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Archivio delle notizie flash

   

Novembre 2001

   

Altri mesi

   

Indice dei titoli

   

   

Andrologia, visite gratuite nei centri italiani

Osteoporosi, ne soffre anche un milione di italiani

Esami gratuiti in Humanitas grazie al Progetto Dante

Italiani sempre più obesi, più grave la situazione tra donne

Diabete: 3 mln di malati, nel 2025 saranno il doppio

Multe salate per chi fuma nei luoghi pubblici

Anziani: una vera sindrome la causa delle cadute

Pressione arteriosa, utile misurarla anche alla caviglia

Trombosi, prima causa di decesso negli ospedali

Prevenzione diabete, da Abruzzo studio "Navigator"

Donazioni organi, favorevole il 75% degli italiani

A 81 anni resta senza cibo per 24 ore

Parkinson, i benefici con la stimolazione elettrica

Anziani, aumenta il rischio d'infarto nei depressi

Vitamina D contro cancro alla prostata

I figli fanno bene alle ossa

Farmaci generici: ministero, farmacista tenuto a sostituire

Bologna ad Alta Voce, letture in piazza

Adattarsi allo stress e Dna, ecco i segreti per vivere a lungo

Sirchia: anziani problema urgente, sono abbandonati

Anziani, curare ipertensione se il rischio è multiplo

300 ospedali fanno identikit infarto degli italiani

Menopausa, arriva un anno prima per le fumatrici

Cancro: oltre metà degli italiani non fa nulla per prevenirlo

Raffreddore: adesso si cura con frutta e verdura

Parkinson, un batterio potrebbe essere la causa

Alzheimer: due zone del cervello per ricordare

  

 

   

Andrologia, visite gratuite nei centri italiani

Dal 19 al 24 novembre, su iniziativa della SIA, Società Italiana di Andrologia, i centri privati e pubblici di tutte le città italiane saranno aperti al pubblico per visite e consigli. Oggi molte patologie maschili sono diffuse e in aumento ma gli uomini hanno difficoltà, soprattutto psicologiche, ad andare dal medico. I Centri saranno a disposizione non soltanto per chi soffre di patologie legate all'ambito sessuale, come disfunzioni erettili o eiaculazione precoce, ma anche per patologie maschili come varicocele, problemi di prostata o infertilità.

  

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Osteoporosi, ne soffre anche un milione di italiani 

L'osteoporosi, considerata una malattia tipica delle donne dopo la menopausa, colpisce anche gli uomini ed in Italia i pazienti maschi sono oltre un milione e, secondo studi recenti, sono le vittime del 30% di tutte le fratture del femore e del 20% delle fratture vertebrali da osteoporosi. Questi i dati resi noti durante il primo congresso nazionale sull'osteoporosi maschile organizzato dall'Università di Firenze. Dagli studi è emerso che non solo gli uomini hanno le stesse probabilità di ammalarsi delle donne, ma muoiono perfino con maggior frequenza in caso di impedimenti gravi. «L'osteoporosi maschile - ha detto la professoressa Brandi - è ancora poco conosciuta e sicuramente sottostimata. Si tratta comunque di un fenomeno già oggi molto vasto destinato a espandersi nei prossimi decenni con il progressivo invecchiamento della popolazione». Secondo calcoli fatti negli Stati Uniti, su 2 milioni di casi di osteoporosi maschile conclamata (da 6 a 8 milioni quelli delle donne), esistono da 8 a 13 milioni di uomini che si trovano nelle condizioni di sviluppare una qualche forma di degenerazione dello scheletro. In Italia, analoghe stime parlano di oltre 400 milioni di maschi tendenzialmente destinati ad ammalarsi. Intanto, nei Paesi dell'Unione Europea, ci si rompe una gamba ogni 30 secondi per effetto dell'osteoporosi. Secondo dati dell'Oms nel 2015 saranno colpiti da osteoporosi il 20% circa dei maschi americani. Nel 2020 l'Italia registrerà invece circa 14.000 casi di fratture di origine osteoporotica, un numero destinato ad aumentare fino ai 21.000 casi del 2050. Oggi la regione più colpita è la Lombardia con 170 mila casi stimati di osteoporosi maschile. Seguono la Campania (107 mila), il Lazio (100 mila) e la Sicilia (96 mila). La Toscana è al nono posto con 76 mila casi. In coda Basilicata (11 mila), Molise (6 mila) e Val d'Aosta (2.500). «In termini di prevenzione si può fare molto - ha ricordato la professoressa Brandi - basta cominciare fin da piccoli. Occorre uno stile di vita sano, un pò di sport e una dieta ricca di calcio che si trova in quantità sufficienti solo nei formaggi, nei latticini e in alcune acque minerali. In altre parole, si tratta di investire nel nostro scheletro così come si investe in Borsa».

