Home > Terzaet@ News > Notizie flash > Archivio > Marzo 2001

     

      

Archivio delle notizie flash

     

  Marzo 2001

     

Altri mesi

      

Indice dei titoli

     

     

Malati cronici, una vita impossibile

Allergie, il Cnr sviluppa un nuovo farmaco

Passeggiare fa bene al cuore delle donne

Le statine anche per l'Alzheimer

Utero: un esame rivela il tumore

Infarto: a rischio i "cuori infranti"

Artrosi, una malattia al femminile

Vene: malate per 20mln di italiani, sotto accusa "tempo pazzo"

La felicità aiuta a prevenire l'ictus

Progesterone, una speranza contro il cancro ovarico

Anziani d'Italia, la "vecchiaia" può attendere

Depressione, aumenta il rischio di morte per crisi cardiaca

Parkinson, studio spiega perché manca l'olfatto

Ospedali: gli italiani scelgono quelli pubblici in 9 casi su 10

Estrogeno, allarme per cancro alle ovaie

Malattie di cuore, i magri rischiano più degli obesi

Ipertensione, la vitamina C abbassa i valori

Tanti benefici in un grappolo d'uva

Un italiano su 10 è obeso, il record nel mezzogiorno

Survivina, una spia per il tumore alla vescica

Per 1 italiano su 4 la salute dipende dalla dieta

Fumo: 9 milioni di italiani con vizio nel 2010, la sfida dei medici 

Tumori al seno in aumento, ma cala la mortalità

Ginseng, efficace alleato dell'antibiotico contro la bronchite

Ginnastica "mentale" per combattere l'Alzheimer

Meno infarti nei diabetici con il succo di pomodoro

Floricoltura: rischio malattie per le lavoratrici

Veronesi: 5mila pazienti  nel 2001 aspetteranno senza esito trapianto di rene

Cancro al colon, uccide 17mila italiani l'anno

Censis, 4 milioni di italiani si informa su salute in rete

Mal di schiena: fumo, colesterolo e ipertensione i fattori di rischio

Frutta e verdura per ridurre il rischio di malattie coronariche

70 miliardi di "spiccioli" per la ricerca sul cancro

Uova: nutrienti, digeribili e buone per il fegato

Meteoropatia, una persona su tre "avverte" il tempo

Pesce grasso: se non fritto, fa bene al cuore

Insulina, adesso arrivano le inalazioni

In un gene il legame tra diabete ed obesità

Tanto sugo sulla pasta per prevenire il cancro

Influenza: nuova scoperta contro il virus trasformista

Negli anziani l'aerobica migliora l'abilità cognitiva

Tumore della prostata: la difesa comincia a tavola

Infezioni nemiche delle placche che causano l'infarto

Spremute d'arancia per il colesterolo buono

Ricercatori italiani individuano gene nuova malattia emorragica  

  

  

Malati cronici, una vita impossibile

Un italiano su tre soffre di una malattia cronica che richiede tempi di lunga degenza e uno su cinque da due, ma, per fortuna, circa un malato cronico su due è in buona salute. è la fotografia scattata nel II rapporto nazionale sulle politiche della cronicità dal coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici e presentato a Roma. Dal rapporto emerge che il 3% degli italiani soffre di diabete, il 10% è iperteso, il 6% ha bronchite cronica, quasi il 18% è affetto da artrosi o artrite, il 5% da osteoporosi, il 4% da malattie cardiache, quasi il 7% da malattie allergiche, quasi il 4% da quelle nervose e 3% da ulcera gastrica o duodenale. L'Alzheimer colpisce 500 mila persone, 39 mila sono i nefropatici, 50 mila i pazienti con sclerosi multipla, quasi 2,8 milioni i disabili. Milioni di persone alle prese non solo con i disturbi della loro malattia, ma anche con i mali della burocrazia. Il cittadino non viene informato del suo diritto ad essere rimborsato per le spese sostenute in eccesso rispetto ai ticket, e tantomeno risarcito. Inoltre, rinnovare l'esenzione ai ticket o richiedere il riconoscimento di invalidità significa ancora oggi affrontare, in buona parte del Paese, un percorso difficile e ostacoli di qualsiasi genere. Ad incontrare le maggiori difficoltà sono coloro che necessitano del ricovero in una struttura per lungodegenti o in un hospice. Nel contempo sono aumentate del 30% le dimissioni forzate dagli ospedali, principalmente nell'area oncologica, e solo nel 18% dei casi il malato ha una famiglia ad attenderlo in grado di gestirlo autonomamente.

