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delle notizie flash
Maggio 2001
Altri
mesi
Indice
dei titoli
Anziani,
dopo i 60 sentono meno i sapori
Cuore:
a rischio due italiani su tre, ma non lo sanno
Per
7 italiani su 10 farmaci biotech potranno sconfiggere
gravi malattie
Il
caffè previene il Parkinson? I topi dicono di "si"
Rimedi
"verdi" per chi soffre di "mal di tempo"
Té
nero per prevenire carie e gengiviti
Studio
Usa: dormire meno di sei ore fa ingrassare
Smart
House, una casa tecnologica per la terza età
Fave,
una risorsa naturale per perdere peso
Anziani,
affollano gli ospedali e non vogliono tornare a casa
Ormone,
ancora efficace per il cuore in terza età
Osteoporosi,
forse una nuova cura
Cancro:
marijuana delude gli oncologi, non stimola l'appetito
Intero
o scremato, il latte non va eliminato dalla dieta
Gengive,
malate per 6 italiani su dieci
Morbo
di Alzheimer, una delle malattie più letali
Ictus,
rischi maggiori per i più "bassi"
Alimentazione:
il pesce combatte infarto, rughe e depressione
Ossa
più forti senza sigarette
Mal
di testa, scompare con un anestetico locale
Anestesia,
donne meno sensibili
Nuovo
test ecografico al cuore valuta cure post-infarto
Scompenso
cardiaco: a rischio 160mila italiani ogni anno
Polmoni
sani e in forma con frutta e verdura
Rischi
per gli amanti del bricolage, la polvere di legno è cancerogena
Malattie
cardiovascolari, camminare è un vero toccasana
Lievito
nasconderebbe segreto anti-età
5
maggio 2001, ritorna lo "Skin Cancer Day
Italiani
sempre più sani e longevi
Osteoporosi:
in Italia bus itinerante per informare le donne a rischio
Diabete-ipertensione:
studio italiano svela cause complicanze
Fumo:
trovato il gene del vizio, impedisce di smettere
Maggio,
mese della prevenzione nell'igiene intima
Frutta
e verdura aiutano anche a bere
Stress:
per 2 italiani su 3 massaggiatore meglio dello psicologo
Usa,
nuova tecnica per diagnosi tumore al seno
Anziani,
dopo i 60 anni sentono meno i sapori
La capacità di gustare il cibo diminuisce con l'età.
Lo sostengono gli esperti dell'European Food
Information Council, secondo cui intorno ai 60 anni
anche le persone più sane subiscono una leggera
diminuzione del senso del gusto, mentre l'olfatto cala
in maniera più pronunciata. E, se si considera che
l'80% di ciò che percepiamo come sapore è in realtà
un odore, si comprende l'origine fisiologica
dell'inappetenza che spesso colpisce gli anziani. Per
combatterla, Eufic consiglia di esaltare il normale
sapore degli alimenti ricorrendo a succhi di frutta e
spezie. Quello che normalmente chiamiamo gusto,
spiegano gli esperti, risulta dall'interazione tra il
senso del gusto e il senso dell'olfatto. Il senso del
gusto cambia con l'età, sottolinea l'Eufic, si
sviluppa tra il periodo fetale e l'età neonatale e si
riduce con il passare degli anni. Il calo di gusto e
olfatto porta spesso alla diminuzione dell'appetito,
mettendo le persone anziane a rischio di
malnutrizione, perdita di peso corporeo e maggiore
esposizione alle malattie. Pertanto, concludono gli
esperti, aumentare il sapore del cibo favorisce
l'appetito nelle persone anziane, migliorandone lo
stato immunologico e nutrizionale.
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Cuore:
a rischio due italiani su tre, ma non lo sanno
Due
italiani su tre rischiano problemi cardiovascolari ma
non lo sanno. A mettere in pericolo il cuore sono
disfunzioni di cui, nella maggior parte dei casi, le
persone sono inconsapevoli. Circa il 30% degli
italiani, infatti, soffre di ipertensione arteriosa ma
oltre la metà degli uomini ed un terzo delle donne lo
ignora. Il 60% della popolazione nazionale presenta
valori di colesterolemia considerati dagli esperti
troppo elevati (superiori a 200 mg/dl). Tuttavia a
saperlo è soltanto il 15%. Il 70% degli italiani,
poi, è portatore di almeno un fattore di rischio
cardiovascolare e continua comunque a coltivare stili
di vita inadeguati. È questa la fotografia dello
stato di salute del cuore del nostro paese delineata
da una indagine condotta dall'Osservatorio
epidemiologico cardiovascolare italiano nato dalla
collaborazione tra l'Anmco e l'Istituto superiore di
sanità. Lo studio è stato presentato durante la
prima giornata del Congresso nazionale di Cardiologia
dell'Associazione nazionale dei medici cardiologi
ospedalieri. I
dati italiani sulla salute del cuore ci avvicinano
sempre di più alle popolazioni europee ad alto
rischio cardiovascolare. Il numero degli obesi è
infatti aumentato. Gli uomini in sovrappeso sono
raddoppiati (14% contro il 7,5% del '94) e addirittura
triplicate le donne (20% contro il 7% del '94). E non
basta: l'abitudine al fumo è aumentata nelle donne
(22%) ed è solo leggermente diminuita negli uomini
(33%). A completare il quadro la pigrizia degli
italiani: il 40% non fa alcuna attività fisica nel
tempo libero. L'indagine è stata condotta su un
campione di 10 mila persone (5 mila uomini e
altrettante donne), di età compresa fra i 35 e i 74
anni. I dati sono stati raccolti dal '98 al 2000 in
oltre 50 centri ospedalieri pubblici diffusi sul
territorio. Si tratta del primo monitoraggi dello
stato di salute cardiovascolare degli italiani
effettuato in modo standardizzato sull'intero
territorio nazionale.
