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Archivio delle notizie flash

    

  Maggio 2001

    

Altri mesi

     

Indice dei titoli

  

    

   

Anziani, dopo i 60 sentono meno i sapori

Cuore: a rischio due italiani su tre, ma non lo sanno

Per 7 italiani su 10 farmaci biotech potranno sconfiggere gravi malattie

Il caffè previene il Parkinson? I topi dicono di "si"

Rimedi "verdi" per chi soffre di "mal di tempo"

Té nero per prevenire carie e gengiviti

Studio Usa: dormire meno di sei ore fa ingrassare

Smart House, una casa tecnologica per la terza età

Fave, una risorsa naturale per perdere peso

Anziani, affollano gli ospedali e non vogliono tornare a casa

Ormone, ancora efficace per il cuore in terza età

Osteoporosi, forse una nuova cura

Cancro: marijuana delude gli oncologi, non stimola l'appetito

Intero o scremato, il latte non va eliminato dalla dieta

Gengive, malate per 6 italiani su dieci

Morbo di Alzheimer, una delle malattie più letali

Ictus, rischi maggiori per i più "bassi"

Alimentazione: il pesce combatte infarto, rughe e depressione

Ossa più forti senza sigarette

Mal di testa, scompare con un anestetico locale

Anestesia, donne meno sensibili

Nuovo test ecografico al cuore valuta cure post-infarto

Scompenso cardiaco: a rischio 160mila italiani ogni anno

Polmoni sani e in forma con frutta e verdura

Rischi per gli amanti del bricolage, la polvere di legno è cancerogena

Malattie cardiovascolari, camminare è un vero toccasana

Lievito nasconderebbe segreto anti-età

5 maggio 2001, ritorna lo "Skin Cancer Day

Italiani sempre più sani e longevi

Osteoporosi: in Italia bus itinerante per informare le donne a rischio

Diabete-ipertensione: studio italiano svela cause complicanze

Fumo: trovato il gene del vizio, impedisce di smettere

Maggio, mese della prevenzione nell'igiene intima

Frutta e verdura aiutano anche a bere

Stress: per 2 italiani su 3 massaggiatore meglio dello psicologo

Usa, nuova tecnica per diagnosi tumore al seno

  

   

   

Anziani, dopo i 60 anni sentono meno i sapori

La capacità di gustare il cibo diminuisce con l'età. Lo sostengono gli esperti dell'European Food Information Council, secondo cui intorno ai 60 anni anche le persone più sane subiscono una leggera diminuzione del senso del gusto, mentre l'olfatto cala in maniera più pronunciata. E, se si considera che l'80% di ciò che percepiamo come sapore è in realtà un odore, si comprende l'origine fisiologica dell'inappetenza che spesso colpisce gli anziani. Per combatterla, Eufic consiglia di esaltare il normale sapore degli alimenti ricorrendo a succhi di frutta e spezie. Quello che normalmente chiamiamo gusto, spiegano gli esperti, risulta dall'interazione tra il senso del gusto e il senso dell'olfatto. Il senso del gusto cambia con l'età, sottolinea l'Eufic, si sviluppa tra il periodo fetale e l'età neonatale e si riduce con il passare degli anni. Il calo di gusto e olfatto porta spesso alla diminuzione dell'appetito, mettendo le persone anziane a rischio di malnutrizione, perdita di peso corporeo e maggiore esposizione alle malattie. Pertanto, concludono gli esperti, aumentare il sapore del cibo favorisce l'appetito nelle persone anziane, migliorandone lo stato immunologico e nutrizionale.

   

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Cuore: a rischio due italiani su tre, ma non lo sanno 

Due italiani su tre rischiano problemi cardiovascolari ma non lo sanno. A mettere in pericolo il cuore sono disfunzioni di cui, nella maggior parte dei casi, le persone sono inconsapevoli. Circa il 30% degli italiani, infatti, soffre di ipertensione arteriosa ma oltre la metà degli uomini ed un terzo delle donne lo ignora. Il 60% della popolazione nazionale presenta valori di colesterolemia considerati dagli esperti troppo elevati (superiori a 200 mg/dl). Tuttavia a saperlo è soltanto il 15%. Il 70% degli italiani, poi, è portatore di almeno un fattore di rischio cardiovascolare e continua comunque a coltivare stili di vita inadeguati. È questa la fotografia dello stato di salute del cuore del nostro paese delineata da una indagine condotta dall'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare italiano nato dalla collaborazione tra l'Anmco e l'Istituto superiore di sanità. Lo studio è stato presentato durante la prima giornata del Congresso nazionale di Cardiologia dell'Associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri. I dati italiani sulla salute del cuore ci avvicinano sempre di più alle popolazioni europee ad alto rischio cardiovascolare. Il numero degli obesi è infatti aumentato. Gli uomini in sovrappeso sono raddoppiati (14% contro il 7,5% del '94) e addirittura triplicate le donne (20% contro il 7% del '94). E non basta: l'abitudine al fumo è aumentata nelle donne (22%) ed è solo leggermente diminuita negli uomini (33%). A completare il quadro la pigrizia degli italiani: il 40% non fa alcuna attività fisica nel tempo libero. L'indagine è stata condotta su un campione di 10 mila persone (5 mila uomini e altrettante donne), di età compresa fra i 35 e i 74 anni. I dati sono stati raccolti dal '98 al 2000 in oltre 50 centri ospedalieri pubblici diffusi sul territorio. Si tratta del primo monitoraggi dello stato di salute cardiovascolare degli italiani effettuato in modo standardizzato sull'intero territorio nazionale.