   

inizio pagina


  

   

Allergie, il Cnr sviluppa un nuovo farmaco

Nuove speranze per i 4 milioni di italiani che soffrono di allergia grazie a uno studio del Cnr su un vaccino ipoallergenico. Si tratta di un brevetto industriale sviluppato all'Istituto biosintesi vegetali (Ibv) del consiglio nazionale delle ricerche di Milano, che ha indirizzato i propri studi anche sulle patologie causate dalle graminacee, dagli acari e dalla parietaria judaica (meglio nota come allergia mediterranea). Le allergie, che proprio nel mese di marzo cominciano ad infastidire milioni di persone nel nostro paese - ha spiegato Angelo Viotti, ricercatore dell'Ibv-Cnr - sono determinate da una anomalia del sistema immunitario che reagisce producendo particolari anticorpi rivolti contro specifiche proteine, contenute principalmente in pollini, acari, epiteli ed alcuni alimenti". E conclude: "è proprio su questi che abbiamo concentrato la nostra attenzione, ottenendo per alcune di esse delle varianti ipoallergeniche". Somministrando dosi minime ma crescenti di vaccini ottenuti a partire dalla stessa sostanza causa della malattia è possibile indurre nel paziente una "tolleranza immunologica" nei confronti di quella sostanza contribuendo così alla attenuazione dei sintomi allergici. Il rischio principale collegato a questo metodo però è di scatenare, come nel caso dei trapianti, effetti collaterali anche gravi.

   

inizio pagina


  

  

Passeggiare fa bene al cuore delle donne

Passeggiare una o due ore alla settimana fa bene al cuore delle donne: un nuovo studio scientifico americano ha dimostrato per la prima volta come camminare, anche lentamente, possa dimezzare i rischi di malattie cardiovascolari. L'indagine realizzata all'Harvard Medical School ha seguito per cinque anni la salute di circa 40mila donne al di sopra dei 45 anni di età senza problemi medici: le signore con l'abitudine di passeggiare regolarmente una o due ore a settimana hanno evidenziato la metà dei disturbi cardiaci manifestati dalle donne sedentarie. I benefici del passeggiare sono risultati evidenti anche per le donne con altri fattori di rischio, come l'obesità o il vizio del fumo. Secondo gli autori del rapporto, pubblicato sulla rivista Jama, «più che l'intensità della camminata, ciò che conta per i benefici alla salute cardiaca è la quantità di tempo trascorso passeggiando».

  

inizio pagina


  

   

Le statine anche per l'Alzheimer 

Da anni le statine sono utilizzate nella terapia contro il colesterolo ma nuovi studi ne hanno accertato l’efficacia anche contro l’infiammazione delle arterie, considerata una delle cause principali della formazione della placca di colesterolo nelle coronarie. Allo studio attualmente è il potenziale per la profilassi contro l’ictus, il diabete e l’osteoporosi. Ma la scoperta più interessante, come riporta la rivista Jama, è che la terapia di prevenzione contro il colesterolo ha come effetto collaterale anche una diminuzione dell’incidenza di Alzheimer fino al 70%.

   

inizio pagina


   

   

Utero: un esame rivela il tumore

Durante l'ottavo Congresso mondiale di Ginecologia ed Ostetricia tenutosi a Firenze, gli specialisti hanno chiesto alle autorità sanitarie di rendere obbligatorio per le donne in menopausa il test che evidenzia la presenza di inibina nel sangue. L'inibina è una sostanza prodotta dall'utero durante il ciclo mestruale, la cui presenza in menopausa, però, denuncia la formazione di tumori all'utero.

Con un semplice esame del sangue, dunque, si potrebbe verificare lo stato di salute di questo organo femminile.

   

inizio pagina


  

   

Infarto: a rischio i "cuori infranti"

«Cuori infranti»: non solo un modo di dire, ma una realtà di fatto. è questo il risultato di uno studio del Karolinska Institutet di Stoccolma pubblicato sulla rivista scientifica Jama. Lo studio sostiene che le beghe coniugali sarebbero in grado di triplicare il tasso di mortalità delle donne che soffrono di malattie di cuore (cardiopatie). La ricerca, durata cinque anni, ha coinvolto circa trecento donne tra i 30 e i 65 anni con seri disturbi al cuore (infarto del miocardio e angina pectoris). Dopo questo lungo arco di tempo è emerso che le donne con matrimoni in crisi erano colpite più frequentemente da altri infarti o, comunque, da nuove crisi cardiache, rispetto alle donne con una vita sentimentale serena o single. Insomma, meglio sole che male accompagnate.