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Per
7 italiani su 10 farmaci biotech potranno
sconfiggere gravi malattie
I farmaci biotecnologici possono aumentare durata
e qualità della vita. Ne è convinto il 59,3% degli
italiani. E 7 su 10 ritengono che possano realmente
sconfiggere gravi malattie. Tanto che il cittadino ne
vuole sapere di più e meglio dal proprio medico di
famiglia. Sono alcuni dati emersi da una indagine
condotta su mille persone tra 18 e 79 anni: i più
ottimisti risultano essere proprio gli anziani di
oltre 64 anni. L'indagine ha tuttavia messo in rilievo
come nel biotech ci sia un fenomeno paradosso: mentre
nei riguardi della salute c'è un sostanziale via
libera da parte della maggioranza degli intervistati,
non è così per l'uso del biotech in campo
agroalimentare: il 67% si dichiara preoccupato, mentre
non è così per la salute dove il 53% dice di essere
tranquillo. Le biotecnologie potranno allungare la
vita media e migliorare la qualità della vita, dice
il 59,3% degli intervistati. Il 61,5% ha fiducia nelle
biotecnologie perché le considera il frutto della più
avanzata ricerca scientifica e il 58,5% non ha dubbi
che siano la grande opportunità di sviluppo
dell'umanità. I diffidenti (3 su 10) lo sono per il
fatto che non si tratti di prodotti naturali. Ma
l'informazione che fino ad ora è stata data dai mezzi
di comunicazione non è ritenuta sufficiente: oltre 7
persone su 10 vorrebbero saperne di più dal medico di
famiglia. Per quanto riguarda il settore alimentare le
persone più preoccupate hanno tra 30 e 64 anni (46%).
Incertezza e preoccupazione (45%) si manifesta anche
per l'applicazione delle biotecnologie nella tutela
ambientale come lo smaltimento dei rifiuti, la
depurazione delle acque e dei suoi contaminanti.
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Il
caffè previene il Parkinson? I topi dicono di
"si"
Anche il caffè
può giovare alla nostra salute e, addirittura,
aiutarci a prevenire il morbo di
Parkinson. I risultati di uno studio condotto sui
topi hanno consentito ai ricercatori di stabilire che la caffeina è capace di prevenire la
perdita dei segnali chimici esauriti nella malattia di
Parkinson. Lo studio ha evidenziato che la caffeina si
attiva come un antagonista del recettore A2A, che si
collega a molecole di adenosina prossime alle cellule
nervose vicine a quelle che degenerano nei pazienti
affetti da Parkinson, bloccandolo e rendendolo
inattivo. La ricerca è stata condotta in parte dal
National Healt Institute e pubblicata nel Journal of
Neuroscience. Lo studio fornisce le basi scientifiche per comprendere
la relazione tra assunzione di caffeina e malattia di
Parkinson e per capire in futuro il possibile ruolo
degli inibitori dell’A2A adenosina per modificare la
malattia. Gli effetti protettivi della caffeina contro
questa malattia sembrano confermati anche sugli uomini
da un precedente studio comparso sul Journal of
American Medical Association. La ricerca è stata
basata sui dati raccolti in 30 anni di follow up su più
di 8 mila uomini, dell’isola di Oahu nelle Hawaii. I
pazienti in studio sono stati seguiti nel corso degli
anni controllando continuamente e regolarmente il
regime alimentare e le condizioni fisiche, con
particolare riguardo all’insorgenza e allo sviluppo
della malattia di Parkinson.
L‘analisi ha mostrato che i soggetti che non
assumono caffè hanno un rischio 5 volte superiore di
ammalarsi rispetto ai consumatori e che l’incidenza
della malattia varia proporzionalmente al quantitativo
assunto. La maggiore protezione dal Parkinson
osservata nei pazienti che bevono più caffè potrebbe
essere dovuta all’azione della caffeina nelle aree
cerebrali che incrementa la dopammina, mediatore
fondamentale per il controllo muscolare. Ma è ancora
presto per raccomandare l’assunzione della caffeina
come trattamento per il Parkinson.
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Rimedi
"verdi" per chi soffre di "mal di
tempo"
Tisane calde, infusi, tè e caffè d'orzo a chi
soffre di "mal di tempo". Ad illustrare le risposte
della fitoterapia ai soggetti meteoropatici sono gli
esperti del Centro di ricerche in Bioclimatologia
medica, biotecnologie e medicine naturali
dell'Università degli Studi di Milano, che collabora
con l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo
loro anche i ricostituenti e sedativi naturali possono
rappresentare un rimedio efficace contro depressione e
nervosismo da sbalzi di temperatura. «I soggetti
stressati, ansiosi e depressi, che soffrono di mal di
tempo, con diminuzione delle difese immunitarie -
consigliano gli specialisti - devono assumere tè
caldo, caffè d'orzo, tisane di tiglio, camomilla,
salvia, biancospino ed ulivo». Rimedi cui ricorrere a
tutte le ore, ma specialmente nel pomeriggio,
associati a sali minerali (potassio, magnesio, selenio
e zinco) e a preparati multivitaminici. Non solo. «Ai
soggetti depressi, con umore instabile per i frequenti
mutamenti delle condizioni atmosferiche - aggiungono
gli esperti - si consigliano anche preparati a base di
Hypericum perforatum (non adatti però alle persone
sensibili ed eccitabili), kawa-kawa, ginseng, pappa
reale, propoli e miele, anche associati a sedativi
vegetali».