 

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Esami gratuiti in Humanitas grazie al Progetto Dante

Si chiama Progetto DANTE ed è un importante progetto di ricerca dedicato alla diagnosi precoce dei tumori del polmone diretto dall'Unità Operativa di Chirurgia Toracica di Humanitas e finanziato dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. Coinvolgerà nei prossimi anni 2400 individui considerati a rischio, grandi fumatori (almeno 20 sigarette al giorno per 20 anni), di sesso maschile, di età compresa tra 60 e 74 anni. La partecipazione al progetto è gratuita: gli iscritti potranno eseguire una visita medica e gli esami previsti dal protocollo completamente GRATIS. Quali sono i benefici per chi partecipa? Chi parteciperà farà allo stesso tempo qualcosa per se stesso e aiuterà anche la medicina a fare progressi. A tutti coloro che partecipano, la Lega contro i Tumori offre gratuitamente una serie di accertamenti clinici e di test diagnostici di base, e tutti i partecipanti avranno il beneficio di una periodica valutazione del loro stato di salute. Partecipare ad un programma di prevenzione farà sentire più tranquilli, ed i partecipanti saranno stimolati ad adottare uno stile di vita più sano. Chiunque voglia aderire al programma o desideri maggiori informazioni può mettersi in contatto con Humanitas telefonicamente al numero 02.8224.4690 (fax 02.8224.4691) o via e-mail: dante@humanitas.it. Per ulteriori informazioni: www.humanitas.it/ich/index.cfm?ID=15792.

 

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Italiani sempre più obesi, più grave la situazione tra donne

Chirurgia dell'obesità, in Italia è un boom. Assorbe oltre il 10% di tutta la spesa del Servizio sanitario nazionale, e la spesa aumenterà perché il bisturi dell'obesità, come è stato annunciato al Congresso della Società italiana di chirurgia svoltosi a Bologna, è sempre più richiesto dagli italiani. Si mette sempre più pancia. Sotto accusa la dieta troppo grassa, il mancato controllo dei genitori sui consumi fuori pasto dei figli e un fattore che sorprende: il matrimonio recente. In Italia, secondo un'indagine condotta all'inizio dell'anno, ogni cento abitanti di età fra i 20 e i 64 anni, 48 sono in sovrappeso e 15 sono obesi. Questo fra gli uomini. Per quanto riguarda le donne, ogni cento sono in sovrappeso in 36, mentre sono obese in 21. Se si considerano i Paesi europei l'Italia è, per quanto riguarda gli uomini, al di sotto della media (50%) circa il sovrappeso, mentre è al di sopra per l'obesità (media europea 13%). Se si considerano le cifre delle donne, le italiane sono quasi in media con le europee (35%) mentre sono di poco al di sotto per l'obesità (19%). In Europa al primo posto per l'obesità sono gli spagnoli della Catalogna, seguiti dai tedeschi e dai belgi. Fra le donne in sovrappeso in testa sono ugualmente le spagnole della Catalogna, seguite dalle greche, mentre, per quanto riguarda l'obesità, in testa in Europa sono ancora una volta le spagnole della Catalogna, seguite sempre dalle greche. Alla chirurgia dell'obesità il Congresso dedica una serie di relazioni che dimostrano l'esplosione della chirurgia per vincere i troppi chili in più, riportando un'indagine che ha coinvolto strutture di Vicenza, Pisa, Roma, Milano, Catania, Firenze, Napoli, Lanciano, Ravenna, Siena, Torino, Bologna, Venezia, Avezzano, Reggio Calabria, Ancona, Padova, Martina Franca, Pordenone e Bari. Secondo gli esperti l'inizio dell'aumento di peso è sempre più precoce nell'età della popolazione. Gli stessi esperti sottolineano che sono undici i fattori ritenuti maggiormente responsabili dell'aumento di peso: basso livello di attività fisica, sedentarietà, alto consumo di grassi con la dieta, soprappeso dei genitori, basso livello economico, abbandono dell'abitudine al fumo, elevato peso alla nascita, obesità infantile, il matrimonio recente, le gravidanze numerose, il mancato controllo dei genitori sui consumi fuori pasto dei figli e il basso metabolismo basale.

 

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Diabete: 3 mln di malati, nel 2025 saranno il doppio

Un'epidemia mondiale che colpisce, solo in Italia, 3 milioni di persone, destinate a raddoppiare fra 25 anni. È il diabete, malattia che conta 150 milioni di casi in tutto il mondo. Un nemico silenzioso e in forte crescita: nel nostro Paese, per ogni malato, ce n'è un altro che lo è senza saperlo. Con la "promessa" di complicanze croniche per vista, reni, arti e soprattutto cuore, a rischio anche in caso di iperglicemie modeste. «Fra i diabetici aumentano le malattie cardiovascolari, che rubano loro 10 anni di vita - dice Michele Muggeo, presidente della Società italiana di diabetologia - per un uomo diabetico il "rischio cardiovascolare" aumenta del 51,6%, per una donna risulta triplicato rispetto ad una non diabetica».