    

inizio pagina


    

  

Artrosi, una malattia al femminile

Complessivamente l’artrosi colpisce più le donne degli uomini: una frequenza evidente soprattutto dopo i 55 anni, causata con ogni probabilità da alterazioni del metabolismo osseo e cartilagineo, dovute a modificazioni ormonali. Fino ai 45 anni sono invece gli uomini ad essere maggiormente a rischio - e in questo caso la precocità dell’insorgenza dell'artrosi può essere ricondotta all'attività lavorativa – anche se però alcune forme della malattia si riscontrano più frequentemente sempre nel sesso femminile. In particolare, i noduli delle dita delle mani (già intorno ai 30-40 anni), l'artrosi cervicale (fra i 35 e i 55 anni) e l’artrosi al ginocchio (intorno ai 40 anni). A parità di età, nelle donne è colpito un maggior numero di articolazioni rispetto agli uomini e l'entità del danno è generalmente più rilevante. In rapporto al sesso si riscontra anche una differenza delle sedi articolari colpite. Negli uomini sono interessati soprattutto la colonna lombare e quindi i polsi, i gomiti, le spalle e le caviglie. Nelle donne la colonna cervicale, la colonna dorsale, le mani e i piedi. Peraltro l’artrosi del ginocchio e dell’anca sono le forme più frequenti della malattia in entrambi i sessi.

    

inizio pagina


   

   

Vene: malate per 20 mln di italiani, sotto accusa "tempo pazzo"

Sono le vene il punto debole degli italiani. Capillari, varici e trombosi colpiscono 20 milioni di persone, in pratica un adulto su dieci. Sotto accusa i lunghi viaggi in macchina, aereo, motorino o pullman, la vita sedentaria, gli stravizi a tavola e i chili di troppo. Ma anche il clima impazzito, che non facilita certo la vita di questo esercito di 'dolenti'. A puntare il dito contro il 'termosifone impazzito della Terra" sono gli esperti del Collegio italiano di flebologia. «Da due anni a questa parte - spiega il presidente Claudio Allegra, presentando a Roma le prime Linee Guida italiane per la diagnosi e il trattamento di queste patologie - ci sono solo due mesi di freddo e quattro di caldo, contro sei mesi di primavera. Una stagione difficile per chi soffre di problemi alle vene, perché deve adattarsi a brusche variazioni di clima, temperatura e pressione. A questo si aggiunge il clima caldo-umido nel quale siamo 'calati' tutto il giorno: in auto, a casa e in ufficio». Risultato? Gonfiori, pesantezza e dolori localizzati più frequenti e forti che mai. Lo sanno bene soprattutto le donne italiane (il rapporto con gli uomini è di 3 a 1), in particolare casalinghe, parrucchiere, cassiere, giornaliste e commesse.

   

inizio pagina


  

   

La felicità aiuta a prevenire l'ictus

Secondo un'équipe di ricercatori americani, chi ha la fortuna di essere felice ha anche il vantaggio di rischiare meno di essere colpito da emorragia cerebrale. La felicità è, quindi, un'ottima cura preventiva dell'ictus. Finora gli studi avevano evidenziato l'altra faccia della medaglia, e cioè che la depressione e l'abbattimento psicologico aumentano il rischio di essere colpiti da un attacco apoplettico. La ricerca condotta dagli esperti del Medical Branch dell'Università del Texas, pubblicata sulla rivista Psychosomatic Medicine, ha studiato l'impatto delle emozioni psicologiche positive sul rischio di ictus, patologia che rappresenta una delle tre principali cause di morte nei paesi sviluppati. Sono state esaminate 2.478 persone di 65 o più anni ed è risultato che i più soddisfatti della vita erano anche i meno soggetti al rischio di ictus. Il contrario, invece, per i depressi. Chi, infatti, otteneva un punteggio alto in base ad un questionario sul benessere psicologico presentava un'incidenza di ictus pari a un terzo rispetto a chi aveva punteggio zero. Questa associazione era più accentuata nei maschi rispetto alle femmine e nei bianchi rispetto ai neri.

    

inizio pagina 


  

   

Progesterone, una speranza contro il cancro ovarico

Arriva dagli Stati Uniti la speranza di migliorare la prevenzione dei tumori alle ovaie, che rappresentano la quarta causa di morte per cancro fra le donne, sia fra quante prendono la pillola anticoncezionale sia fra quante non la prendono. L'indicazione emerge dai risultati di due studi che migliorano la conoscenza del perché le pillole anticoncezionali assicurano protezione contro il cancro delle ovaia. L'azione benefica sembra non derivare dall'interruzione dell'ovulazione, come s'è finora creduto, ma da un'azione diretta di un ormone, il progesterone, contenuto nelle pillole. Altri studi condotti in passato avevano già provato che l'uso di routine di contraccettivi orali per almeno tre anni era in grado di ridurre anche della metà il rischio di cancro alle ovaia. Ciò che restava un mistero era il perché accadeva questo. «I nuovi studi - spiega il dottor Gustavo Rodriguez del centro medico della Duke University a Durham, nella Carolina del Nord - consente, invece, di capire i meccanismi della prevenzione». Il progesterone delle pillole agisce in un modo biologico che non ha nulla a che vedere con l'inibizione dell'ovulazione. La scoperta dovrebbe consentire la produzione di pillole che siano mirate alla prevenzione del cancro alle ovaie, anche nelle donne in menopausa che non hanno più ovulazioni e che, dunque, non usano la pillola anticoncezionale e che rappresentano uno dei gruppi a rischio di cancro alle ovaia.