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Té
nero per prevenire carie e gengiviti
Il tè fa bene ai denti. Berlo fra un pasto e
l'altro aiuta a prevenire carie e gengivite. Purché
sia senza aggiunte di zucchero, latte, miele o altro.
Finora gli studi avevano messo in risalto in particolare le
proprietà del tè verde, quello caro ai cinesi, ricco
di antiossidanti. Ora, una serie di ricerche
finanziate dalla Trade Health Research Association, ha
messo in luce i benefici sui denti del tè nero,
quello più comunemente bevuto in Europa e America:
berlo aiuta a ridurre la formazione della placca
dentale e a frenare la crescita dei batteri che
provocano carie e infiammazione delle gengive. La
placca dentale contiene più di 300 specie di batteri
che si attaccano ai denti e producono l'acido che
aggredisce lo smalto provocando la carie. La placca è
anche una delle principali cause della gengivite.
Secondo la ricerca, i polifenoli contenuti nel tè
nero uccidono tali batteri o impediscono loro di
crescere e produrre acidi. Agiscono anche sugli enzimi
batterici e impediscono la formazione della materia
collosa che permette alla placca di attaccarsi ai
denti.Gli studiosi avvertono, comunque: il risciacquo
al tè nero non può sostituire la normale igiene
della bocca. Il tè frena la placca ma per toglierla
occorre sfregare bene i denti con lo spazzolino.
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Studio
Usa: dormine meno di sei ore fa ingrassare
L'insonnia fa ingrassare. Secondo uno studio
statunitense riportato in Germania su Aerztliche
Praxis, le persone che dormono male tendono ad
aumentare di peso più facilmente di quelle che
riposano senza problemi. In particolare, «un
periodo di sonno inferiore alle sei ore riduce la
capacità di metabolizzare gli zuccheri» e,
aggiunge un'altra ricerca, «anche quella di
digerirli». Dormire poco, insomma, può favorire
lo sviluppo di obesità,
diabete e
ipertensione.
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Smart
House, una casa tecnologica per la terza età
All'Università
di Bath, in Gran Bretagna, è stata progettata la
Smart House: una casa "intelligente" per
anziani non totalmente autosufficienti o affetti da
malattia di Alzheimer. La casa è
"tappezzata" di sensori che permettono il
monitoraggio della vita quotidiana: le luci si
accendono e si spengono al passaggio della persona; un
monitor installato in bagno tiene sotto controllo il
livello e la temperatura dell'acqua; un monitor in
cucina controlla il forno e il fornello; il telefono,
al posto dei tasti numerici, contiene le fotografie di
parenti e amici.
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Fave,
una risorsa naturale per perdere peso
Un
piatto ideale per chi deve smaltire qualche chilo di
troppo: le fave, infatti, contengono abbondanti
riserve di protidi e ferro, mentre fibre e filati ne
fanno un ottimo alimento da aggiungere alla dieta,
anche per coloro che devono seguire regimi alimentari
controllati. Questo legume ha un elevato potere
saziante, con un apporto calorico relativamente basso;
i filati, inoltre, agiscono inibendo gli enzimi
digestivi e sedando l'assimilazione delle calorie.
Utilizzato fin dai tempi più antichi soprattutto per
la sua alta digeribilità, questo vegetale possiede
proprietà ricostituenti e rimineralizzanti, grazie al
suo alto contenuto di magnesio, zolfo e fosforo. Le
sue capacità disinfettanti e diuretiche, inoltre, lo
rendono un prezioso alleato per sconfiggere
infiammazioni urogenitali e calcoli alla colecisti.
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Anziani,
affollano gli ospedali e non vogliono tornare a casa
Gli
anziani ricoverati negli ospedali italiani, finite le
cure, non vogliono tornare a casa e chiedono di
prolungare la degenza perché, una volta usciti, si
troveranno soli fra le mura domestiche. A denunciarlo
è il presidente della Fadoi, Federazione delle
associazioni dei medici internisti italiani il quale
ricorda che "nei reparti di medicina interna ben
8 pazienti su 10 sono anziani". Per fronteggiare
questo fenomeno, gli internisti ospedalieri
sollecitano ancora una volta la creazione di reparti
di lunga degenza e di centri per l'assistenza agli
anziani. ''Si investono molti soldi per i reparti
specialistici, per dotarli di tutte le moderne
tecnologie - denuncia ancora il presidente - ma spesso
a scapito delle esigenze di altri reparti impegnati
nell'assistenza primaria, soprattutto rivolta agli
anziani".
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Ormone,
ancora efficace per il cuore in terza età
Dopo i 75 anni la terapia
ormonale sostitutiva può essere ancora
efficace. Se infatti fino ad oggi si riteneva che un
supplemento di estrogeni fosse utile solo sui livelli
di colesterolo di donne più giovani, in periodo
menopausale, una nuova ricerca americana ha
riscontrato effetti analoghi, con una riduzione dei
problemi cardiocircolatori, su donne più anziane. Lo
studio ha preso in considerazione 59 donne "sedentarie"
ultrasettantacinquenni, delle quali
39 sono state sottoposte a terapia ormonale
sostitutiva per 9 mesi, le altre, invece, hanno
ricevuto un trattamento placebo. Al termine del
periodo di controllo le pazienti sottoposte alla
terapia hanno rivelato un livello di LDL, il colesterolo
cattivo, significativamente più basso. Non solo. Il
16% delle pazienti ha evidenziato un miglioramento
rilevante nel colesterolo buono (LDL). Nonostante i
risultati promettenti per la prevenzione dei problemi
cardiaci, sono necessari altri studi più approfonditi
soprattutto perché gli effetti
collaterali della terapia ormonale sostitutiva sono considerevoli anche per questa
fascia d’età.
