Un
italiano su tre soffre di una malattia cronica che
richiede tempi di lunga degenza e uno su cinque da due, ma, per fortuna,
circa un malato cronico su due è in buona salute. è
la fotografia scattata nel II rapporto
nazionale sulle politiche della cronicità dal
coordinamento nazionale delle associazioni dei malati
cronici e presentato a Roma. Dal rapporto emerge che il 3% degli italiani soffre
di diabete, il 10% è iperteso, il 6% ha bronchite
cronica, quasi il 18% è affetto da artrosi o
artrite,
il 5% da osteoporosi, il 4% da malattie cardiache,
quasi il 7% da malattie allergiche, quasi il 4% da
quelle nervose e 3% da ulcera gastrica o duodenale. L'Alzheimer
colpisce 500 mila persone, 39 mila sono i nefropatici,
50 mila i pazienti con sclerosi multipla, quasi 2,8
milioni i disabili. Milioni di persone alle prese non
solo con i disturbi della loro malattia, ma anche con
i mali della burocrazia. Il cittadino non viene
informato del suo diritto ad essere rimborsato per le
spese sostenute in eccesso rispetto ai ticket, e
tantomeno risarcito. Inoltre, rinnovare l'esenzione
ai ticket o richiedere il riconoscimento di
invalidità significa ancora oggi affrontare, in buona
parte del Paese, un percorso difficile e ostacoli di
qualsiasi genere. Ad incontrare le maggiori
difficoltà sono coloro che necessitano del ricovero
in una struttura per lungodegenti o in un hospice. Nel
contempo sono aumentate del 30% le dimissioni forzate
dagli ospedali, principalmente nell'area oncologica, e
solo nel 18% dei casi il malato ha una famiglia ad
attenderlo in grado di gestirlo autonomamente.
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Allergie,
il Cnr sviluppa un nuovo farmaco
Nuove
speranze per i 4 milioni di italiani che soffrono di
allergia grazie a uno studio del Cnr su un vaccino
ipoallergenico. Si tratta di un brevetto industriale
sviluppato all'Istituto biosintesi vegetali (Ibv) del
consiglio nazionale delle ricerche di Milano, che ha
indirizzato i propri studi anche sulle patologie
causate dalle graminacee, dagli acari e dalla
parietaria judaica (meglio nota come allergia
mediterranea).
Le allergie, che proprio
nel mese di marzo cominciano ad infastidire milioni di
persone nel nostro paese - ha spiegato Angelo Viotti,
ricercatore dell'Ibv-Cnr - sono determinate da una
anomalia del sistema immunitario che reagisce
producendo particolari anticorpi rivolti contro
specifiche proteine, contenute principalmente in
pollini, acari, epiteli ed alcuni alimenti". E
conclude: "è
proprio su questi che abbiamo concentrato la nostra
attenzione, ottenendo per alcune di esse delle
varianti ipoallergeniche". Somministrando dosi minime ma
crescenti di vaccini ottenuti a partire dalla stessa
sostanza causa della malattia è possibile indurre nel
paziente una "tolleranza immunologica" nei
confronti di quella sostanza contribuendo così alla
attenuazione dei sintomi allergici. Il rischio principale collegato a
questo metodo però è di scatenare, come nel caso dei
trapianti, effetti collaterali anche gravi.
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Passeggiare
fa bene al cuore delle donne
Passeggiare
una o due ore alla settimana fa bene al cuore delle
donne: un nuovo studio scientifico americano ha
dimostrato per la prima volta come camminare, anche
lentamente, possa dimezzare i rischi di malattie
cardiovascolari. L'indagine
realizzata all'Harvard Medical School ha seguito per
cinque anni la salute di circa 40mila donne al di
sopra dei 45 anni di età senza problemi medici: le
signore con l'abitudine di passeggiare regolarmente
una o due ore a settimana hanno evidenziato la metà
dei disturbi cardiaci manifestati dalle donne
sedentarie. I benefici del passeggiare sono
risultati evidenti anche per le donne con altri
fattori di rischio, come l'obesità
o il vizio del fumo.
Secondo gli autori del rapporto, pubblicato sulla
rivista Jama, «più che l'intensità della
camminata, ciò che conta per i benefici alla salute
cardiaca è la quantità di tempo trascorso
passeggiando».