   

inizio pagina


  

   

Anziani d'Italia, la "vecchiaia" può attendere

Una ricerca condotta dal CNR (l'istituto di ricerche sulla popolazione) tramite un sondaggio su 4300 persone di età compresa tra i 60 e i 74 anni, ai quali il termine "vecchiaia" non è gradito, meglio "seconda età adulta", dimostra che gli anziani di oggi sono ancora attivi, scoppiano di salute e coltivano interessi e progetti. La famiglia è al centro della vita degli ultrasessantenni italiani: il 70% dichiara di vivere ancora con armonia il rapporto di coppia nel matrimonio, a fronte di appena un 2% di divorziati o separati. Il 90% frequenta con regolarità i figli e il 36% si occupa attivamente dei nipoti. Il passaggio dalla vita lavorativa al pensionamento non è così facile, se è vero che molti degli intervistati desiderano un lavoro (27% degli uomini e 20% delle donne) e il 22% si sente a carico delle istituzioni pubbliche. Ma gli anziani d'Italia dimostrano di sapersi organizzare ottimamente: energici e pieni di voglia di fare, il 19% pratica attività sportive e il 33% studia, frequentando l'Università della terza età, mentre l'11% si dedica al volontariato. Difficile il rapporto con le nuove tecnologie, ritenute troppo complicate, ma il 15% degli anziani del campione ha imparato ad usare il computer e il 25% si è comprato un cellulare, fonte di sicurezza e tranquillità. Non poteva esserci titolo migliore per lo studio che «La vecchiaia può attendere», a dimostrazione di una terza età italiana fatta di persone che non si sentono «al tramonto», ma hanno una vita ancora piena e attiva.

    

inizio pagina


  

   

Depressione, aumenta il rischio di morte per crisi cardiaca

Una forte depressione nervosa aumenta da tre a quattro volte il rischio di morte per crisi cardiaca nelle persone che hanno più di 55 anni. Sono questi i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Archives of General Psychiatry, che ha tenuto sotto controllo 2.900 persone tra i 55 e gli 85 anni. I risultati, secondo gli autori, dimostrano che «la prevenzione ed i trattamenti contro la depressione devono entrare a far parte anche degli interventi diretti a ridurre i rischi di crisi cardiache mortali».

   

inizio pagina


   

    

Parkinson, studio spiega perché manca l'olfatto 

Chi soffre del morbo di Parkinson non sente bene gli odori perché non sa più sniffare. A questa conclusione sono giunti ricercatori della California che hanno smentito il luogo comune secondo cui il pessimo olfatto dei malati di Parkinson dipende dalla degenerazione dei neuroni legati a questo senso. I malati del morbo di Parkinson, scrive sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences Noam Sobel dell'University of California di Berkeley, non perdono i neuroni dell'olfatto ma perdono la capacità di sniffare, cioè di tirare aria su per le narici con una pressione sufficiente a cogliere gli odori. Attraverso diversi test incrociati con l'uso di maschere e carte 'gratta e odora' su 20 malati e 20 persone sane, gli studiosi hanno stabilito che in generale, quando devono odorare qualcosa, i malati del morbo di Parkinson avvicinano l'oggetto alle narici ma poi non sniffano. L'atto di sniffare non serve solo a trasportare le particelle dell'odore all'interno delle narici perché possano essere catturate e quindi percepite, ma anche a stimolare l'attività dei neuroni impegnati nel senso dell'olfatto. Nella maggior parte dei casi basta far notare questo particolare perché gli interessati facciano lo sforzo necessario e, sniffando, scoprano di poter ritrovare, anche se non completamente, la capacità di sentire gli odori. Rimane ora da stabilire se questa capacità sia di lunga durata e se l'esercizio possa portare a un recupero completo o quasi dell'olfatto.