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Osteoporosi,
forse una nuova cura
Una
sostanza prodotta da quattro piccole ghiandole del
collo potrebbe diventare il medicinale più potente
contro l'osteoporosi, la perdita di calcio delle ossa
che affligge milioni di persone, specialmente donne,
nel mondo. In un articolo pubblicato sul New England
Journal of Medicine, un gruppo di scienziati del
Massachusetts General Hospital riferisce che un gruppo
di donne in menopausa che ha assunto dosi giornaliere
dell'ormone paratiroideo umano ha mostrato una
riduzione significativa del numero di fratture.
Promuovendo la formazione delle ossa, l'ormone aumenta
anche in modo significativo la densità delle ossa. La
chiave dell'azione di questo ormone è che esso
addirittura raddoppia il normale ritmo di formazione
delle ossa. Questo ormone ha quindi un'azione molto più
efficace dei farmaci usati tradizionalmente per
l'osteoporosi, che si limitano a rallentare la perdita
di calcio. Lo studio ha mostrato che dopo 21 mesi le
donne trattate con l'ormone avevano fino al 13% in più di osso nella loro spina dorsale,
rispetto a quelle del gruppo di controllo, a cui
invece è stato dato un placebo. I
ricercatori, per il loro studio, hanno tenuto sotto
controllo un gruppo consistente di 1637 donne in
menopausa, nessuna delle quali stava assumendo altri
medicinali contro l'osteoporosi.
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Cancro:
marijuana delude gli oncologi, non stimola l'appetito
La marijuana delude gli
oncologi americani. Non riesce infatti, al contrario
di quanto si sperava, a stimolare l'appetito nei
malati di tumore in fase avanzata. A testare il
dronabinolo - un derivato della canapa - sono stati i
ricercatori della Mayo Clinic
di Rochester, che hanno confrontato i risultati con
quelli del megestrolo acetato, tradizionalmente usato
contro l'anoressia legata al cancro. Lo studio
è stato condotto su 469 persone con tumori in fase
avanzata. I malati sono stati divisi in 3 gruppi: uno
ha preso il derivato della marijuana in pasticche e un
placebo liquido, un altro megestrolo acetato e un
placebo in pastiglie e l'ultimo i due 'stimolanti'
dell'appetito insieme. Ebbene,
il 73% dei malati del secondo gruppo ha riferito un
aumento di appetito, contro solo il 47% del primo
gruppo. Chi ha assunto insieme i due rimedi, infine,
non ha avuto risultati migliori di quelli del gruppo
trattato col farmaco tradizionale.
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Intero
o scremato, il latte non va eliminato dalla dieta
Molti,
per paura dei grassi, pensano che è bene consumare
latte scremato. In realtà anche
se consumato intero (cioè, senza lavorazioni per
ridurne la quantità dei grassi presenti) non aumenta
il rischio di danni cardiaci. La conferma arriva da un
gruppo di ricercatori della University of Bristol,
che ha condotto una ricerca su 5.700 uomini scozzesi
dai 35 ai 64 anni d’età, per un periodo di 25 anni.
I soggetti, per tutta la durata dello studio, hanno
fornito indicazioni circa la loro dieta, lo stile di
vita e la salute fisica, sociale ed economica. Il 3%
dei soggetti era abituato a bere più di una pinta
(quantità compresa tra 2/3 di tazza e 2 tazze) di
latte al giorno; il 52% beveva una quantità compresa
tra 1/3 di pinta e 1 pinta; il restante 46%, invece,
era abituato a bere meno di 1/3 di tazza al giorno o
non ne beveva affatto. Dopo aver allineato i gruppi in
base ai fattori socioeconomici e allo stile di vita,
è emerso che i soggetti abituati a bere latte in
buone quantità hanno un rischio di malattia (non solo
cardiocircolatoria) dell’8%-10% inferiore rispetto
ai soggetti che non bevono latte o ne bevono poco. La
spiegazione, secondo gli esperti, è nel calcio
presente nel latte, che sembra in grado di contrastare
la formazione di placche arteriose e di ridurre la
pressione sanguigna, e nelle abitudini dei bevitori di
latte, in genere meno portati al vizio del fumo, dell'alcool e con buona funzionalità polmonare.
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Gengive,
malate per 6 italiani su 10
Gengive
malate per 6 italiani su 10. Secondo i dati diffusi al
Congresso internazionale di parodontologia, infatti,
il 60% della popolazione del Belpaese è affetta da
una forma di malattia parodontale da lieve a grave,
mentre circa il 10% ha una parodontite grave che, in
assenza di adeguata diagnosi e terapia, può portare
alla caduta dei denti. E sono molti i casi in cui la
patologia non viene diagnosticata né trattata. ''Per
questo motivo - spiegano gli esperti - in Italia le
parodontiti sono oggi la principale causa di perdita
dei denti''. La mancanza di diagnosi precoce e terapia
sono responsabili della progressiva distruzione
dell'apparato di sostegno dei denti, con
compromissione della funzione masticatoria e
dell'aspetto estetico e con perdita degli elementi
dentari. Ma per prevenire l'infezione microbica alla
radice di queste malattie, basterebbe un'accurata
igiene orale quotidiana. ''Chi riesce a pulire denti e
gengive in modo perfetto - assicurano - non si ammala
di malattie parodontali''.