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Le
statine anche per l'Alzheimer
Da
anni le statine sono utilizzate nella terapia contro
il colesterolo ma nuovi studi ne hanno accertato l’efficacia
anche contro l’infiammazione delle arterie,
considerata una delle cause principali della
formazione della placca di colesterolo nelle
coronarie. Allo studio attualmente è il potenziale
per la profilassi contro l’ictus, il
diabete e
l’osteoporosi. Ma la scoperta più interessante,
come riporta la rivista Jama, è che la
terapia di prevenzione contro il colesterolo ha come
effetto collaterale anche una diminuzione
dell’incidenza di Alzheimer fino al 70%.
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Utero:
un esame rivela il tumore
Durante
l'ottavo Congresso mondiale di Ginecologia ed
Ostetricia tenutosi a Firenze, gli specialisti hanno
chiesto alle autorità sanitarie di rendere
obbligatorio per le donne in menopausa il test che
evidenzia la presenza di inibina nel sangue. L'inibina
è una sostanza prodotta dall'utero durante il ciclo
mestruale, la cui presenza in menopausa, però,
denuncia la formazione di tumori all'utero.
Con
un semplice esame del sangue, dunque, si potrebbe
verificare lo stato di salute di questo organo
femminile.
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Infarto:
a rischio i "cuori infranti"
«Cuori
infranti»: non solo un modo di dire, ma una realtà
di fatto. è
questo il risultato di uno studio del Karolinska
Institutet di Stoccolma pubblicato sulla rivista
scientifica Jama. Lo studio sostiene che le beghe
coniugali sarebbero in grado di triplicare il tasso di
mortalità delle donne che soffrono di malattie di
cuore (cardiopatie). La ricerca, durata cinque anni,
ha coinvolto circa trecento donne tra i 30 e i 65 anni
con seri disturbi al cuore (infarto del miocardio e
angina pectoris). Dopo questo lungo arco di tempo è
emerso che le donne con matrimoni in crisi erano
colpite più frequentemente da altri infarti o,
comunque, da nuove crisi cardiache, rispetto alle
donne con una vita sentimentale serena o single.
Insomma, meglio sole che male accompagnate.
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Artrosi,
una malattia al femminile
Complessivamente l’artrosi colpisce più le
donne degli uomini: una frequenza evidente soprattutto
dopo i 55 anni, causata con ogni probabilità da
alterazioni del metabolismo osseo e cartilagineo,
dovute a modificazioni ormonali. Fino ai 45 anni sono
invece gli uomini ad essere maggiormente a rischio - e
in questo caso la precocità dell’insorgenza
dell'artrosi può essere ricondotta all'attività
lavorativa – anche se però alcune forme della
malattia si riscontrano più frequentemente sempre nel
sesso femminile. In particolare, i noduli delle dita
delle mani (già intorno ai 30-40 anni), l'artrosi
cervicale (fra i 35 e i 55 anni) e l’artrosi al
ginocchio (intorno ai 40 anni). A parità di età, nelle donne è colpito un maggior numero di
articolazioni rispetto agli uomini e l'entità del
danno è generalmente più rilevante. In rapporto al
sesso si riscontra anche una differenza delle sedi
articolari colpite. Negli uomini sono interessati
soprattutto la colonna lombare e quindi i polsi, i
gomiti, le spalle e le caviglie. Nelle donne la
colonna cervicale, la colonna dorsale, le mani e i
piedi. Peraltro l’artrosi del ginocchio e
dell’anca sono le forme più frequenti della
malattia in entrambi i sessi.
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Vene:
malate per 20 mln di italiani, sotto accusa
"tempo pazzo"
Sono
le vene il punto debole degli italiani. Capillari,
varici e trombosi colpiscono 20 milioni di persone, in
pratica un adulto su dieci. Sotto accusa i lunghi
viaggi in macchina, aereo, motorino o pullman, la vita
sedentaria, gli stravizi a tavola e i chili di troppo.
Ma anche il clima impazzito, che non facilita certo la
vita di questo esercito di 'dolenti'. A puntare il
dito contro il 'termosifone impazzito della Terra"
sono gli esperti del Collegio italiano di flebologia.
«Da due anni a questa parte - spiega il presidente
Claudio Allegra, presentando a Roma le prime Linee
Guida italiane per la diagnosi e il trattamento di
queste patologie - ci sono solo due mesi di freddo e
quattro di caldo, contro sei mesi di primavera. Una
stagione difficile per chi soffre di problemi alle
vene, perché deve adattarsi a brusche variazioni di
clima, temperatura e pressione. A questo si aggiunge
il clima caldo-umido nel quale siamo 'calati' tutto il
giorno: in auto, a casa e in ufficio». Risultato?