    

inizio pagina


  

   

Ospedali: gli italiani scelgono quelli pubblici in 9 casi su 10

Per ricoverarsi gli italiani preferiscono gli ospedali pubblici in 9 casi su 10, ma non disdegnano le strutture private per la lungodegenza e la riabilitazione. A fornire i dati aggiornati sui ricoveri ospedalieri nella penisola è il Rapporto '99 redatto dal Dipartimento della programmazione del ministero della Sanità, da cui si rileva una lieve riduzione dei ricoveri per acuti e dei giorni di degenza preoperatori, mentre aumentano i parti cesarei. Il rapporto analizza le schede di dimissione ospedaliera provenienti da tutti gli istituti di ricovero e cura pubblici e privati sul territorio nazionale. Nel 1999, nei 1.510 istituti di ricovero e cura pubblici e privati presenti in Italia sono state effettuate oltre 12,7 milioni di dimissioni e 85,8 milioni di giornate di degenza. «Pur nell'ambito di un incremento complessivo di dimissioni - commenta il ministero in una nota - si registra una lieve diminuzione dei ricoveri per acuti», circa 200mila, «soprattutto nel settore pubblico, e delle relative giornate di degenza». Aumentano le attività di riabilitazione e lungodegenza, sia in ambito pubblico che privato. Il tasso di ospedalizzazione è di 165 ricoveri per acuti ogni 1.000 abitanti in regime ordinario e di 42 in regime di day hospital (dato quest'ultimo in lieve aumento).

    

inizio pagina


   

   

Estrogeno, allarme per cancro alle ovaie

Secondo uno studio condotto dall'American Cancer Society, le donne sottoposte a una terapia di estrogeno per 10 o più anni dopo la menopausa rischiano il cancro alle ovaie in misura doppia rispetto alla norma. Lo studio non presenta però indicazioni sugli effetti dell'estrogeno abbinato alla progestina: questa formula rappresenta ormai la prassi nel trattamento ormonale cui tante donne si sottopongono dopo la menopausa, per alleviare alcuni disturbi e combattere forme di decadimento fisico come l'osteoporosi. Comparando i dati relativi alle donne che hanno seguito terapie ormonali per 10 anni o più a quelli delle donne che non seguivano queste terapie, è stato verificato che fra le donne del primo gruppo l'incidenza di cancro alle ovaie era doppia.

   

inizio pagina


    

   

Malattie di cuore, i magri rischiano più degli obesi

Uno studio italiano presentato al congresso dei cardiologi americani di Orlando dimostra che i magri hanno un rischio più elevato di ammalarsi di malattie cardiovascolari perfino rispetto agli obesi. Se l'obesità è considerata da tempo un fattore di rischio, stando a questo studio decisamente sorprendente neanche i magri possono tirare un sospiro di sollievo. Nell'indagine sono state prese in esame oltre duemila persone ipertese, divise in cinque gruppi a seconda del loro indice di massa corporea (Bmi). La mortalità per malattia cardiovascolare dei magri era identica a quella degli obesi e superiore a quella degli altri gruppi con valori intermedi di Bmi. Non solo: un altro studio americano presentato a Orlando sembrerebbe confermare questa osservazione italiana. A Cleveland i ricercatori hanno analizzato 2018 persone che avevano subito un'angioplastica, dividendole in diversi gruppi a seconda del peso. è risultato che erano di più (6%) i magri che avevano delle conseguenze (morte, coma, infarto, ictus) dopo l'intervento, rispetto ai normali (4%) e agli obesi (2%). Le due indagini, hanno sottolineato gli esperti riuniti a Orlando, sono state realizzate in una popolazione particolare e non "generale": resta comunque il dubbio che essere magri non sia necessariamente l'ideale in termini di salute del cuore.

    

inizio pagina


  

  

Ipertensione, la vitamina C abbassa i valori

Chi soffre di ipertensione può trovare un ottimo alleato nella vitamina C. La notizia, pubblicata recentemente sulla rivista Lancet, arriva da un'équipe di ricercatori americani che ha sottoposto un gruppo di malati a un trattamento di 500 milligrammi di vitamina C al giorno e un altro a una cura a base di placebo, una sostanza inerte. Trenta giorni dopo l'inizio della somministrazione, le persone che avevano assunto la vitamina C hanno presentato un abbassamento dei valori della pressione minori del 9% rispetto all'altro gruppo di malati di ipertensione.

   

inizio pagina


   

  

Tanti benefici in un grappolo d'uva

Recenti ricerche hanno dimostrato che gli acini d'uva sono efficaci nel combattere l'invecchiamento. Essi, infatti, contengono, tra l'altro, tannini, flavonoidi e antocianine, sostanze in grado di contrastare i radicali liberi, responsabili dell'invecchiamento della pelle e dell'organismo. L'uva, inoltre, proprio perché contiene elevate percentuali di acqua, è anche diuretica, lassativa e disintossicante. Chi però soffre di colite, di ulcera gastrica e di diabete deve moderare il consumo.