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Morbo
di Alzheimer, una delle malattie più letali
La
sopravvivenza media dei malati di Alzheimer è
inferiore a quanto sino ad ora pensato. A questa
conclusione è giunta una ricerca, pubblicata sul New
England Journal of Medicine, che ha preso in
considerazione 821 pazienti di età superiore ai 65 anni,
che hanno convissuto mediamente con la malattia per
3,3 anni dall’inizio dei sintomi. Le precedenti
stime parlavano di un periodo di sopravvivenza alla
malattia compreso tra i 5 e i 9,3 anni. Una stima,
peraltro non molto semplice: è difficile infatti
fissare l’inizio esatto della malattia vista la sua
gradualità, che nelle precedenti ricerche aveva
probabilmente tralasciato pazienti con un’evoluzione
talmente rapida della malattia da non poter essere
considerati negli studi. I dati permettono di
annoverare la malattia tra quelle più "letali",
al pari del cancro e delle malattie cardiache,
soprattutto in considerazione della sua crescente
diffusione. Le statistiche americane rilevano infatti
che nei prossimi 50 anni la malattia è destinata a
quadruplicare, un americano su 45 perciò ne sarà
colpito.
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Ictus, rischi
maggiori per i più "bassi"
Chi
è basso rischia più degli altri di essere colpito da
ictus. è
questo il risultato di uno studio pubblicato
sul Journal of Epidemiology and Community Health,
secondo il quale le persone la cui crescita si è interrotta nella fase di sviluppo fetale o
nell'infanzia a causa di malattie sono più esposte,
da adulte, al pericolo ictus. La ricerca, condotta
dagli scienziati dell'Università di Glasgow su 15.000
persone, mostra che per i "piccoletti" il rischio
è maggiore del 30%. '"L'ictus è correlato allo stile di
vita - spiegano gli esperti dell'ateneo
scozzese - ma sta diventando sempre più evidente che
eventi accaduti nella prima fase della vita possono
influenzare il livello di pericolo. Non si tratta
tanto di bassa statura, quanto dell'aver raggiunto
l'altezza potenziale". Secondo lo studio, inoltre, i
bassi rischiano il doppio nel caso di ictus
emorragici.
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Alimentazione:
il pesce combatte infarto, rughe e depressione
Pesce contro le rughe, la depressione,
l'infarto. I
prodotti del mare non sono buoni solo in tavola ma
possono essere benefici per la salute e curare
patologie specifiche. Dieci grammi al giorno di olio
di pesce possono curare episodi maniaco depressivi così come alcune molecole presenti negli omega-3, di
cui i pesci sono fonte preziosa, innalzano il livello
di serotonina. Sempre gli
omega-3 sono efficaci per rendere più elastiche e
fluide le pareti dei vasi sanguigni e del cuore
riducendo il rischio di infarti e trombi. Pesce valido
anche come anti-rughe, grazie alle qualità
anti-infiammatorie e protettive dai raggi ultra
violetti.
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Ossa
più forti senza sigarette
Non
fumare o smettere di fumare ha effetti positivi anche
sullo scheletro, soprattutto quello delle donne e in
particolare dopo la menopausa. è
quanto conferma una ricerca svedese su 1300 donne in
post-menopausa che avevano avuto una frattura
dell'anca, confrontate con oltre 3000 donne che non
avevano subito fratture. Nelle donne che non hanno mai
fumato il rischio di fratture è nettamente inferiore;
in quelle che hanno fumato prima della menopausa e
continuano a fumare dopo, il rischio di fratture è più
elevato del 35%, mentre nelle donne che, pur fumando
prima della menopausa, dopo smettono, il rischio è più
elevato solo del 15%. I risultati della ricerca
evidenziano, quindi, che il fumo di sigaretta è un
fattore di rischio per le fratture dell'anca.
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Mal
di testa, scompare con un anestetico locale
Per
scacciare il più ribelle e recidivo dei mal di testa
è sufficiente applicare sulla fronte un anestetico
locale. alcuni ricercatori Usa hanno posto sotto
osservazione 40 persone afflitte da emicrania, dando a
metà di queste una crema da spalmare sulla fronte a
base di lidocaina, mentre all'altra metà veniva data
una crema simile ma senza farmaco. Dopo due ore dalla
somministrazione del farmaco in sette persone del
primo gruppo era scomparsa la cefalea.
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Anestesia,
donne meno sensibili
Dopo
aver seguito quasi 500 pazienti sottoposti a
interventi, alcuni medici australiani hanno
riscontrato che le donne si risvegliano più
precocemente dall'anestesia, almeno 2-3 minuti prima.
tuttavia, il loro recupero è peggiore e più lungo, e
hanno più spesso complicazioni come nausea, vomito e
mal di testa. Ciò significa che le donne sono meno
sensibili degli uomini all'effetto ipnotico
dell'anestesia, ma più suscettibili ai suoi effetti
collaterali. In pratica, le differenze tra i sessi si
riflettono sul modo in cui l'organismo reagisce
all'anestesia.
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Nuovo
test ecografico al cuore valuta cure post-infarto
Con
la misurazione del flusso del sangue dell'arteria più
importante del cuore, si potrà valutare l'efficacia
delle cure farmacologiche dopo un infarto
o un by pass senza dover ricorrere necessariamente ad
esami invasivi. Il metodo, che deve essere validato
con più ampie ricerche, è stato messo a punto dai
cardiologi Francesco Pizzuto e Paolo Voci
dell'istituto di cardiochirurgia dell'università La
Sapienza di Roma, e potrà essere usato anche per
vedere la salute della microcircolazione cardiaca. Il
test è stato utilizzato per valutare il ripristino
della circolazione cardiaca in 110 malati che avevano
un restringimento significativo di una coronaria. E
l'affidabilità del metodo ecografico è stato
confrontato con la coronarografia. I risultati di
questa ricerca saranno pubblicati sul Journal of
the American College of Cardiology.
