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delle notizie flash
Novembre 2001
Altri
mesi
Indice
dei titoli
Andrologia,
visite gratuite nei centri italiani
Osteoporosi,
ne soffre anche un milione di italiani
Esami
gratuiti in Humanitas grazie al Progetto Dante
Italiani
sempre più obesi, più grave la situazione tra donne
Diabete:
3 mln di malati, nel 2025 saranno il doppio
Multe
salate per chi fuma nei luoghi pubblici
Anziani:
una vera sindrome la causa delle cadute
Pressione
arteriosa, utile misurarla anche alla caviglia
Trombosi,
prima causa di decesso negli ospedali
Prevenzione
diabete, da Abruzzo studio "Navigator"
Donazioni
organi, favorevole il 75% degli italiani
A
81 anni resta senza cibo per 24 ore
Parkinson,
i benefici con la stimolazione elettrica
Anziani,
aumenta il rischio d'infarto nei depressi
Vitamina
D contro cancro alla prostata
I
figli fanno bene alle ossa
Farmaci
generici: ministero, farmacista tenuto a sostituire
Bologna
ad Alta Voce, letture in piazza
Adattarsi
allo stress e Dna, ecco i segreti per vivere a lungo
Sirchia:
anziani problema urgente, sono abbandonati
Anziani,
curare ipertensione se il rischio è multiplo
300
ospedali fanno identikit infarto degli italiani
Menopausa,
arriva un anno prima per le fumatrici
Cancro:
oltre metà degli italiani non fa nulla per prevenirlo
Raffreddore:
adesso si cura con frutta e verdura
Parkinson,
un batterio potrebbe essere la causa
Alzheimer:
due zone del cervello per ricordare
Andrologia,
visite gratuite nei centri italiani
Dal
19 al 24 novembre, su iniziativa della SIA, Società
Italiana di Andrologia, i centri privati e pubblici di
tutte le città italiane saranno aperti al pubblico
per visite e consigli. Oggi molte patologie maschili
sono diffuse e in aumento ma gli uomini hanno
difficoltà, soprattutto psicologiche, ad andare dal
medico. I Centri saranno a disposizione non soltanto
per chi soffre di patologie legate all'ambito
sessuale, come disfunzioni erettili o eiaculazione
precoce, ma anche per patologie maschili come
varicocele, problemi di prostata o infertilità.
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Osteoporosi,
ne soffre anche un milione di italiani
L'osteoporosi, considerata una malattia tipica delle donne dopo la
menopausa, colpisce anche gli uomini ed in Italia i
pazienti maschi sono oltre un milione e, secondo studi
recenti, sono le vittime del 30% di tutte le fratture
del femore e del 20% delle fratture vertebrali da
osteoporosi. Questi i dati resi noti durante il primo
congresso nazionale sull'osteoporosi maschile
organizzato dall'Università di Firenze. Dagli studi
è emerso che non solo gli uomini hanno le stesse
probabilità di ammalarsi delle donne, ma muoiono
perfino con maggior frequenza in caso di impedimenti
gravi. «L'osteoporosi maschile - ha detto la
professoressa Brandi - è ancora poco conosciuta e
sicuramente sottostimata. Si tratta comunque di un
fenomeno già oggi molto vasto destinato a espandersi
nei prossimi decenni con il progressivo invecchiamento
della popolazione». Secondo calcoli fatti negli
Stati Uniti, su 2 milioni di casi di osteoporosi
maschile conclamata (da 6 a 8 milioni quelli delle
donne), esistono da 8 a 13 milioni di uomini che si
trovano nelle condizioni di sviluppare una qualche
forma di degenerazione dello scheletro. In Italia,
analoghe stime parlano di oltre 400 milioni di maschi
tendenzialmente destinati ad ammalarsi. Intanto, nei
Paesi dell'Unione Europea, ci si rompe una gamba ogni
30 secondi per effetto dell'osteoporosi. Secondo dati
dell'Oms nel 2015 saranno colpiti da osteoporosi il
20% circa dei maschi americani. Nel 2020 l'Italia
registrerà invece circa 14.000 casi di fratture di
origine osteoporotica, un numero destinato ad
aumentare fino ai 21.000 casi del 2050. Oggi la
regione più colpita è la Lombardia con 170 mila casi
stimati di osteoporosi maschile. Seguono la Campania
(107 mila), il Lazio (100 mila) e la Sicilia (96
mila). La Toscana è al nono posto con 76 mila casi.
In coda Basilicata (11 mila), Molise (6 mila) e Val
d'Aosta (2.500). «In termini di prevenzione si può
fare molto - ha ricordato la professoressa Brandi -
basta cominciare fin da piccoli. Occorre uno stile di
vita sano, un pò di sport e una dieta ricca di calcio
che si trova in quantità sufficienti solo nei
formaggi, nei latticini e in alcune acque minerali. In
altre parole, si tratta di investire nel nostro
scheletro così come si investe in Borsa».