   

inizio pagina


  

  

Un italiano su 10 è obeso, il record nel mezzogiorno

Un italiano su 10 è obeso e 3 su 10 sono sovrappeso. Ma non è un fenomeno nazionale. Si tratta infatti di un'epidemia mondiale, come sostiene l'Oms, che mina la salute con malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione e cancro. I dati italiani sono stati raccolti dall'Istat, che ha tracciato l'identikit della persona obesa: ha più di 45 anni, vive nel meridione, ha un basso livello di istruzione ed è in prevalenza maschio. Entrando nei grandi numeri, sono 4 milioni gli italiani obesi, con un incremento del 25% rispetto al 1994, mentre i soggetti sovrappeso sono invece 15 milioni e non sono aumentati rispetto allo stesso anno. L'obesità aumenta con il crescere dell'età: i giovani extra-large sono solo il 2%, mentre il valore massimo si raggiunge dopo i 55 anni quando i 'ciccioni' toccano il 15%. Dal punto di vista territoriale gli extra large abitano in prevalenza al sud, dove l'11,4% della popolazione è super-grassa contro il nord-ovest, dove la percentuale è del 7,5. Una chiave di lettura dell'obesità è la correlazione tra tasso di obesità e condizioni socio-economiche svantaggiate e tra basso livello di istruzione ed eccesso di peso. Tra gli adulti con un livello di istruzione medio alto infatti la percentuale degli obesi è del 4,5%, mentre sale al 15% tra gli adulti che arrivano alla licenza elementare. L'Istat rileva che per una donna con basso titolo di studio il rischio di ingrassare è 3-4 volte superiore rispetto a una donna diplomata o laureata.

   

inizio pagina


  

   

Survivina, una spia per il tumore alla vescica

Un gruppo di ricercatori del Connecticut negli Stati Uniti ha esaminato le urine di una cinquantina di soggetti affetti da cancro alla vescica e di una ventina di controlli sani alla ricerca della survivina, una proteina che viene prodotta quando la cellula normale si trasforma in tumorale. La proteina era presente nei campioni di urina provenienti dai malati e assente in quelli dei controlli sani. La survivina nelle urine è quindi un marcatore del tumore alla vescica. Presto potrebbe essere disponibile un nuovo test diagnostico, poco costoso e non invasivo, per accertare il cancro alla vescica e utile anche per tenere sotto controllo la regressione del tumore con il trattamento chemioterapico.

   

inizio pagina


  

   

Per 1 italiano su 4 la salute dipende dalla dieta

Un italiano su quattro (25,6%) per mantenere e migliorare la sua salute segue una dieta. è quanto emerge da una indagine condotta su 1200 persone dal Censis e dal Forum della ricerca biomedica, presentata a Roma. Alla domanda su 'cosa fanno gli italiani per stare bene' il 34,9% del campione risponde che si sottopone ad esami di laboratorio e controlli medici preventivi, il 15,2% fa ginnastica, il 19,5% pratica uno sport, il 5,8% prende integratori alimentari, l'1,6% tecniche di rilassamento e meditazione. Mentre il 27,3% non fa nulla di tutto questo. Quanto poi alle potenzialità della medicina, la metà degli italiani (50,2%) crede che possano ''migliorare le condizioni di vita di ognuno'' piuttosto che ''prolungare il più possibile l'esistenza umana'' (25,7%). Per il 18,1% la scienza di Ippocrate può ''evitare agli individui di contrarre malattie'' mentre il 6% è ''scettico'' sulle sue possibilità reali.

  

inizio pagina


  

  

Fumo: 9 milioni di italiani con vizio nel 2010, la sfida dei medici 

Far perdere a 5 milioni di italiani la passione per le 'bionde', riducendo, in 10 anni, a 'soli' 9 milioni i fumatori nel nostro Paese. Questo, secondo medici e ricercatori, l'obiettivo da porsi per sconfiggere un 'vizio' che uccide più di 10 persone ogni ora e costa alla Stato 16mila miliardi di lire, spesi per trattare asma, malattie cardiovascolari, tumore del polmone, broncopneumopatia cronica ostruttiva, nascite sottopeso, tutte correlate alle 'boccate' di nicotina. Un obiettivo ''realizzabile solo mettendo in atto tutte le strategie possibili, a cominciare da una moderna legge antifumo'', come hanno sottolineato i camici bianchi rivolgendo un appello alle autorità sanitarie e agli italiani, durante il seminario ''Lotta contro il fumo di tabacco'', organizzato dalla Società italiana di farmacologia all'Istituto superiore di sanità a Roma. ''Da qui al 2010 - afferma Carlo La Vecchia, docente di epidemiologia all'università di Milano - dobbiamo riuscire ad abbassare dall'attuale 30% al 20% i fumatori e dal 20% al 15% le donne con il vizio''. Ma questo richiede una "inversione di rotta" rispetto a quanto fatto finora, nel nostro Paese, nella lotta contro il fumo. Sono 14 milioni gli italiani che non rinunciano alle sigarette. Negli ultimi cinque anni, le bionde hanno registrato poche defezioni: negli anni '80 fumava più di un uomo su 2, nel '95 si è passati a uno su tre, ma da allora il numero dei fumatori è rimasto costante, nonostante gli appelli e le avvertenze sui rischi per la salute. ''In Italia - ricorda La Vecchia - le sigarette provocano 85mila morti ogni anno: il fumo, dunque, è responsabile di un decesso su 7. Accedendo una sigaretta, si inalano sostanze tossiche che rendono chi fuma 5 volte più a rischio d'infarto, 10 volte di tumore alla laringe e 25 di cancro del polmone''.