  

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Multe salate per chi fuma nei luoghi pubblici

Multe più salate per chi fuma nei luoghi pubblici. I fumatori che non rispetteranno i divieti presto potrebbero incorrere in sanzioni fino a mezzo milione di lire (250 euro). E se la sigaretta verrà accesa in presenza di un neonato o una donna incinta, gli addetti che avranno omesso il controllo dovranno sborsare fino a quattro milioni. Il rincaro delle multe riguarda il divieto di fumare nei locali chiusi ed è previsto nel maxi-emendamento alla Finanziaria presentato in Senato. In particolare è previsto che i fumatori che infrangono il divieto di fumare nelle sale cinematografiche, nelle corsie degli ospedali, nelle aule delle scuole e in generale in tutti i luoghi chiusi che siano adibiti a pubblica riunione, sono soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va da 50 mila lire a 500 mila lire (da 25 a 250 euro). E la misura della sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di lattanti o bambini fino a 12 anni. Finora la sanzione andava, invece, dalle 10 alle 100.000 lire. Per i controllori la multa varierà da un minimo di 400 mila lire (200 euro) ad un massimo di 5 milioni di lire (2000 euro), contro una sanzione attuale compresa tra 100 mila e 500 mila lire.

  

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Anziani: una vera sindrome la causa delle cadute

Quelle persone, soprattutto anziane, che hanno delle ricorrenti cadute, spesso inspiegabili, soffrono di un disturbo al cuore, non ancora bene individuato. Lo dicono gli esperti di un team dall'Università del Newcastle, i quali definiscono questo malessere come una specie di sindrome della carotide (CCS). Se poi questi pazienti hanno un pace maker, la ricerca assicura che nel 70% dei casi le cadute si possono prevenire. Le cadute accidentali, stando alle statistiche, rappresentano la sesta causa di morte negli anziani. Spesso sono attribuite all'età, alla salute cagionevole, o ad altre cause. Ma adesso, la ricerca inglese suggerisce altre origini, come ad esempio, la pressione bassa, il battito cardiaco insufficiente: in alcuni di questi casi, la malattia si chiama CCS cardioinibitoria.

 

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Pressione arteriosa, utile misurarla anche alla caviglia

Per avere maggiori informazioni sulla salute delle nostre arterie e sui rischi di ictus sarebbe bene misurare la pressione anche alla caviglia. Il suggerimento arriva dai ricercatori dell'Università della Virginia, negli Stati Uniti. Secondo lo studio che gli esperti americani hanno pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Epidemiology, il rapporto tra valori pressori alla caviglia e valori misurati al braccio (normalmente uguale a 1), fornisce indicazioni più importanti di quanto non si pensi. Esaminando per più di 3 anni il rapporto della pressione caviglia/braccio in oltre 2700 uomini di età compresa tra 71 e 93 anni, gli scienziati hanno riscontrato nell’11% dei soggetti un indice particolarmente basso, al di sotto di 0,9. E proprio in questi individui il rischio di andare incontro a ictus è risultato due volte più elevato rispetto a chi aveva l'indice superiore a 0,9. La ricerca metterebbe dunque in evidenza che quando la pressione misurata al braccio è maggiore di quella rilevata alla caviglia (e quindi il rapporto dei valori è inferiore a 1) aumenta il rischio di ictus.

  

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Trombosi, prima causa di decesso negli ospedali

L'embolia polmonare è una delle patologie più frequenti che possono insorgere in ospedale, nel corso di un intervento chirurgico o anche in una degenza. Un decesso su dieci è dovuto ad embolia polmonare. Nella maggior parte dei casi le vittime non sono sottoposti ad operazioni chirurgiche. A denunciare questa situazione è Francesco Baudo, direttore del centro  per le studio delle patologie emorragiche e trombotiche del Niguarda di Milano in occasione del X seminario di Ematologia. E c'é un'altra percentuale ancora più alta: oltre il 90% dei degenti presenta almeno uno di quelli che vengono definiti fattori di rischio per il tromboembolismo: averne già subito uno, età superiore ai 65 anni, obesità, neoplasie, scompenso cardiaco. Chiude questa lista un atto fisiologico  dall'insospettabile pericolosità, l'allattamento. «Il tromboembolismo venoso si conferma così - spiega Francesco Baudo - una delle più frequenti e gravi complicanze subite dai pazienti ospedalizzati. Il rischio, in assenza di profilassi oscilla tra il 50 ed il 60% nella chirurgia ortopedica, quella generale, e tra i 15 ed 18 casi su cento nei reparti di medicina».