   

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Per 7 italiani su 10 farmaci biotech potranno sconfiggere gravi malattie

I farmaci biotecnologici possono aumentare durata e qualità della vita. Ne è convinto il 59,3% degli italiani. E 7 su 10 ritengono che possano realmente sconfiggere gravi malattie. Tanto che il cittadino ne vuole sapere di più e meglio dal proprio medico di famiglia. Sono alcuni dati emersi da una indagine condotta su mille persone tra 18 e 79 anni: i più ottimisti risultano essere proprio gli anziani di oltre 64 anni. L'indagine ha tuttavia messo in rilievo come nel biotech ci sia un fenomeno paradosso: mentre nei riguardi della salute c'è un sostanziale via libera da parte della maggioranza degli intervistati, non è così per l'uso del biotech in campo agroalimentare: il 67% si dichiara preoccupato, mentre non è così per la salute dove il 53% dice di essere tranquillo. Le biotecnologie potranno allungare la vita media e migliorare la qualità della vita, dice il 59,3% degli intervistati. Il 61,5% ha fiducia nelle biotecnologie perché le considera il frutto della più avanzata ricerca scientifica e il 58,5% non ha dubbi che siano la grande opportunità di sviluppo dell'umanità. I diffidenti (3 su 10) lo sono per il fatto che non si tratti di prodotti naturali. Ma l'informazione che fino ad ora è stata data dai mezzi di comunicazione non è ritenuta sufficiente: oltre 7 persone su 10 vorrebbero saperne di più dal medico di famiglia. Per quanto riguarda il settore alimentare le persone più preoccupate hanno tra 30 e 64 anni (46%). Incertezza e preoccupazione (45%) si manifesta anche per l'applicazione delle biotecnologie nella tutela ambientale come lo smaltimento dei rifiuti, la depurazione delle acque e dei suoi contaminanti.

  

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Il caffè previene il Parkinson? I topi dicono di "si"

Anche il caffè può giovare alla nostra salute e, addirittura, aiutarci a prevenire il morbo di Parkinson. I risultati di uno studio condotto sui topi hanno consentito ai ricercatori di stabilire che la caffeina è capace di prevenire la perdita dei segnali chimici esauriti nella malattia di Parkinson. Lo studio ha evidenziato che la caffeina si attiva come un antagonista del recettore A2A, che si collega a molecole di adenosina prossime alle cellule nervose vicine a quelle che degenerano nei pazienti affetti da Parkinson, bloccandolo e rendendolo inattivo. La ricerca è stata condotta in parte dal National Healt Institute e pubblicata nel Journal of Neuroscience. Lo studio fornisce le basi scientifiche per comprendere la relazione tra assunzione di caffeina e malattia di Parkinson e per capire in futuro il possibile ruolo degli inibitori dell’A2A adenosina per modificare la malattia. Gli effetti protettivi della caffeina contro questa malattia sembrano confermati anche sugli uomini da un precedente studio comparso sul Journal of American Medical Association. La ricerca è stata basata sui dati raccolti in 30 anni di follow up su più di 8 mila uomini, dell’isola di Oahu nelle Hawaii. I pazienti in studio sono stati seguiti nel corso degli anni controllando continuamente e regolarmente il regime alimentare e le condizioni fisiche, con particolare riguardo all’insorgenza e allo sviluppo della malattia di Parkinson. L‘analisi ha mostrato che i soggetti che non assumono caffè hanno un rischio 5 volte superiore di ammalarsi rispetto ai consumatori e che l’incidenza della malattia varia proporzionalmente al quantitativo assunto. La maggiore protezione dal Parkinson osservata nei pazienti che bevono più caffè potrebbe essere dovuta all’azione della caffeina nelle aree cerebrali che incrementa la dopammina, mediatore fondamentale per il controllo muscolare. Ma è ancora presto per raccomandare l’assunzione della caffeina come trattamento per il Parkinson.

   

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Rimedi "verdi" per chi soffre di "mal di tempo"

Tisane calde, infusi, tè e caffè d'orzo a chi soffre di "mal di tempo". Ad illustrare le risposte della fitoterapia ai soggetti meteoropatici sono gli esperti del Centro di ricerche in Bioclimatologia medica, biotecnologie e medicine naturali dell'Università degli Studi di Milano, che collabora con l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo loro anche i ricostituenti e sedativi naturali possono rappresentare un rimedio efficace contro depressione e nervosismo da sbalzi di temperatura. «I soggetti stressati, ansiosi e depressi, che soffrono di mal di tempo, con diminuzione delle difese immunitarie - consigliano gli specialisti - devono assumere tè caldo, caffè d'orzo, tisane di tiglio, camomilla, salvia, biancospino ed ulivo». Rimedi cui ricorrere a tutte le ore, ma specialmente nel pomeriggio, associati a sali minerali (potassio, magnesio, selenio e zinco) e a preparati multivitaminici. Non solo. «Ai soggetti depressi, con umore instabile per i frequenti mutamenti delle condizioni atmosferiche - aggiungono gli esperti - si consigliano anche preparati a base di Hypericum perforatum (non adatti però alle persone sensibili ed eccitabili), kawa-kawa, ginseng, pappa reale, propoli e miele, anche associati a sedativi vegetali».