Gonfiori, pesantezza e dolori localizzati più
frequenti e forti che mai. Lo sanno bene soprattutto
le donne italiane (il rapporto con gli uomini è di 3
a 1), in particolare casalinghe, parrucchiere,
cassiere, giornaliste e commesse.
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La
felicità aiuta a prevenire l'ictus
Secondo
un'équipe di ricercatori americani, chi ha la fortuna
di essere felice ha anche il vantaggio di rischiare
meno di essere colpito da emorragia cerebrale. La
felicità è, quindi, un'ottima cura preventiva dell'ictus. Finora gli studi avevano evidenziato l'altra
faccia della medaglia, e cioè che la depressione e
l'abbattimento psicologico aumentano il rischio di
essere colpiti da un attacco apoplettico. La ricerca
condotta dagli esperti del Medical Branch
dell'Università del Texas, pubblicata sulla rivista Psychosomatic
Medicine, ha studiato l'impatto delle emozioni
psicologiche positive sul rischio di ictus, patologia
che rappresenta una delle tre principali cause di
morte nei paesi sviluppati. Sono state esaminate 2.478
persone di 65 o più anni ed è risultato che i più
soddisfatti della vita erano anche i meno soggetti al
rischio di ictus. Il contrario, invece, per i
depressi. Chi, infatti, otteneva un punteggio alto in
base ad un questionario sul benessere psicologico
presentava un'incidenza di ictus pari a un terzo
rispetto a chi aveva punteggio zero. Questa
associazione era più accentuata nei maschi rispetto
alle femmine e nei bianchi rispetto ai neri.
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Progesterone,
una speranza contro il cancro ovarico
Arriva
dagli Stati Uniti la speranza di migliorare la
prevenzione dei tumori alle ovaie, che rappresentano
la quarta causa di morte per cancro fra le donne, sia
fra quante prendono la pillola anticoncezionale sia
fra quante non la prendono. L'indicazione emerge dai
risultati di due studi che migliorano la
conoscenza del perché le pillole anticoncezionali
assicurano protezione contro il cancro delle ovaia.
L'azione benefica sembra non derivare
dall'interruzione dell'ovulazione, come s'è finora
creduto, ma da un'azione diretta di un ormone, il
progesterone, contenuto nelle pillole. Altri studi
condotti in passato avevano già provato che l'uso di
routine di contraccettivi orali per almeno tre anni
era in grado di ridurre anche della metà il rischio
di cancro alle ovaia. Ciò che restava un mistero era
il perché accadeva questo. «I nuovi studi - spiega
il dottor Gustavo Rodriguez del centro medico della
Duke University a Durham, nella Carolina del Nord -
consente, invece, di capire i meccanismi della
prevenzione». Il progesterone delle pillole agisce in
un modo biologico che non ha nulla a che vedere con
l'inibizione dell'ovulazione. La scoperta dovrebbe
consentire la produzione di pillole che siano mirate
alla prevenzione del cancro alle ovaie, anche nelle
donne in menopausa che non hanno più ovulazioni e
che, dunque, non usano la pillola anticoncezionale e
che rappresentano uno dei gruppi a rischio di cancro
alle ovaia.
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Anziani
d'Italia, la "vecchiaia" può attendere
Una
ricerca condotta dal CNR (l'istituto di ricerche
sulla popolazione) tramite un sondaggio su 4300
persone di età compresa tra i 60 e i 74 anni, ai
quali il termine "vecchiaia" non è gradito,
meglio "seconda età adulta", dimostra che
gli anziani di oggi sono ancora attivi, scoppiano di
salute e coltivano interessi e progetti. La
famiglia è al centro della vita degli
ultrasessantenni italiani: il 70% dichiara di vivere
ancora con armonia il rapporto di coppia nel
matrimonio, a fronte di appena un 2% di divorziati o
separati. Il 90% frequenta con regolarità i figli e
il 36% si occupa attivamente dei nipoti. Il passaggio
dalla vita lavorativa al pensionamento non è così
facile, se è vero che molti degli intervistati
desiderano un lavoro (27% degli uomini e 20% delle
donne) e il 22% si sente a carico delle istituzioni
pubbliche. Ma gli anziani d'Italia dimostrano di
sapersi organizzare ottimamente: energici e pieni di
voglia di fare, il 19% pratica attività
sportive e il 33% studia, frequentando l'Università
della terza età, mentre l'11% si dedica al
volontariato. Difficile il rapporto con le nuove
tecnologie, ritenute troppo complicate, ma il 15%
degli anziani del campione ha imparato ad usare il
computer e il 25% si è comprato un cellulare, fonte
di sicurezza e tranquillità. Non poteva esserci
titolo migliore per lo studio che «La
vecchiaia può attendere», a dimostrazione di una terza
età italiana fatta di persone che non si sentono «al tramonto», ma hanno una vita ancora
piena e attiva.
