e delle isole, più attente alla cura di sé rispetto al passato e con più tempo da dedicarsi rispetto alle coetanee del Nord, tutte lavoro e carriera. Sono questi i risultati di uno studio, il più grande mai realizzato in Italia, condotto per 5 anni dall'Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri su 80mila donne, e presentati a Roma nell'ambito di una conferenza stampa.

   

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Influenza: soli, repressi e stressati rischiano di più

Chi è solo, stressato, frustrato o vive in condizioni di rabbia repressa rischia più degli altri di ammalarsi di mal di gola, raffreddore e influenza. è quanto sostiene il professor Biondi della Clinica Psichiatrica dell'Università La Sapienza di Roma. Secondo l'esperto, autore di uno studio eseguito in collaborazione con la Clinica delle malattie infettive di Roma e che ha provato la vulnerabilità delle persone sole e stressate, fondamentale è il virus ma anche le difese dell'organismo, indebolite da questi fattori. Sotto accusa anche il limitato supporto sociale: trascorrere bene il tempo libero e tanti amici funzionano da "vaccino". Anche le persone che assistono i malati di Alzheimer, secondo i dati di uno studio britannico, si ammalano più della media e rispondono male al vaccino.

   

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"Bagni di sole mattutini" per sconfiggere la depressione

L'effetto curativo della luce del sole è stato individuato da un'equipe del S. Raffaele di Milano, che ha condotto uno studio su 600 pazienti ricoverati per la cura di sindromi depressive. Alcune delle stanze dei pazienti avevano le finestre rivolte ad est e ricevevano la luce del mattino, altre erano rivolte ad ovest e ricevevano la luce del pomeriggio. Dallo studio, presentato al Congresso della società italiana di psicopatologia, è emerso che chi era nelle stanze rivolte a oriente restava ricoverato in media quattro giorni in meno, a parità di trattamento farmacologico. Per i medici del S. Raffaele ciò è dovuto alla diversa esposizione alla luce, un dato che confermerebbe quanto già riportato in letteratura circa l'influenza della luce sull'umore.

  

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Epatice C: negli "over 60" italiani, epidemia da siringhe di vetro

Hanno oggi 60 anni o più gli italiani che negli anni '50/60 sono stati infettati dall'epatite C attraverso siringhe di vetro o hanno contratto il virus sulla sedia del barbiere o dalla manicure. Una "coda" di epidemia che oggi colpisce quasi 1 "over 60" su 10 (8%), su un totale di 2 milioni di italiani affetti dal virus Hcv, trasmissibile da trasfusioni di sangue, aghi contaminati, strumenti chirurgici, lamette e oggi anche tatuaggi e piercing. Una malattia che può rimanere "silenziosa" per anni o evolvere in epatite cronica con alti rischi (10-20%) di cirrosi epatica e quindi di tumore del fegato. Di epatite C si è parlato a Roma nella conferenza stampa di presentazione di un nuovo farmaco , un super-interferone da assumere solo una volta a settimana, che a fine marzo arriverà anche in Italia.

   

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Cure verdi: rosmarino dai molti benefici

Non è solo una comune spezia da cucina ma anche una pianta medicinale, oggi oggetto di molte ricerche sperimentali. Si tratta del rosmarino, di cui si usano a scopo curativo le foglie, i giovani rami e l'essenza. Le foglie si utilizzano per le tisane o sotto forma di estratto fluido perché contengono sostanze ad azione antispastica che facilitano la digestione e l'attività del fegato. Con i giovani rami si prepara, invece, il gemmoderivato che si usa per aumentare la funzionalità epatica. Il gemmoderivato è utile anche per chi soffre di colecistopatie, calcolosi biliare, coliche epatiche, iperlipemie ed iperuricemia. L'azione rigeneratrice e stimolante può aiutare, inoltre, chi è soggetto a manifestazioni allergiche croniche e le donne in menopausa. L'essenza del rosmarino ha funzioni ancora più specifiche per attenuare i disturbi di menopausa, andropausa e senescenza precoce. Notevole è la sua azione di stimolazione nell'affaticamento nervoso e di sedativo per i dolori articolari, muscolari e reumatici.