   

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Té nero per prevenire carie e gengiviti

Il tè fa bene ai denti. Berlo fra un pasto e l'altro aiuta a prevenire carie e gengivite. Purché sia senza aggiunte di zucchero, latte, miele o altro. Finora gli studi avevano messo in risalto in particolare le proprietà del tè verde, quello caro ai cinesi, ricco di antiossidanti. Ora, una serie di ricerche finanziate dalla Trade Health Research Association, ha messo in luce i benefici sui denti del tè nero, quello più comunemente bevuto in Europa e America: berlo aiuta a ridurre la formazione della placca dentale e a frenare la crescita dei batteri che provocano carie e infiammazione delle gengive. La placca dentale contiene più di 300 specie di batteri che si attaccano ai denti e producono l'acido che aggredisce lo smalto provocando la carie. La placca è anche una delle principali cause della gengivite. Secondo la ricerca, i polifenoli contenuti nel tè nero uccidono tali batteri o impediscono loro di crescere e produrre acidi. Agiscono anche sugli enzimi batterici e impediscono la formazione della materia collosa che permette alla placca di attaccarsi ai denti.Gli studiosi avvertono, comunque: il risciacquo al tè nero non può sostituire la normale igiene della bocca. Il tè frena la placca ma per toglierla occorre sfregare bene i denti con lo spazzolino.

  

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Studio Usa: dormine meno di sei ore fa ingrassare

L'insonnia fa ingrassare. Secondo uno studio statunitense riportato in Germania su Aerztliche Praxis, le persone che dormono male tendono ad aumentare di peso più facilmente di quelle che riposano senza problemi. In particolare, «un periodo di sonno inferiore alle sei ore riduce la capacità di metabolizzare gli zuccheri» e, aggiunge un'altra ricerca, «anche quella di digerirli». Dormire poco, insomma, può favorire lo sviluppo di obesità, diabete e ipertensione.

   

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Smart House, una casa tecnologica per la terza età

All'Università di Bath, in Gran Bretagna, è stata progettata la Smart House: una casa "intelligente" per anziani non totalmente autosufficienti o affetti da malattia di Alzheimer. La casa è "tappezzata" di sensori che permettono il monitoraggio della vita quotidiana: le luci si accendono e si spengono al passaggio della persona; un monitor installato in bagno tiene sotto controllo il livello e la temperatura dell'acqua; un monitor in cucina controlla il forno e il fornello; il telefono, al posto dei tasti numerici, contiene le fotografie di parenti e amici.

   

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Fave, una risorsa naturale per perdere peso

Un piatto ideale per chi deve smaltire qualche chilo di troppo: le fave, infatti, contengono abbondanti riserve di protidi e ferro, mentre fibre e filati ne fanno un ottimo alimento da aggiungere alla dieta, anche per coloro che devono seguire regimi alimentari controllati. Questo legume ha un elevato potere saziante, con un apporto calorico relativamente basso; i filati, inoltre, agiscono inibendo gli enzimi digestivi e sedando l'assimilazione delle calorie. Utilizzato fin dai tempi più antichi soprattutto per la sua alta digeribilità, questo vegetale possiede proprietà ricostituenti e rimineralizzanti, grazie al suo alto contenuto di magnesio, zolfo e fosforo. Le sue capacità disinfettanti e diuretiche, inoltre, lo rendono un prezioso alleato per sconfiggere infiammazioni urogenitali e calcoli alla colecisti.

    

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Anziani, affollano gli ospedali e non vogliono tornare a casa

Gli anziani ricoverati negli ospedali italiani, finite le cure, non vogliono tornare a casa e chiedono di prolungare la degenza perché, una volta usciti, si troveranno soli fra le mura domestiche. A denunciarlo è il presidente della Fadoi, Federazione delle associazioni dei medici internisti italiani il quale ricorda che "nei reparti di medicina interna ben 8 pazienti su 10 sono anziani". Per fronteggiare questo fenomeno, gli internisti ospedalieri sollecitano ancora una volta la creazione di reparti di lunga degenza e di centri per l'assistenza agli anziani. ''Si investono molti soldi per i reparti specialistici, per dotarli di tutte le moderne tecnologie - denuncia ancora il presidente - ma spesso a scapito delle esigenze di altri reparti impegnati nell'assistenza primaria, soprattutto rivolta agli anziani". 

   

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Ormone, ancora efficace per il cuore in terza età 

Dopo i 75 anni la terapia ormonale sostitutiva può essere ancora efficace. Se infatti fino ad oggi si riteneva che un supplemento di estrogeni fosse utile solo sui livelli di colesterolo di donne più giovani, in periodo menopausale, una nuova ricerca americana ha riscontrato effetti analoghi, con una riduzione dei problemi cardiocircolatori, su donne più anziane. Lo studio ha preso in considerazione 59 donne "sedentarie" ultrasettantacinquenni, delle quali 39 sono state sottoposte a terapia ormonale sostitutiva per 9 mesi, le altre, invece, hanno ricevuto un trattamento placebo. Al termine del periodo di controllo le pazienti sottoposte alla terapia hanno rivelato un livello di LDL, il colesterolo cattivo, significativamente più basso. Non solo. Il 16% delle pazienti ha evidenziato un miglioramento rilevante nel colesterolo buono (LDL). Nonostante i risultati promettenti per la prevenzione dei problemi cardiaci, sono necessari altri studi più approfonditi soprattutto perché gli effetti collaterali della terapia ormonale sostitutiva sono considerevoli anche per questa fascia d’età.