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Esami
gratuiti in Humanitas grazie al Progetto Dante
Si
chiama Progetto DANTE ed è un importante progetto di
ricerca dedicato alla diagnosi precoce dei tumori del
polmone diretto dall'Unità Operativa di Chirurgia
Toracica di Humanitas e finanziato dalla Lega Italiana
per la Lotta contro i Tumori. Coinvolgerà nei
prossimi anni 2400 individui considerati a rischio,
grandi fumatori (almeno 20 sigarette al giorno per 20
anni), di sesso maschile, di età compresa tra 60 e 74
anni.
La partecipazione al progetto è gratuita: gli
iscritti potranno eseguire una visita medica e gli
esami previsti dal protocollo completamente GRATIS.
Quali sono i benefici per chi partecipa?
Chi parteciperà farà allo stesso tempo qualcosa per
se stesso e aiuterà anche la medicina a fare
progressi. A tutti coloro che partecipano, la Lega
contro i Tumori offre gratuitamente una serie di
accertamenti clinici e di test diagnostici di base, e
tutti i partecipanti avranno il beneficio di una
periodica valutazione del loro stato di salute.
Partecipare ad un programma di prevenzione farà
sentire più tranquilli, ed i partecipanti saranno
stimolati ad adottare uno stile di vita più sano.
Chiunque voglia aderire al programma o desideri
maggiori informazioni può mettersi in contatto con
Humanitas telefonicamente al numero 02.8224.4690 (fax
02.8224.4691) o via e-mail: dante@humanitas.it.
Per ulteriori informazioni: www.humanitas.it/ich/index.cfm?ID=15792.
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Italiani
sempre più obesi, più grave la situazione tra donne
Chirurgia
dell'obesità, in Italia è un boom. Assorbe oltre il
10% di tutta la spesa del Servizio sanitario
nazionale, e la spesa aumenterà perché il bisturi
dell'obesità, come è stato annunciato al Congresso
della Società italiana di chirurgia svoltosi a
Bologna, è sempre più richiesto dagli italiani. Si
mette sempre più pancia. Sotto accusa la dieta troppo
grassa, il mancato controllo dei genitori sui consumi
fuori pasto dei figli e un fattore che sorprende: il
matrimonio recente. In Italia, secondo un'indagine
condotta all'inizio dell'anno, ogni cento abitanti
di età fra i 20 e i 64 anni, 48 sono in sovrappeso e
15 sono obesi. Questo fra gli uomini. Per quanto
riguarda le donne, ogni cento sono in sovrappeso in
36, mentre sono obese in 21. Se si considerano i Paesi
europei l'Italia è, per quanto riguarda gli uomini,
al di sotto della media (50%) circa il sovrappeso,
mentre è al di sopra per l'obesità (media europea
13%). Se si considerano le cifre delle donne, le
italiane sono quasi in media con le europee (35%)
mentre sono di poco al di sotto per l'obesità (19%).
In Europa al primo posto per l'obesità sono gli
spagnoli della Catalogna, seguiti dai tedeschi e dai
belgi. Fra le donne in sovrappeso in testa sono
ugualmente le spagnole della Catalogna, seguite dalle
greche, mentre, per quanto riguarda l'obesità, in
testa in Europa sono ancora una volta le spagnole
della Catalogna, seguite sempre dalle greche. Alla
chirurgia dell'obesità il Congresso dedica una serie
di relazioni che dimostrano l'esplosione della
chirurgia per vincere i troppi chili in più,
riportando un'indagine che ha coinvolto strutture di
Vicenza, Pisa, Roma, Milano, Catania, Firenze, Napoli,
Lanciano, Ravenna, Siena, Torino, Bologna, Venezia,
Avezzano, Reggio Calabria, Ancona, Padova, Martina
Franca, Pordenone e Bari. Secondo gli esperti l'inizio
dell'aumento di peso è sempre più precoce nell'età
della popolazione. Gli stessi esperti sottolineano che
sono undici i fattori ritenuti maggiormente
responsabili dell'aumento di peso: basso livello di
attività fisica, sedentarietà, alto consumo di
grassi con la dieta, soprappeso dei genitori, basso
livello economico, abbandono dell'abitudine al fumo,
elevato peso alla nascita, obesità infantile, il
matrimonio recente, le gravidanze numerose, il mancato
controllo dei genitori sui consumi fuori pasto dei
figli e il basso metabolismo basale.
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Diabete: 3 mln di
malati, nel 2025 saranno il doppio
Un'epidemia
mondiale che colpisce, solo in Italia, 3 milioni di
persone, destinate a raddoppiare fra 25 anni. È il diabete,
malattia che conta 150 milioni di casi in tutto il
mondo. Un nemico silenzioso e in forte crescita: nel
nostro Paese, per ogni malato, ce n'è un altro che lo
è senza saperlo. Con la "promessa" di
complicanze croniche per vista, reni, arti e
soprattutto cuore, a rischio anche in caso di
iperglicemie modeste. «Fra i diabetici aumentano le
malattie cardiovascolari, che rubano loro 10 anni di
vita - dice Michele Muggeo, presidente della Società
italiana di diabetologia - per un uomo diabetico il
"rischio cardiovascolare" aumenta del 51,6%,
per una donna risulta triplicato rispetto ad una non
diabetica».