 

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Prevenzione diabete, da Abruzzo studio "Navigator"

Parte dall'Abruzzo lo studio, denominato Navigator, di prevenzione internazionale sulla patologia del diabete mellito, che vedrà il centro ricerche Mario Negri sud di Santa Maria Imbaro, quale coordinatore per l'Italia. Alla ricerca sono coinvolti 40 paesi del mondo per un periodo di 6-8 anni. Il Navigator sarà attivato inizialmente in Abruzzo, grazie al coinvolgimento di oltre 50 medici di famiglia e quasi tutti i servizi di diabetologia della regione. Il diabete mellito colpisce più di due milioni di italiani e si stima che un altro milione di persone ne sia affetto senza saperlo. «La malattia - si legge in una nota dell' istituto Mario Negri sud - è responsabile di enormi costi in termini clinici, sociali ed economici, soprattutto legati alla comparsa di complicanze cardiovascolari. È dimostrato che l'aumento del rischio cardiovascolare e di morte è già presente prima dell'insorgenza del diabete, in una fase in cui i livelli di zuccheri nel sangue sono ancora normali a digiuno, ma risultano alterati dopo l'ingestione del glucosio. Condizione, questa, nota come ridotta tolleranza al glucosio, che interessa tra l'8 e il 10% dei soggetti sopra i 45 anni. È stato dimostrato che intervenendo in questa fase in molti casi è possibile evitare l'insorgenza del diabete, prevenendone le complicanze». Recentemente è stato dimostrato che la riduzione di 3-4 kg del peso corporeo, grazie ad una attività fisica regolare e ad una alimentazione corretta, permette di ridurre di oltre il 50% in tre anni l'insorgenza del diabete fra le persone con ridotta tolleranza al glucosio. Navigator, al quale collaborano la facoltà di medicina dell'Università di Chieti e le società scientifiche italiane di diabetologia e medici diabetologi, verrà presentato il prossimo 14 novembre a Francavilla (Chieti), in concomitanza con la Giornata mondiale per il diabete.

  

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Donazioni di organi, favorevole il 75% degli italiani

Su cento italiani che si sono presentati agli sportelli delle Asl per dichiarare la volontà sulla donazione degli organi dopo la morte, ben 72,1% si sono detti favorevoli. Il dato è stato reso noto da Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti, a conclusione del convegno scientifico del Nord Italia Transplant a Monastier di Treviso, cui ha presenziato il ministro della salute Girolamo Sirchia, fondatore e presidente del NIT. Al 30 settembre 2001, la regione che ha fatto registrare la più alta disponibilità alla donazione è la Valle d'Aosta con il 92% dei sì, seguita dall'Umbria con il 91%, Campania 90%, Abruzzo 89%, Sardegna 88%, Veneto e Piemonte con l'85%, Calabria 83%, Sicilia e Molise 82%, Marche  0%, Toscana 79%, Friuli Venezia Giulia 75%, Emilia Romagna 74%, Trentino 70%, Lombardia 68%, Lazio e Puglia 51% e Liguria 50%. L a maggioranza dei no (60%) si è registrata nell'Alto Adige.

 

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A 81 anni resta senza cibo per 24 ore

Una terribile vicenda di malasanità si è verificata all'ospedale Alessandro Manzoni di Lecco: questa volta la denuncia non viene solo dalla vittima, ma anche dal suo medico. Una donna di 81 anni, ricoverata la mattina di due domeniche fa con un'ernia da operare, è stata dimenticata e tenuta senza cibo per tutta la giornata. Motivo? Nessuno aveva apposto il timbro urgente sull'impegnativa del ricovero. Così medici e infermieri l'hanno trattata sino al 12 novembre come un fantasma: non le hanno prestato le cure necessarie in vista dell'operazione e non le sono stati forniti neppure i pasti. Sgomento il dottor Maurizio Pontiggia, neurochirurgo all'ospedale di Lecco, che il giorno dopo ha provveduto a sanare la surreale situazione in corsia. Ma intanto la povera signora aveva già sofferto le pene dell'inferno.

 

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Parkinson, i benefici con la stimolazione elettrica

La stimolazione elettrica sembra poter migliorare le funzioni motorie nelle persone colpite dal morbo di Parkinson, una seria malattia del cervello che provoca tremori, rigidità e debolezza. è il risultato di uno studio spagnolo pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine. Risultati incoraggianti sono stati ottenuti stimolando con elettrodi (impianti) due strutture cerebrali, il nucleo sud-talmico e il globo pallido. Nel primo caso le funzioni motorie sono migliorate del 50 per cento, nel secondo il risultato è stato di poco inferiore, ma si è ottenuto di triplicare il tempo in cui la persona non ha avuto movimenti involontari. Resta ancora da eliminare il rischio di emorragie legato alla tecnica utilizzata.