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Depressione,
aumenta il rischio di morte per crisi cardiaca
Una forte depressione nervosa aumenta da tre a
quattro volte il rischio di morte per crisi cardiaca
nelle persone che hanno più di 55 anni. Sono questi i
risultati di uno studio pubblicato sulla rivista
Archives of General Psychiatry, che
ha tenuto sotto controllo 2.900 persone tra i 55 e gli
85 anni. I
risultati, secondo gli autori, dimostrano che «la
prevenzione ed i trattamenti contro la depressione
devono entrare a far parte anche degli interventi
diretti a ridurre i rischi di crisi cardiache mortali».
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Parkinson,
studio spiega perché manca l'olfatto
Chi
soffre del morbo di Parkinson non sente bene gli odori
perché non sa più sniffare. A questa conclusione
sono giunti ricercatori della California che hanno
smentito il luogo comune secondo cui il pessimo
olfatto dei malati di Parkinson dipende dalla
degenerazione dei neuroni legati a questo senso. I
malati del morbo di Parkinson, scrive sulla rivista Proceedings
of the National Academy of Sciences Noam Sobel
dell'University of California di Berkeley, non perdono
i neuroni dell'olfatto ma perdono la capacità di
sniffare, cioè di tirare aria su per le narici con
una pressione sufficiente a cogliere gli odori.
Attraverso diversi test incrociati con l'uso di
maschere e carte 'gratta e odora' su 20 malati e 20
persone sane, gli studiosi hanno stabilito che in
generale, quando devono odorare qualcosa, i malati del
morbo di Parkinson avvicinano l'oggetto alle narici ma
poi non sniffano. L'atto di sniffare non serve solo a
trasportare le particelle dell'odore all'interno delle
narici perché possano essere catturate e quindi
percepite, ma anche a stimolare l'attività
dei neuroni impegnati nel senso dell'olfatto. Nella
maggior parte dei casi basta far notare questo
particolare perché gli interessati facciano lo sforzo
necessario e, sniffando, scoprano di poter ritrovare,
anche se non completamente, la capacità di sentire
gli odori. Rimane ora da stabilire se
questa capacità sia di lunga durata e se l'esercizio
possa portare a un recupero completo o quasi
dell'olfatto.
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Ospedali:
gli italiani scelgono quelli pubblici in 9 casi su 10
Per ricoverarsi gli italiani preferiscono gli ospedali
pubblici in 9 casi su 10, ma non disdegnano le
strutture private per la lungodegenza e la
riabilitazione. A fornire i dati aggiornati sui
ricoveri ospedalieri nella penisola è il Rapporto '99
redatto dal Dipartimento della programmazione del
ministero della Sanità, da cui si rileva una lieve
riduzione dei ricoveri per acuti e dei giorni di
degenza preoperatori, mentre aumentano i parti
cesarei. Il rapporto analizza le schede di
dimissione ospedaliera provenienti da tutti gli
istituti di ricovero e cura pubblici e privati sul
territorio nazionale. Nel 1999, nei 1.510 istituti di ricovero e cura pubblici e
privati presenti in Italia sono state effettuate oltre
12,7 milioni di dimissioni e 85,8 milioni di giornate
di degenza. «Pur nell'ambito di un incremento
complessivo di dimissioni - commenta il ministero in
una nota - si registra una lieve diminuzione dei
ricoveri per acuti», circa 200mila, «soprattutto nel
settore pubblico, e delle relative giornate di degenza». Aumentano le attività di riabilitazione e
lungodegenza, sia in ambito pubblico che privato. Il
tasso di ospedalizzazione è di 165 ricoveri per acuti
ogni 1.000 abitanti in regime ordinario e di 42 in
regime di day hospital (dato quest'ultimo in lieve
aumento).
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Estrogeno,
allarme per cancro alle ovaie
Secondo
uno
studio condotto dall'American Cancer Society, le
donne sottoposte a una terapia di estrogeno per 10 o
più anni dopo la menopausa rischiano il cancro alle
ovaie in misura doppia rispetto alla norma. Lo
studio non presenta però indicazioni sugli effetti
dell'estrogeno abbinato alla progestina: questa
formula rappresenta ormai la prassi nel trattamento
ormonale cui tante donne si sottopongono dopo la menopausa, per
alleviare alcuni disturbi e combattere forme di
decadimento fisico come l'osteoporosi. Comparando
i dati relativi alle donne che hanno seguito terapie
ormonali per 10 anni o più a quelli delle donne che
non seguivano queste terapie, è stato verificato che
fra le donne del primo gruppo l'incidenza di cancro
alle ovaie era doppia.