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Multe
salate per chi fuma nei luoghi pubblici
Multe più salate per chi fuma nei luoghi pubblici.
I fumatori che non rispetteranno i divieti presto
potrebbero incorrere in sanzioni fino a mezzo milione
di lire (250 euro). E se la sigaretta verrà accesa in
presenza di un neonato o una donna incinta, gli
addetti che avranno omesso il controllo dovranno
sborsare fino a quattro milioni. Il rincaro delle
multe riguarda il divieto di fumare nei locali chiusi
ed è previsto nel maxi-emendamento alla Finanziaria
presentato in Senato. In particolare è previsto che i
fumatori che infrangono il divieto di fumare nelle
sale cinematografiche, nelle corsie degli ospedali,
nelle aule delle scuole e in generale in tutti i
luoghi chiusi che siano adibiti a pubblica riunione,
sono soggetti alla sanzione amministrativa del
pagamento di una somma che va da 50 mila lire a 500
mila lire (da 25 a 250 euro). E la misura della
sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia
commessa in presenza di una donna in evidente stato
di gravidanza o in presenza di lattanti o bambini
fino a 12 anni. Finora la sanzione andava, invece,
dalle 10 alle 100.000 lire. Per i controllori la multa
varierà da un minimo di 400 mila lire (200 euro) ad
un massimo di 5 milioni di lire (2000 euro), contro
una sanzione attuale compresa tra 100 mila e 500 mila
lire.
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Anziani:
una vera sindrome la causa delle cadute
Quelle persone, soprattutto anziane, che hanno delle
ricorrenti cadute, spesso inspiegabili, soffrono di un
disturbo al cuore, non ancora bene individuato. Lo
dicono gli esperti di un team dall'Università del
Newcastle, i quali definiscono questo malessere come
una specie di sindrome della carotide (CCS).
Se poi questi pazienti hanno un pace maker, la ricerca
assicura che nel 70% dei casi le cadute si possono
prevenire. Le cadute accidentali, stando alle
statistiche, rappresentano la sesta causa di morte
negli anziani. Spesso sono attribuite all'età, alla
salute cagionevole, o ad altre cause. Ma adesso, la
ricerca inglese suggerisce altre origini, come ad
esempio, la pressione bassa, il battito cardiaco
insufficiente: in alcuni di questi casi, la malattia
si chiama CCS cardioinibitoria.
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Pressione
arteriosa, utile misurarla anche alla caviglia
Per avere maggiori informazioni sulla salute
delle nostre arterie e sui rischi di ictus sarebbe
bene misurare la pressione anche alla caviglia. Il
suggerimento arriva dai ricercatori dell'Università
della Virginia, negli Stati Uniti. Secondo lo studio
che gli esperti americani hanno pubblicato sulla
rivista Journal of Clinical Epidemiology, il rapporto
tra valori pressori alla caviglia e valori misurati al
braccio (normalmente uguale a 1), fornisce indicazioni
più importanti di quanto non si pensi. Esaminando per
più di 3 anni il rapporto della pressione
caviglia/braccio in oltre 2700 uomini di età compresa
tra 71 e 93 anni, gli scienziati hanno riscontrato
nell’11% dei soggetti un indice particolarmente
basso, al di sotto di 0,9. E proprio in questi
individui il rischio di andare incontro a ictus è
risultato due volte più elevato rispetto a chi aveva
l'indice superiore a 0,9. La ricerca metterebbe
dunque in evidenza che quando la pressione misurata al
braccio è maggiore di quella rilevata alla caviglia
(e quindi il rapporto dei valori è inferiore a 1)
aumenta il rischio di ictus.
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Trombosi,
prima causa di decesso negli ospedali
L'embolia polmonare è una delle patologie più
frequenti che possono insorgere in ospedale, nel corso
di un intervento chirurgico o anche in una degenza. Un
decesso su dieci è dovuto ad embolia polmonare.
Nella maggior parte dei casi le vittime non sono
sottoposti ad operazioni chirurgiche. A denunciare
questa situazione è Francesco Baudo, direttore del
centro per le studio delle patologie emorragiche
e trombotiche del Niguarda di Milano in occasione del
X seminario di Ematologia. E c'é un'altra percentuale
ancora più alta: oltre il 90% dei degenti presenta
almeno uno di quelli che vengono definiti fattori di
rischio per il tromboembolismo: averne già subito
uno, età superiore ai 65 anni, obesità, neoplasie,
scompenso cardiaco. Chiude questa lista un atto
fisiologico dall'insospettabile pericolosità,
l'allattamento. «Il tromboembolismo venoso si
conferma così - spiega Francesco Baudo - una delle più
frequenti e gravi complicanze subite dai pazienti
ospedalizzati. Il rischio, in assenza di profilassi
oscilla tra il 50 ed il 60% nella chirurgia
ortopedica, quella generale, e tra i 15 ed 18 casi su
cento nei reparti di medicina».