 

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Anziani, aumenta il rischio d'infarto nei depressi

La depressione aumenta il rischio di infarto negli anziani soggetti ad ipertensione. Ad affermarlo è uno studio effettuato negli Stati Uniti dalla Scuola di medicina dell'Università Emory di Atlanta. I ricercatori hanno anche dimostrato un legame tra la depressione e l’ipertensione: pare infatti che il "male di vivere" influirebbe sul sistema nervoso simpatico determinando un carico eccessivo per il cuore, che negli ipertesi è già fortemente sollecitato. Su 4.538 individui presi in esame, ultrasessantenni e sofferenti di ipertensione, coloro che erano depressi hanno avuto più del doppio di crisi cardiache, rispetto a coloro che non erano affetti da depressione. Lo studio pubblicato sulla rivista Archives of internale medicine, conferma dunque che la depressione aumenta il rischio di malattie cardiache come precedenti studi avevano già sottolineato. Lo studio conferma inoltre che la depressione non è solo un problema psichico ma anche fisiologico, visto che a causare un maggior rischio di infarto è un eccesso di noradrenalina, la sostanza responsabile dell'aumento della frequenza cardiaca, della respirazione, della pressione arteriosa e del tono muscolare.

 

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Vitamina D contro cancro alla prostata

La vitamina D può bloccare lo sviluppo del cancro alla prostata. Lo sostengono Donald Trump e Candace Johnson, due professori dell'università di Pittsburgh che hanno partecipato nell'aula multimediale dell'Arnas Civico di Palermo a un convegno sui nuovi approcci terapeutici alle neoplasie della prostata. Il convegno è stato organizzato dal Cancer Institute dell'Università di Pittsburgh e dal presidio oncologico Maurizio Ascoli dell'ospedale Civico. Durante l'incontro sono stati presentati per la prima volta i risultati sperimentali della terapia basata sulla somministrazione di vitamina D a pazienti affetti da cancro alla prostata. I due professori dell'Università di Pittsburgh hanno osservato che il calcitriolo, la forma farmacologica della vitamina D, può bloccare lo sviluppo della neoplasia. Da una fase di ricerca gli studiosi Usa sono quindi passati alla fase sperimentale sui malati ottenendo risultati positivi. Per ora la sperimentazione è stata avviata solo in America ma non si esclude che in tempi brevi possa cominciare anche in Italia.

 

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I figli fanno bene alle ossa

I figli fanno bene alle ossa. Potrebbe essere questa la morale di una ricerca scientifica presentata al recente congresso della Società americana per le ricerche sull'osso e sui minerali, e condotta da Teresa Hillier di Portland, nell'Oregon. Perché sembra proprio che aver messo al mondo dei figli durante l'età fertile riduca il rischio di andare incontro, dopo la menopausa, a fratture del femore, che è una delle conseguenze più temute dell'osteoporosi. Lo studio ha analizzato 9.699 donne in postmenopausa, di età superiore ai 65 anni, cui sono state poste domande specifiche sulle eventuali gravidanze. Dall'indagine è emerso chiaramente che le donne che non avevano avuto figli presentavano un rischio maggiore di frattura al femore e alle vertebre rispetto a quelle che erano diventate mamme. «Tuttavia, dopo aver eliminato gli altri possibili fattori negativi per la salute delle ossa, come il sovrappeso e la carenza di attività fisica, il rischio è rimasto tale solamente per le fratture femorali», precisa Hillier. Nelle donne senza figli, il pericolo che il femore si fratturi è addirittura maggiore del 45% rispetto a quello delle coetanee che hanno avuto figli, indipendentemente dalla quantità di calcio presente nelle ossa delle donne. «In media, ogni gravidanza portata a termine dopo la prima fa diminuire del 14% il rischio di fratture femorali dopo la menopausa», aggiunge Hillier. Non è chiaro il meccanismo attraverso cui la gravidanza potrebbe migliorare in prospettiva la salute delle ossa. «La nostra ipotesi è che esista un meccanismo ormonale di protezione, ancora da definire», conclude Hillier.

  

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Farmaci generici: ministero, farmacista tenuto a sostituire

Se il farmaco generico prescritto dal medico non è disponibile in farmacia, il farmacista deve sostituirlo con un farmaco analogo e meno costoso, a meno che la prescrizione medica non indichi esplicitamente la "non sostituibilità". È quanto afferma il ministero della Salute in una nota, in seguito alle notizie di stampa secondo cui alcuni pazienti sarebbero stati rinviati al proprio medico a causa del fatto che i medicinali generici prescritti, integralmente rimborsabili, non erano disponibili in farmacia. Il ministero rileva che «ai sensi dell'art. 7 del Decreto Legge 18/09/2001, n.347, qualora la farmacia non disponga del medicinale non coperto dal brevetto prescritto dal medico senza indicazione espressa della "non sostituibilità" del medicinale stesso, il farmacista è tenuto, al fine di evitare disagi per l'assistito e previa informazione, a procedere alla sostituzione con altro medicinale uguale avente il prezzo più basso, anch'esso integralmente rimborsabile».