  

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Osteoporosi, forse una nuova cura

Una sostanza prodotta da quattro piccole ghiandole del collo potrebbe diventare il medicinale più potente contro l'osteoporosi, la perdita di calcio delle ossa che affligge milioni di persone, specialmente donne, nel mondo. In un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine, un gruppo di scienziati del Massachusetts General Hospital riferisce che un gruppo di donne in menopausa che ha assunto dosi giornaliere dell'ormone paratiroideo umano ha mostrato una riduzione significativa del numero di fratture. Promuovendo la formazione delle ossa, l'ormone aumenta anche in modo significativo la densità delle ossa. La chiave dell'azione di questo ormone è che esso addirittura raddoppia il normale ritmo di formazione delle ossa. Questo ormone ha quindi un'azione molto più efficace dei farmaci usati tradizionalmente per l'osteoporosi, che si limitano a rallentare la perdita di calcio. Lo studio ha mostrato che dopo 21 mesi le donne trattate con l'ormone avevano fino al 13% in più di osso nella loro spina dorsale, rispetto a quelle del gruppo di controllo, a cui invece è stato dato un placebo. I ricercatori, per il loro studio, hanno tenuto sotto controllo un gruppo consistente di 1637 donne in menopausa, nessuna delle quali stava assumendo altri medicinali contro l'osteoporosi.

  

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Cancro: marijuana delude gli oncologi, non stimola l'appetito

La marijuana delude gli oncologi americani. Non riesce infatti, al contrario di quanto si sperava, a stimolare l'appetito nei malati di tumore in fase avanzata. A testare il dronabinolo - un derivato della canapa - sono stati i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, che hanno confrontato i risultati con quelli del megestrolo acetato, tradizionalmente usato contro l'anoressia legata al cancro. Lo studio è stato condotto su 469 persone con tumori in fase avanzata. I malati sono stati divisi in 3 gruppi: uno ha preso il derivato della marijuana in pasticche e un placebo liquido, un altro megestrolo acetato e un placebo in pastiglie e l'ultimo i due 'stimolanti' dell'appetito insieme. Ebbene, il 73% dei malati del secondo gruppo ha riferito un aumento di appetito, contro solo il 47% del primo gruppo. Chi ha assunto insieme i due rimedi, infine, non ha avuto risultati migliori di quelli del gruppo trattato col farmaco tradizionale.

  

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Intero o scremato, il latte non va eliminato dalla dieta

Molti, per paura dei grassi, pensano che è bene consumare latte scremato. In realtà anche se consumato intero (cioè, senza lavorazioni per ridurne la quantità dei grassi presenti) non aumenta il rischio di danni cardiaci. La conferma arriva da un gruppo di ricercatori della University of Bristol, che ha condotto una ricerca su 5.700 uomini scozzesi dai 35 ai 64 anni d’età, per un periodo di 25 anni. I soggetti, per tutta la durata dello studio, hanno fornito indicazioni circa la loro dieta, lo stile di vita e la salute fisica, sociale ed economica. Il 3% dei soggetti era abituato a bere più di una pinta (quantità compresa tra 2/3 di tazza e 2 tazze) di latte al giorno; il 52% beveva una quantità compresa tra 1/3 di pinta e 1 pinta; il restante 46%, invece, era abituato a bere meno di 1/3 di tazza al giorno o non ne beveva affatto. Dopo aver allineato i gruppi in base ai fattori socioeconomici e allo stile di vita, è emerso che i soggetti abituati a bere latte in buone quantità hanno un rischio di malattia (non solo cardiocircolatoria) dell’8%-10% inferiore rispetto ai soggetti che non bevono latte o ne bevono poco. La spiegazione, secondo gli esperti, è nel calcio presente nel latte, che sembra in grado di contrastare la formazione di placche arteriose e di ridurre la pressione sanguigna, e nelle abitudini dei bevitori di latte, in genere meno portati al vizio del fumo, dell'alcool e con buona funzionalità polmonare.

    

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Gengive, malate per 6 italiani su 10

Gengive malate per 6 italiani su 10. Secondo i dati diffusi al Congresso internazionale di parodontologia, infatti, il 60% della popolazione del Belpaese è affetta da una forma di malattia parodontale da lieve a grave, mentre circa il 10% ha una parodontite grave che, in assenza di adeguata diagnosi e terapia, può portare alla caduta dei denti. E sono molti i casi in cui la patologia non viene diagnosticata né trattata. ''Per questo motivo - spiegano gli esperti - in Italia le parodontiti sono oggi la principale causa di perdita dei denti''. La mancanza di diagnosi precoce e terapia sono responsabili della progressiva distruzione dell'apparato di sostegno dei denti, con compromissione della funzione masticatoria e dell'aspetto estetico e con perdita degli elementi dentari. Ma per prevenire l'infezione microbica alla radice di queste malattie, basterebbe un'accurata igiene orale quotidiana. ''Chi riesce a pulire denti e gengive in modo perfetto - assicurano - non si ammala di malattie parodontali''. 