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Prevenzione
diabete, da Abruzzo studio "Navigator"
Parte
dall'Abruzzo lo studio, denominato Navigator,
di prevenzione internazionale sulla patologia del
diabete mellito, che vedrà il centro ricerche Mario
Negri sud di Santa Maria Imbaro, quale
coordinatore per l'Italia. Alla ricerca sono coinvolti
40 paesi del mondo per un periodo di 6-8 anni. Il
Navigator sarà attivato inizialmente in Abruzzo,
grazie al coinvolgimento di oltre 50 medici di
famiglia e quasi tutti i servizi di diabetologia della
regione. Il diabete mellito colpisce più di due
milioni di italiani e si stima che un altro milione di
persone ne sia affetto senza saperlo. «La
malattia - si legge in una nota dell' istituto Mario
Negri sud - è responsabile di enormi costi in
termini clinici, sociali ed economici, soprattutto
legati alla comparsa di complicanze cardiovascolari.
È dimostrato che l'aumento del rischio
cardiovascolare e di morte è già presente prima
dell'insorgenza del diabete, in una fase in cui i
livelli di zuccheri nel sangue sono ancora normali a
digiuno, ma risultano alterati dopo l'ingestione del
glucosio. Condizione, questa, nota come ridotta
tolleranza al glucosio, che interessa tra l'8 e il
10% dei soggetti sopra i 45 anni. È stato dimostrato
che intervenendo in questa fase in molti casi è
possibile evitare l'insorgenza del diabete,
prevenendone le complicanze». Recentemente è
stato dimostrato che la riduzione di 3-4 kg del peso
corporeo, grazie ad una attività fisica regolare e ad
una alimentazione corretta, permette di ridurre di
oltre il 50% in tre anni l'insorgenza del diabete fra
le persone con ridotta tolleranza al glucosio. Navigator,
al quale collaborano la facoltà di medicina dell'Università di Chieti e le società scientifiche
italiane di diabetologia e medici diabetologi, verrà
presentato il prossimo 14 novembre a Francavilla (Chieti),
in concomitanza con la Giornata mondiale per il
diabete.
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Donazioni di organi,
favorevole il 75% degli italiani
Su cento italiani che si sono presentati agli
sportelli delle Asl per dichiarare la volontà sulla
donazione degli organi dopo la morte, ben 72,1% si
sono detti favorevoli. Il dato è stato reso noto da
Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale
trapianti, a conclusione del convegno scientifico del Nord
Italia Transplant a Monastier di Treviso, cui ha
presenziato il ministro della salute Girolamo Sirchia,
fondatore e presidente del NIT. Al 30 settembre 2001,
la regione che ha fatto registrare la più alta
disponibilità alla donazione è la Valle d'Aosta con
il 92% dei sì, seguita dall'Umbria con il 91%,
Campania 90%, Abruzzo 89%, Sardegna 88%, Veneto e
Piemonte con l'85%, Calabria 83%, Sicilia e Molise
82%, Marche 0%, Toscana 79%, Friuli Venezia
Giulia 75%, Emilia Romagna 74%, Trentino 70%,
Lombardia 68%, Lazio e Puglia 51% e Liguria 50%. L a
maggioranza dei no (60%) si è registrata nell'Alto
Adige.
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A 81 anni resta senza cibo per 24 ore
Una
terribile vicenda di malasanità si è verificata all'ospedale
Alessandro Manzoni di Lecco: questa volta
la denuncia non viene solo dalla vittima, ma anche dal
suo medico. Una donna
di 81 anni,
ricoverata
la mattina di due domeniche fa con un'ernia da operare, è stata dimenticata e
tenuta senza cibo per tutta la giornata. Motivo?
Nessuno aveva apposto il timbro urgente
sull'impegnativa del ricovero. Così medici e
infermieri l'hanno trattata sino al 12 novembre come
un fantasma: non le hanno prestato le cure necessarie
in vista dell'operazione e non le sono stati forniti
neppure i pasti. Sgomento
il dottor Maurizio Pontiggia, neurochirurgo
all'ospedale di Lecco, che il giorno dopo ha
provveduto a sanare la surreale situazione in corsia.
Ma intanto la povera signora aveva già sofferto le pene
dell'inferno.
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Parkinson,
i benefici con la stimolazione elettrica
La
stimolazione elettrica sembra poter migliorare le
funzioni motorie nelle persone colpite dal morbo di
Parkinson, una seria malattia del cervello che provoca
tremori, rigidità e debolezza. è il risultato di uno studio
spagnolo pubblicato sulla rivista New England
Journal of Medicine. Risultati incoraggianti sono
stati ottenuti stimolando con elettrodi (impianti) due
strutture cerebrali, il nucleo sud-talmico e il globo
pallido. Nel primo caso le funzioni motorie sono
migliorate del 50 per cento, nel secondo il risultato
è stato di poco inferiore, ma si è ottenuto di
triplicare il tempo in cui la persona non ha avuto
movimenti involontari. Resta ancora da eliminare il
rischio di emorragie legato alla tecnica utilizzata.