  

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Bologna ad Alta Voce, letture in piazza

Storie e poesie in 20 luoghi della città, dalla sala d'attesa della stazione al centro anziani, dalle scuole al carcere. Bologna si appresta ad ospitare, il 10 novembre, una grande festa del libro. Leggeranno Roberto Roversi, Franca Rame e Dario Fo, Susanna Tamaro, Michele Serra, Domenico Starrnone, Carlo Lucarelli, Vincenzo Consolo, Pino Cacucci, Dario Voltolini. Bologna ad Alta Voce nasce per promuovere un'iniziativa, ancora sperimentale: gli anziani, i disabili, i malati, possono ricevere a casa, gratis, i libri che desiderano. Il servizio esisteva già per la spesa, ed è stato realizzato dai volontari dell'Auser e della cooperativa Adriatica.

 

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Adattarsi allo stress e Dna, ecco i segreti per vivere a lungo

Adattarsi allo stress è un elisir di lunga vita: secondo Claudio Franceschi, direttore scientifico dell'Istituto nazionale di ricovero e cura per anziani (Inrca), le piccole tensioni quotidiane aiutano a rafforzare il fisico. «In tutti gli esseri viventi - ha dichiarato al convegno Terza Età, una risorsa da valorizzare, un mondo da scoprire a Roma - le vie metaboliche che aiutano a superare lo stress sono le stesse che regolano la longevità». Ma se un eccesso di difese è il fattore comune dei grandi killer dell'uomo, piccoli e frequenti stress possono invece fortificare. Ma per vivere più a lungo, è necessario anche mantenere la via di segnalazione dell'insulina, cioè quell'insieme di reazioni biochimiche che consentono l'assimilazione dello zucchero: «L'utilizzazione del glucosio nei centenari - ha affermato Franceschi - è identica a quella dei giovani. Chi riesce a preservare la via che consente agli zuccheri di entrare nelle cellule, dunque vive più a lungo». Altro fattore che regola la longevità infine è ereditario: si tratta del Dna, che caratterizza le persone che hanno raggiunto una certa età.

 

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Sirchia: anziani problema urgente, sono abbandonati

Il problema più urgente della sanità italiana? Per il ministro della salute Girolamo Sirchia non ci sono dubbi: «in questo momento non sono gli ospedali per le malattie acute ma l'assistenza e la cura per gli anziani a casa». Presentando a Roma il congresso internazionale sull'Ageing Society e la Giornata mondiale contro l'osteoporosi, il ministro è tornato sull'argomento anziani. Il numero degli ultrasessantacinquenni continua a crescere «ma la società - ha detto - non è preparata ad affrontare le necessità dei vecchi». Tutta colpa di una scarsa attenzione da parte delle istituzioni che - ha detto Sirchia - sono "cieche" anche di fronte all'emergenza demografica. «Finora abbiamo fatto finta di non vedere questi problemi che tutti hanno in casa». Oggi, ha proseguito il ministro, lobby e sindaci scendono in piazza per difendere alcuni ospedali inutili; molti medici si sentono depauperati, ma non si fa nulla per implementare le terapie a domicilio per gli anziani, per portare l'ospedale a casa. E di questo c'è invece urgente necessità. «Per gli anziani servono terapie a domicilio - ha detto Sirchia - perché non è possibile che stiano in fila alle 7 del mattino per prendere un numeretto per fare la chemioterapia quando potrebbero comodamente averla a casa; servono poi i custodi sociali, persone che assistono i vecchi per le necessità più elementari come fare la spesa o chiamare il medico, e su questi progetti si possono trovare finanziamenti di privati; ancora, servono centri diurni ricreativi dove rallentare la vecchiaia con la ginnastica dolce». Sirchia ha infine ricordato la proposta di un'assicurazione obbligatoria per coprire gli anziani non autosufficienti: «è un modello attuato in Germania che trovo magnifico e che potrebbe essere attuato anche da noi».