   

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Ictus: meno rischi col diuretico

Secondo uno studio condotto dai ricercatori della Washington University in collaborazione con l'Istituto di farmacologia di Utrecht, in Olanda, e pubblicato nel mese di gennaio 2001 sugli Archives of Internal Medicine, inserire un diuretico nel trattamento dell'ipertensione può aiutare a prevenire l'ictus. La ricerca ha coinvolto oltre 3000 pazienti, tutti in terapia antipertensiva. Ebbene, tra quelli privi di una patologia cardiaca sottostante, il trattamento che non prevedeva diuretici è stato associato a un sensibile incremento del rischio di ictus (circa il 40 % in più) quando comparato con una terapia antipertensiva che includeva un farmaco appartenente a questa classe. L'associazione tra diuretico e protezione dall'ictus si è, però, dimostrata meno evidente nelle persone affette da una patologia cardiaca. Se i risultati saranno confermati da ulteriori studi, i diuretici potrebbero avere una migliore azione contro il rischio di ictus. In pratica, potrebbe essere opportuna la presenza di un diuretico nella terapia antipertensiva.

    
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Contro il colesterolo, le noci vincono sulla dieta mediterranea

Mangiare noci diminuisce il rischio di malattie cardiovascolari dell'11%. Sono questi i risultati del recente studio condotto dall'ospedale clinico di Barcellona e dall'Università di Loma Linda in California, su 49 uomini e donne tra i 28 e i 72 anni con colesterolo alto. Per sei settimane, i partecipanti hanno seguito una dieta mediterranea. Per altre sei settimane, invece, una dieta simile in cui il 35% dei grassi mono-insaturi proveniva dalle noci. La dieta mediterranea ha abbassato il colesterolo, ma la dieta alle noci è stata ancora meglio. «Le noci hanno abbassato il rischio di disturbi alle coronarie dell'11%» ha spiegato Joan Sabaté, responsabile del Dipartimento di Nutrizione della Loma Linda University, all'atto della presentazione dello studio al Dipartimento di Farmacologia di Milano.

  

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Malattie infiammatorie: grassi o magri, attenzione al peso

I soggetti affetti da malattie infiammatorie non devono perdere troppo peso: la patologia causa danni ai tessuti muscolari e una restrizione alimentare, a sua volta, contribuirebbe ad indebolirli. Anche l'osteoporosi risentirebbe di una dieta povera: il dimagrimento indebolisce anche lo scheletro. Per questo motivo le fasce a rischio - donne in menopausa ed anziani - non devono seguire, senza controllo medico, una dieta povera di calcio. Chi soffre di gotta (acido urico) dovrebbe limitare i cibi ricchi di nucleoproteine, come quelle presenti nella carne e nella cacciagione. Per chi fa uso di cortisonici è consigliabile il controllo periodico della glicemia e l'apporto di calcio e vitamina D, quindi frutta, verdura e latte. Una ricerca realizzata all'università di Buffalo (Usa), ad ottobre 2000, avrebbe dimostrato che per l'artrite reumatoide l'integrazione della dieta con acidi grassi Omega 3 insieme alla vitamina E migliorerebbe la funzionalità articolare al punto da permettere la riduzione dei farmaci antinfiammatori. Dunque ancora pesce e verdure.

   

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Dieta mediterranea vincente

Una ricerca svolta dal NIH, l'Istituto governativo Usa, ha dimostrato che l'unica dieta che permette di perdere peso e di non riacquistarlo conta su almeno un 60% di carboidrati (pasta, pane, patate), meno del 25% di grassi e circa il 15% di proteine. Inoltre l'olio di oliva e il pomodoro hanno capacità di proteggere da malattie cardiovascolari e, probabilmente, dai tumori. La dieta mediterranea, perciò, è vincente e questo spiega perché gli anziani in Italia saranno molti di più che negli altri paesi europei, dove amano mangiare wurstel e bistecche.

     

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Il vino aiuta a vivere più a lungo

Secondo uno studio svedese pubblicato sul quotidiano Aftonbladet, chi beve vino senza eccedere vive più a lungo di chi è astemio. I risultati dello studio evidenziano, inoltre, che per i soggetti che bevono mezza bottiglia di vino a  settimana il rischio di malattie cardiovascolari è dimezzato, rispetto agli amanti di birra e superalcolici. Attenzione, però, a non eccedere: il ricercatore Holger Theobald ha, infatti, spiegato che più di mezza bottiglia di vino a settimana aumenta il rischio di ulteriori problemi di salute.