  

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Morbo di Alzheimer, una delle malattie più letali

La sopravvivenza media dei malati di Alzheimer è inferiore a quanto sino ad ora pensato. A questa conclusione è giunta una ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, che ha preso in considerazione 821 pazienti di età superiore ai 65 anni, che hanno convissuto mediamente con la malattia per 3,3 anni dall’inizio dei sintomi. Le precedenti stime parlavano di un periodo di sopravvivenza alla malattia compreso tra i 5 e i 9,3 anni. Una stima, peraltro non molto semplice: è difficile infatti fissare l’inizio esatto della malattia vista la sua gradualità, che nelle precedenti ricerche aveva probabilmente tralasciato pazienti con un’evoluzione talmente rapida della malattia da non poter essere considerati negli studi. I dati permettono di annoverare la malattia tra quelle più "letali", al pari del cancro e delle malattie cardiache, soprattutto in considerazione della sua crescente diffusione. Le statistiche americane rilevano infatti che nei prossimi 50 anni la malattia è destinata a quadruplicare, un americano su 45 perciò ne sarà colpito.

  

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Ictus, rischi maggiori per i più "bassi"

Chi è basso rischia più degli altri di essere colpito da ictus. è questo il risultato di uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, secondo il quale le persone la cui crescita si è interrotta nella fase di sviluppo fetale o nell'infanzia a causa di malattie sono più esposte, da adulte, al pericolo ictus. La ricerca, condotta dagli scienziati dell'Università di Glasgow su 15.000 persone, mostra che per i "piccoletti" il rischio è maggiore del 30%. '"L'ictus è correlato allo stile di vita - spiegano gli esperti dell'ateneo scozzese - ma sta diventando sempre più evidente che eventi accaduti nella prima fase della vita possono influenzare il livello di pericolo. Non si tratta tanto di bassa statura, quanto dell'aver raggiunto l'altezza potenziale". Secondo lo studio, inoltre, i bassi rischiano il doppio nel caso di ictus emorragici.

  

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Alimentazione: il pesce combatte infarto, rughe e depressione

Pesce contro le rughe, la depressione, l'infarto. I prodotti del mare non sono buoni solo in tavola ma possono essere benefici per la salute e curare patologie specifiche. Dieci grammi al giorno di olio di pesce possono curare episodi maniaco depressivi così come alcune molecole presenti negli omega-3, di cui i pesci sono fonte preziosa, innalzano il livello di serotonina. Sempre gli omega-3 sono efficaci per rendere più elastiche e fluide le pareti dei vasi sanguigni e del cuore riducendo il rischio di infarti e trombi. Pesce valido anche come anti-rughe, grazie alle qualità anti-infiammatorie e protettive dai raggi ultra violetti.

   

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Ossa più forti senza sigarette

Non fumare o smettere di fumare ha effetti positivi anche sullo scheletro, soprattutto quello delle donne e in particolare dopo la menopausa. è quanto conferma una ricerca svedese su 1300 donne in post-menopausa che avevano avuto una frattura dell'anca, confrontate con oltre 3000 donne che non avevano subito fratture. Nelle donne che non hanno mai fumato il rischio di fratture è nettamente inferiore; in quelle che hanno fumato prima della menopausa e continuano a fumare dopo, il rischio di fratture è più elevato del 35%, mentre nelle donne che, pur fumando prima della menopausa, dopo smettono, il rischio è più elevato solo del 15%. I risultati della ricerca evidenziano, quindi, che il fumo di sigaretta è un fattore di rischio per le fratture dell'anca.

   

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Mal di testa, scompare con un anestetico locale

Per scacciare il più ribelle e recidivo dei mal di testa è sufficiente applicare sulla fronte un anestetico locale. alcuni ricercatori Usa hanno posto sotto osservazione 40 persone afflitte da emicrania, dando a metà di queste una crema da spalmare sulla fronte a base di lidocaina, mentre all'altra metà veniva data una crema simile ma senza farmaco. Dopo due ore dalla somministrazione del farmaco in sette persone del primo gruppo era scomparsa la cefalea.

   

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Anestesia, donne meno sensibili

Dopo aver seguito quasi 500 pazienti sottoposti a interventi, alcuni medici australiani hanno riscontrato che le donne si risvegliano più precocemente dall'anestesia, almeno 2-3 minuti prima. tuttavia, il loro recupero è peggiore e più lungo, e hanno più spesso complicazioni come nausea, vomito e mal di testa. Ciò significa che le donne sono meno sensibili degli uomini all'effetto ipnotico dell'anestesia, ma più suscettibili ai suoi effetti collaterali. In pratica, le differenze tra i sessi si riflettono sul modo in cui l'organismo reagisce all'anestesia.

   

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Nuovo test ecografico al cuore valuta cure post-infarto

Con la misurazione del flusso del sangue dell'arteria più importante del cuore, si potrà valutare l'efficacia delle cure farmacologiche dopo un infarto o un by pass senza dover ricorrere necessariamente ad esami invasivi. Il metodo, che deve essere validato con più ampie ricerche, è stato messo a punto dai cardiologi Francesco Pizzuto e Paolo Voci dell'istituto di cardiochirurgia dell'università La Sapienza di Roma, e potrà essere usato anche per vedere la salute della microcircolazione cardiaca. Il test è stato utilizzato per valutare il ripristino della circolazione cardiaca in 110 malati che avevano un restringimento significativo di una coronaria. E l'affidabilità del metodo ecografico è stato confrontato con la coronarografia. I risultati di questa ricerca saranno pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology.