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Malattie
di cuore, i magri rischiano più degli obesi
Uno studio italiano presentato al congresso dei
cardiologi americani di Orlando dimostra che i magri
hanno un rischio più elevato di ammalarsi di malattie
cardiovascolari perfino rispetto agli obesi. Se l'obesità è considerata da tempo un fattore di
rischio, stando a questo studio decisamente
sorprendente neanche i magri possono tirare un sospiro
di sollievo. Nell'indagine sono state prese in esame
oltre duemila persone ipertese, divise in cinque
gruppi a seconda del loro indice di massa corporea (Bmi).
La mortalità per malattia cardiovascolare dei magri
era identica a quella degli obesi e superiore a quella
degli altri gruppi con valori intermedi di Bmi. Non
solo: un altro studio americano presentato a Orlando
sembrerebbe confermare questa osservazione italiana. A
Cleveland i ricercatori hanno analizzato 2018 persone
che avevano subito un'angioplastica, dividendole in
diversi gruppi a seconda del peso. è
risultato che
erano di più (6%) i magri che avevano delle
conseguenze (morte, coma, infarto,
ictus) dopo
l'intervento, rispetto ai normali (4%) e agli obesi
(2%). Le due indagini, hanno
sottolineato gli esperti riuniti a Orlando, sono state
realizzate in una popolazione particolare e non
"generale": resta comunque il dubbio che
essere magri non sia necessariamente l'ideale in
termini di salute del cuore.
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Ipertensione,
la vitamina C abbassa i valori
Chi
soffre di ipertensione può trovare un ottimo alleato
nella vitamina
C. La notizia, pubblicata recentemente sulla rivista
Lancet, arriva da un'équipe di ricercatori americani
che ha sottoposto un gruppo di malati a un trattamento
di 500 milligrammi di vitamina C al giorno e un altro
a una cura a base di placebo, una sostanza inerte.
Trenta giorni dopo l'inizio della somministrazione, le
persone che avevano assunto la vitamina C hanno
presentato un abbassamento dei valori della pressione
minori del 9% rispetto all'altro gruppo di malati di
ipertensione.
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Tanti
benefici in un grappolo d'uva
Recenti
ricerche hanno dimostrato che gli acini d'uva sono
efficaci nel combattere l'invecchiamento. Essi,
infatti, contengono, tra l'altro, tannini, flavonoidi
e antocianine, sostanze in grado di contrastare i
radicali liberi, responsabili dell'invecchiamento
della pelle e dell'organismo. L'uva, inoltre, proprio
perché contiene elevate percentuali di acqua, è
anche diuretica, lassativa e disintossicante. Chi
però soffre di colite, di ulcera gastrica e di
diabete deve moderare il consumo.
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Un
italiano su 10 è obeso, il record nel mezzogiorno
Un
italiano su 10 è obeso
e 3 su 10 sono sovrappeso. Ma non è un fenomeno
nazionale. Si tratta infatti di un'epidemia mondiale,
come sostiene l'Oms, che mina la salute con malattie
cardiovascolari, diabete, ipertensione e cancro. I
dati italiani sono stati raccolti dall'Istat, che ha
tracciato l'identikit della persona obesa: ha più di
45 anni, vive nel meridione, ha un basso livello di
istruzione ed è in prevalenza maschio. Entrando nei
grandi numeri, sono 4 milioni gli italiani obesi, con
un incremento del 25% rispetto al 1994, mentre i
soggetti sovrappeso sono invece 15 milioni e non sono
aumentati rispetto allo stesso anno. L'obesità
aumenta con il crescere dell'età: i giovani
extra-large sono solo il 2%, mentre il valore massimo
si raggiunge dopo i 55 anni quando i 'ciccioni'
toccano il 15%. Dal punto di vista territoriale gli
extra large abitano in prevalenza al sud, dove l'11,4%
della popolazione è super-grassa contro il
nord-ovest, dove la percentuale è del 7,5. Una chiave
di lettura dell'obesità è la correlazione tra tasso
di obesità e condizioni socio-economiche svantaggiate
e tra basso livello di istruzione ed eccesso di peso.
Tra gli adulti con un livello di istruzione medio alto
infatti la percentuale degli obesi è del 4,5%, mentre
sale al 15% tra gli adulti che arrivano alla licenza
elementare. L'Istat rileva che per una donna con basso
titolo di studio il rischio di ingrassare è 3-4 volte
superiore rispetto a una donna diplomata o laureata.