  

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Kiwi per un pieno di vitamina C contro la cataratta

Per fare un pieno di vitamina c e proteggere la salute degli occhi è sufficiente mangiare un kiwi che, nonostante le piccole dimensioni, vanta un contenuto di vitamina C maggiore di un'arancia di grandezza media. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che il Kiwi fa bene agli occhi: gli agenti antiossidanti di cui è ricco sembrerebbero in grado di prevenire la cataratta, di riduirre il rischio di maculopatie degenerative della retina e di altre malattie a carico della vista.

   

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Osteoporosi: meno rischi con le proteine vegetali

Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori americani dell'Università di San Francisco, il rischio di osteoporosi è maggiore nelle donne la cui dieta è costituita soprattutto da proteine di origine animale (carne e formaggi). Lo studio è stato condotto su una popolazione con un'analoga densità ossea al momento dell'avvio della ricerca. Il campione, seguito per 7 anni,  era costituito da 1035 donne di età compresa tra i 65 e gli 80 anni. I risultati hanno evidenziato che le donne che assimilavano molte proteine animali, rispetto a quelle di origine vegetale contenute nei legumi, manifestavano un impoverimento osseo  tre volte superiore. Questo dato si rifletteva in una maggiore presenza della frattura dell'anca, una delle complicazioni più temute di questa patologia. Il motivo, per i ricercatori, risiederebbe nell' acidità metabolica stimolata da una dieta povera di proteine vegetali, che a lungo andare intaccherebbe l'osso.

  

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Super obesi anche in Italia

Anche nel nostro Paese aumenta la percentuale dei super ciccioni. Sono proprio gli esperti della nutrizione, riuniti a Roma per la II Conferenza nazionale sull'educazione alimentare, che hanno visto aumentare del 3-4%, negli ultimi anni, l'afflusso di queste persone nei loro ambulatori medici. E anche i dati Istat non incoraggiano: in 5 anni, dal '94 al '99, l'obesità è aumentata del 25%, con 1 italiano su 10 obeso (circa 4 milioni), con un 'picco' fra i 55 e i 64 anni (14,9%), e 1 su 2 in sovrappeso. Ma si continua a mangiare meno rispetto a dieci anni fa. ''Oggi - riferisce Amleto D'Amicis dell'Inran - la quantità di calorie assunte è di 2200 al giorno, il 15-20% in meno rispetto agli anni'80. In particolare - aggiunge - si mangiano meno grassi da condimento, formaggi grassi, carne, latte intero e vino''. Ma nonostante gli italiani siano meno 'mangioni' del passato, non si riduce l'obesita' e il sovrappeso ''perché si fa poca attività fisica''.

  

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Sempre iracondo, ma più stimato

L'ostentazione di ira e sdegno è sintomo di elevata posizione e di alto status sociale. Lo rileva uno studio americano, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology. ''Abbiamo scoperto - spiega la dottoressa Larissa Z. Tiedens della Graduate School of Business della Standford University (California) - che quando qualcuno esprime rabbia e collera appare più forte e dominante, e chi lo vede pensa che sia molto più in gamba rispetto a chi manifesta un'emozione diversa''. Esaminando le reazioni di un gruppo di studenti di Stanford, la ricercatrice ha scoperto che i ragazzi erano molto più propensi a seguire, ascoltare ed  imparare da persone che esprimono i propri sentimenti in modo collerico. Insomma, i più iracondi risultano dei veri leader.

  

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Una proteina per bloccare l'invecchiamento

Una sperimentazione condotta dall'Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con quelle di Harvard e della Pennsylvania, ha prodotto un topo transgenico che a 12 mesi presenta la muscolatura di uno di 6. Il che equivarrebbe, per l'uomo, a un ottantenne con i muscoli di un quarantenne. La proteina responsabile di questo "miracolo" della generica si chiama IGF-1 e il suo utilizzo terapeutico potrebbe risolvere i problemi di indebolimento muscolare delle persone anziane e tutte le patologie ad esso collegate. E potrebbe rappresentare una cura per la distrofia muscolare.