  

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Scompenso cardiaco: a rischio 160mila italiani ogni anno

Ogni anno in Italia 160mila persone tra i 34 e i 65 anni hanno un infarto e sono dunque a rischio di scompenso cardiaco, la cui mortalità è del 15% (30% in caso di scompenso cardiaco avanzato). è uno scenario di dimensioni rilevanti che è stato fotografato, per la prima volta nel nostro Paese, dallo studio di osservazione Temistocle, condotto dall'Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) e dalla Fadoi (Fondazione delle associazioni dei dirigenti internisti ospedalieri) su 2.127 pazienti ricoverati in 417 Unità ospedaliere di medicina interna (60%) e di cardiologia (40%), per una media di 11 giorni.

  

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Polmoni sani e in forma con frutta e verdura

Se si vuole migliorare la funzionalità dei polmoni è sufficiente mangiare pane nero, tanta frutta e abbondante verdura. è quanto rivela uno studio condotto su tremila uomini italiani, finlandesi e olandesi. L'equipe ha analizzato i dati raccolti negli anni sessanta in Italia, Finlandia e Olanda. I soggetti dello studio, che avevano tra i 40 e i 59 anni all'inizio della ricerca, hanno rilasciato interviste a nutrizionisti e dietisti sulla loro salute e sulle loro abitudini alimentari, mentre per rilevare la loro funzionalità polmonare sono stati sottoposti a spirometria. Si è riscontrato un effetto negativo del fumo sulla funzionalità polmonare degli uomini di tutti e tre i Paesi europei. Per quanto riguarda i fattori benefici, invece, non sono mancate alcune differenze. Nei finlandesi, infatti, una migliore funzionalità polmonare è associata al maggior consumo di vitamina C ed E, mentre per gli italiani oltre alle vitamine è importante anche il consumo della frutta, e per gli olandesi quello di beta-carotene. Le due vitamine e il beta-carotene, spiegano gli esperti, sono tutti antiossidanti, e si pensa che combattano i danni alle vie respiratorie così come in ogni altra parte del corpo. In tutti e tre i Paesi, aggiungono i ricercatori, la funzione polmonare è risultata migliore negli uomini che mangiavano più frutta e verdura rispetto alla media, ed è risultata peggiore in quelli che ne mangiavano quantità inferiori alla media. Il pane è correlato a una migliore funzione polmonare in Finlandia e Olanda, mentre il consumo di pesce non è risultato un elemento significativo in nessun Paese.

  

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Rischi per gli amanti del bricolage,  la polvere di legno è cancerogena

Allarme dagli Usa per falegnami e amanti del bricolage: la polvere del legno è cancerogena. È quanto emerge da uno studio del National Institute of Environmental Health Science. Il pericolo - affermano gli autori della ricerca - non viene sono da colle e vernici tossiche utilizzate nella lavorazione, ma anche da funghi, batteri, corteccia e soprattutto dalla polvere del legno. Tutte queste sostanze, inalate nelle vie respiratorie, possono determinare l'insorgenza di forme tumorali al naso. Secondo l'istituto americano, fra l'altro, il rischio è molto elevato per gli amanti del «fai da te»: chi lavora il legno per hobby infatti prende meno precauzioni rispetto a chi lo fa per professione.

   

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Malattie cardiovascolari, camminare è un vero toccasana

Chi soffre di diabete di tipo II spesso è più soggetto ad avere problemi al cuore o alla circolazione. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Internal Medicine dimostra come la camminata veloce sia l'attività migliore per le donne a rischio di malattie cardiovascolari: con due ore di attività fisica alla settimana la possibilità di avere problemi al cuore si riduce del 7%, con quattro-otto ore  del 48%.

   

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Lievito nasconderebbe segreto anti-età

Saccharomyces cerevisiae è il nome scientifico del comune lievito usato in panetteria. questo microrganismo è, però, il soggetto di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science. Un gruppo di studiosi americani ha scoperto che un gene di questo lievito è presente anche nell'uomo. Modificando questo gene, si riesce a far sopravvivere il lievito circa tre volte più del solito. Ciò ha reso i ricercatori ancora più interessati allo studio, nella speranza di poter utilizzare lo stesso gene per curare malattie legate all'invecchiamento come l'Alzheimer.

  

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5 maggio 2001, ritorna lo "Skin Cancer Day"

Ritorna, il 5 maggio, lo Skin Cancer Day, una giornata di prevenzione dei tumori della pelle. Le tre società scientifiche cui fanno capo i dermatologi (Sidev, Adoi e Aida) hanno reso noto un elenco di tutti gli ambulatori in città capoluogo di regione o di provincia in cui verranno effettuate visite gratuite della pelle. L’insidia dei tumori cutanei è in aumento: dagli anni '90 il melanoma è salito, nella classifica dei tumori più diffusi in Italia, dalla decima alla terza o quarta posizione. Il rischio di melanoma è particolarmente elevato se l'eccessiva esposizione al sole avviene in età giovanile. Devono fare particolare attenzione le persone che hanno molti nei, e che quindi dovrebbero sottoporsi a visita dermatologica una volta all'anno, come molte donne fanno con la mammografia o il pap test. Le visite gratuite della pelle effettuate nella giornata di prevenzione dello scorso anno, ad esempio, hanno permesso, a 150 dermatologi che hanno svolto visite in 61 ambulatori distribuiti in 24 sedi regionali, di identificare, su un totale di 21.581 cittadini, 375 neoplasie cutanee, fra cui 375 carcinomi basocellulari, 16 carcinomi spinocellulari e 40 melanomi. Di questi tre tipi di tumore, i primi due raramente metastatizzano. Anche i melanomi hanno una certa percentuale di guarigione, ma devono essere individuati e trattati chirurgicamente a uno stadio precoce.