 

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Anziani, curare ipertensione se il rischio è multiplo

L'ipertensione dell'anziano va curata tanto più se esistono rischi cardiovascolari multipli. La prevenzione è infatti particolarmente efficace in chi presenta più fattori che possono scatenare ictus e infarti. è quanto emerge da uno studio condotto dall'Istituto Nazionale di Riposo e Cura degli Anziani (Inrca) di Firenze e pubblicato sulla rivista Circulation. «Molti medici - afferma Luigi Ferrucci, coordinatore dello studio Inrca - pensano che trattare l'ipertensione nei pazienti anziani sia inutile, soprattutto se coesistono altri fattori di rischio multipli. I nostri dati dimostrano invece che questo approccio è sbagliato e che è sufficiente trattare questi soggetti per un anno per ridurre l'incidenza di ictus e infarti del miocardio». Per Marco Pahor della Wake Forest University «questo studio getta una nuova luce sulla prevenzione dell'anziano perché l'ipertensione è una delle condizioni più frequenti e meno trattate tra gli over 60». Solo in Italia si stima che gli ultrasessantacinquenni affetti da questa condizione siano 5 milioni e in almeno la metà dei casi non ricevono nessun trattamento o comunque cure insufficienti. Per stimare la probabilità di sviluppare un infarto, un ictus o uno scompenso cardiaco nei soggetti con più di 60 anni l'Inrca ha utilizzato l'algoritmo per la misura del rischio cardiovascolare messo a punto dall'American Heart Association.

  

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300 ospedali fanno identikit infarto degli italiani

Si chiama Blitz l'indagine conoscitiva sull'infarto in Italia promossa dall'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco). La ricerca sta coinvolgendo l'86% delle Unità di Terapia Intensiva Coronarica presenti sul territorio nazionale (303 su 348). Nell'arco di 15 giorni verranno valutati circa 3.000 pazienti afferenti ai centri. Un modo per "fotografare" lo stato di cura nel nostro paese e per poter mettere a punto programmi di soccorso che consentano l'uso di terapie infusive nel minor tempo possibile. I dati raccolti permetteranno di definire come viene gestito l'infarto in Italia, i modelli gestionali e terapeutici e le modalità di dimissione del paziente. Altro aspetto fondamentale della ricerca è conoscere direttamente dal malato il suo comportamento al momento dell'insorgenza dei primi sintomi. In una seconda fase dello studio, si punterà inoltre all'aggiornamento professionale dei medici e alla sensibilizzazione di tutti gli operatori verso una terapia trombotica (dissoluzione farmacologica del grumo di sangue) più precoce. Farmaci e angioplastica primaria (rimozione meccanica del trombo) sono le migliori armi oggi a disposizione per combattere l'infarto. Ma spesso i cosiddetti "ritardi evitabili" quali la non tempestiva richiesta d'aiuto, la lentezza nel raggiungere l'ospedale o nell'essere trasferiti dal pronto soccorso al reparto rendono inutile la trombolisi (somministrabile solo entro 6 ore dall'evento). Su 120.000 infartuati l'anno infatti solo 90.000 raggiungono vivi l'ospedale e di questi appena il 60% riceve cure adeguate e tempestive. «Il rimanente 40% dei pazienti - denuncia l'Anmco - afferisce in reparti dove per problemi organizzativi o mancanza di familiarità alle terapie non riceve alcun trattamento, con esiti spesso deleteri». Di qui l'esigenza di conoscere la reale situazione sul territorio (prima fase dell'indagine Blitz) per mettere a punto trattamenti tempestivi che accelerino il ricorso alla terapia riperfusiva in tempi tali da consentire il più alto risparmio di vite (seconda fase del progetto).

  

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Menopausa, arriva un anno prima per le fumatrici

Il fumo fa scattare con un anno di anticipo l'arrivo della menopausa, spostandola dai 51 a 50 anni. Anche per chi non ha avuto figli la fine dell'età fertile viene anticipata, mentre slitta di alcuni mesi nelle donne che hanno avuto un'istruzione superiore e in quelle che hanno preso la pillola contraccettiva. è quanto è emerso dall'indagine condotta dall'Associazione dei ginecologici ospedalieri italiani (Aogoi) e presentata a Roma, nell'ambito del congresso della Società italiana di ginecologia (Sigo). La ricerca è stata condotta nell'ambito del Progetto menopausa Italia (Pmi), che ha coinvolto finora 250 centri e circa 100.000 donne. Secondo i dati raccolti nello studio osservazionale, circa il 15% delle italiane va in menopausa chirurgica all'età di 42 anni, il 5% arriva alla menopausa prima dei 40 anni e il 15% fra i 40 e i 45 anni. è cominciata inoltre in questi giorni in tutta Italia la raccolta dei dati relativi alle abitudini di vita delle donne, tesa a fornire il primo quadro completo dei fattori di rischio di uno dei più comuni tumori delle donne, quello della cervice uterina. Il software è stato messo a punto dall'Aogoi e ha l'obiettivo di raccogliere dati su 100.000 donne tramite 300 centri. «Il risultato - ha detto il responsabile del progetto, Carlo Maria Stigliano - permetterà per la prima volta di avere dati concreti sui precursori dei tumori del collo dell'utero e sulla diffusione delle malattie sessualmente trasmesse». è infatti molto importante il ruolo dei virus nella comparsa dei tumori del collo dell'utero, ha aggiunto, «soprattutto in un momento in cui, anche a causa della forte presenza di immigrati, stiamo vedendo ricomparire malattie infettive scomparse da 30 anni».