    

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Olio d'oliva per chi ha il diabete

Una dieta ricca di olio di oliva riduce il rischio di aterosclerosi in chi soffre di diabete di tipo 2, perché ha effetti positivi sul metabolismo del glucosio e su quello dei lipidi. Secondo uno studio condotto al Dipartimento di clinica medica dell'Università di Dublino su 11 uomini diabetici, infatti, l'acido oleico contenuto nell'olio di oliva diminuisce i livelli di glicemia, dell'insulinemia, di colesterolo Ldl e delle lipoproteine post-prandiali. Per chi soffre di diabete la causa principale dell'aumento di malattie coronariche è lo squilibrio dei componenti lipidici del sangue. In particolare, le lipoproteine post-prandiali sono ritenute responsabili della formazione delle placche aterosclerotiche.

  

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Mal di testa: la pressione non ha colpe

Il mal di testa non c'entra con la pressione alta. è quanto affermano i ricercatori dell'Ospedale universitario di Porto Alegre, in Brasile. Gli studiosi hanno misurato i valori pressori giorno e notte in 76 ipertesi, 25 dei quali lamentavano frequenti cefalee. I risultati dello studio pubblicato sugli Archives of Internal Medicine non evidenziano legami tra sbalzi di pressione e mal di testa, interpretati dai medici come cefalee da tensione dei muscoli del collo o vere e proprie emicranie, del tutto indipendenti dai valori pressori.

  

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Scienziati Usa scoprono proteina del diabete

Alcuni scienziati Usa hanno individuato un ormone che consente la crescita dei livelli di zucchero nel sangue dei topi da laboratorio. Gli esperti ipotizzano che la sostanza sia presente anche negli esseri umani  e abbia un ruolo importante nello sviluppo del diabete di secondo tipo. La proteina, chiamata resistina, potrebbe diventare un nuovo obiettivo per le terapie farmacologiche contro il diabete del secondo tipo. Questa forma di diabete che si manifesta in età adulta ed è spesso associata a sovrappeso o obesità. Analisi mediche specifiche per identificare la presenza di resistina nel sangue potrebbe inoltre individuare le persone a rischio di sviluppare la malattia.

  

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Un numero verde per il morbo di Alzheimer

Funzionerà tutti i giorni dalle 13 alle 16 il numero verde (800-764670) attivato dal ministero della Sanità sull'Alzheimer, malattia che in Italia colpisce il 10% degli ultrasessantenni. Il numero verde, che rientra nel progetto Cronos, fornirà informazioni sul morbo e sui centri pubblici di diagnosi e cura più vicini. A rispondere saranno operatori specializzati che raccoglieranno anche dati importanti per disegnare una mappa della malattia.

  

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Ictus: previsto aumento del 30% dei casi entro il 2020

L'invecchiamento della popolazione porterà entro il 2020 un incremento del 30% dell'incidenza dell'ictus cerebrale, malattia che nel 75% dei casi colpisce soggetti oltre i 65 anni. Allo stato attuale l'ictus rappresenta, almeno in Italia, la terza causa di morte (dopo malattie cardiovascolari e neoplasie) e la principale causa di invalidità. Il tema della prevenzione di questa patologia sarà al centro del meeting Stroke 2001, in programma a Firenze il 19 e 20 febbraio. Le statistiche mostrano che l'ictus cerebrale è all'origine del 10-12% di tutti i decessi per anno e che si hanno 130 mila nuovi casi all'anno, 1 caso ogni 4 minuti.

  

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Cancro al seno: frutta e verdura non ridurrebbero il rischio

Mangiare frutta e verdura non riduce per le donne il rischio di contrarre il cancro al seno. è quanto emerge da uno studio condotto presso la facoltà della sanità pubblica della Harvard University  i cui risultati sono stati pubblicati dal Journal of the American Medical Association. Nel 1997 un'altra ricerca aveva evidenziato che il consumo di grandi quantità di frutta e verdura avrebbe ridotto il rischio di tumore al seno. I più recenti risultati dimostrano un tasso di cancro alla mammella leggermente inferiore  tra le donne del gruppo che hanno seguito una dieta ricca di frutta e verdure ma la differenza è ritenuta talmente esigua da poter essere attribuita a puro caso. I ricercatori della Harvard hanno tenuto a consigliare alle donne di continuare a mangiare frutta e verdura: riducono comunque il rischio di malattie cardiache e altri disturbi.