    

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Italiani sempre più sani e longevi

Gli italiani godono di buona salute e si confermano tra i popoli più longevi del mondo, con una durata media di vita pari a 75,8 anni per gli uomini e 82 per le donne con un guadagno di oltre un anno di vita rispetto al 1995. Si muore meno per infarto, ictus e cancro, che rimangono però le prime cause di morte nel nostro Paese e colpiscono soprattutto gli anziani. Fra i giovani, sono i maschi a rischiare di più la vita, quasi il triplo rispetto alle coetanee, a causa di incidenti stradali, suicidi, tossicodipendenza e Aids. Ecco lo stato di salute dell'Italia, presentato dal ministro della Sanità Umberto Veronesi al Cnr, davanti al presidente del consiglio Giuliano Amato: confortante, in continuo miglioramento, anche se le cattive abitudini di vita ed il fumo compromettono i successi della medicina. Gli uomini trascorrono più anni liberi da malattie, 49 su 76 di sopravvivenza complessiva contro i 51 anni in piena efficienza sugli 82 mediamente vissuti dalle donne. I killer più pericolosi si confermano le malattie cardiovascolari,anche se dal 1995 al 1998 hanno provocato meno morti: da 47,7 a 44,7 ogni 10.000 uomini e da 32 a 30,5 ogni 10.000 donne. La tendenza è particolarmente evidente nella fascia di età tra i 69 e i 79 anni: le percentuali di mortalità si sono ridotte del 12% per i maschi e del 14% per le femmine. Anche i tumori maligni (270.000 nuovi casi nel 2000) hanno fatto registrare un decremento della mortalità, pur se limitato al 2%, e un aumento della sopravvivenza del 6-7%. «Anche se modesto - sottolinea Veronesi - è il segnale di un'inversione di tendenza: le morti per cancro sono sempre state, finora, in aumento». Diminuisce, in particolare, il numero dei decessi per tumore alla mammella (da 3,4 su 10.000 nel 1995 a 3,2 nel 1998) e tumore dello stomaco, ridottisi nello stesso periodo del 15% per entrambi i sessi.

  

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Osteoporosi: in Italia un bus itinerante per informare le donne a rischio

L'osteoporosi si sta diffondendo nel mondo a livelli preoccupanti; in Europa ne soffrono 75 milioni di persone, soprattutto donne: è questo l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità. La patologia è fortemente correlata alla menopausa, favorita dalla minore capacità della donna a produrre estrogeni in grado di fissare il calcio nelle ossa. E con conseguenze evidenti: le donne risultano più esposte del 40% rispetto agli uomini a fratture vertebrali, del femore, del polso e dell'anca. Per questo motivo in Italia parte un’importante campagna per informare e sensibilizzare le donne a rischio osteoporosi. Si tratta di una campagna a "quattro ruote"  promossa dalla Fondazione Fidapa (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) e dall'Aidm (Associazione Italiana Donne Medico), con il patrocinio della Commissione Pari opportunità che, dall’8 al 28 maggio, porterà in 10 città italiane un bus attrezzato con un’apparecchiatura ad ultrasuoni che consentirà a tutte le donne di effettuare l’esame densitometrico della mano per rilevare eventuali alterazioni del tessuto osseo e conoscere quindi la predisposizione del soggetto a forme degenerative di questa patologia.

   

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Diabete-ipertensione: studio italiano svela cause complicanze

Passo avanti tutto italiano nella prevenzione e nella cura di diabete ed ipertensione. I ricercatori del Centro di studio per la prevenzione ed il trattamento dell'ipertensione arteriosa e dei fattori di rischio cardiovascolare dell'Università di Brescia hanno svelato i meccanismi responsabili delle complicanze d'organo che affiggono chi soffre di queste patologie. Lo studio, pubblicato su Circulation, apre la strada ad interventi terapeutici più selettivi sulla struttura vascolare, ma, nel frattempo, permette una maggiore prevenzione, agendo sulle alterazioni molecolari causa dell'elevata incidenza di infarto del miocardio e di ictus cerebrale. Il diabete mellito non insulino dipendente colpisce il 5% della popolazione, il 20% degli "over50". Oltre la metà dei pazienti presenta anche un aumento della pressione arteriosa. «La presenza contemporanea di diabete ed ipertensione – spiegano gli esperti - rappresenta una condizione ad elevatissimo rischio di infarto del miocardio, di ictus cerebrale o di altri danni a vari organi, quali il rene o la retina. Non a caso questi pazienti corrono un rischio cardiovascolare 4 volte maggiore».