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Anziani,
aumenta il rischio d'infarto nei depressi
La depressione aumenta il rischio
di infarto negli anziani soggetti ad
ipertensione. Ad
affermarlo è uno studio effettuato negli Stati Uniti
dalla Scuola di medicina dell'Università Emory di
Atlanta. I ricercatori hanno anche dimostrato un
legame tra la depressione e l’ipertensione: pare
infatti che il "male di vivere" influirebbe sul
sistema nervoso simpatico determinando un carico
eccessivo per il cuore, che negli ipertesi è già
fortemente sollecitato. Su 4.538 individui presi in
esame, ultrasessantenni e sofferenti di ipertensione,
coloro che erano depressi hanno avuto più del doppio
di crisi cardiache, rispetto a coloro che non erano
affetti da depressione. Lo studio pubblicato sulla
rivista Archives of internale medicine,
conferma dunque che la depressione aumenta il rischio
di malattie cardiache come precedenti studi avevano già
sottolineato. Lo studio conferma inoltre che la
depressione non è solo un problema psichico ma anche
fisiologico, visto che a causare un maggior rischio di
infarto è un eccesso di noradrenalina, la sostanza
responsabile dell'aumento della frequenza cardiaca,
della respirazione, della pressione arteriosa e del
tono muscolare.
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Vitamina
D contro cancro alla prostata
La vitamina D può bloccare lo sviluppo del cancro
alla prostata. Lo sostengono Donald Trump e Candace
Johnson, due professori dell'università di Pittsburgh
che hanno partecipato nell'aula multimediale dell'Arnas
Civico di Palermo a un convegno sui nuovi approcci
terapeutici alle neoplasie della prostata. Il
convegno è stato organizzato dal Cancer Institute
dell'Università di Pittsburgh e dal presidio
oncologico Maurizio Ascoli dell'ospedale Civico.
Durante l'incontro sono stati presentati per la
prima volta i risultati sperimentali della terapia
basata sulla somministrazione di vitamina D a pazienti
affetti da cancro alla prostata. I due professori
dell'Università di Pittsburgh hanno osservato che il
calcitriolo, la forma farmacologica della vitamina D,
può bloccare lo sviluppo della neoplasia.
Da una fase di ricerca gli studiosi Usa sono
quindi passati alla fase sperimentale sui malati
ottenendo risultati positivi.
Per ora la sperimentazione è stata avviata solo
in America ma non si esclude che in tempi brevi possa
cominciare anche in Italia.
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I figli
fanno bene alle ossa
I figli fanno bene alle ossa. Potrebbe essere questa
la morale di una ricerca scientifica presentata al
recente congresso della Società americana per le
ricerche sull'osso e sui minerali, e condotta da
Teresa Hillier di Portland, nell'Oregon. Perché
sembra proprio che aver messo al mondo dei figli
durante l'età fertile riduca il rischio di andare
incontro, dopo la menopausa, a fratture del femore,
che è una delle conseguenze più temute dell'osteoporosi. Lo studio ha analizzato 9.699
donne in postmenopausa, di età superiore ai 65 anni,
cui sono state poste domande specifiche sulle
eventuali gravidanze. Dall'indagine è emerso
chiaramente che le donne che non avevano avuto figli
presentavano un rischio maggiore di frattura al femore
e alle vertebre rispetto a quelle che erano diventate
mamme. «Tuttavia, dopo aver eliminato gli altri
possibili fattori negativi per la salute delle ossa,
come il sovrappeso e la carenza di attività fisica,
il rischio è rimasto tale solamente per le fratture
femorali», precisa Hillier. Nelle donne senza
figli, il pericolo che il femore si fratturi è
addirittura maggiore del 45% rispetto a quello delle
coetanee che hanno avuto figli, indipendentemente
dalla quantità di calcio presente nelle ossa delle
donne. «In media, ogni gravidanza portata a
termine dopo la prima fa diminuire del 14% il rischio
di fratture femorali dopo la menopausa», aggiunge
Hillier. Non è chiaro il meccanismo attraverso cui la
gravidanza potrebbe migliorare in prospettiva la
salute delle ossa. «La nostra ipotesi è che
esista un meccanismo ormonale di protezione, ancora da
definire», conclude Hillier.
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Farmaci generici: ministero, farmacista tenuto a sostituire
Se il farmaco generico prescritto dal medico non è disponibile in
farmacia, il farmacista deve sostituirlo con un
farmaco analogo e meno costoso, a meno che la
prescrizione medica non indichi esplicitamente la
"non sostituibilità". È quanto afferma il
ministero della Salute in una nota, in seguito alle
notizie di stampa secondo cui alcuni pazienti
sarebbero stati rinviati al proprio medico a causa del
fatto che i medicinali generici prescritti,
integralmente rimborsabili, non erano disponibili in
farmacia. Il ministero rileva che «ai sensi
dell'art. 7 del Decreto Legge 18/09/2001, n.347,
qualora la farmacia non disponga del medicinale non
coperto dal brevetto prescritto dal medico senza
indicazione espressa della "non sostituibilità"
del medicinale stesso, il farmacista è tenuto, al
fine di evitare disagi per l'assistito e previa
informazione, a procedere alla sostituzione con altro
medicinale uguale avente il prezzo più basso,
anch'esso integralmente rimborsabile».