   

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Salute minacciata da 300 prodotti chimici 

Più di 300 sostanze chimiche artificiali si stanno accumulando nel corpo umano e potrebbero rappresentare un pericolo per la salute. Molte sostanze, inoltre, non sono mai state testate per cui non sono noti i loro effetti a lungo termine sull'organismo. A lanciare l'allarme è un libro bianco della Commissione Europea, che avverte: «Le potenziali minacce di questi prodotti per la salute umana potrebbero comprendere tumori, malformazioni dei neonati, allergie, asma, problemi della pelle e lo squilibrio del sistema ormonale». Gli esperti temono anche che l'attuale aumento dei casi di cancro dei testicoli e del seno potrebbe essere legato al cocktail di sostanze chimiche. La normativa in materia, che richiede la raccolta dei dati sulla sicurezza delle sostanze prodotte dall'uomo, è stata introdotta nel 1981: ciò significa, aggiungono gli esperti, che almeno 3 mila composti attualmente in uso in Europa non sono mai stati testati. E ad ospitare buona parte di essi è proprio l'organismo umano.

   

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Asma: donne più colpite

Ci sarebbero delle differenze tra uomini e donne in relazione all'asma. Uno studio dell'università di Yale (Usa), che ha interessato poco più di cento persone ricoverate per asma almeno due volte in dieci anni, ha evidenziato che 67 pazienti su 100 sono donne e che la loro degenza è più  lunga rispetto a quella degli uomini (in media un giorno in più). Contemporaneamente i ricercatori hanno rilevato che il livello di anidride carbonica nel sangue risultava più alto negli uomini. I medici ipotizzano che gli uomini, avendo generalmente una massa muscolare maggiore, sono in grado di compensare in modo più efficiente la diminuzione della funzionalità polmonare.

  

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Pronto un test per diagnosticare l'Alzheimer

Durante una conferenza medica internazionale tenutasi a Brisbane, in Australia, è stato descritto un test che sarebbe in grado di diagnosticare accuratamente e sin dalle sue prime fasi il morbo di Alzheimer. Il test, messo a punto da ricercatori del dipartimento di patologia dell'università di Melbourne, dovrebbe migliorare le possibilità di terapia per chi soffre di questa malattia. Esso è in grado di identificare degli enzimi che fungono da "marker" (o tracciatori) biochimici e consentono di denunciare  con precisione la presenza di questa malattia degenerativa del sistema nervoso portando alla demenza. Il ricercatore dottor David Small ha spiegato che il test richiede il prelievo di un piccolo campione di fluido del paziente per misurare il livello di particolari enzimi: solo successivamente si può valutare la necessità di iniziare un trattamento terapeutico.

   

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Forse il cervello la causa dei chili di troppo

Secondo uno studio pubblicato da The Lancet e relativo ai risultati di una ricerca condotta da studiosi americani del laboratorio nazionale del Dipartimento dell'Energia di Brokhaven a New York, potrebbe essere una mancanza di dopamina la causa dell'obesità. La tendenza a mangiare di più è dovuta alla mancanza di recettori della dopamina, una sostanza chimica presente nel cervello e che produce sensazioni di soddisfazione e di piacere. La sua scarsa presenza in alcuni nuclei del cervello è già stata messa in relazione con il morbo di Parkinson, ma il nuovo studio ha dimostrato che anche gli obesi ne possiedono in misura minore rispetto alle persone magre o di peso normale per cui hanno bisogno di mangiare di più perché dal cervello arrivino i segnali di soddisfazione. 