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Survivina,
una spia per il tumore alla vescica
Un
gruppo di ricercatori del Connecticut negli Stati
Uniti ha esaminato le urine di una cinquantina di
soggetti affetti da cancro alla vescica e di una
ventina di controlli sani alla ricerca della survivina,
una proteina che viene prodotta quando la cellula
normale si trasforma in tumorale. La proteina era
presente nei campioni di urina provenienti dai malati
e assente in quelli dei controlli sani. La survivina
nelle urine è quindi un marcatore del tumore alla
vescica. Presto potrebbe essere disponibile un nuovo
test diagnostico, poco costoso e non invasivo, per
accertare il cancro alla vescica e utile anche per
tenere sotto controllo la regressione del tumore con
il trattamento chemioterapico.
inizio
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Per
1 italiano su 4 la salute dipende dalla dieta
Un
italiano su quattro (25,6%) per mantenere e migliorare
la sua salute segue una dieta. è
quanto emerge da una indagine condotta su 1200 persone
dal Censis e dal Forum della ricerca biomedica,
presentata a Roma. Alla domanda su 'cosa fanno gli
italiani per stare bene' il 34,9% del campione
risponde che si sottopone ad esami di laboratorio e
controlli medici preventivi, il 15,2% fa ginnastica,
il 19,5% pratica uno sport, il 5,8% prende integratori
alimentari, l'1,6% tecniche di rilassamento e
meditazione. Mentre il 27,3% non fa nulla di tutto
questo. Quanto poi alle potenzialità della medicina,
la metà degli italiani (50,2%) crede che possano
''migliorare le condizioni di vita di ognuno''
piuttosto che ''prolungare il più possibile
l'esistenza umana'' (25,7%). Per il 18,1% la scienza
di Ippocrate può ''evitare agli individui di
contrarre malattie'' mentre il 6% è ''scettico''
sulle sue possibilità reali.
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Fumo:
9 milioni di italiani con vizio nel 2010, la sfida dei
medici
Far
perdere a 5 milioni di italiani la passione per le 'bionde',
riducendo, in 10 anni, a 'soli' 9 milioni i fumatori
nel nostro Paese. Questo, secondo medici e
ricercatori, l'obiettivo da porsi per sconfiggere un
'vizio' che uccide più di 10 persone ogni ora e costa
alla Stato 16mila miliardi di lire, spesi per trattare
asma, malattie cardiovascolari, tumore del polmone,
broncopneumopatia cronica ostruttiva, nascite
sottopeso, tutte correlate alle 'boccate' di nicotina.
Un obiettivo ''realizzabile solo mettendo in atto
tutte le strategie possibili, a cominciare da una
moderna legge antifumo'', come hanno sottolineato i
camici bianchi rivolgendo un appello alle autorità
sanitarie e agli italiani, durante il seminario
''Lotta contro il fumo
di tabacco'', organizzato dalla Società italiana di
farmacologia all'Istituto superiore di sanità a Roma.
''Da qui al 2010 - afferma Carlo La Vecchia, docente
di epidemiologia all'università di Milano - dobbiamo
riuscire ad abbassare dall'attuale 30% al 20% i
fumatori e dal 20% al 15% le donne con il vizio''. Ma
questo richiede una "inversione di rotta"
rispetto a quanto fatto finora, nel nostro Paese,
nella lotta contro il fumo. Sono 14 milioni gli
italiani che non rinunciano alle sigarette. Negli
ultimi cinque anni, le bionde hanno registrato poche
defezioni: negli anni '80 fumava più di un uomo su 2,
nel '95 si è passati a uno su tre, ma da allora il
numero dei fumatori è rimasto costante, nonostante
gli appelli e le avvertenze sui rischi per la salute.
''In Italia - ricorda La Vecchia - le sigarette
provocano 85mila morti ogni anno: il fumo, dunque, è
responsabile di un decesso su 7. Accedendo una
sigaretta, si inalano sostanze tossiche che rendono
chi fuma 5 volte più a rischio d'infarto, 10 volte di
tumore alla laringe e 25 di cancro del polmone''.
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Tumori
al seno in aumento, ma cala la mortalità
I
tumori al seno sono in lieve, ma costante aumento, in
Italia come nel resto d’Europa. Ma la mortalità per
tumore al seno è diminuita di circa il 13% negli
ultimi dieci anni e attualmente l’Italia registra i
tassi di sopravvivenza tra i migliori in Europa.