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Bologna
ad Alta Voce, letture in piazza
Storie
e poesie in 20 luoghi della città, dalla sala
d'attesa della stazione al centro anziani, dalle
scuole al carcere. Bologna si appresta ad ospitare, il
10 novembre, una grande festa del libro. Leggeranno
Roberto Roversi, Franca Rame e Dario Fo, Susanna
Tamaro, Michele Serra, Domenico Starrnone, Carlo
Lucarelli, Vincenzo Consolo, Pino Cacucci, Dario
Voltolini. Bologna
ad Alta Voce nasce per promuovere
un'iniziativa, ancora sperimentale: gli anziani, i
disabili, i malati, possono ricevere a casa, gratis, i
libri che desiderano. Il servizio esisteva già per la
spesa, ed è stato realizzato dai volontari dell'Auser
e della cooperativa Adriatica.
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Adattarsi
allo stress e Dna, ecco i segreti per vivere a lungo
Adattarsi allo
stress è un
elisir di lunga vita: secondo Claudio Franceschi,
direttore scientifico dell'Istituto nazionale di
ricovero e cura per anziani (Inrca), le piccole
tensioni quotidiane aiutano a rafforzare il fisico. «In
tutti gli esseri viventi - ha dichiarato al convegno Terza Età, una risorsa da valorizzare, un mondo da
scoprire a Roma - le vie metaboliche che aiutano a
superare lo stress sono le stesse che regolano la
longevità». Ma se un eccesso di difese è il
fattore comune dei grandi killer dell'uomo, piccoli e
frequenti stress possono invece fortificare. Ma
per vivere più a lungo, è necessario anche mantenere
la via di segnalazione dell'insulina, cioè
quell'insieme di reazioni biochimiche che consentono
l'assimilazione dello zucchero: «L'utilizzazione
del glucosio nei centenari - ha affermato Franceschi -
è identica a quella dei giovani. Chi riesce a
preservare la via che consente agli zuccheri di
entrare nelle cellule, dunque vive più a lungo».
Altro fattore che regola la longevità infine è ereditario:
si tratta del Dna, che caratterizza le persone che
hanno raggiunto una certa età.
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Sirchia:
anziani problema urgente, sono abbandonati
Il
problema più urgente della sanità italiana? Per il
ministro della salute Girolamo Sirchia non ci sono
dubbi: «in questo momento non sono gli ospedali
per le malattie acute ma l'assistenza e la cura per
gli anziani a casa». Presentando a Roma il
congresso internazionale sull'Ageing Society e la
Giornata mondiale contro l'osteoporosi, il ministro è
tornato sull'argomento anziani. Il numero degli
ultrasessantacinquenni continua a crescere «ma la
società - ha detto - non è preparata ad affrontare
le necessità dei vecchi». Tutta colpa di una
scarsa attenzione da parte delle istituzioni che - ha
detto Sirchia - sono "cieche" anche di fronte
all'emergenza demografica. «Finora abbiamo fatto
finta di non vedere questi problemi che tutti hanno in
casa». Oggi, ha proseguito il ministro, lobby e
sindaci scendono in piazza per difendere alcuni
ospedali inutili; molti medici si sentono depauperati,
ma non si fa nulla per implementare le terapie a
domicilio per gli anziani, per portare l'ospedale a
casa. E di questo c'è invece urgente necessità. «Per gli anziani servono terapie a domicilio - ha
detto Sirchia - perché non è possibile che stiano in
fila alle 7 del mattino per prendere un numeretto per
fare la chemioterapia quando potrebbero comodamente
averla a casa; servono poi i custodi sociali, persone
che assistono i vecchi per le necessità più
elementari come fare la spesa o chiamare il medico, e
su questi progetti si possono trovare finanziamenti di
privati; ancora, servono centri diurni ricreativi dove
rallentare la vecchiaia con la ginnastica dolce».
Sirchia ha infine ricordato la proposta di
un'assicurazione obbligatoria per coprire gli anziani
non autosufficienti: «è un modello attuato in
Germania che trovo magnifico e che potrebbe essere
attuato anche da noi».
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Anziani,
curare ipertensione se il rischio è multiplo
L'ipertensione
dell'anziano va curata tanto più se esistono rischi
cardiovascolari multipli. La prevenzione è infatti
particolarmente efficace in chi presenta più fattori
che possono scatenare ictus e infarti. è
quanto emerge da uno studio condotto dall'Istituto
Nazionale di Riposo e Cura degli Anziani (Inrca) di
Firenze e pubblicato sulla rivista Circulation.