   

inizio pagina


  

   

Tumori al seno in aumento, ma cala la mortalità

I tumori al seno sono in lieve, ma costante aumento, in Italia come nel resto d’Europa. Ma la mortalità per tumore al seno è diminuita di circa il 13% negli ultimi dieci anni e attualmente l’Italia registra i tassi di sopravvivenza tra i migliori in Europa. Merito delle prevenzione. Grazie ai programmi di screening mammografico: la diagnosi precoce permette di intervenire in tempo. Per questo tutte le regioni stanno potenziando i propri servizi di screening mammografico: grazie ai quali si calcola che nei prossimi 30 anni in Italia si potranno risparmiare circa 48.000 vite, con un costo complessivo di circa 2.000 lire per persona per anno. Le donne tra 50 e 69 anni sono invitate a ripetere il controllo mammografico ogni due anni, mentre sono in corso studi per valutarne l'efficacia nelle quarantenni. Questo perché il rischio di tumore al seno è inferiore e ci sono delle controindicazioni: il problema dei falsi positivi che indicono ansie. Per oltre mille donne tra 40 e 50 anni che potrebbero fare il controllo periodico, si salverebbe una vita, ma circa 400 verrebbero invitate per un ulteriore accertamento, col risultato di provocare ansia e paura.

   

inizio pagina


  

  

Ginseng, efficace alleato dell'antibiotico contro la bronchite

Il ginseng dà una mano all'antibiotico nella cura della bronchite cronica. L'estratto delle sue radici, preso insieme ad un antibatterico, ne potenzia l'efficacia e va oltre, riuscendo a ripulire i bronchi dai batteri non sempre sconfitti totalmente dal farmaco. A verificare queste virtù dell'estratto è uno studio italiano, condotto all'Università di Milano, e pubblicato su Clinical drug investigation. Tra i pazienti con bronchite cronica, ricordano i ricercatori, il 5% è vittima di attacchi acuti al 50-70% di origine batterica. Ma il trattamento antibatterico non è sempre sufficiente a sterilizzare l'intero sistema bronchiale e c'è dunque bisogno di un ausilio efficace, soprattutto per chi soffre di patologie concomitanti con infezioni frequenti. Anche dall'analisi dell'espettorato, lo studio condotto su 44 ammalati ha mostrato che l'estratto di ginseng è risultato efficace nell'eliminazione dei batteri. Ben conosciuto e coltivato in Cina, Giappone e Corea, il ginseng è considerato da sempre in Asia un rimedio universale, tanto che il suo nome botanico (panax quinquefolium) deriva dal greco "panakeia", ovvero panacea. I ricercatori italiani ricordano che in diversi studi precedenti ha dimostrato di migliorare la funzione immunologica e potrebbe quindi giocare un ruolo importante nella prevenzione e nelle terapie dei disturbi respiratori.

   

inizio pagina


  

  

Ginnastica "mentale" per combattere l'Alzheimer

Come i muscoli, anche il cervello va allenato e l'impegno in un hobby di tipo intellettuale (parole crociate o scacchi) riduce il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer mentre attività passive come guardare la tv lo aumentano. è quanto emerge da uno studio americano che ha analizzato i dati relativi a 193 pazienti affetti dal morbo di Alzheimer e a 358 persone sane riunite in un gruppo di controllo, tutti di età compresa fra i 70 e gli 80 anni, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Scopo dello studio era mettere a fuoco il livello di attività intellettuale svolta dai soggetti presi in esame, soprattutto nel periodo compreso fra i 20 e i 60 anni d'età. I dati relativi ai malati del morbo di Alzheimer sono stati raccolti attraverso interviste con familiari e conoscenti. La maggior parte dei malati del morbo di Alzheimer non aveva hobby in grado di fornire stimoli fisici o intellettuali e nel tempo libero si limitava a guardare la televisione. Fra quanti facevano invece esercizio fisico o avevano un impegno di carattere intellettuale l'incidenza di Alzheimer è nettamente inferiore. Soprattutto nel caso degli hobby intelligenti che ridurrebbero di due volte e mezzo il rischio del grave morbo neurologico. Stando a Zaven Zhachaturian, esperto della Alzheimer's Association, l'attività intellettuale stimola non solo la funzionalità dei neuroni, le cellule nervose, ma anche la loro capacità di stabilire connessioni con altre cellule. L'esercizio non servirebbe a scongiurare la malattia, di cui non si conoscono ancora le cause, ma a ritardarne l'insorgere.