  

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Fumo: trovato il gene del vizio, impedisce di smettere

Se le avete provate tutte, ma non siete riusciti a smettere di fumare, la colpa potrebbe essere di un gene. O meglio, della particolare configurazione di un gene che rende chi la presenta, più vulnerabile alle bionde, condannando all'insuccesso i tentativi di chiudere per sempre con pacchetti e accendino. È uno studio condotto dai ricercatori dell'M.D. Anderson Cancer Center di Houston, in Texas, a mostrare, per la prima volta, l'influenza esercitata sulla propensione a fumare dal DRD2, gene già noto perché associato alla dipendenza dall'alcol e dalle droghe.
Il DRD2 è il più studiato recettore della dopamina, neurotrasmettitore che influenza la comunicazione fra le cellule del cervello. I ricercatori americani hanno arruolato 134 fumatori, facendoli partecipare a un programma per smettere e dividendoli in due gruppi: uno assumeva un antidepressivo, l'altro placebo. Fra i primi, il 37% ha eliminato le sigarette per 18 settimane contro il 25% di quanti prendevano placebo. Tutti presentavano il gene "incriminato", ma chi aveva una particolare configurazione del DRD2 tornava a fumare dopo le 18 settimane di rinuncia. La scoperta apre la strada alla possibilità di tracciare un profilo genetico del fumatore per poi offrirgli trattamenti personalizzati che possano aiutarlo a perdere il vizio.

   

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Maggio, mese della prevenzione nell'igiene intima

Italiane promosse a pieni voti in igiene intima. Per 3 donne su 4, una corretta igiene intima è un'abitudine irrinunciabile e consolidata. Lo ha stabilito la prima ricerca nazionale condotta su questo tema dalla Doxa, da cui emerge che il 73% delle italiane si lava più di una volta al giorno utilizzando un prodotto specifico, non un sapone qualsiasi, a cui non rinuncia neppure quando va in vacanza o in viaggio di lavoro. Le italiane si rivelano dunque attente e informate sul fronte del benessere intimo, che non deve essere più considerato - affermano gli esperti - solo un'abitudine "cosmetica" della cura personale, ma un modo efficace per prevenire fastidiosi disturbi come vaginiti e vaginosi. Per questo, anche quest'anno i medici dell'Aogoi (Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani) e la Fofi (Federazione ordine dei farmacisti italiani) lanciano Operazione Consiglio - Maggio, mese della prevenzione nell'igiene intima. Tra le iniziative del progetto, giunto alla settima edizione, un numero verde (800.564.564), la distribuzione di opuscoli informativi nei consultori, negli studi dei ginecologi e in oltre 9.000 farmacie italiane.

   

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Frutta e verdura aiutano anche a bere

L’acqua fatica ad entrare in gola? È un fenomeno noto, soprattutto agli anziani, la cui contromisura è bere mangiando. All’inizio del semestre caldo, in cui l’idratazione è ancora più importante, vale la pena ricordare le principali fonti del prezioso liquido, che costituisce almeno i due terzi di ognuno di noi. Dei 2-2,5 litri che ogni giorno dovremmo assumere, solo la metà o poco più arriva sotto forma di acqua di sorgente, mentre un 15% si libera nelle reazioni metaboliche di trasformazione degli altri nutrienti. Il restante 30% proviene, infine, dai cibi che, oli e zucchero esclusi, contengono acqua in misura diversa: intervenire in qualche modo sulla dieta può, in parte, compensare, un introito idrico insufficiente, dovuto all’affievolirsi dello stimolo al bere. Come? Aumentando i consumi di frutta e soprattutto verdura, non rinunciando al latte, concedendosi ogni tanto un gelato al posto di un dolce. E ricordando due aspetti: carne e pesce perdono quasi tutta la loro acqua nella cottura; inoltre è vero che vino e birra ne sono composti per oltre otto decimi, ma il gioco, oltre il primo-secondo bicchiere, non vale la candela.

  

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Stress: per 2 italiani su 3 massaggiatore meglio dello psicologo

Contro lo stress della vita moderna il lettino di Freud, secondo due italiani su tre, potrebbe anche finire in soffitta. Colpa del massaggiatore, che conquista il primo posto nella classifica dei professionisti del benessere, battendo lo psicanalista. A fotografare la nuova tendenza è un'indagine della rivista Salute Naturale su 856 italiani tra i 20 e i 70 anni. Mentre un tempo era appannaggio esclusivo degli sportivi, oggi, il massaggio vive un vero e proprio boom: il 27% degli italiani vi ricorre abitualmente e ben il 46% si è affidato almeno una volta, nell'ultimo anno, alle mani sapienti di un esperto massaggiatore. La manipolazione piace soprattutto ad imprenditori o liberi professionisti, commercianti ed impiegati, mentre vi ricorrono meno casalinghe e sportivi. E forse non a caso a spingere alla ricerca del massaggio c'è al primo posto stress, seguito da mal di schiena, cellulite, mal di collo e dolori articolari.

   

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Usa, nuova tecnica per diagnosi tumore al seno

Mammografia e analisi del liquido prelevato tramite lavaggio dei dotti del seno: è la nuova tecnica di diagnosi precoce suggerita dalla Hopkins University che consente di rilevare tumori ai primi stadi. La combinazione dei due esami consente di individuare neoplasie che al controllo radiologico danno esito negativo. L'efficacia del metodo è stata testata su un campione di pazienti sane. Tramite test molecolare i ricercatori sono stati in grado di individuare 3 geni associati a cellule tumorali presenti nel liquido dei dotti e a tumori del dotto mammario, ma rari nelle donne sane. Due le pazienti dall'esame mammografico negativo ma con un liquido duttale che presentava anomalie citologiche e marker della metilazione. «Più approfondite indagini - affermano i ricercatori dell’università - hanno poi confermato la presenza di un tumore al seno». Secondo gli studiosi la tecnica è un buon esame complementare alla mammografia che migliora la possibilità di effettuare diagnosi precoci. Ricerche su un numero più vasto di pazienti dovranno ora confermare gli esiti positivi della nuova tecnica.

  

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