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Scompenso
cardiaco: a rischio 160mila italiani ogni anno
Ogni
anno in Italia 160mila persone tra i 34 e i 65 anni
hanno un infarto
e sono dunque a rischio di scompenso cardiaco, la cui
mortalità è del 15% (30% in caso di scompenso
cardiaco avanzato). è
uno scenario di dimensioni rilevanti che è stato
fotografato, per la prima volta nel nostro Paese,
dallo studio di osservazione Temistocle, condotto
dall'Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi
ospedalieri) e dalla Fadoi (Fondazione delle
associazioni dei dirigenti internisti ospedalieri) su
2.127 pazienti ricoverati in 417 Unità ospedaliere di
medicina interna (60%) e di cardiologia (40%), per una
media di 11 giorni.
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pagina
Polmoni
sani e in forma con frutta e verdura
Se
si vuole migliorare la funzionalità dei polmoni è
sufficiente mangiare pane nero, tanta frutta e
abbondante verdura. è
quanto rivela uno studio condotto su tremila uomini
italiani, finlandesi e olandesi. L'equipe ha
analizzato i dati raccolti negli anni sessanta in
Italia, Finlandia e Olanda. I soggetti dello studio,
che avevano tra i 40 e i 59 anni all'inizio della
ricerca, hanno rilasciato interviste a nutrizionisti e
dietisti sulla loro salute e sulle loro abitudini
alimentari, mentre per rilevare la loro funzionalità
polmonare sono stati sottoposti a spirometria. Si è
riscontrato un effetto negativo del fumo
sulla funzionalità polmonare degli uomini di tutti e
tre i Paesi europei. Per quanto riguarda i fattori
benefici, invece, non sono mancate alcune differenze.
Nei finlandesi, infatti, una migliore funzionalità
polmonare è associata al maggior consumo di vitamina
C ed E, mentre per gli italiani oltre alle vitamine è
importante anche il consumo della frutta, e per gli
olandesi quello di beta-carotene. Le due vitamine e il
beta-carotene, spiegano gli esperti, sono tutti
antiossidanti, e si pensa che combattano i danni alle
vie respiratorie così come in ogni altra parte del
corpo. In tutti e tre i Paesi, aggiungono i
ricercatori, la funzione polmonare è risultata
migliore negli uomini che mangiavano più frutta e
verdura rispetto alla media, ed è risultata peggiore
in quelli che ne mangiavano quantità inferiori alla
media. Il pane è correlato a una migliore funzione
polmonare in Finlandia e Olanda, mentre il consumo di
pesce non è risultato un elemento significativo in
nessun Paese.
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pagina
Rischi
per gli amanti del bricolage, la polvere di
legno è cancerogena
Allarme
dagli Usa per falegnami e amanti del bricolage: la
polvere del legno è cancerogena. È quanto emerge da
uno studio del National Institute of Environmental
Health Science. Il pericolo - affermano gli autori
della ricerca - non viene sono da colle e vernici
tossiche utilizzate nella lavorazione, ma anche da
funghi, batteri, corteccia e soprattutto dalla polvere
del legno. Tutte queste sostanze, inalate nelle vie
respiratorie, possono determinare l'insorgenza di
forme tumorali al naso. Secondo l'istituto americano,
fra l'altro, il rischio è molto elevato per gli
amanti del «fai da te»: chi lavora il legno per
hobby infatti prende meno precauzioni rispetto a chi
lo fa per professione.
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Malattie
cardiovascolari, camminare è un vero toccasana
Chi
soffre di diabete
di tipo II spesso è più soggetto ad avere problemi
al cuore o alla circolazione. Uno studio pubblicato
sulla rivista scientifica Annals of Internal Medicine
dimostra come la camminata veloce sia l'attività
migliore per le donne a rischio di malattie
cardiovascolari: con due ore di attività fisica alla
settimana la possibilità di avere problemi al cuore
si riduce del 7%, con quattro-otto ore del 48%.
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Lievito
nasconderebbe segreto anti-età
Saccharomyces
cerevisiae è il nome scientifico del comune lievito
usato in panetteria. questo microrganismo è, però,
il soggetto di uno studio pubblicato sulla rivista
scientifica Science. Un gruppo di studiosi
americani ha scoperto che un gene di questo lievito è
presente anche nell'uomo. Modificando questo gene, si
riesce a far sopravvivere il lievito circa tre volte
più del solito. Ciò ha reso i ricercatori ancora più
interessati allo studio, nella speranza di poter
utilizzare lo stesso gene per curare malattie legate
all'invecchiamento come l'Alzheimer.
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5
maggio 2001, ritorna lo "Skin Cancer Day"
Ritorna,
il 5 maggio, lo Skin Cancer Day, una giornata di
prevenzione dei tumori della pelle. Le tre società
scientifiche cui fanno capo i dermatologi (Sidev, Adoi
e Aida) hanno reso noto un elenco di tutti gli
ambulatori in città capoluogo di regione o di
provincia in cui verranno effettuate visite gratuite
della pelle. L’insidia dei tumori cutanei è in
aumento: dagli anni '90 il melanoma è salito, nella
classifica dei tumori più diffusi in Italia, dalla
decima alla terza o quarta posizione. Il rischio di
melanoma è particolarmente elevato se l'eccessiva
esposizione al sole avviene in età giovanile. Devono
fare particolare attenzione le persone che hanno molti
nei, e che quindi dovrebbero sottoporsi a visita
dermatologica una volta all'anno, come molte donne
fanno con la mammografia o il pap test. Le visite
gratuite della pelle effettuate nella giornata di
prevenzione dello scorso anno, ad esempio, hanno
permesso, a 150 dermatologi che hanno svolto visite in
61 ambulatori distribuiti in 24 sedi regionali, di
identificare, su un totale di 21.581 cittadini, 375
neoplasie cutanee, fra cui 375 carcinomi basocellulari,
16 carcinomi spinocellulari e 40 melanomi. Di questi
tre tipi di tumore, i primi due raramente
metastatizzano. Anche i melanomi hanno una certa
percentuale di guarigione, ma devono essere
individuati e trattati chirurgicamente a uno stadio
precoce.