Merito delle prevenzione. Grazie ai programmi di
screening mammografico: la diagnosi precoce permette
di intervenire in tempo. Per questo tutte le regioni
stanno potenziando i propri servizi di screening
mammografico: grazie ai quali si calcola che nei
prossimi 30 anni in Italia si potranno risparmiare
circa 48.000 vite, con un costo complessivo di circa
2.000 lire per persona per anno. Le donne tra 50 e 69
anni sono invitate a ripetere il controllo
mammografico ogni due anni, mentre sono in corso studi
per valutarne l'efficacia nelle quarantenni. Questo
perché il rischio di tumore al seno è inferiore e ci
sono delle controindicazioni: il problema dei falsi
positivi che indicono ansie. Per oltre mille donne tra
40 e 50 anni che potrebbero fare il controllo
periodico, si salverebbe una vita, ma circa 400
verrebbero invitate per un ulteriore accertamento, col
risultato di provocare ansia e paura.
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Ginseng,
efficace alleato dell'antibiotico contro la bronchite
Il
ginseng dà una mano all'antibiotico nella cura della
bronchite cronica. L'estratto delle sue radici, preso
insieme ad un antibatterico, ne potenzia l'efficacia e
va oltre, riuscendo a ripulire i bronchi dai batteri
non sempre sconfitti totalmente dal farmaco. A
verificare queste virtù dell'estratto è uno studio
italiano, condotto all'Università di Milano, e
pubblicato su Clinical drug investigation. Tra
i pazienti con bronchite cronica, ricordano i
ricercatori, il 5% è vittima di attacchi acuti al
50-70% di origine batterica. Ma il trattamento
antibatterico non è sempre sufficiente a sterilizzare
l'intero sistema bronchiale e c'è dunque bisogno di
un ausilio efficace, soprattutto per chi soffre di
patologie concomitanti con infezioni frequenti. Anche
dall'analisi dell'espettorato, lo studio condotto su
44 ammalati ha mostrato che l'estratto di ginseng è
risultato efficace nell'eliminazione dei batteri. Ben
conosciuto e coltivato in Cina, Giappone e Corea, il
ginseng è considerato da sempre in Asia un rimedio
universale, tanto che il suo nome botanico (panax
quinquefolium) deriva dal greco "panakeia",
ovvero panacea. I ricercatori italiani ricordano che
in diversi studi precedenti ha dimostrato di
migliorare la funzione immunologica e potrebbe quindi
giocare un ruolo importante nella prevenzione e nelle
terapie dei disturbi respiratori.
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Ginnastica
"mentale" per combattere l'Alzheimer
Come
i muscoli, anche il cervello va allenato e l'impegno
in un hobby di tipo intellettuale (parole crociate o
scacchi) riduce il rischio di sviluppare il morbo
di Alzheimer mentre attività passive come
guardare la tv lo aumentano. è
quanto emerge da uno studio americano che ha
analizzato i dati relativi a 193 pazienti affetti dal
morbo di Alzheimer e a 358 persone sane riunite in un
gruppo di controllo, tutti di età compresa fra i 70 e
gli 80 anni, i cui risultati sono stati pubblicati
sulla rivista Proceedings of the National Academy
of Sciences. Scopo dello studio era mettere a
fuoco il livello di attività intellettuale svolta dai
soggetti presi in esame, soprattutto nel periodo
compreso fra i 20 e i 60 anni d'età. I dati relativi
ai malati del morbo di Alzheimer sono stati raccolti
attraverso interviste con familiari e conoscenti. La
maggior parte dei malati del morbo di Alzheimer non
aveva hobby in grado di fornire stimoli fisici o
intellettuali e nel tempo libero si limitava a
guardare la televisione. Fra quanti facevano invece
esercizio fisico o avevano un impegno di carattere
intellettuale l'incidenza di Alzheimer è nettamente
inferiore. Soprattutto nel caso degli hobby
intelligenti che ridurrebbero di due volte e mezzo il
rischio del grave morbo neurologico. Stando a Zaven
Zhachaturian, esperto della Alzheimer's Association,
l'attività intellettuale stimola non solo la
funzionalità dei neuroni, le cellule nervose, ma
anche la loro capacità di stabilire connessioni con
altre cellule. L'esercizio non servirebbe a
scongiurare la malattia, di cui non si conoscono
ancora le cause, ma a ritardarne l'insorgere.