  

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Anche in Italia uno studio sul diabete

Il progetto Nirad (Non Insulin Required Autoimmune Diabetes) realizzato dalla Fondazione Ricerca della Società Italiana di Diabetologia, Forisid, è una maxiricerca su 15 mila malati di diabete condotta per individuare gli anticorpi e bloccare l'insorgenza di questa malattia che conta, oggi, 2 milioni e mezzo di ammalati. Nell'indagine, sono coinvolti 150 centri italiani che seguiranno i pazienti per 5 anni, con lo scopo di acquisire nuove conoscenze per combattere il diabete autoimmune non insulinodipendente che si presenta in età adulta. Si cercherà di tracciare una mappa dettagliata di questo tipo di diabete, cercando di individuare gli aspetti genetici, immunologici e clinici. La vita sedentaria e un'alimentazione scorretta negli ultimi anni hanno favorito l'insorgere di questa malattia e l'Organizzazione mondiale della Sanità ha calcolato che dagli attuali 118 milioni di malati si passerà ad oltre 300 milioni di malati nell'arco di 25 anni. I paesi più colpiti sono l'Italia, la Svizzera e l'Inghilterra.

  

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In futuro antibiotici più efficaci

Pietro Crovari, direttore dell'Istituto di igiene e medicina preventiva dell'Università di Genova genoma  è sicuro che una decifrazione totale del genoma dello stafilococco potrà condurre alla preparazione di antibiotici più efficaci. "Lo stafilococco - sottolinea il Crovari - è un microrganismo molto importante, uno dei principi della patologia batterica ed è di grande rilevanza nella Sanità pubblica. Si tratta di un batterio rotondo, molto comune tra i microrganismi umani patogeni e no, con effetti che vanno dai semplici foruncoli a gravi infezioni. Alcuni producono ad esempio una enterossina responsabile delle infezioni alimentari, altri possono giungere a provocare patologie molto gravi come quella verificatesi nell'influenza del 1957, la cosiddetta asiatica. In quella occasione, i decessi furono quasi tutti causati da complicanze di polmoniti causate dallo stafilococco. Con la scoperta della penicillina e con la sua azione antibatterica totale inizialmente rilevata sullo stafilococco - prosegue il Crovari - si pensò che il rimedio trovato fosse totale e definitivo. Poi sono invece venuti ceppi batterici resistenti alla penicillina e, in seguito, a classi di antibiotici sempre più potenti. Anche la vancomicina, l'ultima classe di farmaci, non è ormai più efficace. L'aver decodificato il genoma dello stafilococco - conclude il Crovari - potrebbe consentire l'ottenimento di antibiotici sempre più efficaci, anche se il termine sempre ha in biologia un significato molto relativo".

   

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Cure palliative: ancora poche le strutture per i malati terminali

Secondo un'indagine svolta dal mensile Altroconsumo e che ha coinvolto Italia, Francia, Belgio, Spagna e Portogallo, sembra che nel nostro paese l'assistenza ai malati terminali lasci a desiderare. Coinvolti in questa indagine oltre che i malati terminali anche parenti, medici di base, medici specializzati e  dall'intervista ad oltre di 400 parenti dei malati è risultato che solo il 7% dei loro congiunti è stato ricoverato in centri specializzati in cure palliative. Questo conferma quanto sia scarsa la presenza di queste strutture sul nostro territorio: nell'intera penisola, infatti, sono presenti solo 450 posti letto localizzati per il 72% nel nord Italia. La percentuale di  familiari italiani convinti che i propri cari abbiano usufruito delle cure migliori è risultata pari al 44%, molto bassa rispetto ali altri paesi europei. Hanno invece risposto positivamente alla domanda "Pensa che sia stato fatto tutto il possibile per alleviare il dolore del malato" il 58% degli intervistati in Italia contro il 68% in Francia e quasi l'80% in Spagna.

   

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Obesità: esercizio fisico sempre utile

Secondo uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Clinical Exercise Physiology induce gli obesi a  perseverare nelle attività fisiche, anche se non si perde peso. Una moderata e costante attività fisica, infatti, riduce il rischio cardiovascolare e migliora il proprio stato di benessere generale, grazie al migliorato metabolismo. Le attività fisiche aumentano i livelli di colesterolo Hdl, quello cosiddetto "buono", e diminuiscono quelli del colesterolo Ldl, quello "cattivo", con minori probabilità di formazione della placca aterosclerotica nei vasi e con un minor rischio di infarto del miocardio. Secondo il responsabile della ricerca, William Kraus, lo sforzo fisico trasforma il grasso in massa muscolare, "un tessuto quest'ultimo che brucia più calorie e ha un metabolismo più accelerato, fattore che riduce il rischio di attacco cardiaco".

   

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