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Italiani
sempre più sani e longevi
Gli
italiani godono di buona salute e si confermano tra i
popoli più longevi del mondo, con una durata media di
vita pari a 75,8 anni per gli uomini e 82 per le donne
con un guadagno di oltre un anno di vita rispetto al
1995. Si
muore meno per infarto,
ictus e
cancro, che rimangono
però le prime cause di morte nel nostro Paese e
colpiscono soprattutto gli anziani. Fra i giovani,
sono i maschi a rischiare di più la vita, quasi il
triplo rispetto alle coetanee, a causa di incidenti
stradali, suicidi, tossicodipendenza e Aids. Ecco lo
stato di salute dell'Italia, presentato dal ministro della Sanità Umberto Veronesi al
Cnr, davanti al presidente del consiglio Giuliano
Amato: confortante, in continuo miglioramento, anche
se le cattive abitudini di vita ed il fumo
compromettono i successi della medicina. Gli
uomini trascorrono più anni liberi da malattie, 49 su
76 di sopravvivenza complessiva contro i 51 anni in
piena efficienza sugli 82 mediamente vissuti dalle
donne. I killer più pericolosi si confermano le
malattie cardiovascolari,anche se dal 1995 al 1998 hanno provocato meno
morti: da 47,7 a 44,7 ogni 10.000 uomini e da 32 a
30,5 ogni 10.000 donne. La tendenza è particolarmente
evidente nella fascia di età tra i 69 e i 79 anni: le
percentuali di mortalità si sono ridotte del 12% per
i maschi e del 14% per le femmine. Anche i tumori
maligni (270.000 nuovi casi nel 2000) hanno fatto
registrare un decremento della mortalità, pur se
limitato al 2%, e un aumento della sopravvivenza del 6-7%.
«Anche se modesto - sottolinea Veronesi - è il
segnale di un'inversione di tendenza: le morti per
cancro sono sempre state, finora, in aumento».
Diminuisce, in particolare, il numero dei decessi per
tumore alla mammella (da 3,4 su 10.000 nel 1995 a 3,2
nel 1998) e tumore dello stomaco, ridottisi nello
stesso periodo del 15% per entrambi i sessi.
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Osteoporosi:
in Italia un bus itinerante per informare le donne a
rischio
L'osteoporosi
si sta diffondendo nel mondo a livelli preoccupanti;
in Europa ne soffrono 75 milioni di persone,
soprattutto donne: è questo l’allarme lanciato
dall’Organizzazione mondiale della sanità. La
patologia è fortemente correlata alla menopausa,
favorita dalla minore capacità della donna a produrre
estrogeni in grado di fissare il calcio nelle ossa. E
con conseguenze evidenti: le donne risultano più
esposte del 40% rispetto agli uomini a fratture
vertebrali, del femore, del polso e dell'anca. Per
questo motivo in Italia parte un’importante campagna
per informare e sensibilizzare le donne a rischio
osteoporosi. Si tratta di una campagna a "quattro
ruote" promossa
dalla Fondazione Fidapa (Federazione Italiana Donne
Arti Professioni e Affari) e dall'Aidm (Associazione
Italiana Donne Medico), con il patrocinio della
Commissione Pari opportunità che, dall’8 al 28
maggio, porterà in 10 città italiane un bus
attrezzato con un’apparecchiatura ad ultrasuoni che
consentirà a tutte le donne di effettuare l’esame
densitometrico della mano per rilevare eventuali
alterazioni del tessuto osseo e conoscere quindi la
predisposizione del soggetto a forme degenerative di
questa patologia.
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Diabete-ipertensione:
studio italiano svela cause complicanze
Passo
avanti tutto italiano nella prevenzione e nella cura
di diabete ed
ipertensione. I ricercatori del Centro
di studio per la prevenzione ed il trattamento
dell'ipertensione arteriosa e dei fattori di rischio
cardiovascolare dell'Università di Brescia hanno
svelato i meccanismi responsabili delle complicanze
d'organo che affiggono chi soffre di queste patologie.
Lo studio, pubblicato su Circulation, apre la strada
ad interventi terapeutici più selettivi sulla
struttura vascolare, ma, nel frattempo, permette una
maggiore prevenzione, agendo sulle alterazioni
molecolari causa dell'elevata incidenza di infarto del
miocardio e di ictus cerebrale. Il diabete mellito non
insulino dipendente colpisce il 5% della popolazione,
il 20% degli "over50". Oltre la metà dei pazienti
presenta anche un aumento della pressione arteriosa.
«La presenza contemporanea di diabete ed ipertensione
– spiegano gli esperti - rappresenta una condizione
ad elevatissimo rischio di infarto del
miocardio, di
ictus cerebrale o di altri danni a vari organi, quali
il rene o la retina. Non a caso questi pazienti
corrono un rischio cardiovascolare 4 volte maggiore».
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Fumo:
trovato il gene del vizio, impedisce di smettere
Se
le avete provate tutte, ma non siete riusciti a
smettere di fumare, la colpa potrebbe essere di un
gene. O meglio, della particolare configurazione di un
gene che rende chi la presenta, più vulnerabile alle
bionde, condannando all'insuccesso i tentativi di
chiudere per sempre con pacchetti e accendino. È uno
studio condotto dai ricercatori dell'M.D. Anderson
Cancer Center di Houston, in Texas, a mostrare, per la
prima volta, l'influenza esercitata sulla propensione
a fumare dal DRD2, gene già noto perché associato
alla dipendenza dall'alcol e dalle droghe.