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Meno
infarti nei diabetici con il succo di pomodoro
Due
bicchieri al giorno di succo di pomodoro possono
ridurre notevolmente il rischio di infarto
del miocardio in pazienti con il diabete
2. è
il risultato di una ricerca condotta da studiosi
neozelandesi pubblicata nell'edizione italiana di Diabetes
care dell'associazione medici diabetologi.
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Floricoltura:
rischio malattie per le lavoratrici
Rischio
di malattie muscolo-scheletriche per le donne che
lavorano in floricoltura. è
quanto emerge da un'indagine condotta dall'unità
funzionale di prevenzione, igiene e sicurezza nei
luoghi di lavoro dell'Asl 3 in 47 aziende agricole che
operano nel settore della floricoltura in provincia di
Pistoia, una delle 'capitali' del settore. Sono state
prese in esame un gruppo di donne di età compresa fra
i 23 i 65 anni con anzianità lavorativa da 2 a 50
anni, impegnate tutto l'anno o stagionalmente. Lo
studio si proponeva di valutare la reale consistenza
del rischio da movimenti ripetitivi dell'arto
superiore nelle tre fasi principali di lavorazione dei
crisantemi: piantagione, raccolta e ammazzettatura. I
risultati hanno evidenziato un'alta prevalenza di
disturbi (dolore, disturbi della sensibilità,
riduzione di forza) e malattie a carico degli arti
superiori (periatrite scapolo omerale, epicondilite,
crisi tendinee e sindrome del tunnel carpale) nelle
lavoratrici. L'indagine ha fra l'altro appurato che la
materia è del tutto priva di tutela assicurativa. L'Inail,
infatti, difficilmente riconosce l'origine
professionale di queste malattie.
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Veronesi:
5mila pazienti nel 2001 aspetteranno senza esito
trapianto di rene
Nel
2001 oltre 5 mila pazienti attenderanno inutilmente un
trapianto di rene. Lo ha detto il ministro della Sanità
Umberto Veronesi agli esperti riuniti nel congresso
del quinto corso sui trapianti tenutosi a Roma. Per il
ministro della Sanità il prelievo di organi da
donatori viventi deve diventare una realtà
consolidata come in altri paesi. Anche in Italia
questa pratica - ha spiegato Veronesi - deve essere
vista "come una scelta terapeutica possibile per
numerosi pazienti in modo non alternativo, ma
complementare rispetto alle operazioni attraverso il
prelievo da cadavere.In Italia nel 2000 sono stati
effettuati 1.400 trapianti di rene, mentre i pazienti
in attesa erano 6.900. Nel 1995 nel nostro paese erano
stati eseguiti 1061 interventi con reni prelevati da
cadavere e 107 da donatore vivente. Nel 2000 i
trapianti da cadavere sono stati 1.310 (+24%) e
solamente 88 quelli da vivente (-18%). Ma pur se
aumentassimo del 30% i prelievi di organi da cadavere
per 2-3 anni - ha spiegato Veronesi - avremmo
effettuato solamente 1700 trapianti, insufficienti
rispetto ai 7000 pazienti in attesa. Per il trapianto
da vivente, fra l'altro, manca ancora il parere del
Consiglio superiore di Sanità (forse ci sarà tra
qualche mese), che dovrà autorizzare i 15 centri
italiani specializzati.
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Cancro
al colon, uccide 17mila italiani l'anno
Il
cancro del colon retto uccide un italiano ogni
mezz'ora, la maggior parte nel Nord della penisola.
Con 44mila nuovi casi ogni anno e 17mila decessi,
miete più vittime di Aids, droga e malattia di
Creutzfeldt-Jacob messe insieme, collocando il nostro
Paese al primo posto in Europa per incidenza di questa
patologia: 77,5 persone ogni 100 mila abitanti e con
proiezioni in crescita del 2,2% al 2005. I dati sono
stati resi noti in occasione della conferenza
nazionale dell'associazione italiana di oncologia
medica, che ha visto riuniti una parte dei 2.500
oncologi italiani aderenti all'associazioni per fare
il punto sulla situazione e sulle nuove speranze
introdotte dalle terapie combinate. Secondo gli
esperti, le condizioni ambientali, quelle
socio-economiche, la dieta e il progressivo
invecchiamento della popolazione sono le quattro
variabili determinanti l'incidenza del cancro al colon
retto, che con un milione di nuovi casi all'anno nel
mondo, è la quarta neoplasia dopo i tumori alle vie
aeree, allo stomaco e alla mammella. Di fronte a
questi numeri, la scienza medica opporrà nuovi
farmaci e nuove strategie di intervento, che
correttamente combinate consentiranno di triplicare la
sopravvivenza.
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