   

inizio pagina


   

  

Meno infarti nei diabetici con il succo di pomodoro

Due bicchieri al giorno di succo di pomodoro possono ridurre notevolmente il rischio di infarto del miocardio in pazienti con il diabete 2. è il risultato di una ricerca condotta da studiosi neozelandesi pubblicata nell'edizione italiana di Diabetes care dell'associazione medici diabetologi. 

   

inizio pagina


  

  

Floricoltura: rischio malattie per le lavoratrici

Rischio di malattie muscolo-scheletriche per le donne che lavorano in floricoltura. è quanto emerge da un'indagine condotta dall'unità funzionale di prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell'Asl 3 in 47 aziende agricole che operano nel settore della floricoltura in provincia di Pistoia, una delle 'capitali' del settore. Sono state prese in esame un gruppo di donne di età compresa fra i 23 i 65 anni con anzianità lavorativa da 2 a 50 anni, impegnate tutto l'anno o stagionalmente. Lo studio si proponeva di valutare la reale consistenza del rischio da movimenti ripetitivi dell'arto superiore nelle tre fasi principali di lavorazione dei crisantemi: piantagione, raccolta e ammazzettatura. I risultati hanno evidenziato un'alta prevalenza di disturbi (dolore, disturbi della sensibilità, riduzione di forza) e malattie a carico degli arti superiori (periatrite scapolo omerale, epicondilite, crisi tendinee e sindrome del tunnel carpale) nelle lavoratrici. L'indagine ha fra l'altro appurato che la materia è del tutto priva di tutela assicurativa. L'Inail, infatti, difficilmente riconosce l'origine professionale di queste malattie.

   

inizio pagina


  

  

Veronesi: 5mila pazienti  nel 2001 aspetteranno senza esito trapianto di rene

Nel 2001 oltre 5 mila pazienti attenderanno inutilmente un trapianto di rene. Lo ha detto il ministro della Sanità Umberto Veronesi agli esperti riuniti nel congresso del quinto corso sui trapianti tenutosi a Roma. Per il ministro della Sanità il prelievo di organi da donatori viventi deve diventare una realtà consolidata come in altri paesi. Anche in Italia questa pratica - ha spiegato Veronesi - deve essere vista "come una scelta terapeutica possibile per numerosi pazienti in modo non alternativo, ma complementare rispetto alle operazioni attraverso il prelievo da cadavere.In Italia nel 2000 sono stati effettuati 1.400 trapianti di rene, mentre i pazienti in attesa erano 6.900. Nel 1995 nel nostro paese erano stati eseguiti 1061 interventi con reni prelevati da cadavere e 107 da donatore vivente. Nel 2000 i trapianti da cadavere sono stati 1.310 (+24%) e solamente 88 quelli da vivente (-18%). Ma pur se aumentassimo del 30% i prelievi di organi da cadavere per 2-3 anni - ha spiegato Veronesi - avremmo effettuato solamente 1700 trapianti, insufficienti rispetto ai 7000 pazienti in attesa. Per il trapianto da vivente, fra l'altro, manca ancora il parere del Consiglio superiore di Sanità (forse ci sarà tra qualche mese), che dovrà autorizzare i 15 centri italiani specializzati.

   

inizio pagina


  

   

Cancro al colon, uccide 17mila italiani l'anno

Il cancro del colon retto uccide un italiano ogni mezz'ora, la maggior parte nel Nord della penisola. Con 44mila nuovi casi ogni anno e 17mila decessi, miete più vittime di Aids, droga e malattia di Creutzfeldt-Jacob messe insieme, collocando il nostro Paese al primo posto in Europa per incidenza di questa patologia: 77,5 persone ogni 100 mila abitanti e con proiezioni in crescita del 2,2% al 2005. I dati sono stati resi noti in occasione della conferenza nazionale dell'associazione italiana di oncologia medica, che ha visto riuniti una parte dei 2.500 oncologi italiani aderenti all'associazioni per fare il punto sulla situazione e sulle nuove speranze introdotte dalle terapie combinate. Secondo gli esperti, le condizioni ambientali, quelle socio-economiche, la dieta e il progressivo invecchiamento della popolazione sono le quattro variabili determinanti l'incidenza del cancro al colon retto, che con un milione di nuovi casi all'anno nel mondo, è la quarta neoplasia dopo i tumori alle vie aeree, allo stomaco e alla mammella. Di fronte a questi numeri, la scienza medica opporrà nuovi farmaci e nuove strategie di intervento, che correttamente combinate consentiranno di triplicare la sopravvivenza.

  

inizio pagina

  

  

 

        

© terzaet@.com 2000. Tutti i diritti sono riservati