Il DRD2 è il più studiato recettore della dopamina,
neurotrasmettitore che influenza la comunicazione fra
le cellule del cervello. I ricercatori americani hanno
arruolato 134 fumatori, facendoli partecipare a un
programma per smettere e dividendoli in due gruppi:
uno assumeva un antidepressivo, l'altro placebo. Fra i
primi, il 37% ha eliminato le sigarette per 18
settimane contro il 25% di quanti prendevano placebo.
Tutti presentavano il gene "incriminato", ma
chi aveva una particolare configurazione del DRD2
tornava a fumare dopo le 18 settimane di rinuncia. La
scoperta apre la strada alla possibilità di tracciare
un profilo genetico del fumatore per poi offrirgli
trattamenti personalizzati che possano aiutarlo a
perdere il vizio.
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Maggio,
mese della prevenzione nell'igiene intima
Italiane promosse a pieni voti in
igiene intima. Per 3 donne su 4, una corretta igiene
intima è un'abitudine irrinunciabile e consolidata.
Lo ha stabilito la prima ricerca nazionale condotta su
questo tema dalla Doxa, da cui emerge che il 73% delle
italiane si lava più di una volta al giorno
utilizzando un prodotto specifico, non un sapone
qualsiasi, a cui non rinuncia neppure quando va in
vacanza o in viaggio di lavoro. Le italiane si
rivelano dunque attente e informate sul fronte del
benessere intimo, che non deve essere più considerato
- affermano gli esperti - solo un'abitudine "cosmetica" della cura personale, ma un modo efficace
per prevenire fastidiosi disturbi come vaginiti e
vaginosi. Per questo, anche quest'anno i medici dell'Aogoi
(Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri
italiani) e la Fofi (Federazione ordine dei farmacisti
italiani) lanciano Operazione Consiglio - Maggio,
mese della prevenzione nell'igiene intima. Tra le
iniziative del progetto, giunto alla settima edizione,
un numero verde (800.564.564), la distribuzione di opuscoli
informativi nei consultori, negli studi dei ginecologi
e in oltre 9.000 farmacie italiane.
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Frutta
e verdura aiutano anche a bere
L’acqua
fatica ad entrare in gola? È un fenomeno noto,
soprattutto agli anziani, la cui contromisura è bere
mangiando. All’inizio del semestre caldo, in cui
l’idratazione è ancora più importante, vale la
pena ricordare le principali fonti del prezioso
liquido, che costituisce almeno i due terzi di ognuno
di noi. Dei 2-2,5 litri che ogni giorno dovremmo
assumere, solo la metà o poco più arriva sotto forma
di acqua di sorgente, mentre un 15% si libera nelle
reazioni metaboliche di trasformazione degli altri
nutrienti. Il restante 30% proviene, infine, dai cibi
che, oli e zucchero esclusi, contengono acqua in
misura diversa: intervenire in qualche modo sulla
dieta può, in parte, compensare, un introito idrico
insufficiente, dovuto all’affievolirsi dello stimolo
al bere. Come? Aumentando i consumi di frutta e
soprattutto verdura, non rinunciando al latte,
concedendosi ogni tanto un gelato al posto di un
dolce. E ricordando due aspetti: carne e pesce perdono
quasi tutta la loro acqua nella cottura; inoltre è
vero che vino e birra ne sono composti per oltre otto
decimi, ma il gioco, oltre il primo-secondo bicchiere,
non vale la candela.
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Stress:
per 2 italiani su 3 massaggiatore meglio dello
psicologo
Contro
lo stress della vita moderna il lettino di Freud,
secondo due italiani su tre, potrebbe anche finire in
soffitta. Colpa del massaggiatore, che conquista il
primo posto nella classifica dei professionisti del
benessere, battendo lo psicanalista. A fotografare la nuova tendenza
è un'indagine della rivista Salute Naturale su 856
italiani tra i 20 e i 70 anni. Mentre un tempo era appannaggio
esclusivo degli sportivi, oggi, il massaggio vive un
vero e proprio boom: il 27% degli italiani vi ricorre
abitualmente e ben il 46% si è affidato almeno una
volta, nell'ultimo anno, alle mani sapienti di un
esperto massaggiatore. La manipolazione piace
soprattutto ad imprenditori o liberi professionisti,
commercianti ed impiegati, mentre vi ricorrono meno
casalinghe e sportivi. E forse non a caso a spingere
alla ricerca del massaggio c'è al primo posto stress,
seguito da mal di schiena, cellulite, mal di collo e
dolori articolari.
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Usa,
nuova tecnica per diagnosi tumore al seno
Mammografia e analisi del
liquido prelevato tramite lavaggio dei dotti del seno:
è la nuova tecnica di diagnosi precoce suggerita
dalla Hopkins University che consente di rilevare
tumori ai primi stadi. La combinazione dei due esami
consente di individuare neoplasie che al controllo
radiologico danno esito negativo. L'efficacia del metodo è stata testata su un
campione di pazienti sane. Tramite test molecolare i
ricercatori sono stati in grado di individuare 3 geni
associati a cellule tumorali presenti nel liquido dei
dotti e a tumori del dotto mammario, ma rari nelle
donne sane. Due le pazienti dall'esame mammografico
negativo ma con un liquido duttale che presentava
anomalie citologiche e marker della metilazione. «Più approfondite indagini - affermano i
ricercatori dell’università - hanno poi confermato
la presenza di un tumore al seno». Secondo gli
studiosi la tecnica è un buon esame complementare
alla mammografia che migliora la possibilità di
effettuare diagnosi precoci. Ricerche su un numero più vasto
di pazienti dovranno ora confermare gli esiti positivi
della nuova tecnica.
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