«Molti medici - afferma Luigi Ferrucci, coordinatore
dello studio Inrca - pensano che trattare
l'ipertensione nei pazienti anziani sia inutile,
soprattutto se coesistono altri fattori di rischio
multipli. I nostri dati dimostrano invece che questo
approccio è sbagliato e che è sufficiente trattare
questi soggetti per un anno per ridurre l'incidenza di
ictus e infarti del miocardio». Per Marco Pahor della
Wake Forest University «questo studio getta
una nuova luce sulla prevenzione dell'anziano perché
l'ipertensione è una delle condizioni più frequenti
e meno trattate tra gli over 60». Solo in Italia si
stima che gli ultrasessantacinquenni affetti da questa
condizione siano 5 milioni e in almeno la metà dei
casi non ricevono nessun trattamento o comunque cure
insufficienti. Per stimare la probabilità di
sviluppare un infarto, un ictus o uno scompenso
cardiaco nei soggetti con più di 60 anni l'Inrca ha
utilizzato l'algoritmo per la misura del rischio
cardiovascolare messo a punto dall'American Heart
Association.
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300
ospedali fanno identikit infarto degli italiani
Si
chiama Blitz l'indagine conoscitiva sull'infarto in Italia promossa dall'Associazione
Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco).
La ricerca sta coinvolgendo l'86% delle Unità di
Terapia Intensiva Coronarica presenti sul territorio
nazionale (303 su 348). Nell'arco di 15 giorni
verranno valutati circa 3.000 pazienti afferenti ai
centri. Un modo per "fotografare" lo stato
di cura nel nostro paese e per poter mettere a punto
programmi di soccorso che consentano l'uso di terapie
infusive nel minor tempo possibile. I dati raccolti
permetteranno di definire come viene gestito l'infarto
in Italia, i modelli gestionali e terapeutici e le
modalità di dimissione del paziente. Altro aspetto
fondamentale della ricerca è conoscere direttamente
dal malato il suo comportamento al momento
dell'insorgenza dei primi sintomi. In una seconda fase
dello studio, si punterà inoltre all'aggiornamento
professionale dei medici e alla sensibilizzazione di
tutti gli operatori verso una terapia trombotica
(dissoluzione farmacologica del grumo di sangue) più
precoce. Farmaci e angioplastica primaria (rimozione
meccanica del trombo) sono le migliori armi oggi a
disposizione per combattere l'infarto. Ma spesso i
cosiddetti "ritardi evitabili" quali la non
tempestiva richiesta d'aiuto, la lentezza nel
raggiungere l'ospedale o nell'essere trasferiti dal
pronto soccorso al reparto rendono inutile la
trombolisi (somministrabile solo entro 6 ore
dall'evento). Su 120.000 infartuati l'anno infatti
solo 90.000 raggiungono vivi l'ospedale e di questi
appena il 60% riceve cure adeguate e tempestive. «Il rimanente 40% dei pazienti - denuncia l'Anmco
- afferisce in reparti dove per problemi organizzativi
o mancanza di familiarità alle terapie non riceve
alcun trattamento, con esiti spesso deleteri». Di
qui l'esigenza di conoscere la reale situazione sul
territorio (prima fase dell'indagine Blitz) per
mettere a punto trattamenti tempestivi che accelerino
il ricorso alla terapia riperfusiva in tempi tali da
consentire il più alto risparmio di vite (seconda
fase del progetto).
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Menopausa,
arriva un anno prima per le fumatrici
Il
fumo fa scattare con un anno di anticipo l'arrivo
della menopausa, spostandola dai 51 a 50 anni. Anche
per chi non ha avuto figli la fine dell'età fertile
viene anticipata, mentre slitta di alcuni mesi nelle
donne che hanno avuto un'istruzione superiore e in
quelle che hanno preso la pillola contraccettiva. è
quanto è emerso dall'indagine condotta dall'Associazione dei ginecologici ospedalieri
italiani (Aogoi) e presentata a Roma, nell'ambito del
congresso della Società italiana di ginecologia (Sigo).
La ricerca è stata condotta nell'ambito del Progetto
menopausa Italia (Pmi), che ha coinvolto finora 250
centri e circa 100.000 donne. Secondo i dati raccolti
nello studio osservazionale, circa il 15% delle
italiane va in menopausa chirurgica all'età di 42
anni, il 5% arriva alla menopausa prima dei 40 anni e
il 15% fra i 40 e i 45 anni. è
cominciata inoltre in
questi giorni in tutta Italia la raccolta dei dati
relativi alle abitudini di vita delle donne, tesa a
fornire il primo quadro completo dei fattori di
rischio di uno dei più comuni tumori delle donne,
quello della cervice uterina. Il software è stato
messo a punto dall'Aogoi e ha l'obiettivo di
raccogliere dati su 100.000 donne tramite 300 centri.
«Il risultato - ha detto il responsabile del
progetto, Carlo Maria Stigliano - permetterà per la
prima volta di avere dati concreti sui precursori dei
tumori del collo dell'utero e sulla diffusione delle
malattie sessualmente trasmesse». è
infatti
molto importante il ruolo dei virus nella comparsa dei
tumori del collo dell'utero, ha aggiunto, «soprattutto in un momento in cui, anche a causa
della forte presenza di immigrati, stiamo vedendo
ricomparire malattie infettive scomparse da 30
anni».