 

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Cancro: oltre metà degli italiani non fa nulla per prevenirlo

Il 55% degli italiani non fa nulla per prevenire il cancro. Solo il 27% si limita a sottoporsi a visite generiche, mai mirate, comunque, all'individuazione precoce di un tumore. Appena lo 0,2% ha cercato di smettere di fumare e si tiene informato sui fattori che favoriscono l'insorgenza della malattia. è quanto emerge da una ricerca condotta dall'Eurisko per la Lega tumori di Roma e dal Cnel, illustrata in anteprima durante la presentazione del Forum internazionale sulla prevenzione dei tumori, in programma a Roma. Ogni giorno, nel nostro Paese, il cancro uccide 428 persone. Eppure, è noto che il fumo e la scorretta alimentazione causano i due terzi di tutti i tumori e che 4 casi su 10 potrebbero essere prevenuti migliorando la dieta, tenendo il proprio peso sotto controllo e facendo attività fisica. Potrebbero essere "risparmiati" anche 4 milioni di casi l'anno.

  

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Raffreddore: adesso si cura con frutta e verdura

Frutta e verdura per curare i malanni di stagione. Non lo dice uno sciamano ma la Coldiretti che suggerisce di passare dal fruttivendolo per evitare, almeno un pò di andare in farmacia. L'organizzazione agricola ha stilato l'elenco dei rimedi naturali che consentono di combattere i primi attacchi al nostro organismo, seguendo una giusta dieta ricca di frutta fresca, verdura, ortaggi e agrumi. L'aglio, ad esempio, è un ottimo antisettico grazie alla notevole quantità di ferro, sali minerali e svariate vitamine (A, B1, B2, PP e C) utile per combattere catarri bronchiali, febbri e le malattie infettive. Anche le cipolle sono un validissimo rimedio contro il raffreddore ed i primi sintomi dell'influenza. Il cambiamento di clima - aggiunge la Coldiretti - influisce negativamente anche sulle malattie reumatiche e l'aglio è un ottimo lenitivo se schiacciato con olio di oliva caldo e limone ed usato per massaggiare la parte dolorante. Ottimo anche il succo fresco di cavolo e la cicoria che - sottolinea la Coldiretti - essendo un eccellente depurativo del sangue è preziosa nella prevenzione delle forme artritiche. Le mele e le pere, invece, aiutano a mantenere sani i polmoni e migliorano le condizioni delle vie respiratorie. In particolare, le pere espellono il catarro dissolvendolo e se bollite e accompagnate dal miele riescono a curare afonia e raucedine. L'uva oltre a svolgere una azione di protezione nei confronti delle varie infezioni - informa la Coldiretti - può essere una preziosa medicina contro il cambiamento di tempo (metereopatia) perché contiene molta vitamina B6 necessaria per individui contratti e nervosi, che hanno bisogno di rilassarsi e ritrovare il buonumore.

 

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Parkinson, un batterio potrebbe essere la causa

Un ceppo raro della Nocardia asteroides, un comune batterio che vive nel terreno, potrebbe essere alla base della comparsa precoce del morbo di Parkinson. È noto che lo stesso tipo di batterio può provocare un’infezione ai polmoni, ma una ricerca su topi di laboratorio ha mostrato che alcuni di essi manifestano, al posto dell'infezione, tremore e lentezza dei movimenti. Un esame al microscopio ha poi rivelato che il batterio si era mosso sino a raggiungere la zona del cervello coinvolta dalla malattia, dove si trovano le cellule che producono la dopamina. Secondo gli esperti, però, il batterio non sarebbe la causa principale del Parkinson, ma ne velocizzerebbe la comparsa.

 

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Alzheimer: due zone del cervello per ricordare

Nel cervello esistono due memorie, ognuna delle quali ha una funzione specifica: in particolare, una immagazzina le informazioni e l'altra le ricorda al momento opportuno. È il risultato di uno studio condotto dall'ospedale Fatebenefratelli di Roma, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience. Un gruppo di persone sane è stato sottoposto a stimoli magnetici, applicati sul cranio, in grado di bloccare temporaneamente la zona cerebrale da analizzare (l'emisfero destro e sinistro). Successivamente, sono state messe davanti a una serie di disegni, la metà dei quali sono stati mostrati nuovamente dopo circa 1 ora e mescolati ad altri nuovi. Si è visto così che l'emisfero sinistro funge da deposito delle nuove informazioni, mentre quello destro entra in azione quando queste notizie, già immagazzinate, devono essere recuperate. Tali conclusioni potrebbero essere utili per studiare i meccanismi dell'Alzheimer e di altre forme di demenza caratterizzate, tra l'altro, dalla perdita di memoria: l'obiettivo è capire quale dei due emisferi viene colpito per primo.

  

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