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Cancro:
oltre metà degli italiani non fa nulla per prevenirlo
Il
55% degli italiani non fa nulla per prevenire il cancro. Solo il 27% si limita a sottoporsi a visite
generiche, mai mirate, comunque, all'individuazione
precoce di un tumore. Appena lo 0,2% ha cercato di
smettere di fumare e si tiene informato sui fattori
che favoriscono l'insorgenza della malattia. è
quanto emerge da una ricerca condotta dall'Eurisko per
la Lega tumori di Roma e dal Cnel, illustrata in
anteprima durante la presentazione del Forum
internazionale sulla prevenzione dei tumori, in
programma a Roma. Ogni giorno, nel nostro Paese, il
cancro uccide 428 persone. Eppure, è noto che il fumo
e la scorretta alimentazione causano i due terzi di
tutti i tumori e che 4 casi su 10 potrebbero essere
prevenuti migliorando la dieta, tenendo il proprio
peso sotto controllo e facendo attività fisica.
Potrebbero essere "risparmiati" anche 4
milioni di casi l'anno.
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Raffreddore:
adesso si cura con frutta e verdura
Frutta
e verdura per curare i malanni di stagione. Non lo
dice uno sciamano ma la Coldiretti che suggerisce di
passare dal fruttivendolo per evitare, almeno un pò
di andare in farmacia. L'organizzazione agricola ha
stilato l'elenco dei rimedi naturali che consentono di
combattere i primi attacchi al nostro organismo,
seguendo una giusta dieta ricca di frutta fresca,
verdura, ortaggi e agrumi. L'aglio, ad esempio, è un
ottimo antisettico grazie alla notevole quantità di
ferro, sali minerali e svariate vitamine (A, B1, B2,
PP e C) utile per combattere catarri bronchiali,
febbri e le malattie infettive. Anche le cipolle sono
un validissimo rimedio contro il raffreddore ed i
primi sintomi dell'influenza. Il cambiamento di clima
- aggiunge la Coldiretti - influisce negativamente
anche sulle malattie reumatiche e l'aglio è un ottimo
lenitivo se schiacciato con olio di oliva caldo e
limone ed usato per massaggiare la parte dolorante.
Ottimo anche il succo fresco di cavolo e la cicoria
che - sottolinea la Coldiretti - essendo un eccellente
depurativo del sangue è preziosa nella prevenzione
delle forme artritiche. Le mele e le pere, invece,
aiutano a mantenere sani i polmoni e migliorano le
condizioni delle vie respiratorie. In particolare, le
pere espellono il catarro dissolvendolo e se bollite e
accompagnate dal miele riescono a curare afonia e
raucedine. L'uva oltre a svolgere una azione di
protezione nei confronti delle varie infezioni -
informa la Coldiretti - può essere una preziosa
medicina contro il cambiamento di tempo (metereopatia)
perché contiene molta vitamina B6 necessaria per
individui contratti e nervosi, che hanno bisogno di
rilassarsi e ritrovare il buonumore.
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Parkinson,
un batterio potrebbe essere la causa
Un ceppo raro della Nocardia asteroides, un comune
batterio che vive nel terreno, potrebbe essere alla
base della comparsa precoce del morbo di Parkinson. È
noto che lo stesso tipo di batterio può provocare
un’infezione ai polmoni, ma una ricerca su topi di
laboratorio ha mostrato che alcuni di essi
manifestano, al posto dell'infezione, tremore e
lentezza dei movimenti. Un esame al microscopio ha poi
rivelato che il batterio si era mosso sino a
raggiungere la zona del cervello coinvolta dalla
malattia, dove si trovano le cellule che producono la
dopamina. Secondo gli esperti, però, il batterio non
sarebbe la causa principale del Parkinson, ma ne
velocizzerebbe la comparsa.
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Alzheimer:
due zone del cervello per ricordare
Nel cervello esistono due memorie, ognuna delle quali ha
una funzione specifica: in particolare, una
immagazzina le informazioni e l'altra le ricorda al
momento opportuno. È il risultato di uno studio
condotto dall'ospedale Fatebenefratelli di Roma,
pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience. Un
gruppo di persone sane è stato sottoposto a stimoli
magnetici, applicati sul cranio, in grado di bloccare
temporaneamente la zona cerebrale da analizzare (l'emisfero destro e sinistro). Successivamente,
sono state messe davanti a una serie di disegni, la
metà dei quali sono stati mostrati nuovamente dopo
circa 1 ora e mescolati ad altri nuovi. Si è visto
così che l'emisfero sinistro funge da deposito
delle nuove informazioni, mentre quello destro entra
in azione quando queste notizie, già immagazzinate,
devono essere recuperate. Tali conclusioni potrebbero
essere utili per studiare i meccanismi dell'Alzheimer
e di altre forme di demenza caratterizzate, tra l'altro, dalla perdita di memoria:
l'obiettivo è
capire quale dei due emisferi viene colpito per primo.
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